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U P P E R   C L A S S   F A M I L Y


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       "Madonna, che macello!"

       Il commissario Francesco Romeo guardava dalla soglia lo spogliatoio della C.U.S. Formignano Calcio, decorato con schizzi di sangue e materia cerebrale. Il cadavere di un uomo in camicia, con i pantaloni calati e la zona pubica ridotta ad un unico ammasso sanguinolento giaceva scomposto in mezzo a tutto quello scempio. Grazia Santangelo, la giovane poliziotta che era stata assegnata ai rilievi tecnici, riassunse la situazione.

       "Matteo Parisi, l'allenatore della squadra. E' stato colpito ripetutamente alla testa con una coppa, quella vinta un anno fa al torneo regionale di serie D, poi l'aggressore ha infierito con ferocia sull'inguine con un oggetto non identificato".

       "Quando è avvenuto l'omicidio?"

       "Secondo i primi rilievi del dottor Corradi, dopo l'allenamento pomeridiano dell'altroieri, tra le sette e le undici di sera, ma probabilmente più verso le sette, immediatamente dopo che i ragazzini se ne sono andati. A proposito: l'autopsia è fissata per domani mattina alle nove. Dice che saprà essere più preciso".

       "Commissario, che facciamo? Sono arrivati i ragazzi, nessuno li aveva avvertiti che da oggi gli allenamenti sono sospesi". Era Carloni, il suo vice.

       "Ottimo, risparmiamo il tempo delle convocazioni e delle visite a casa. Voglio parlargli, e anche con i genitori che non sono andati via. Fai entrare il primo".

       Il ragazzino che entrò per primo, spintonando gli altri, aveva quattordici anni, masticava una gomma, indolente, e faceva di quando in quando scoppiare i palloncini in faccia al commissario.

       "Era uno stronzo. Un incompetente. Gli sta bene che sia morto. Non voleva farmi giocare nella squadra.  No, non ho visto niente, peccato, mi sarei divertito".

       "Giovanotto, porta rispetto, e tieniti a disposizione nel caso ti richiamassimo".

       "See. Comunque, uno stronzo in meno. Speriamo che il prossimo sia meno incapace".

       "Bella personcina" commentò Romeo.

       Dopo un'ora, Romeo uscì sullo spiazzo del parcheggio per fumarsi una sigaretta mentre Grazia e Carloni proseguivano, e piombò come un falco alle spalle di un aspirante calciatore che si faceva una canna. Decise di mettergli un po' di strizza e di torchiarlo. Quello, che aveva 14 anni, cominciò a frignare.

       "Commissario, per carità, non dica nulla ai miei genitori, mi ucciderebbero. Le canne me le passa Raimondo, il figlio della Velasco, che spaccia anche ecstasy, e occasionalmente vende i pompini delle compagne zoccole ai genitori più arrapati dei suoi compagni o agli adulti che bazzicano le sale giochi. Loro, le troiette, si prendono una ricarica telefonica, lui si becca cento-centocinquanta euro a botta. E' un dritto”.

       “La madre ha litigato ferocemente con l'allenatore perché non vuol far giocare Raimondo come titolare. Quello si fa tutte le madri che ci stanno, e decide lui chi entra in squadra e chi no. Le ha riso in faccia".

       Il ragazzino, ansioso di collaborare, rivelò che mentre Luisa e Carolina Velasco tifavano Juve, il marito tifava Inter. "Non so come facciano a vivere insieme quei due. La signora è un'ultrà scatenata, una di quelle che allo stadio dà botte. Fa il kick-boxing e una volta ha dato un calcio rotante ad un tifoso della Roma che lo ha steso. Il video ha fatto il giro di Facebook"

       Interessante. Molto interessante. Gli interrogatori andarono avanti ancora per due ore, poi si conclusero.

       "Torniamo in centrale. Prendiamo la tua auto, Carloni. E niente guida sportiva o ti rimetto la pizza con le acciughe che ho mangiato prima di venire qui sulla tua sfigatissima Punto ultimo modello superaccessoriata".

 

 

 

 

 

 

       In centrale, Romeo aveva incaricato Carloni e Grazia di indagare a fondo su tutta la famiglia Velasco. Carloni aveva il pallino dell'informatica. Due giorni dopo arrivò nell'ufficio di Romeo col suo laptop.

       "Commissario ho provato a incrociare i dati". Disse proprio incrociare, anche se solo Dio sapeva a cosa si riferisse. L'Italia era anni luce dietro l'America, non esistevano database di serial killer, impronte digitali e precedenti penali che potessero essere consultati con un clic. Di solito occorreva telefonare alle singole questure e farsi leggere i rapporti. Le questure di nascita, quelle di residenza e quelle di competenza, per essere certi di non aver trascurato nulla. Per non parlare dei mezzi di comunicazione dei documenti: fax, fonogrammi, ma anche posta ordinaria.

       "Come al solito. E' una fissa la tua. E cosa hai scoperto, che il nonno di Luisa Velasco era stato ricoverato per disturbi psichiatrici?".

       Carloni lo guardò strano. "No, sua madre, per una non ben precisata diagnosi psichiatrica quando aveva diciotto anni. Pare avesse degli accessi di rabbia incontrollata. Ha aggredito una compagna di classe perché aveva guardato il suo fidanzato dell'epoca – ne cambiava parecchi – e l'ha quasi ammazzata di botte. L'ha salvata la perizia di uno psichiatra di grido assoldato dai suoi e un grosso risarcimento pagato alla famiglia della ragazza". Poi passò a riferire sul figlio.

       "Raimondo Velasco. E' stato segnalato ripetutamente per atti di bullismo dal preside e dagli insegnanti della media 'Galileo Galilei' qui a Formignano. Estorsioni nei confronti dei compagni. Gli prendeva i telefonini e i soldi. Ma nessuno si azzarda a parlare. E' in un giro di ragazzi più grandi. Un anno fa un ragazzino rumeno, che non capiva bene le regole, lo ha preso a schiaffi. Sette amici di quelli grossi, che frequentano le palestre lo hanno atteso sotto casa e l'hanno ridotto veramente male. Violenza assolutamente gratuita. Nessuna denuncia. La famiglia del rumeno si è trasferita".

       "Cacchio, forse andrebbe sospettato lui per l'omicidio. E i genitori?".

       "Gente con i soldi. Lui, ingegner Guido Velasco, amministratore delegato della Tecno Meccanica, impresa di impiantistica che fattura cinquecento milioni di euro l'anno, istallazione di megaturbine, centrali nucleari, appalti per oleodotti e quant'altro. Con agganci che migliori non si potrebbe con l'ambiente politico. Eletto in parlamento nelle liste del PDL con diecimila preferenze".

       "Lei, Luisa Marzotti, famiglia ricca, puzza sotto il naso, liceo Leonardo da Vinci, laurea in scienze politiche, gestisce un negozio di antiquariato in piazza San Babila e due boutique in centro".

       "Altri figli?".

       "Carolina, tredici anni. Ho incrociato i dati…"

       "E' una fissazione, te lo ripeto, dovresti trovarti una fidanzata"

       "… e ho scoperto qualcosa di interessante: ha presente il caso, qui a Milano, delle telecamere all'uscita delle scuole che mostravano ragazzine che offrivano prestazioni sessuali in cambio di soldi per gli spinelli? Ne hanno parlato diversi giornali alcuni mesi fa. Beh, Carolina Velasco era tra quelle beccate nei video".

       "Però!?! La famiglia è stata avvertita?".

       "Mi sono fatto faxare il verbale della convocazione, presente l'assistente sociale. Qui dice che la madre ha sghignazzato, poi li ha minacciati dicendo, testuale, "di farsi i cazzi loro" e ha mandato affanculo l'assistente sociale dicendole di non avvicinarsi alla sua bambina".

       "Carloni, questa è una famiglia di vipere. Continua ad incrociare. Tanto tu una vita privata non ce l'hai".

       "Sbagliato, commissario, ho incrociato proprio ieri una tipa in rete che…"

       "Carloni, tu finirai in qualche setta satanica, garantito. Stai attento: sei un questurino, e non ti puoi permettere frequentazioni strane".

       In quella arrivò Grazia, che raccontò a Romeo che quattro anni prima Luisa Marzotti aveva sporto controdenuncia alla baby-sitter della figlia per incuria e violenze nei confronti della bambina. La baby-sitter aveva accusato Guido Velasco di molestie sessuali. Tra minacce legali e chissà che altro, la denuncia della baby-sitter, non ancora quattordicenne, era stata ritirata.

       Grazia, che era una femminista accesa, si era accalorata. "Commissario, col suo permesso, vorrei fare qualche telefonata per accertare eventuali precedenti in materia dell'ingegner Velasco”.

       "E a che ci servirebbe?".

       "Forse posso rintracciare eventuali vittime di violenze e convincerle a parlare".

       "Santangelo, tu hai visto troppi film".

       "Scusi, commissario".

       "Comunque Velasco mi puzza assai di stronzo, e il tuo tempo libero te lo gestisci tu. Tempo libero, hai capito? Scordati gli straordinari. Ti servirà per fare esperienza".

       "Grazie commissario".

       Quella ragazza gli stava simpatica, anzi, gli faceva tenerezza e un po' gli ricordava i suoi inizi. Era giovane ma determinata. Aveva spirito di sacrificio, si era trasferita dal Gargano per frequentare la scuola di Polizia a Milano, era alle prime armi, ma aveva tanta voglia da imparare e lui voleva aiutarla. E poi lo guardava con una soggezione… Sotto sotto Romeo avrebbe scommesso che si era presa una cotta per lui. Non che le avesse dato minimamente corda, beninteso.

 

 

 

 

 

 

       All'autopsia Corradini non gli fu di nessun aiuto, e Romeo glie lo disse. "Foro nella cute, tre centimetri sotto il capezzolo destro, che giunge fino alla guaina pelvica, e ha provocato la frattura della quarta, quinta e sesta costola destra, ad opera di un oggetto cilindrico di piccolo diametro. Lacerazioni molto estese del basso ventre, costituite da numerosi tagli, incavi e scanalature con notevole varietà di profondità e profilo, opera di uno strumento dotato di parecchie superfici e spigoli irregolari che si muovono indipendentemente uno dall'altro. E che abbiamo qui, un incrocio tra un inquisitore e Freddy Krueger? Saw l'Enigmista? A che mi serve, se non mi dici che razza di oggetti sono?".

       Ma Corradini si era rifiutato categoricamente di sbilanciarsi. Romeo era uscito dall'Istituto di medicina legale parecchio incavolato con l'amico.

       Ritornato nel suo ufficio, finì di leggere la bozza del referto e di fumare l'ultima sigaretta del pacchetto – il sesto della giornata – e poi la schiacciò insieme alle altre nel portacenere. Nel suo ufficio ristagnava un odore denso di fumo. Dovette scuotere la testa per dissipare il velo di sonno rancido che gli appannava la vista.

       Se solo fosse riuscito a dormire per una notte…E invece stava andando avanti ormai da tre anni con valium di notte per annebbiarsi la vista mentre fissava il soffitto, e compresse di caffeina e occasionalmente Plegine la mattina per svegliarsi. Allo specchio una faccia che non conosceva.

       Il medico, suo amico dai tempi del liceo, l'aveva ammonito di diminuire i ritmi di lavoro e lo stress: "In casa da quanto non fai l'amore con tua moglie? E fai i doppi turni in sostituzione del dirigente alla Squadra mobile… è la condizione ideale per uno che deve assolutamente evitare ogni forma di stress. Complimenti".

 

 

 

 

 

 

       Nei giorni successivi Romeo esaminò gli alibi di tutti i genitori, dei dirigenti della società calcistica, dei conoscenti, per finire con i familiari di Parisi. Che viveva separato dalla moglie a cui il giudice aveva affidato la figlia e faceva la bella vita del playboy, night club e tutto il resto, con quali soldi era tutto da accertare.

       Romeo sospirò. Altre piste da battere. Altri fascicoli da richiedere. L'indagine per quell'omicidio si preannunciava interminabile, come l'estate afosa che era appena cominciata. Si sentiva stanchissimo. Negli occhi aveva carta vetrata. La notte precedente l'aveva passata con la luce accesa e gli occhi spalancati. Si preparò ad andare a casa. Il turno era finito da un pezzo. Erano le undici e mezzo di sera.

       In quella squillò il telefono. Era Zanotti, un suo ex-sottoposto che ora lavorava in Questura.

       "Commissario, il vicequestore Binetti chiede se può fare un salto qui per occuparsi di una faccenda, lui ha un summit con il sindaco tra dieci minuti".

       "Che faccenda?"

       "Commissario, qui è un casino. Venga subito, la prego".

 

 

 

 

 

 

       L'uomo praticamente nudo, con parrucca rosa e trucco pesante, cache-sex nero, calze a rete, giarrettiere e una camicia aperta su torace e inguine accuratamente depilati era tenuto su una sedia da due piantoni in una stanza dell'ingresso. Era strafatto, e stava facendo un baccano dell'altro mondo.

       "Generalità?" disse Romeo entrando.

       "La carta di identità dice che il signore è Mario Velasco, ingegn…".

       "Chi?" Romeo senza ascoltare altro si diresse verso le sale degli interrogatori. Zanotti lo seguiva di corsa.

       "Trovami un registratore e porta mister lingerie".

       "Commissario, devo dirle una cosa". Zanotti esitava.

       "Il vicequestore ha detto di andarci piano. Pare che questo Velasco sia ammanicato come più non si può. Amico del questore, del vicesindaco, e di chissà quanti altri. La Tecno Meccanica, la ditta di cui è il dirigente e azionista, sta operando il salvataggio della Ronchi Automazione, 2000 dipendenti, rilevandola dalla Fiat, che se ne vuole disfare. Tutte le forze politiche della regione plaudono all'iniziativa, che salvaguarda numerosi posti di lavoro, ma che è in un momento delicato di trattativa con i sindacati"

       "Un incidente come questo, se fosse divulgato, minerebbe la credibilità di Velasco e ritarderebbe la conclusione della vertenza. Tutto quello che le chiede il vicequestore è, per il momento, di prendere tempo con gli accertamenti e soprattutto con le incriminazioni"

       "Vedremo", tagliò corto bruscamente Romeo, che già aveva fiutato il sangue, "aggiornami sul caso".

       "La vittima è Jorge Bautista, 18 anni secondo i documenti, ma non ci giurerei, nazionalità brasiliana, permesso turistico di tre mesi, residente in Via Boston 50 con Paulo Silva e Carlos Roza, altri due prostituti. Tagli di coltello su tutto il corpo, ano squarciato da oggetto di largo calibro, ecchimosi da strangolamento sul collo. Deve averlo mezzo strangolato da dietro con la cinghia dei pantaloni, poi ha infierito a lungo. Velasco aveva una pistola, e gli altri due hanno potuto solo chiamare i poliziotti, che per fortuna sono riusciti a disarmarlo. Deve avere cocaina infilata anche nell'orifizio anale".

       "Ho cambiato idea. Voglio prima parlare con gli altri due brasiliani".

       Silva e Roza non fornirono però grande aiuto. "Era la prima volta che lo portava in casa. Jorge batteva dalle parti del Parco Lambro. Ci ha chiesto di lasciare libera la camera matrimoniale perché il maricòn aveva dinero, e ha detto che gli avrebbe proposto una cosa insieme a noi".

       "Commissario, è arrivato l'avvocato Fogli, e chiede di parlare con lei"

       "Più tardi. Lasciamo Velasco ancora a bagno. Voglio iniziare l'interrogatorio in condizione di vantaggio. Mettetelo nelle celle del seminterrato. Esame medico e tossicologico completo. Tiratela per le lunghe. Controllategli anche il buco del culo in cerca della cocaina, e non sto scherzando. Intanto, facciamo gli accertamenti sommari circa eventuali precedenti del genere a suo carico. Ho l'impressione che forse non è stata la prima volta" disse, pensando alla denuncia della baby-sitter. Se fossero emersi su Velasco dati di cui non era ancora al corrente Carloni avrebbe avuto una bella ramanzina, altro che incrocio di dati.

       Tre ore dopo avevano il rapporto di due questure, quella di Bologna e la sua, quella di Milano, che confermavano che la targa di Velasco era tra quelle segnalate dalla Mobile come appartenenti a frequentatori di transessuali. A Milano venne fuori anche il rapporto di una pattuglia, che nell'agosto di un anno prima era stata chiamata perché due uomini nudi erano usciti da un motel di quart'ordine, uno coperto di sangue rincorso dall'altro, ma quando i poliziotti erano arrivati non avevano trovato nulla.

       Romeo decise di tentare il tutto per tutto. Contattò gli ospedali della zona del motel per sapere se quella notte qualcuno fosse stato ricoverato al pronto soccorso con lesioni personali. Bingo. Al telefono con l'Ospedale Maria Ausiliatrice venne proprio il medico che quella sera era in servizio.

       "Mi ricordo perfettamente. Un transessuale molto giovane, se vuole la mia opinione minorenne, con segni di strangolamento, tagli di coltello su tutto il corpo e ano ridotto veramente male. Glie lo abbiamo ricucito alla bell'e meglio, perché aveva una fretta dannata di togliersi di torno".

       "Come mai non è stata inoltrata segnalazione di sospetto reato?"

       "Mah, noi l'abbiamo fatto. E' agli atti, se vuole controllare. Può darsi che si sia persa nella burocrazia della Questura. Sa, le notti d'estate qui sono diventate ormai parecchio movimentate, se mi capisce, e le forze dell'ordine hanno un gran daffare".

       Romeo ringraziò e riattaccò. Era tempo di interrogare Velasco.

       L'ingegnere si era calmato, anzi aveva assunto l'aria strafottente di chi crede di rimanere impunito. "Perché stiamo perdendo entrambi il nostro tempo, commissario? Si tratta di materiale sociale avariato, di feccia. Parano il culo, Dottor Romeo. Sono culi. Cos'hanno a che fare due persone rispettabili come noi con gente come loro? Lasciamoli nel loro brago, che riprendano la loro vita squallida".

       L'animo di sinistra di Romeo si infiammò. Spense il registratore. "Quella feccia è migliore di un testa di cazzo come lei, visto il modo in cui l'ha ridotta. Chi non rispetta la dignità di qualsiasi essere umano è al livello di una bestia. E badi che io e lei sappiamo che non è la prima volta. La sua auto è stata vista più volte nelle zone a luci rosse e c'è quell'interessante episodio l'estate scorsa in un motel qui a Milano dove guarda caso un transessuale è stato ricoverato per ferite identiche a quelle di Bautista".

       "Che cazzo vuole lei da me, insomma, Commissario Romeo? Certo che non è la prima volta che riduco male qualche partner. Poi lo pago e prende più soldi da me onestamente guadagnati di quanti ne merita la sua miserabile vita".

       "Formalizzerò le imputazioni per lesione personale grave e atti di libidine violenta su minore non consenziente. E sto attendendo il referto medico. Se le lesioni risulteranno permanenti la sua posizione si aggraverà parecchio" gli disse gelidamente Romeo.

       "Commissario, cosa vuole che me ne freghi se le lesioni siano temporanee o permanenti? E visto che parliamo a registratore spento le dirò senza problemi che ne ho lasciati parecchi con lesioni permanenti. Uno, mi ricordo, è stato intubato e mi sa che non ha superato la notte. Due o tre ne ho sicuramente accoppati, ma non saprei esserle più preciso perché la cocaina, sa, mi incasina la memoria. Ma le ripeto: che vuole che me ne freghi? Alla fine si riduce sempre ad una questione di soldi".

       Romeo, livido, riaccese il registratore, ma ormai era troppo tardi. Porca miseria, per farlo stare al freddo e con gli scarafaggi l'aveva portato nell'unica cella non dotata di dispositivo di intercettazione. Maledisse la propria stupidità.

       "Lei rimane qui. E' un pericolo sociale. Per stanotte chiederò il suo trasferimento diretto alle Carceri circondariali. E stia sicuro che quello che ha detto la costringerò a ripeterlo davanti ad un registratore acceso".

       Velasco fece un gesto annoiato, si riaggiustò la parrucca, che gli era scivolata di lato e diede una grattatina al cache-sex.

       "Ci provi, ci provi pure, commissario. Arrivederci. E mi faccia portare una pizza, già che c'è".

 

 

 

 

 

 

       L'indomani il commissario fu intercettato nei corridoi della Questura dall'avvocato Fogli, seguito a ruota da una quarantenne dall'aria aggressiva, estremamente tonica, il tipo di assidua frequentatrice delle palestre e delle beauty farms, con abito scollato e tacchi, come se fosse venuta lì interrompendo un party.

       Romeo si arrabbiò.

       "Chi vi ha fatto entrare negli uffici, avvocato? Deve attendere di essere chiamato nella sala d'attesa, come tutti".

       "Commissario, questa è la signora Velasco. E farebbe bene ad ascoltarci, perché tutta la faccenda è un terribile equivoco".

       "Piacere, signora Velasco, vedo che il grave stato di debilitazione fisica di origine ormonale, che esclude nel breve periodo, qualsiasi ipotesi di stress da interrogatorio, certificato dall'esimio primario Professor Fraboni, con cui si è sottratta ai miei inviti a comparire le è passato d'un tratto. Equivoco? Là sotto c'è uno in parrucca, giarrettiera, calze a rete. Gli abbiamo sequestrato una pistola che minacciava di usare. Ha sbaffi di polvere bianca su tutti gli orifizi. Di che equivoco si tratterebbe, di grazia? Stava per caso andando a pesca di anguille nei canali?"

       La signora Velasco tolse di mezzo Fogli e gli si avventò addosso come un'arpia, strattonandolo per la manica. Era alticcia, una zaffata di puro alito alcolico investì Romeo in piena faccia.

       "Mio marito è un uomo molto impegnato, sta trattando affari molto importanti, si legga i giornali, e lei sta abusando del suo tempo. Lei sta montando una ingiusta persecuzione nei confronti della nostra famiglia, indagando anche me in relazione ad un omicidio, e cercando di estorcere informazioni persino dal mio bambino"

       "Nessuno è al disopra della legalità signora Velasco. Né lei, né il suo impegnato consorte, né il suo bambino. Non è con l'arroganza che otterrà nulla da me. Per inciso, suo marito ha giocato col coltello sul corpo di un ragazzo di pochi anni più grande del suo bambino, lasciandolo quasi in fin di vita".

       La Velasco gli afferrò con le due mani la camicia gridando. Il vestito le scivolò lasciandola con un seno nudo. Non portava reggiseno.

       "Che cazzo vuole che me ne freghi a me del suo piccolo, misero transessuale! Mi sta dicendo che vuol mettere sullo stesso piano un brillante manager, col suo figlio, e una manica di froci, perdipiù provenienti da un paese dove tutti si sono incrociati con i negri? Prova simpatia per loro? Che razza di pervertito è lei? Non sarà mica culattone, visto che solidarizza con questa gente?"

       "Lei ora si fa interrogare, signora Velasco, o giuro che non rivede suo marito fino alla prossima Pasqua. Con le buone o le cattive" disse Romeo. E chiamò due piantoni.

 

 

 

 

 

 

       La signora Luisa Marzotti in Velasco era di fronte a lui nel suo ufficio, palesemente irritata. Rispose controvoglia e a monosillabi alle domande, guardando continuamente l'orologio. Un aroma di profumo certamente costosissimo le aleggiava intorno. Guardando le sue mani impazienti, Romeo ebbe l'impressione di un dettaglio della scena del crimine che avrebbe dovuto ricordarsi, ma che non gli veniva in mente. Proseguì l'interrogatorio. Con lentezza esasperante compilò i moduli, controllò il verbale e poi lo diede da firmare alla donna. Fogli lesse con attenzione e annuì. Luisa Velasco firmò e si alzò.

       "E per mio marito?"

       "Per ora rimane in stato di fermo. Poi vedremo"

       "Commissario, ho visto che mi guardava le tette, non lo neghi. Potremmo appartarci nel bagno mentre l'avvocato Fogli, come si dice, tiene il forte, e sistemare la faccenda, in modo extragiudiziario, magari anche stasera in un motel che conosco…"

       Romeò rischiò di strangolarsi per la rabbia. "Esca di qui! Se vuole saperlo, il suo adorato marito mi ha confessato in faccia di aver menomato e ucciso i suoi partner sessuali! Il massimo che posso fare è mandare anche lei in cella, tanto per non farlo sentire solo!".

       La faccia di Luisa Velasco si alterò per la rabbia, divenne cattiva, quasi brutta.

       "Me la pagherà, commissario Romeo, vedrà se me la pagherà". E uscì, seguita da Fogli, con i tacchi che ticchettavano furibondi sulle piastrelle del corridoio.

       Romeo lavorò fino a tardi e poi tornò a casa, dove passò una notte a rigirarsi nel letto, malgrado lo Stilnox. La moglie era da un'amica. La figlia era in gita scolastica.

 

 

 

 

 

 

       Fu svegliato dal rumore di un martello pneumatico. Nella strada vicino c'erano dei lavori che andavano avanti ormai da tre giorni.

       Porca miseria, erano già le dieci. Lo Stilnox aveva fatto effetto ritardato. Scese in strada. Accanto alla sua auto c'era un ragazzino col casco da motociclista intento a rigarla. "Ehi!", fece lui scattando in avanti. Ma quello era già salito su una moto con a bordo un altro teppistello, che aveva dato gas sparendo in una traversa. Le gomme dell'auto erano state tagliate. Allertò le pattuglie, ma già sapeva che non sarebbe servito.

       Chiamò un taxi. Strada facendo si ricordò dove aveva visto un motorino simile a quello, con l'adesivo dei Sex Pistols: era quello del figlio della Velasco! Per la rabbia sferrò un pugno contro il tettuccio dell'auto, e fu costretto a scusarsi col taxista infuriato e a pagargli i danni. La giornata cominciava male.

       E proseguiva peggio. "Commissario, c'è il questore in linea. E' da due ore che cerca di contattarla".

       Il questore era alquanto spazientito. "Romeo? Quando mi porta quella relazione sul furto alla Metal-Plastic della settimana scorsa? E quella sulla banda di zingari che ruba grondaie di rame nei cantieri?".

       Romeo guardò la pila di incartamenti che si accumulavano dietro la sua scrivania. Stava tralasciando il lavoro per quel maledetto caso dell'allenatore.

       "Romeo, cosa fa tutto il giorno? Non seguirà mica 24 ore su 24 il caso Parisi? E a proposito di quello, vorrei vederla subito, qui da me".

       Gli fece fare un'anticamera di mezz'ora. Era evidente che stavolta Morini era veramente incazzato.

       "Commissario Romeo, ho qui un esposto dell'avvocato Fogli, a nome della signora Velasco, per comportamento scorretto durante le indagini. Pare che lei abbia interrogato minorenni senza preventiva convocazione e addirittura senza la presenza di genitori. La signora Velasco si è lamentata che l'interrogatorio ha parecchio scosso il suo bambino".

       "Che cosa? A me il bambino è sembrato un bello stronzo, un tipico bulletto, altro che scosso".

       "Romeo, da un funzionario esperto come lei… Ma dove ha la testa? La procedura, Romeo, gli avvocati e i giudici ce lo mettono in quel posto per la procedura. Doveva prima avvertire i genitori. Romeo, da un po' di tempo è distratto, fa degli errori. Non è che ha delle ferie arretrate da prendersi? Ha anche detto a un ragazzino che l'avrebbe sbattuto dentro, e quello è tornato sconvolto dai genitori dicendo che non aveva fatto niente e che lei ha usato metodi intimidatori e ha persino minacciato di portarlo in centrale e di percuoterlo".

       Quella piccola merda con lo spinello non ha tenuto la bocca chiusa e ha inventato di suo, pensò Romeo.

       "Un'altra cazzata e le levo il caso. Lo dico per il suo bene… ecc. ecc.". Romeo non ascoltava più. In compenso fece l'errore di provare a replicare.

       "Signor Questore, era solo una conversazione informale con i ragazzi!"

       "Romeo, non faccia il bizantino con me, per l'amor del cielo! Sappiamo tutti e due cosa stava facendo, lo capirebbe anche un procuratore settuagenario con demenza senile all'ultimo stadio! Non insultiamo la nostra intelligenza!"

       Poi il questore ritrovò la calma. "Romeo, mi faccia un favore. Malgrado i miei buoni uffici la signora ha dichiarato che non ritira la denuncia a suo carico. E sta cercando di metterle contro gli altri genitori perché sia fatto un esposto collettivo. Faccia un controllo veloce e la escluda dal novero dei sospetti. La chiami e glie lo comunichi. E' un favore quello che le sto chiedendo. E credo di poterglielo chiedere. Parlando francamente, ho coperto certe sue cazzate, nell'ultimo anno…" disse guardandolo.

       Tornato di sotto, Romeo convocò Carloni e Grazia.

       "Fate un controllo accurato, anzi, una rettoscopia. Altro che escluderla dal novero dei sospetti. Rassicurarla? La rassicuro io a quella stronza. Se trovo il minimo appiglio la incrimino".

       "Ma commissario, le pare il caso di peggiorare la situazione?" disse Carloni dubbioso.

       Senza rispondergli, Romeo ringhiò: "Fate un controllo di tutte le lavanderie, e poi di tutte le telecamere della zona, e poi…"

 

 

 

 

 

 

       Quattro giorni dopo, Romeo, Grazia e Carloni vennero convocati nella mattinata per fare il punto sul caso Velasco e sull'omicidio Parisi. C'erano stati sviluppi, così aveva mandato a dire il sostituto procuratore Albertini.

       Quando arrivarono, insieme al procuratore c'erano il questore e il capo della mobile, Polito.

       "Istanza di scarcerazione per l'ingegner Velasco?" lesse Romeo, "Non ci credo: con tutte le prove che abbiamo…".

       "E quali prove avremmo, di grazia, commissario Romeo?"

       "Ci sono le deposizioni di Bautista, Roza e Silva…"

       "Verbale di sommaria informazione testimoniale, non deposizione”, lo corresse il giudice. “E Bautista ha modificato la sua versione. Ora accusa Roza e Silva di averlo picchiato in presenza di Velasco per una questione di soldi, e dice che lui e l'ingegnere si erano barricati nella stanza per difendersi dai due. Cosa che, detto per inciso, non possono confermare né smentire, visto che sono espatriati proprio ieri".

       "Espatriati? E chi gli ha restituito i passaporti?"

       "Non erano imputati, commissario, e il questore Morini ha fatto bene a fare quel che ha fatto"

       "E Bautista?"

       "Subito dopo la seconda deposizione ha lasciato l'ospedale in tutta fretta, e al momento è irreperibile"

       Il giovane e ambizioso PM Albertini congiunse le punte delle dita e proseguì. "Tutta la sua ricostruzione è piena di se, commissario Romeo, e non stiamo trattando con un dilettante – per inciso ha idea di chi sia l'avvocato Fogli? Un barracuda che l'anno scorso ha ottenuto dalla Procura di Bergamo un risarcimento di ben duecentomila euro per un suo cliente vittima di presunti abusi giudiziari. Non possiamo improvvisare o abborracciare. Dobbiamo scarcerare. E in fretta. Firmerò l'ordine e questo pomeriggio – guardò l'orologio – cioè tra tre ore, voglio che Velasco sia fuori. Lei presenzierà" disse a Romeo

       "La pista che batteremo d'ora in avanti sarà quella dei prestiti a usura, delle bische clandestine, della droga. In altre parole: dei nights. Altro che Velasco".

       Passarono ad analizzare il caso Parisi. Romeo gli disse che erano state trovate impronte di Luisa Velasco sulla coppa utilizzata per uccidere l'allenatore.

       Il magistrato scosse di nuovo la testa. "Commissario, qui dice che il giorno prima c'era stata una festa nella sede della società, che gli ospiti avevano visitato anche lo spogliatoio, e che le coppe erano passate di mano in mano. Eventuali impronte della signora Velasco non significano nulla".

       Si alzò, mostrando chiaramente di non voler ascoltare altro. "E c'è un ultimo dettaglio di cui le parlerà il questore. Io devo lasciarvi, ho un'udienza al Palazzo di Giustizia. Mi stia bene, commissario"

       Appena Albertini fu uscito, ci fu un momento di silenzio pesante. Poi il questore parlò: "Romeo, le tolgo l'inchiesta, e per maggior sicurezza, le tolgo la possibilità di interferire ancora con le indagini, che, naturalmente andranno avanti finché non sarà individuato il colpevole: lei ora presenterà una richiesta di ferie arretrate – il capo della Mobile mi dice che sono quattro anni che non prende un giorno non dico di ferie, ma di permesso. E non voglio sentire obiezioni: sappia che l'alternativa è una indagine interna nei suoi confronti".

       Grazia sbiancò. Carloni si agitò a disagio sulla sedia.

       "Se mi chiede perché, l'anticipo dicendole che lei, in palese dispregio della mia direttiva di non concentrare gli accertamenti sui Velasco, ha proseguito con indagini a tappeto. Ha fatto fare gli straordinari ai suoi uomini – lesse un appunto che aveva sul tavolo per rinfrescarsi la memoria – per setacciare le lavanderie, i cassonetti dei rifiuti intorno alla casa di Velasco. Ha chiesto al vicequestore, all'oscuro dei fatti, una sorveglianza 24 ore su 24 di Velasco. Ma dico: lo sa cosa significa? Tre turni di otto ore, con due uomini alla volta: praticamente una volante tolta dalla strada per la sua fissazione. E se un negoziante denuncia una rapina appena avvenuta noi  non abbiamo la macchina per inseguire i colpevoli".

       Romeo si sentì mancare, si sedette. "Ecco, lo vede, Romeo, è anche per la sua salute. Si trovi un medico in gamba, altrimenti il surmenage rischia di provocarle un bell'esaurimento" disse Morini guardandolo con un'aria che dava ad intendere che secondo lui l'esaurimento ce l'aveva già.

       "Lo faccio per il suo bene, mi creda: l'inchiesta sarà portata avanti da un suo collega, così lei, al ritorno dalle ferie, avrà più tempo per svolgere le altre pratiche che evidentemente non è in grado di svolgere contemporaneamente a questa".

       Malgrado Grazia lo stesse fulminando con lo sguardo per distoglierlo dal replicare, Romeo chiese: "Posso sapere da chi ha ottenuto queste informazioni?"

       "Non dovrei dirglielo, ma sono stato avvisato delle sue grandi manovre dall'avvocato Fogli"

       "E lei non ha indagato su come facesse l'avvocato a conoscere le nostre faccende interne?"

       Le vene del collo del questore divennero turgide. "No, e per due ottime ragioni: la prima era che sono stato troppo impegnato a cercare di tamponare le sue cazzate e a calmare Albertini, che ovviamente ha ricevuto un altro esposto dalla signora, la quale, visto il suo comportamento, non si è sognata di ritirare il primo. La seconda è che a questo punto non mi sogno neanche di aprire un altro fronte di guerra contro i Velasco, visto che siamo già nella merda, e la mia azione convaliderebbe la loro tesi persecutoria. Può andare, commissario Romeo".

       Fu in quel momento, precisamente troppo tardi, che Romeo realizzò quel che stava tentando di dirgli il subconscio da ormai una settimana e mise assieme i pezzi del rompicapo: il profumo! Il profumo della Velasco era lo stesso che aveva sentito aleggiare nello spogliatoio, e in particolare sulla giacca di Parisi.

       E la foto della Velasco con la coppa: mostrava la sua mano sinistra che la impugnava, e l'assassino era mancino. La mano era piena di anelli, ma all'interrogatorio non ne portava e lui ora ricordava di aver distrattamente notato i segni bianchi sulla mano abbronzata.

       E l'analisi della coppa aveva rivelato rigature che potevano derivare dallo sfregamento di anelli.

       E il portachiavi: quello che il suo inconscio aveva registrato era il fatto che fosse il portachiavi dell'Inter, e non della Juve. La Velasco non l’avrebbe mai preso se non avesse avuto il bisogno di disfarsi dell’altro, insanguinato. Gli era venuto in mente all'improvviso che l'oggetto descrittogli dal patologo legale poteva essere un mazzo di chiavi!

       E l'oggetto cilindrico che aveva colpito violentemente il petto di Parisi, togliendogli l'aria e fratturando costole e permettendo all'assassino di prendere con tutta calma la coppa e calargliela in testa: era il tacco che la Velasco, fanatica di kick-boxing, gli aveva conficcato nella gabbia toracica. Ora tutto era chiaro.

       Romeo si protese in avanti: "Dottor Morini, mi conceda ancora altri tre giorni e le porterò le prove della colpevolezza di Luisa Velasco: ora ho capito come ha fatto ad uccidere Parisi!".

       Il questore si alzò a sua volta, con lo sguardo iniettato di sangue.

       Grazia trascinò fuori Romeo.

 

 

 

 

 

 

       "E' stato Carloni a parlare con Fogli, gli disse Grazia appena fuori della porta. Sa la tipa che ho incontrato in rete di cui parlava? Beh, ho curiosato nel suo computer. Non si è limitato a sorvegliare in rete Carolina Velasco come le aveva detto. Saputo che anche lei è una fan sfegatata della Juve – pensi un po', il suo nickname su Facebook è "patatina_juventina", quel deficiente non ha resistito alla tentazione di contattarla. Quella è riuscita a coinvolgerlo in sedute erotiche in videochat, con tanto di spogliarelli. Si presentava davanti alla webcam vestita solo della maglietta originale di Ibrahimovich – Carloni impazzisce per l'asso svedese – e gli ha promesso di mandargliela, profumata del proprio sesso: feticismo allo stato puro. Non ha avuto neanche bisogno di ricattarlo: Carloni le ha detto spontaneamente tutto".

       "Si è bevuta la balla della maglia di Ibrahimovich?"

       "Non è una balla, purtroppo: la Tecno Impianti è uno sponsor importante della Juventus, e i Velasco conoscono personalmente tutti i giocatori, si fanno fotografare con loro, distribuiscono i loro autografi e le loro magliette ai conoscenti".

       "E sa i video di sorveglianza che non mostrano nulla? Ho torchiato la guardia giurata. Ho saputo che le telecamere intorno ai locali del campo sportivo sono collegate con un sistema che registra su hard disk per 24 ore, a partire dalla sette di mattina. Alle sei e mezzo della mattina successiva una guardia giurata entra e ispeziona i locali. Se nota qualcosa di strano, preleva l'hard disk e lo sostituisce con uno tenuto appositamente di riserva. Se questo non avviene il sistema, alle sette in punto, cancella la registrazione del giorno precedente e il ciclo ricomincia”.

       "La mattina dopo l'omicidio, casualmente Luisa Velasco stava portando il suo pit-bull a passeggiare nel parcheggio del campo sportivo e ha attaccato discorso con la guardia, che, guarda caso, è pure quella tifosa della Juve e la conosce. Gli ha promesso una cena con l'intera squadra, oltre che a fargli avances neanche tanto indirette. Alla fine gli ha fatto perdere talmente tanto tempo e l'ha rimbambito così bene che ha ottenuto che andasse via senza ispezionare i locali e prelevare il video, anche perché era tardi e doveva presentarsi in centrale. Così il sistema elettronico di sorveglianza ha cancellato automaticamente la registrazione da cui speravamo di ricavare qualche indizio che confermasse la nostra tesi"

       A Romeo girava violentemente la testa. Tornato nel suo ufficio sprofondò nella sua poltrona in stato letargico. Grazia sbrigò al suo posto le formalità per la scarcerazione di Velasco. Alle due fu mandato a dire alla Velasco e a Fogli che potevano tornare a casa col marito, che li aspettava nell'atrio.

       Riuscì a sentire la voce acuta della donna e quella blesa dell'avvocato.

       "Porca troia, e mi si è pure staccato un tacco, in questa tana di rottinculo!".

       "Stia calma cara signora, vede che tutto si sta aggiustando ".

       "Quel testa di cazzo, quello che se la tira, come si chiama, Romeo, quello me la paga! Ha tentato di mettermi le mani addosso! Lo deve denunciare!". Poi lo sbattere di una porta e il silenzio.

       Il piantone, attonito, si affacciò all'ufficio di Romeo: "Tutto bene, dottore? Chi era quella?".

       "Chiamami il GIP Bertoni. Dì che è per il caso Velasco, gli ho mandato ieri mattina per conoscenza la relazione preliminare fatta ad Albertini".

       Il giudice Bertoni non c'era o non si voleva far trovare, così Romeo lasciò perdere e scese in cortile. Alle quindici aveva un sopralluogo, insieme al perito dell'assicurazione, in un capannone della zona industriale di Rogoredo, dove era avvenuto un furto con tentativo di incendio.

       Sua moglie Laura era assente per l'ennesima volta, ad un congresso gli pareva, e non aveva voglia di tornare a casa per pranzo. Sarebbe andato al ristorante. Passando, chiese a Grazia di accompagnarlo. Sperava di poter elaborare una strategia per rimettere assieme i cocci dell’indagine.

       Incrociò i Velasco che stavano per partire. Sapeva che doveva lasciar perdere, era il momento meno opportuno per scambiarsi piacevolezze – oltre a Grazia e all'avvocato Fogli c'erano parecchi poliziotti che oziavano accanto alle auto – ma quando Velasco lo salutò giovialmente non poté trattenersi. Aveva passato l'ennesima notte insonne, e la testa gli pulsava dolorosamente. Si avvicinò a loro, senza sapere neanche lui cosa avrebbe detto. Velasco parlò per primo e a voce alta, in modo da farsi udire da tutti.

       "Caro commissario, arrivederci, non le porto rancore. Anche perché, scusi se glie lo dico, lei, per troppa irruenza e precipitazione, si è impiccato con la sua stessa corda, agevolando il mio rilascio. Con la sua fissazione su di noi ha esteso a tappeto le indagini sulla famiglia Velasco, manco fosse la famiglia Corleone, e si è fatto togliere l'indagine"

       "Le voglio anche passare amichevolmente un'informazione. Non dovrei rivelarglielo, ma Fogli ha appreso da fonte certa che l'avvocato Bagatti, lei lo conoscerà, quel brillante giovane penalista dello studio Orlandi, Quadri & Bagatti, che si occupa della tutela dei diritti degli extracomunitari e di numerose cause sociali, esponente in vista del PD locale, sta per presentare, per conto della signora Laura Baldini – sua moglie – una istanza di separazione con richiesta di affidamento della figlia, appoggiata da un dossier in cui vengono documentati in modo minuzioso i suoi orari estremamente irregolari e le sue assenze da casa"

       "E' stata acclusa una dichiarazione di sua figlia Monica, resa di fronte ad uno psicologo e da lui controfirmata, avente ad oggetto la sua incuria nello svolgimento dei doveri paterni, nonché una richiesta di risarcimento danni per le opportunità di carriera che la signora Baldini ha perso dovendo accollarsi anche la sua parte di doveri genitoriali".

       "Fossi in lei comincerei a cercarmi un altro alloggio e uno stipendio supplementare. L'avvocato Fogli ha letto l'importo della richiesta di alimenti. Se la signora, come probabile, vincerà la causa di affidamento, e il giudice le assegnerà la vostra casa di via Groppelli, lei è economicamente rovinato. Che ho poi l'impressione sia lo scopo della signora".

       "Per inciso, l'avvocato Bagatti è stato visto ripetutamente in compagnia della signora Baldini a cena o a ballare in locali della città. L'avvocato è, come dire, l'approdo finale di una lunga lista di relazioni della sua consorte con gli esponenti della sinistra cittadina, che ha costituito – come posso esprimermi? – argomento di ilare intrattenimento in Questura in questi ultimi quattro anni"

       "Per farla breve, pare che la signora Baldini si sia fatta in ordine sparso tutto il PD locale, e non abbia negato la par condicio neanche alle frange extraparlamentari, senza trascurare i centri sociali, di cui è frequentatrice molto attiva. Né si può dar colpa agli uomini, vittime del suo fascino. La signora è descritta da chi l'ha conosciuta come grandissima gnocca, figa stratosferica, partner molto aperta, in ciascuno dei tre –- ehm –- orifizi di cui la mamma l'ha dotata. All'occasione – mi perdoni – una botta gliela darei anch'io. Arrivederci, Commissario".

       Nel cortile piombò il silenzio. Tutti fissavano il commissario.

       Romeo rimase per un lungo istante immobile, come fulminato. Grazia trattenne il fiato.

       Non è vero. Non è vero. Non è vero. Non è vero. Non è vero…

       Provò a ripetere a se stesso, per l'ennesima volta, quello che si era ripetuto incessantemente negli ultimi tre anni. Provò a negare, come aveva sempre fatto.

       Era stato un altro modo per non vedere, oltre ad ammazzarsi di lavoro diciotto ore al giorno, la notte con i sonniferi e il giorno con gli eccitanti, fino ad un esaurimento da blackout. Non vedere era diventato il mantra fisso della sua esistenza, il ritornello che recitava ogni giorno.

       "Non so dove sia mia moglie. Sono tre giorni che lavoro in ufficio e dormo lì"

       "Mia moglie è al momento da sua madre, che sta male. Si è portata nostra figlia. Attualmente sto da solo".

       "Mia moglie è al momento ad un congresso con l'azienda"

       "Mia moglie fa attività sociali, la sera è sempre impegnata"

       "Mia moglie è in vacanza con le amiche"

       "Mia moglie non si sente bene e al momento dormiamo in stanze separate"

       "L'uomo con cui avete visto mia moglie è il suo capoufficio e avevano una cena di lavoro"

       "Mia moglie è al momento in analisi, e l'analista le ha consigliato di interrompere i rapporti sessuali"

       "Mia moglie è a festeggiare non so cosa con vecchi amici di liceo"

       La capacità di negazione di Romeo, che negli ultimi anni si era rifiutata di vedere tutto e tutti, si ruppe come una diga in cui una minuscola crepa si allarga alla velocità del fulmine

       MIA MOGLIE E' UNA PUTTANA. LA DA' A TUTTI. SONO SEPARATO IN CASA DA QUATTRO ANNI. LA MATTINA, DA' A MIA FIGLIA IL CAFFE' COL VELENO CONTRO DI ME. ME L'HA MESSA CONTRO. HO PERSO ANCHE LEI.

       La diga cedette. Tutti i pensieri che aveva tenuto a lungo incapsulati eruttarono in una singola colata di lava infuocata. Perché il mondo doveva essere pieno di stronzi che insidiavano le mogli altrui? Di stronzi come i Velasco, come i Bagatti, che si prendevano tutto quello che volevano, quello che non era loro?

       Avanzò, con una foschia rossa che gli ballava davanti agli occhi.

       Velasco fece un salto indietro. Grazia gridò: "Commissario, Francesco, per l'amor di Dio!". Romeo si fermò, un singolo istante, su quel Francesco e sul modo in cui lei l'aveva detto. Conteneva un'intera storia d'amore che sarebbe potuta sbocciare non fosse stato per la sua ostinata fedeltà a quella zoccola di Laura. Era una stronza. Erano tutti stronzi, e Velasco era il più stronzo di tutti.

       Si lanciò in avanti prima che qualcuno potesse fermarlo, cercando di estrarre la pistola dalla fondina sotto la giacca. Ricevette un colpo in testa e tutto divenne buio.

 

 

 

 

 

 

       Sospeso dal servizio. Incriminato. Prepensionato. Ricoverato.

       Romeo passa quasi tutta la giornata a guardare il cielo fuori dalla sua finestra, fischiando Ascenseur pour l'échafaud, di Miles Davis.

       Ha fissato il brano col repeat, così può sentirlo all'infinito e lo lascia andare tutto il giorno, anche la notte, finché qualcuno non viene a spegnerglielo.

       Qualche rara volta Grazia gli fa visita – sempre di Domenica, per via dei turni. Gli porta un vassoio di pasticcini e Il Corriere della Sera. Toglie con estrema cura le pagine con i trafiletti che parlano delle brillanti iniziative sociali dell'ingegner Velasco e consorte.