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Riepilogo di macroeconomia. Le politiche economiche. La politica di bilancio

 

 

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Cosa dice la "Legge di Say"?

Perché Keynes pensava che il risparmio delle famiglie non fosse collegato al saggio di interesse?

Da cosa dipende la produzione o offerta aggregata o reddito nazionale secondo Keynes?

Traccia ed illustra la funzione del consumo keynesiana, la sua equazione ed i suoi simboli

Cosa succede nel grafico della funzione di consumo keynesiana, le imprese decidono di fare investimenti?

Illustra con un grafico la situazione di equilibrio di un sistema secondo Keynes

Illustra il meccanismo del moltiplicatore keynesiano del reddito

Cosa si intende per “politica economica”?

Quali sono i principali obiettivi di politica economica che lo stato democratico del dopoguerra si pone?

Cos’è la “politica di bilancio” (“politica keynesiana”)?

Cosa sono la “politica monetaria”, la “politica monetaria espansiva”, la “politica monetaria restrittiva”?

Cos’è la programmazione economica?

Cos’è la “politica dei redditi”?

Cos’è la “spirale prezzi-salari”?

Cosa si intende per "Politica sociale"?

Cos’è la “politica di bilancio dal lato delle entrate” o “politica delle entrate pubbliche”?

Cos’è la “politica di bilancio dal lato delle spese” o “politica delle spese pubbliche”?

La nozione di “spesa pubblica” di cui si parla quando si illustra la politica di bilancio coincide con la voce “G” della formula “C+I+G+E-M” della domanda aggregata?

Che differenza c’è tra una manovra di bilancio qualitativa e una manovra di bilancio quantitativa?

Cos’è una “manovra di bilancio espansiva” e una “manovra di bilancio restrittiva”?

Cos’è una “manovra di bilancio quantitativa espansiva dal lato delle spese”? A che serve?

Cos’è una “manovra di bilancio quantitativa espansiva dal lato delle entrate”? A che serve?

Cos’è una “manovra di bilancio quantitativa restrittiva dal lato delle spese”? A che serve?

Cos’è una “manovra di bilancio quantitativa restrittiva dal lato delle entrate”? A che serve?

Cos’è una “manovra di bilancio qualitativa espansiva dal lato delle spese”? A che serve?

Cos’è una “manovra di bilancio qualitativa espansiva dal lato delle entrate”? A che serve?

Cos’è una “manovra di bilancio qualitativa restrittiva dal lato delle spese”? A che serve?

Cos’è una “manovra di bilancio   qualitativa restrittiva dal lato delle entrate”? A che serve?

Come possono le autorità affrontare una situazione di inflazione da domanda agendo sulle spese?

Come possono le autorità affrontare una situazione di inflazione da costi agendo sulle spese?

Cosa si intende per “condizione depressionaria” dell’economia? Quali sono, secondo Keynes, le principali cause di una condizione depressionaria?

Come possono le autorità affrontare una situazione depressionaria agendo sulle spese?

Cosa si intende per “stagflazione”? Quali ne sono le cause?

Qual è la politica delle autorità di fronte alla stagflazione?

Quanti tipi di squilibri possono esistere nella distribuzione del reddito?

Come possono le autorità attenuare gli squilibri nella distribuzione del reddito agendo sulle spese?

Qual è il meccanismo della manovra quantitativa dal lato delle entrate (“moltiplicatore delle entrate pubbliche”)?

Come possono le autorità affrontare una situazione di inflazione da domanda agendo sulle entrate?

Come possono le autorità affrontare una situazione depressionaria agendo sulle entrate?

Come possono le autorità affrontare gli squilibri nella distribuzione del reddito agendo sulle entrate?

Scrivi e commenta la formula che rappresenta l’effetto combinato del moltiplicatore della spesa e dell’entrata (“moltiplicatore del bilancio pubblico”)

Illustra con un esempio il Teorema di Haavelmo

Cosa si intende per “deficit di bilancio” o “deficit” pubblico”? Che differenza c’è tra “deficit pubblico” e “debito pubblico”?

In quanti modi può essere finanziato il deficit di bilancio dello Stato?

Quali effetti può avere una manovra di bilancio espansiva in una economia aperta?

Cosa sono le fluttuazioni cicliche?

Cos'è la "politica anticongiunturale" o "politica anticiclica"?

In che modo, tramite l'attività finanziaria lo stato attua una politica anticongiunturale o anticiclica?

In che modo avviene la redistribuzione della ricchezza a favore delle classi meno abbienti?

Quali sono i limiti e gli inconvenienti della politica di bilancio keynesiana?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa dice la "Legge di Say"?

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Osserviamo il circuito famiglie-imprese con 3 imprese e 3 famiglie:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

si vede come tutto il valore della produzione si trasforma in un flusso W+P di salari, profitti e stipendi che vanno alle famiglie.

Se ora osserviamo il circuito semplificato:

 

 

notiamo che il flusso W + P distribuito alle famiglie il 27 del mese nel mese successivo viene in parte speso dalle famiglie per l'acquisto di quegli stessi beni che esse hanno prodotto, e in parte messo in banca (risparmiato) e utilizzato dagli imprenditori per spese di investimento.

Secondo gli economisti neoclassici (la scuola neoclassica è la scuola dominante tra il 1850 e il 1920) la somma delle spese di consumo delle famiglie e delle spese di investimento degli imprenditori è sempre eguale al valore della produzione (cioè al valore dei salari, stipendi e profitti distribuiti).  In altre parole: le imprese non si debbono preoccupare di trovare acquirenti per i loro prodotti: tutto ciò che producono verrà infatti acquistato.

Questa situazione di equilibrio è assicurata dal funzionamento del mercato dei capitali.

 

 

 

Traccia ed illustra il grafico del mercato dei capitali

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Osserviamo la FIGURA 3 riportata sotto, che mostra le curve di domanda e di offerta di capitali dovute agli economisti neoclassici:

 

 

 

 

La domanda di capitali proviene dalle imprese, che li impiegano per fare investimenti (acquisto di beni strumentali durevoli e non durevoli), mentre l'offerta di capitali proviene dal risparmio delle famiglie. La curva di offerta di capitali è ascendente: più alto è il saggio di interesse "i" più le famiglie sono invogliate a risparmiare. La curva di domanda di capitali è discendente: più alto è il saggio di interesse, più le imprese trovano costoso imprestarsi denaro e limitano i prestiti. Il saggio di equilibrio iEQ è quello al quale la domanda di capitali coincide con l'offerta: risparmiatori e imprese hanno trovato un accordo. Al disopra del saggio di interesse di equilibrio si ha eccesso di offerta di capitali da parte delle famiglie (saggio i1); al disotto del saggio di equilibrio si ha scarsità di capitali o eccesso di domanda da parte delle imprese (saggio di interesse i2)

Un eccesso di offerta fa scendere il saggio di interesse da i2 a iEQ; questa diminuzione fa scendere il risparmio delle famiglie, e aumentare il loro consumo (esse preferiscono risparmiare di meno e consumare di più) in modo che il circuito reddito-spesa risulti in equilibrio.

 

 

Nel circuito superiore le famiglie risparmiano 50 e le imprese investono 25: siamo in una situazione di eccesso di offerta, che nel grafico corrisponde ad un saggio di interesse i1; l’eccesso di offerta di moneta, per una nota legge economica, ne fa scendere il prezzo, cioè il saggio di interesse, fino al livello di equilibrio ieq; mano a mano che il saggio di interesse scende il risparmio delle famiglie diminuisce (50 → 35), il consumo delle famiglie aumenta (50 65), la domanda di moneta per investimenti da parte delle imprese aumenta (25 35) in modo che al livello di equilibrio ieq domanda ed offerta di moneta si equilibrano. Questo corrisponde alla situazione mostrata nel circuito inferiore.

 

 

 

Perché Keynes pensava che il risparmio delle famiglie non fosse collegato al saggio di interesse?

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Secondo Keynes è falsa la curva di domanda di capitali: non è vero che bassi saggi di interesse stimolano la domanda di prestiti e quindi gli investimenti da parte delle imprese. Le decisioni di investimento di un imprenditore non sono (solo) dovute al basso saggio di interesse: se il denaro è a buon mercato, ma vi sono scarse prospettive di vendita del prodotto, l'imprenditore è pessimista e non investe; se invece il tasso di interesse è alto, ma l'imprenditore si aspetta di fare alti profitti, e cioè una grande richiesta del suo prodotto, egli farà alti investimenti e chiederà alte somme di denaro in prestito.

Secondo Keynes è falsa anche la curva di offerta di capitali da parte delle famiglie. Secondo i neoclassici, cui essa è dovuta, se gli imprenditori hanno bisogno di denaro, basterà che offrano un saggio di interesse più alto per invogliare le famiglie ad offrirlo in prestito: in realtà, come vedremo, il risparmio di una famiglia non è dovuto al saggio di interesse, ma al suo reddito. Se i redditi delle famiglie sono bassi, anche se il saggio di interesse è alto, esse risparmieranno poco e offriranno pochi capitali alle imprese

 

 

 

Da cosa dipende la produzione o offerta aggregata o reddito nazionale secondo Keynes?

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Una formula fondamentale della macroeconomia keynesiana è quella che collega domanda aggregata e offerta aggregata (o produzione):

 

Y = C + I + G + E – M

 

Il membro di sinistra rappresenta l’offerta o produzione: si tratta del PIL o "Prodotto Interno Lordo": il prodotto di tutte le imprese, anche straniere, che risiedono nel paese considerato.

Il membro di destra rappresenta la "domanda aggregata" di beni di investimento, di consumo, di beni pubblici e di beni di importazione fatta alle imprese residenti.

Per domanda aggregata si intende la domanda di beni e servizi finali (cioè non intermedi) presso le imprese residenti e la Pubblica Amministrazione del paese considerato proveniente da:

   Famiglie residenti

   Imprese residenti

   Resto del mondo

La formula esprime l’idea keynesiana che la produzione Y dipende dalla domanda

I simboli a destra della eguaglianza indicano le “componenti della domanda aggregata”:

  "C" è la domanda di beni di consumo da parte di famiglie residenti (presso imprese residenti e non residenti)

  "I" è la domanda di beni strumentali durevoli e di beni strumentali non durevoli (incremento delle scorte) da parte di imprese residenti (presso imprese residenti o non residenti)

  "G" è il valore dei servizi forniti gratuitamente o semigratuitamente dallo Stato a famiglie o imprese residenti, più il valore dei beni di investimento prodotti dallo Stato (strade, infrastrutture ecc.)

In sintesi, G = Investimenti pubblici + Consumi pubblici

I servizi pubblici come la giustizia o l’ordine pubblico, ceduti gratuitamente, non hanno un prezzo di mercato.  Il loro valore è perciò pari ai costi sostenuti per produrli.

  "E" è la domanda di beni di consumo, di beni di investimento durevoli, di beni di investimento non durevoli, di servizi  fatta alle imprese residenti dal Resto del Mondo

  "M" è la domanda che i soggetti residenti (famiglie residenti, imprese residenti e autorità nazionali) fanno alle imprese non residenti, per beni di consumo e beni strumentali durevoli e non durevoli.

M va sottratto da C + I + G perché per calcolare il PIL, interessa solo il prodotto italiano contenuto in C + I, e pertanto sottraiamo ad esempio l’inchiostro giapponese usato dalle imprese italiane per produrre una penna, o il videoregistratore acquistato da un turista italiano in Giappone

 

 

 

Traccia ed illustra la funzione del consumo keynesiana, la sua equazione ed i suoi simboli

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Osserviamo la FIGURA 5.

 

 

 

Essa si riferisce ad una economia chiusa (che non ha rapporti con l'estero): infatti non compaiono né importazioni né esportazioni. In orizzontale abbiamo il reddito Y, che identifichiamo col PIL (prodotto interno lordo). In verticale è misurato il consumo dell'intero paese. La funzione ci dice che con un reddito zero le famiglie consumano tuttavia beni per l'importo C0. Il segmento verticale C0 rappresenta quindi il consumo di sussistenza. La funzione ci dice anche che la famiglia, oltre al consumo di sussistenza, effettua una spesa aggiuntiva che aumenta all'aumentare del reddito. Come si vede in prossimità del reddito Y1, noi possiamo scomporre la spesa di un gruppo di famiglie che riceve un reddito Y1 in una spesa di sussistenza C0 e in una spesa c Y che dipende dal reddito. "c" è chiamato "propensione marginale al consumo": è un valore compreso tra zero ed uno che esprime la parte di reddito che la famiglia destina a consumi. "s" è la "propensione al risparmio" (la frazione o percentuale di reddito risparmiata dalle famiglie) e viene ricavata da "c" con la formula: s = 1-c

 

 

 

Cosa succede nel grafico della funzione di consumo keynesiana, le imprese decidono di fare investimenti?

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Osserva i grafici sottostanti

 

 

Le grandezze C ed M dipendono dal reddito, mentre le grandezze I, G ed E non dipendono dal reddito. Le prime si dicono componenti autonome della domanda aggregata; le seconde si dicono componenti non autonome della domanda aggregata.

Osserva ora la FIGURA 9

 

 

Se al consumo si aggiunge anche l’investimento e la spesa pubblica, la linea C slitta parallelamente a se stessa e si trasforma nella linea C+I+G, che non è più la "funzione del consumo", ma la "funzione della domanda aggregata" (simbolo della domanda aggregata è "AD"), che ora comprende la domanda C di beni di consumo e la domanda I di beni di investimento e la spesa pubblica G.

 

 

 

Illustra con un grafico la situazione di equilibrio di un sistema secondo Keynes

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Consideriamo il grafico di figura 10

 

 

 

Questo grafico ci consente di confrontare, per ogni livello di reddito, il consumo C (domanda) con la produzione Y (offerta)

Oltre alla funzione C, nel grafico è riportata una linea con inclinazione di 45°, che consente di riportare in verticale i segmenti orizzontali che rappresentano il reddito

Ad esempio, sempre nella figura 10, il segmento OD ha la stessa lunghezza del segmento verticale DF.

Possiamo quindi leggere in verticale il reddito Y = DF e confrontarlo con il consumo C = DE

Vediamo immediatamente che il reddito supera il consumo di una quantità EF: in altre parole abbiamo un eccesso di offerta, dovuto all'elevato risparmio delle famiglie: in altre parole ancora, il reddito OD distribuito nel corso dell'anno ritorna alle imprese (come spesa C) solo per la parte DE, mentre la parte BC viene risparmiata

Questa situazione, che si verifica a destra del punto di equilibrio P, è detta di “vuoto deflazionistico”, ed è tipica dei paesi ricchi, dove i consumatori non hanno normalmente bisogno di spendere l'intero reddito per soddisfare le proprie necessità

Consideriamo, sempre nel grafico un caso differente: al livello di reddito OA la domanda AG supera la offerta (produzione) AH di un ammontare HG, che possiamo considerare risparmio negativo, o eccesso di domanda. Questa situazione, che si verifica a sinistra del punto di equilibrio P, viene definjita “vuoto inflazionistico”.

Mentre il “vuoto inflazionistico” spinge il reddito verso sinistra (diminuzione), il vuoto inflazionistico lo spinge verso destra (aumento). In entrambi i casi il movimento è verso il punto di equilibrio.

Nel punto di equilibrio (al livello di reddito OB) i consumi sono eguali alla produzione: in altre parole, nel circuito reddito-spesa, che, come sappiamo, mostra i flussi di moneta scambiati tra famiglie e imprese, le somme W+P pagate dalle imprese alle famiglie come salari, stipendi, profitti, ritornano integralmente alle imprese come spesa C di consumo.

Sempre nel punto di equilibrio, Poiché Y = C il risparmio è zero.

OD è il reddito keynesiano di equilibrio. Esso è il reddito che un paese potrà stabilmente ottenere: qualsiasi altro livello di reddito sarà temporaneo, e presto o tardi si sposterà verso il reddito di equilibrio.

 

 

 

Illustra il meccanismo del moltiplicatore keynesiano del reddito

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Cerchiamo di analizzare cosa succede quando nel sistema si verifica un aumento di una cosiddetta “componente autonoma della spesa aggregata”.

Le “componenti autonome della spesa aggregata” sono quelle che non dipendono dal reddito: la spesa per investimenti I; la spesa pubblica G; le esportazioni E

Chiameremo ∆G la variazione della spesa pubblica da parte dello Stato

Chiameremo ∆Y la variazione del reddito (=prodotto) nazionale che rappresenta la conseguenza di ∆G

Supponiamo che lo stato, a metà dell'anno, decida di fare una ulteriore spesa pubblica ∆G = 1.000.000.000 per l’acquisto di autocarri per l’Esercito

Una volta effettuato l'acquisto da parte dello stato, il miliardo speso dallo stato passa nelle mani delle famiglie che lavorano nelle imprese che producono autocarri.

Supponendo che tutte le famiglie della nazione abbiano una propensione marginale al consumo c = 0,8, avremo entro breve termine un ulteriore spesa di £. 800.000.000 (= 1.000.000.000 · 0,8) che finirà nelle mani di altre famiglie: famiglie proprietarie di bar (se le famiglie produttrici di autocarri consumano dei pasti al bar); famiglie che producono generi alimentari (se le famiglie che producono autocarri acquistano generi alimentari); ecc.

Dopo lo stato e dopo le famiglie che lavorano alla produzione di autocarri, un terzo gruppo di famiglie si vede in questo modo trasferire una parte del denaro: queste ultime famiglie, a loro volta ne spenderanno una somma pari a 800.000.000 · 0,8 = 640.000.000, risparmiandone il rimanente.

Il processo continua indefinitamente: ogni famiglia riceve una somma e ne spende l’80% presso imprese dove lavorano altre famiglie.

Nel corso della seconda metà dell'anno avremo quindi un aumento della spesa, cui corrisponde un aumento del reddito nazionale pari a:

 

∆Y = 1.000.000.000 + (1.000.000.000 · 0,8) + (640.000.000 · 0,8) + …

 

e cioè:

 

∆Y = 1.000.000.000 + (1.000.000.000 · 0,8) + (640.000.000 · 0,8 · 0,8) + …

 

e cioè:

 

∆Y = ∆G + ∆G · c + ∆G · c · c + ...

 

e cioè

 

∆Y = ∆G + ∆G·c + ∆G·c2 + ∆G·c3 + ...

 

e cioè

 

Nella formula:

 

 

 

La quantità

 

 

 

è chiamata "moltiplicatore (della spesa)" e può essere anche scritta come:

 

 

 

dove

 

s = (1 - c )

 

è chiamata "propensione marginale al risparmio"

 

 

 

Cosa si intende per “politica economica”?

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  "Politica economica" è l'insieme delle azioni intraprese dalle autorità centrali per influenzare l'economia utilizzando le conoscenze fornite dalla economia politica

Le autorità hanno molti strumenti a disposizione: creazione di divieti o obblighi che impongano ai soggetti economici determinati comportamenti; incentivi e disincentivi monetari, fiscali, ecc.; imposte; spese pubbliche; ecc.

  "Politica economica" è anche il nome della scienza che studia, applicando le conoscenze della economia politica, gli strumenti con i quali si possono modificare le variabili economiche e i loro effetti.

 

 

 

Quali sono i principali obiettivi di politica economica che lo stato democratico del dopoguerra si pone?

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I principali obiettivi di politica economica sono:

   massima occupazione delle risorse, specie dei lavoratori

   controllo dei prezzi e dell'inflazione

   sviluppo economico

   attenuazione delle crisi cicliche

   redistribuzione del reddito

   riequilibrio del commercio con l'estero e del mercato dei cambi

   corretto funzionamento dei mercati finanziari e monetari e assicurativi

 

 

 

Cos’è la “politica di bilancio” (“politica keynesiana”)?

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Sono le manovre con cui lo stato aumenta o diminuisce le spese o le entrate (le imposte) allo scopo di influenzare la domanda aggregata. Lo stato fa questo allo scopo di evitare fluttuazioni cicliche (depressioni economiche o situazioni di inflazione) e di promuovere lo sviluppo economico.

Queste decisioni sono fissate nel documento di bilancio approvato annualmente dal Parlamento su proposta del Governo.

Aumenti o diminuzioni di imposte o di spese pubbliche influenzano (come mostra l’analisi keynesiana) la domanda aggregata e il reddito nazionale

Mediante un aumento o una diminuzione di spesa si può influenzare la domanda aggregata di beni e servizi e quindi il livello del reddito nazionale (vale a dire l'ammontare di beni e servizi prodotti in un dato anno). Mediante un aumento o una diminuzione del prelievo fiscale si può egualmente influenzare la domanda di beni e servizi delle famiglie e delle imprese, con identici effetti.

Si parla di "politica di bilancio espansiva" quando le azioni delle autorità hanno l'obiettivo di incrementare la domanda aggregata; di "politica di bilancio restrittiva" quando l'obiettivo è la diminuzione della domanda aggregata.

Una politica di bilancio espansiva è attuata aumentando le spese e diminuendo le imposte; una politica di bilancio restrittiva è attuata diminuendo le spese ed aumentando le imposte.

 

 

 

Cosa sono la “politica monetaria”, la “politica monetaria espansiva”, la “politica monetaria restrittiva”?

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La "Politica monetaria" è l'insieme delle azioni intraprese dalle autorità per aumentare o diminuire lo stock di moneta e, in tal modo, influenzare o controllare variabili macroeconomiche importanti quali livello generale dei prezzi, saggio di interesse, livello dei cambi, investimenti, ecc.

  Fanno parte della politica monetaria:

·    la politica creditizia (solo in parte)

·    la politica valutaria

·    la politica delle riserve obbligatorie

·    la politica di sconto e prestito da parte della Banca Centrale

·    La politica di mercato aperto

La politica creditizia e la politica valutaria potrebbero tuttavia avere obiettivi diversi dall'aumento o diminuzione dello stock di moneta.

Si parla di "politica monetaria espansiva" quando le azioni delle autorità hanno l'obiettivo di incrementare lo stock di moneta; di "politica monetaria restrittiva" quando l'obiettivo è la diminuzione dello stock di moneta.

Quando lo stock di moneta aumenta le famiglie cercano di liberarsene acquistando beni di consumo o investendo in azioni e obbligazioni. In entrambi i casi fanno aumentare la produzione.

Quando lo stock di moneta diminuisce, non c’è sufficiente credito per famiglie e imprese, e la domanda di beni e servizi diminuisce

La politica monetaria è attuata dalla Banca d'Italia e dal sistema bancario su direttive del SEBC (Sistema Europeo delle Banche Centrali)

 

 

 

Cos’è la programmazione economica?

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Per programmazione economica si intende la redazione da parte delle autorità di programmi che fissano per il sistema economico o per suoi settori o per singole imprese obiettivi (di produzione, di prezzo, di investimenti, di ricerca ecc.) verso cui si cerca di far convergere sia le imprese pubbliche sia le imprese private.

La programmazione che riguarda tutti gli aspetti di un sistema economico è detta globale; se abbraccia un campo limitato è detta settoriale o territoriale (industriale, tessile, sanitaria, bellica, regionale, comunale ecc.)

La programmazione può riguardare anche i fattori di produzione (es. con una adeguata politica della istruzione o degli approvvigionamenti energetici, o del costo del denaro) e i relativi mercati, in particolare il lavoro e il capitale.

Quando la programmazione aziendale si spinge fino a privare le singole imprese della possibilità di fare autonomamente le proprie scelte circa prezzo, quantità, qualità del prodotto, si usa meglio definirla come pianificazione.

Il modo di attuare la programmazione può essere molto vario, e andare dall'ordine (es. prezzo imposto), alla direttiva (che fissa un obiettivo ma lascia il soggetto libero circa la scelta dei mezzi per raggiungerlo), alla esortazione, al semplice obbligo di informazione dei propri piani e progetti da parte di un soggetto economico. Esistono governi autoritari che non attuano programmazione, come pure governi democratici con rigorose programmazioni (es. Giappone)

 

 

 

Cos’è la “politica dei redditi”?

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La “politica dei redditi” è l'intervento dello Stato per evitare che i salari e i profitti crescano eccessivamente provocando inflazione.

Uno dei principali pericoli è l’inasprirsi della conflittualità sindacale. Le autorità intervengono cercando di promuovere un accordo sui salari che eviti scioperi e paralisi dell'economia con scioperi ripetuti.

Un secondo grande pericolo è che si inneschi la cosiddetta “spirale salari-prezzi” (vedi più avanti di cosa si tratta).

Per evitare questi pericoli e in generale che i prezzi dei prodotti crescano, lo stato propone a imprenditori e lavoratori un "patto sociale" di cui egli si fa garante: gli imprenditori non aumenteranno i prezzi e i lavoratori non chiederanno aumenti dei salari. E’ importante che ciascuna delle due parti mantenga il patto: gli aumenti salariali dei lavoratori comprimono i margini di profitto degli imprenditori, spingendoli ad aumentare i prezzi dei prodotti. A sua volta, se gli imprenditori aumentassero i prezzi dei prodotti, i lavoratori vedrebbero aumentare il costo della vita e chiederebbero aumenti di stipendio.

Lo stato, da parte sua, si impegna ad effettuare tutta una serie di interventi che rendano più facile agli imprenditori tenere bassi i prezzi ed aumentare i margini di profitto e ai lavoratori contenere i salari:

   Lo stato interviene per mantenere bassi i redditi dei proprietari di appartamenti in modo che il lavoratore non debba pagare affitti troppo alti

   Lo stato interviene per mantenere bassi i costi dei trasporti pubblici, del gas, dell’elettricità, dell’acqua, che costituiscono altrettante spese per le famiglie dei lavoratori. Lo Stato può ottenere questo principalmente controllando le imprese pubbliche che forniscono servizi alla collettività

   Per determinati prodotti (medicinali ecc.) lo Stato instaura un regime di prezzi controllati

   Lo stato può cercare di alleggerire alcuni costi delle imprese

   Lo stato può attuare la “fiscalizzazione degli oneri sociali” (cioè può accollarsi in tutto o in parte i versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori che i datori di lavoro sono tenuti ad effettuare)

   Lo stato può concedere agevolazioni, ad esempio tributarie alle imprese, specie a quelle in difficoltà

   Lo stato può concedere alle imprese incentivi monetari

   Lo stato può concedere mutui a tasso agevolato

   Lo Stato può potenziare le infrastrutture (reti di trasporto, porti, dogane ecc.) e rendere più efficienti gli uffici della Pubblica Amministrazione che si occupano dei rapporti con le imprese, in modo che le imprese, riuscendo a produrre in modo più veloce ed efficiente, possano tenere bassi i costi

   Lo stato può incentivare la ricerca scientifica e la innovazione, in modo che processi produttivi più efficienti abbassino i costi degli imprenditori

In occasione della contrattazione collettiva tra sindacati dei lavoratori e dei datori di lavoro il ministro del lavoro prende parte alla trattativa allo scopo di favorire l'accordo delle parti sociali.

Lo stato ha poi un potente strumento per contenere i salari e gli stipendi: infatti è esso stesso un datore di lavoro, e può cercare di limitare gli aumenti salariali dei dipendenti pubblici, in modo da non scatenare “rincorse” da parte dei lavoratori dell’industria privata

 

 

 

Cos’è la “spirale prezzi-salari”?

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Gli aumenti salariali dei lavoratori comprimono i margini di profitto degli imprenditori: il prezzo di ogni unità di prodotto venduta copre infatti sia i vari tipi di costi (del lavoro, delle materie prime, dei servizi, degli ammortamenti...) sia la quota di profitto dell'imprenditore. Se aumenta la parte di costo e il prezzo rimane invariato, deve diminuire la quota di profitto su ogni unità venduta.

Per salvare i propri margini di profitto gli imprenditori normalmente, se le autorità non intervengono, aumentano i prezzi, scatenando la spirale inflazionistica nota come "prezzi-salari-prezzi": l'aumento dei prezzi dei prodotti fa sì infatti che il costo della vita aumenti e presto annulli i benefici degli aumenti di salario. Inizierà così di nuovo il ciclo: i lavoratori chiederanno nuovi aumenti salariali, che gli imprenditori neutralizzeranno con nuovi aumenti dei prezzi

 

 

 

Cosa si intende per "Politica sociale"?

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Attua i provvedimenti necessari per elevare il tenore di vita della popolazione in generale e per garantire a tutti i cittadini i servizi sociali fondamentali

 

 

 

Cos’è la “politica di bilancio dal lato delle entrate” o “politica delle entrate pubbliche”?

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Con la politica di bilancio dal lato delle entrate lo stato cerca di influenzare la domanda aggregata aumentando o diminuendo le spese pubbliche

 

 

 

Cos’è la “politica di bilancio dal lato delle spese” o “politica delle spese pubbliche”?

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Con la politica di bilancio dal lato delle spese o politica delle spese pubbliche lo stato cerca di influenzare la domanda aggregata aumentando o diminuendo le imposte (entrate pubbliche)

 

 

 

La nozione di “spesa pubblica” di cui si parla quando si illustra la politica di bilancio coincide con la voce “G” della formula “C+I+G+E-M” della domanda aggregata?

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Non del tutto: quando si parla di politica di bilancio, tra le "spese pubbliche" sono comprese anche le cosiddette "spese di trasferimento" (per pensioni, sussidi di disoccupazione ecc.) che gli statistici non classificano alla voce "G", ma considerano consumo "C" delle famiglie

 

 

 

Che differenza c’è tra una manovra di bilancio qualitativa e una manovra di bilancio quantitativa?

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Con la manovra quantitativa lo stato aumenta o diminuisce le entrate o le spese

Con la manovra qualitativa invece lo stato, lasciando invariata la quantità complessiva delle entrate e delle spese, varia il tipo di entrata o di spesa

Se ad es. lo stato aumenta le spese per investimenti pubblici (ponti, strade) di 1 miliardo mentre contemporaneamente diminuisce le spese per servizi medici alla cittadinanza, attua una manovra qualitativa, lasciando invariata la spesa complessiva. Oppure lo stato potrebbe aumentare la spesa per pensioni e diminuire quella per sussidi alle imprese

 

 

 

Cos’è una “manovra di bilancio espansiva” e una “manovra di bilancio restrittiva”?

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Con la manovra di bilancio espansiva lo stato fa espandere la domanda aggregata, diminuendo le imposte o aumentando la spesa pubblica

Con la manovra di bilancio restrittiva lo stato fa restringere la domanda aggregata aumentando le imposte o diminuendo la spesa pubblica

 

 

 

Cos’è una “manovra di bilancio quantitativa espansiva dal lato delle spese”? A che serve?

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Lo stato aumenta le spese

Serve a combattere una situazione di depressione economica

 

 

 

Cos’è una “manovra di bilancio quantitativa espansiva dal lato delle entrate”? A che serve?

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Lo stato diminuisce le imposte

Serve a combattere una situazione di depressione economica

 

 

 

Cos’è una “manovra di bilancio quantitativa restrittiva dal lato delle spese”? A che serve?

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Lo stato diminuisce le spese

Serve a combattere una situazione di inflazione da eccesso di domanda

 

 

 

Cos’è una “manovra di bilancio quantitativa restrittiva dal lato delle entrate”? A che serve?

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Lo stato aumenta le imposte

Serve a combattere una situazione di inflazione da eccesso di domanda

 

 

 

Cos’è una “manovra di bilancio qualitativa espansiva dal lato delle spese”? A che serve?

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Lo stato, lasciando invariata la spesa complessiva, diminuisce spese con minor effetto moltiplicativo e aumenta spese con maggior effetto moltiplicativo in modo che la domanda aggregata aumenti

Ad esempio, lo Stato diminuisce le spese correnti (stipendi degli impiegati, materiali di consumo della Pubblica Amministrazione ecc.) ed aumenta le spese per investimenti pubblici. Normalmente gli studiosi ritengono che le spese per investimento abbiano un effetto moltiplicativo maggiore delle spese di consumo.

Serve a combattere una situazione di depressione economica

 

 

 

Cos’è una “manovra di bilancio qualitativa espansiva dal lato delle entrate”? A che serve?

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Lo stato, lasciando invariate le entrate complessive, diminuisce alcune imposte e ne aumenta altre in modo che la domanda aggregata aumenti

Serve a combattere una situazione di depressione economica

 

 

 

Cos’è una “manovra di bilancio qualitativa restrittiva dal lato delle spese”? A che serve?

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Lo stato, lasciando invariate le spese complessive, aumenta alcune spese che hanno minor effetto moltiplicativo e diminuisce alcune spese che hanno maggior effetto moltiplicativo, in modo che la domanda aggregata diminuisca

Serve a combattere una situazione di inflazione da domanda

 

 

 

Cos’è una “manovra di bilancio qualitativa restrittiva dal lato delle entrate”? A che serve?

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Lo stato, lasciando invariate le entrate complessive, aumenta determinate imposte e ne diminuisce altre in modo da far diminuire la spesa delle famiglie

Serve a combattere una situazione di inflazione da domanda

 

 

 

Come possono le autorità affrontare una situazione di inflazione da domanda agendo sulle spese?

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Occorre anzitutto individuare se si tratti di inflazione da costi o di inflazione da domanda.

Se si tratta di una inflazione da (eccesso di) domanda, lo stato può attuare una manovra quantitativa restrittiva dal lato delle spese, riducendo la spesa pubblica.

Lo stato può attuare una manovra qualitativa restrittiva dal lato delle spese, modificando la composizione della spesa pubblica.

Questo è consigliabile nel caso in cui la spesa pubblica sia "rigida", cioè non facilmente riducibile per varie ragioni:

  la presenza di impegni giuridici contrattuali (es. contratti dei dipendenti pubblici) o derivanti da leggi del Parlamento (es. interventi a favore di zone terremotate), che sono stati presi negli anni precedenti

  La difficoltà di ottenere una maggioranza parlamentare su provvedimenti (sempre impopolari) di riduzione della spesa. Appare spesso preferibile fare manovre qualitative che sono meno avvertite dalla collettività

 

 

 

Come possono le autorità affrontare una situazione di inflazione da costi agendo sulle spese?

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La inflazione da costi è un aumento dei prezzi dei prodotti provocato dall'aumento del costo dei fattori produttivi.

Occorre verificare quali costi delle imprese siano maggiormente responsabili dell’aumento dei prezzi.

Spesso il principale responsabile è il costo del lavoro (salari e stipendi). In questo caso è opportuno intervenire con una politica dei redditi (vedi più sopra di cosa si tratta)

 

 

 

Cosa si intende per “condizione depressionaria” dell’economia? Quali sono, secondo Keynes, le principali cause di una condizione depressionaria?

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Una situazione di depressione del ciclo economico è caratterizzata da sotto-occupazione delle risorse, da ristagno o diminuzione della produzione, della occupazione, dei prezzi, degli investimenti, della spesa aggregata. In sintesi, tutti i principali indicatori macroeconomici sono in discesa

Secondo Keynes, responsabile della condizione depressionaria è la insufficienza della domanda aggregata.

 

 

 

Come possono le autorità affrontare una situazione depressionaria agendo sulle spese?

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Lo stato in una situazione depressionaria deve attuare una politica di bilancio espansiva, che sfrutti il meccanismo del moltiplicatore

Con una politica di bilancio espansiva quantitativa lo stato aumenterà le spese o diminuirà le entrate sfruttando il meccanismo del moltiplicatore per far aumentare il reddito nazionale e quindi l’occupazione.

Con una politica di bilancio espansiva di tipo qualitativo lo stato, lasciando invariate le spese o le entrate complessive, potrebbe aumentare spese che hanno un effetto moltiplicativo maggiore, come quelle per investimenti pubblici o per incentivare la ricerca o gli investimenti privati, e diminuire spese che hanno un effetto moltiplicativo minore (spese per consumi pubblici, cioè per la fornitura di servizi alla collettività,  o spese di trasferimento come le pensioni)

 

 

 

Cosa si intende per “stagflazione”? Quali ne sono le cause?

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La stagflazione è una situazione caratterizzata contemporaneamente da inflazione e da depressione (cioè da ristagno dell'attività economica). La stagflazione è un fenomeno relativamente recente, sconosciuto agli economisti della prima metà di questo secolo, quando una scarsità della domanda si accompagnava non a prezzi crescenti, ma a prezzi in diminuzione. La stagflazione ha investito le economie capitalistiche avanzate negli anni '70.

Tra le cause della stagflazione vi sono:

  L'incertezza provocata tra gli imprenditori dalla inflazione da costi fa diminuire gli investimenti

Di fronte alle continue rivendicazioni salariali che fanno aumentare i loro costi, gli imprenditori si fanno più cauti: alcuni sanno di essere ben piazzati sul mercato e quindi di poter assorbire l'aumento dei costi del lavoro con un aumento dei prezzi; ma molti altri non sono sicuri che il mercato consentirà loro di aumentare i prezzi per assorbire la continua spinta salariale.

Fino agli anni '70 gli imprenditori sapevano che una situazione di scarsa domanda, che rende loro difficile aumentare i prezzi, provocava però anche disoccupazione, e quindi contrastava l'aumento dei salari. Ma dagli anni '70 in poi, grazie alla forza delle organizzazioni sindacali, gli aumenti salariali non sono più collegati alla situazione di occupazione o disoccupazione.

Il risultato di tutto questo è che gli imprenditori si fanno più cauti, ridimensionano i progetti di investimento.

  Le politiche monetarie restrittive poste in essere dalle autorità aumentano l’incertezza e il timore tra gli imprenditori e frenano gli investimenti

Di fronte ad una situazione di inflazione, facilmente le autorità adottano una politica monetaria restrittiva, che provoca una scarsità di capitali e un aumento del costo del denaro (saggio di interesse). Questo fa ulteriormente diminuire gli investimenti degli imprenditori ed aumenta la situazione di incertezza e di timore da parte loro

  La carenza di investimenti rende il sistema fragile e non in grado di assorbire con aumenti di produttività l’aumento del costo del lavoro

Abbiamo visto che in una situazione di inflazione può facilmente verificarsi una diminuzione degli investimenti.

Ma un sistema che non investe a sufficienza è un sistema fragile, in cui la produttività non aumenta nella misura necessaria per compensare la richiesta di aumenti salariali

In una situazione del genere gli imprenditori, non potendo assorbire gli aumenti del costo del lavoro mediante aumenti di produttività del lavoro, sono costretti sistematicamente ad aumentare i prezzi, innescando la spirale prezzi-salari-prezzi

  L’aumento del prezzo delle materie prime

A partire dagli anni ’70 i paesi produttori di materie prime, in particolare petrolifere, attraverso una aggressiva politica di nazionalizzazioni e di accordi di cartello tra produttori, sono riusciti ad aumentare sensibilmente il prezzo delle loro esportazioni. Questo ha scatenato nei paesi occidentali una ondata di inflazione da costi.

  Il potere dei sindacati, che sono in grado di far aumentare le retribuzioni anche in periodi di crisi economica e di scarsa domanda di lavoro da parte delle imprese

  La spesa pubblica indiscriminata può provocare “colli di bottiglia” in grado di far esplodere l’inflazione anche in condizioni di disoccupazione non grave delle risorse.

In condizioni di disoccupazione non grave la spesa pubblica può provocare inflazione senza far aumentare la produzione In caso di disoccupazione grave, che colpisca tutti i settori produttivi, lo stato può aumentare la sua spesa pubblica senza timore che questo provochi inflazione, e sperando anzi che faccia aumentare la produzione e l'occupazione. Ma nelle economie del secondo dopoguerra le politiche economiche messe in atto dagli stati hanno avuto come effetto di mantenere il sistema in uno stato di disoccupazione lieve, con alcune imprese che producono sfruttando quasi completamente le proprie capacità produttive e altre che producono sfruttando solo parzialmente le proprie capacità produttive. In questa situazione, se la spesa pubblica non è ben indirizzata alle imprese in condizione di disoccupazione, ma a quelle che già stanno sfruttando tutta la propria capacità produttiva, si producono con estrema facilità dei "colli di bottiglia" ("bottlenecks"), delle strozzature, che fanno crescere i prezzi senza che vi sia un apprezzabile effetto sulla occupazione e le quantità prodotte. In queste condizioni la spesa pubblica andrebbe ridotta e soprattutto meglio indirizzata a sfruttare le capacità produttive inutilizzate.

 

 

 

Qual è la politica delle autorità di fronte alla stagflazione?

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Una politica keynesiana che contrasti l'inflazione può aggravare la depressione e una politica keynesiana che contrasti la depressione può aggravare l'inflazione.

La stagflazione rappresenta un problema molto difficile per le autorità. Se esse intervengono per far diminuire i prezzi e quindi l'inflazione mediante una diminuzione della domanda aggregata ottenuta con una riduzione delle spese pubbliche o un aumento delle entrate pubbliche, esse rischiano di aggravare la depressione.

Se viceversa intervengono contro la depressione aumentando la domanda aggregata tramite un aumento delle spese pubbliche o una riduzione delle entrate pubbliche, esse rischiano di far aumentare i prezzi e quindi di scatenare l'inflazione.

In genere le autorità cercano di risanare il bilancio pubblico e di incoraggiare gli investimenti da parte degli imprenditori.

Risanare il bilancio pubblico, come già detto, vuol dire diminuire il deficit annuale e il debito pubblico complessivo, e, insieme, migliorare la qualità della spesa pubblica, evitando le spese improduttive e che non creano investimenti e crescita di produttività. In una situazione di incertezza quale è quella stagflazionistica, si crea una situazione di timore che frena gli investimenti degli imprenditori. Le autorità debbono cercare di incoraggiare gli investimenti con provvedimenti a favore delle imprese (sgravi fiscali, incentivi e contributi, manovre della banca centrale per far diminuire il costo del denaro, ecc.) che ristabiliscano la fiducia degli operatori economici e rilancino l'economia.

 

 

 

Quanti tipi di squilibri possono esistere nella distribuzione del reddito?

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Possono esistere diversi tipi di squilibri:

  Squilibri territoriali (regioni ricche e regioni povere)

  Squilibri personali (famiglie ricche e famiglie povere)

  Squilibri settoriali (gli occupati in un settore, ad es. quello industriale, guadagnano più degli occupati di un altro settore, ad es. quello agricolo)

  Squilibri nella distribuzione tra i fattori (i profitti sono più alti dei salari; le retribuzioni degli operai sono inferiori a quelle degli impiegati)

 

 

 

Come possono le autorità attenuare gli squilibri nella distribuzione del reddito agendo sulle spese?

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La politica più frequentemente usata è quella dell'aumento delle spese per trasferimento (pensioni, sussidi, assegni familiari, cassa integrazione guadagni, ecc.) che aumenti i redditi delle classi meno abbienti redistribuendo a loro favore la ricchezza prelevata con le imposte alle classi più abbienti.

Un'altra politica è quella di produrre servizi semigratuiti (sanità, scuola ecc.) o a prezzi che non superino i costi, tramite imprese pubbliche (trasporti urbani, elettricità, ecc.) in modo che le famiglie meno abbienti vedano aumentare i propri redditi reali. Inoltre, le imprese pubbliche rappresentano iniziative produttive che, se realizzate al sud o in altre zone caratterizzate da depressione economica, possono contribuire ad elevare i redditi degli abitanti di queste regioni.

 

 

 

Qual è il meccanismo della manovra quantitativa dal lato delle entrate (“moltiplicatore delle entrate pubbliche”)?

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Con la manovra quantitativa restrittiva dal lato delle entrate lo stato aumenta o diminuisce il prelievo fiscale sui redditi delle famiglie. Supponiamo che lo stato diminuisca il prelievo fiscale di € 1.000.000

La variazione delle entrate da imposte sarà pari a:

 

∆T = 1.000.000

 

La formula del moltiplicatore delle entrate è leggermente diversa da quella del moltiplicatore delle spese:

 

 

 

 

 

 

In che modo lo Stato può variare il prelievo fiscale (volume del carico tributario)?

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La diminuzione del prelievo fiscale può essere attuata in vari modi:

  Lo stato può aumentare o ridurre il numero dei tributi

  Lo stato può aumentare o ridurre le aliquote dei tributi

  Lo stato può aumentare o ridurre la estensione di un tributo, sottoponendo al tributo categorie di reddito che prima non vi erano sottoposte o esentando categorie di reddito che prima vi erano sottoposte

 

 

 

In cosa consiste la manovra qualitativa dal lato delle entrate? In quali modi può essere cambiata la composizione delle entrate mantenendo invariato il gettito tributario?

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La composizione delle entrate può essere variata, mantenendo invariato il gettito, in vari modi:

  Abolendo una imposta e istituendone un'altra che dia un identico gettito

  Se una imposta ha aliquote diverse a seconda del reddito, si possono diminuire le aliquote sui redditi più bassi ed aumentare quelle sui redditi più alti o viceversa.

  Si possono aumentare le aliquote di una imposta e contemporaneamente diminuendo le aliquote di un'altra:

 

 

 

Come possono le autorità affrontare una situazione di inflazione da domanda agendo sulle entrate?

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  Manovra quantitativa restrittiva dal lato delle entrate

Lo stato aumenta il prelievo tributario.

  Manovra qualitativa restrittiva dal lato delle entrate

Lo stato può attuare una manovra qualitativa restrittiva dal lato delle entrate aumentando le imposte dirette sui redditi delle classi meno abbienti e diminuendo quelle sui redditi delle classi più abbienti, in modo da diminuire la domanda aggregata della collettività.

Consideriamo l'esempio di una collettività formata da tre sole famiglie, Rossi e Bianchi (meno abbienti) e Neri (più abbiente).

Il reddito delle famiglie Rossi e Bianchi, pagate le imposte, è di 1.000 € ciascuna; il reddito della famiglia Neri, pagate le imposte, è di 2.000 €

La propensione marginale al consumo delle famiglie Rossi e Bianchi è di 0,8; la propensione marginale al consumo della famiglia Neri è di 0,4.

La spesa di consumo delle famiglie sarà di:

 

(0,8 · 1.000) + (0,8 · 1.000) + (0,4 · 2.000) = 2.400

 

Supponiamo che lo stato prelevi altre 500 € dal reddito della famiglia Rossi, altre 500 € dal reddito della famiglia Bianchi, e diminuisca di 1.000 € il prelievo sul reddito della famiglia Neri.

Ora, la spesa complessiva di consumo sarà di:

 

(0,8 · 500) + (0,8 · 500) + (0,4 · 3.000) = 2.000

 

Come si vede, le entrate dello Stato sono rimaste invariate, ma la spesa aggregata è diminuita da 2.400 a 2000 €

 

 

 

Come possono le autorità affrontare una situazione di inflazione da costi agendo sulle entrate?

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Lo stato può attuare una manovra quantitativa dal lato delle entrate mediante sgravi fiscali alle imprese e riduzione della imposizione sui capitali finanziari e sulle società. Questo diminuirà i costi delle imprese e consentirà loro di recuperare i margini di profitto, evitando che esse ricorrano all'aumento dei prezzi, che scatenerebbe inflazione

 

 

 

Come possono le autorità affrontare una situazione depressionaria agendo sulle entrate?

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Manovra quantitativa espansiva dal lato delle entrate: questa manovra, consiste nella diminuzione del prelievo fiscale

 

 

 

Come possono le autorità affrontare gli squilibri nella distribuzione del reddito agendo sulle entrate?

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  Lo stato può attuare una discriminazione quantitativa dei redditi

La discriminazione quantitativa si attua con la imposta progressiva, che colpisce con aliquote più elevate i redditi più alti rispetto ai più bassi

  Lo stato può attuare una discriminazione qualitativa dei redditi

La discriminazione qualitativa si attua tassando di più certi redditi, tipici dei ceti medio-alti (redditi da lavoro autonomo, da capitale e da impresa) rispetto ad altri redditi, tipici dei ceti meno abbienti (redditi di lavoro dipendente e redditi dei terreni)

  Lo stato può offrire sgravi fiscali per i settori o le zone che sono in crisi rispetto ai settori e alle zone ricche.

 

 

 

Scrivi e commenta la formula che rappresenta l’effetto combinato del moltiplicatore della spesa e dell’entrata (“moltiplicatore del bilancio pubblico”)

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In questa formula, il primo addendo:

 

 

 

che ha segno positivo, rappresenta gli effetti della variazione della spesa pubblica ∆G, mentre il secondo addendo:

 

 

 

che ha segno negativo, rappresenta gli effetti della variazione del prelievo pubblico ∆T

 

 

 

Illustra con un esempio il Teorema di Haavelmo

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Supponiamo che lo stato aumenti contemporaneamente entrate e spese di € 1.000.000, e che la propensione media al consumo delle famiglie sia di 0,75

Applicando la formula del moltiplicatore combinato della spesa e dell'entrata si avrà:

 

 

 

Come si vede, la spesa pubblica rimane la stessa, ma la domanda aggregata e quindi il reddito nazionale aumentano di 1.000.000

 

 

 

Secondo il teorema di Haavelmo, se il moltiplicatore delle entrate è eguale al moltiplicatore delle spese, lo stato deve sopportare un deficit di bilancio per poter attuare una politica di bilancio espansiva?

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No: si ha un effetto espansivo anche in una situazione in cui lo stato aumenta le spese nella stessa misura in cui aumenta le entrate, e quindi il saldo del suo bilancio non subisce variazioni: se il bilancio era in pareggio, rimane in pareggio; se il bilancio era in deficit, il deficit rimane invariato (non aumenta né diminuisce)

 

 

 

Cosa si intende per “deficit di bilancio” o “deficit” pubblico”? Che differenza c’è tra “deficit pubblico” e “debito pubblico”?

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Per "deficit di bilancio" o "deficit pubblico" si intende il saldo che annualmente si registra tra entrate e spese pubbliche.

Mentre il "deficit pubblico" è il debito che lo stato fa in un singolo anno, il "debito pubblico" è l'insieme di tutti i debiti che si sono accumulati nei vari anni, anche cioè di quelli dovuti ai deficit di bilancio degli anni precedenti.

 

 

 

In quanti modi può essere finanziato il deficit di bilancio dello Stato?

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Sono possibili diversi modi di finanziamento:

  Emissione di titoli di stato a breve termine (BOT)

  Emissione di titoli di stato a medio o lungo termine (BTP, CCT e simili)

  Anticipazioni (prestiti a brevissimo termine) che lo Stato ottiene dalla Banca d'Italia sul conto corrente che ha presso di essa

  Prestiti allo Stato da parte di banche pubbliche o private

  Emissione di moneta

 

 

 

Quali sono gli effetti del finanziamento del deficit di bilancio finanziato con prestiti pubblici?

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Tra gli effetti si possono ricordare:

  "Effetto spiazzamento" ("crowding out")

Lo stato fa concorrenza alle imprese private per accaparrarsi il risparmio delle famiglie. Se le imprese non utilizzano tutto il risparmio delle famiglie per investimenti, lo Stato può ottenere le somme necessarie senza perturbare i piani di investimento delle imprese, e la spesa pubblica ha il benefico effetto di sfruttare risparmio che altrimenti rimarrebbe inutilizzato. Ma se le imprese stavano già utilizzando tutto il risparmio disponibile per fare investimenti, lo stato sottrarrà loro una parte di tali risparmi. Diminuiranno perciò gli investimenti privati, ma soprattutto, poiché le spese dello stato sono in larga parte spese correnti e non spese per investimenti, diminuiranno gli investimenti complessivi del sistema economico

  Effetto di drenaggio della liquidità

In una situazione di eccesso di domanda aggregata, che crea inflazione, la vendita di titoli del debito pubblico priva le famiglie di moneta e impedisce che questa, venendo spesa per l'acquisto di beni e servizi, aggravi l'inflazione.

 

 

 

Quale effetto ha il finanziamento del deficit pubblico tramite emissione di moneta?

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Si possono avere due possibilità:

  Le famiglie possono utilizzare la nuova ricchezza per acquistare titoli

La spesa pubblica aumenta la ricchezza delle famiglie. Queste possono decidere di investire una parte di questa ricchezza in titoli.

In questo caso, aumenta la domanda di titoli, e, per un meccanismo ben noto, diminuisce il saggio di interesse degli stessi.

La diminuzione del saggio di interesse invoglia gli imprenditori a fare nuovi investimenti, cioè aumenta la componente I della domanda aggregata e, tramite il moltiplicatore, questo fa aumentare il reddito nazionale

  Le famiglie possono utilizzare la nuova ricchezza per acquistare beni di consumo

In questo caso, se si è in situazione di inflazione, questa si aggraverà.

 

 

 

Quali effetti può avere una manovra di bilancio espansiva in una economia aperta?

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  Una manovra espansiva che aumenta il reddito può far aumentare le importazioni e far andare in deficit la bilancia dei pagamenti

Secondo Keynes, le importazioni, esattamente come i consumi dipendono dal reddito dei soggetti:

 

M = m · Y

 

dove 0 = m = 1 ha, rispetto alle importazioni, lo stesso ruolo che la propensione al consumo c ha rispetto ai consumi

Una manovra espansiva che aumenti il reddito nazionale può in tal modo far aumentare le importazioni e far andare in deficit la bilancia dei pagamenti di un paese

  Una manovra espansiva può provocare inflazione e questo, rendendo i prodotti nazionali meno competitivi rispetto a quelli esteri, può far andare in deficit la bilancia commerciale

  Una spesa pubblica finanziata tramite emissione di titoli pubblici provoca un aumento di offerta di titoli, e quindi una diminuzione del prezzo dei titoli, un aumento del saggio di interesse, e questo, attirando capitali stranieri, farà andare in attivo la bilancia dei pagamenti

 

 

 

Cosa sono le fluttuazioni cicliche?

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L’attività economica, il reddito e l’occupazione sono variabili caratterizzate da fasi di espansione e di depressione chiamate cicli economici o fluttuazioni cicliche. Durante le fasi di espansione si assiste ad un aumento del reddito e dell’occupazione; durante quelle di depressione queste grandezze variano in senso opposto.

Bisogna distinguere i cicli economici dallo sviluppo. Si hanno i cicli quando varia il livello di attività economica ma le potenzialità produttive del paese rimangono sostanzialmente fisse (e così pure il reddito potenziale). Si ha invece lo sviluppo quando le capacità produttive di un paese ed il suo reddito potenziale si accrescono.

Il ciclo economico è costituito da quattro fasi: l’espansione (caratterizzata da un aumento degli investimenti, dei consumi e dell’occupazione); il punto di svolta superiore, o “crisi” (interruzione dell’espansione); la depressione (stagnazione o recessione) (che si manifesta attraverso la caduta degli investimenti e dell’occupazione); il punto di svolta inferiore o “ripresa”, in cui il sistema economico esce dalla fase recessiva per cominciare ad espandersi di nuovo.

La “recessione” è una fase di rallentamento dell’attività economica, con conseguente disoccupazione. In un periodo di recessione il declino disegna una curva continua e prolungata, senza picchi eccessivi, che segnerebbero invece una depressione. Per gli economisti un  paese incappa in recessione tecnica quando la crescita del Prodotto Interno Lordo è negativa per almeno due trimestri consecutivi. Durante le fasi di recessione economica, mancando sia il consumo sia l’opportunità di investimento interno, entra in crisi anche il risparmio, spesso attratto da opportunità di investimento estero. In sostanza, con il rallentamento della crescita del PIL, scende il fatturato delle imprese e, di conseguenza, c’è rischio di perdere posti di lavoro.

La “stagnazione” è una situazione in cui la produzione e il reddito nazionale non crescono né calano. Il termine si può riferire a una situazione temporanea, ed è quindi affine a recessione o deflazione. Di solito però si riferisce a periodi più prolungati: in tal caso l’espressione viene utilizzata per indicare una prospettiva di graduale estinzione della crescita economica del paese. In questo senso viene usato anche il termine “ristagno”, una prospettiva analizzata più volte dagli economisti con conclusioni diverse. In sostanza si tratta di un blocco dello sviluppo economico che prosegue piatto, su livelli di crescita nulla o estremamente ridotta. I corollari sono l’alta disoccupazione e il reddito costante o in diminuzione.

Il "ciclo economico" o "congiuntura" dura in media, nella sua forma più breve ed accentuata, tre-cinque anni, e si compone di una fase di espansione, durante la quale il reddito nazionale si contrae o cresce in modo più lento, e di una fase di depressione, espansione, durante la quale il reddito nazionale aumenta o cresce in modo più accentuato.

Possiamo così visualizzare la crescita del reddito nazionale di un paese come una linea con delle ondulazioni:

 

 

 

 

Cos'è la "politica anticongiunturale" o "politica anticiclica"?

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Con la politica anticiclica lo stato cerca di diminuire la durata e l'intensità delle oscillazioni del ciclo economico (fasi di depressione e di eccessiva espansione)

 

 

 

In che modo, tramite l'attività finanziaria lo stato attua una politica anticongiunturale o anticiclica?

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Durante i periodi di depressione lo stato aumenta le proprie spese e riduce le imposte: il bilancio dello stato va in deficit e aumenta la domanda aggregata.

Durante il successivo di espansione economica lo stato diminuisce le spese e aumenta le imposte: il bilancio dello stato va in surplus e i deficit del precedente periodo vengono ripianati. La domanda aggregata diminuisce e l'inflazione da domanda scende.

Alla fine del periodo il bilancio dello stato si trova in pareggio.

Lo Stato può anche, in alternativa, utilizzare politiche monetarie: in sintesi, le politiche (monetaria o di bilancio) espansive vengono utilizzate per contrastare la recessione e la stagnazione, che rappresentano il punto più basso del ciclo economico; le politiche (monetaria o di bilancio) restrittive vengono utilizzate per contrastare l’inflazione e l’eccesso di domanda, che rappresentano il punto più alto del ciclo economico.

 

 

 

In che modo avviene la redistribuzione della ricchezza a favore delle classi meno abbienti?

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Con un sistema progressivo, le famiglie più abbienti pagano aliquote più alte delle classi meno abbienti. Attraverso servizi pubblici gratuiti o semigratuiti, pensioni, sussidi, lo stato utilizza il denaro prelevato alle classi più abbienti a favore delle classi meno abbienti

 

 

 

Perché la redistribuzione della ricchezza a favore delle classi meno abbienti normalmente provoca un aumento della domanda aggregata?

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Supponiamo di avere un gruppo A di famiglie ricche, la cui propensione al consumo è di 0,5 e un gruppo B di famiglie povere la cui propensione al consumo è di 0,8.

Se preleviamo un milione dal reddito delle famiglie ricche e lo redistribuiamo alle famiglie povere perch‚ lo spendano avremo una diminuzione della spesa aggregata pari a:

1.000.000 * 0,5 = -500.000 che rappresenta la parte del milione che le famiglie ricche avrebbero destinato a consumo

Avremo anche un aumento della spesa aggregata pari a:

1.000.000 * 0,8 = +800.000 che rappresenta la parte del milione che le famiglie povere spenderanno.

Facendo la somma algebrica si avrà:

800.000-500.000 = +300.000

Come si vede, a seguito della redistribuzione dalle famiglie ricche alle famiglie povere la spesa aggregata è aumentata di 300.000.

 

 

 

Cosa si intende per "inflazione per conto dello Stato"?

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L'eccessiva spesa pubblica dello stato assistenziale provoca inflazione da domanda.

 

 

 

Quali sono i limiti e gli inconvenienti della politica di bilancio keynesiana?

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  L’aumento della spesa pubblica finanziata con deficit di bilancio può provocare un effetto chiamato “di spiazzamento” nei confronti degli investimenti privati: le imprese non riescono più a trovare capitali per i loro investimenti, sia per un aumento del tasso di interesse, disincentivante per gli imprenditori, sia perché le famiglie destinano i loro risparmi non all’acquisto di azioni ma di titoli del debito pubblico.

  L’aumento di spesa pubblica, specie se finanziato con il deficit pubblico, può provocare inflazione

 

 

La crescente importanza della politica monetaria nel secondo dopoguerra

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La politica monetaria non era considerata da neoclassici e keynesiani un efficace strumento per influenzare le variabili reali della economia

reddito, consumi, investimenti, occupazione, ecc. Si riteneva generalmente che un aumento della quantità di moneta in circolazione avrebbe influenzato unicamente le variabili monetarie, principalmente elevando il livello dei prezzi, senza modificare le variabili reali.

  La politica monetaria ha assunto, a partire dal secondo dopoguerra, un rilievo sempre maggiore, con la scuola di Chicago

A partire dagli anni '50 la scuola monetarista (“scuola di Chicago”) e poi un sempre maggior numero di altri economisti, da un lato hanno denunciato gli aspetti negativi delle politiche di bilancio di tipo keynesiano e dall'altro hanno mostrato come le variabili monetarie sono in molti casi in grado di influenzare le variabili reali della economia.

Col tempo la politica di bilancio è diventata sempre più difficile da attuare

La politica monetaria è diventata sempre più importante anche per un'altra ragione. Nel corso del tempo la spesa dello stato, destinata per una parte sempre maggiore a coprire le necessità correnti (stipendi, materiali di consumo, ecc.) è diventata sempre meno modificabile.

Una efficace politica keynesiana di bilancio, basata su variazioni della spesa per far fronte alla congiuntura economica, è divenuta quindi praticamente impossibile, e l'unico strumento importante di politica economica in mano alle autorità è rimasta la politica monetaria.