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PICCOLO COMPENDIO DIETOLOGICO PER LA CHEMIOTERAPIA

 

 

 

 

indice  

Una sintesi dei consigli più importanti

Possibili effetti negativi della terapia

Consigli generali

Non affaticare reni e fegato

L’eccesso di fosforo nella dieta occidentale e i suoi danni

Alimenti da escludere

Alimenti da consumare con moderazione

Alimenti sostituibili con altri alimenti nutrizionalmente più vantaggiosi

Quante proteine?

Le fonti di proteine vegetali

Le principali fonti di proteine animali

I cibi vitaminici e l’integrazione vitaminica

Le crudità

I semi oleosi (frutta a guscio)

Mantenere in salute l’intestino

La salute della flora batterica

Dieta disintossicante. The e tisane

Precauzioni per proteggere il sistema immunitario dalle aggressioni di microbi e virus

Consigli vari

Regole di igiene quotidiana

I consigli dei medici della Fondazione Veronesi per la dieta durante la chemio e radioterapia

I consigli dei Guy’s and St. Thomas Hospitals – National Health Service UK

I consigli del National Cancer Institute degli Stati Uniti

Note

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una sintesi dei consigli più importanti

 

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  Non cambiare improvvisamente le proprie abitudini alimentari, passando al vegetariano, inserendo cibi esotici, eliminando il sale ecc.

  Non apportare particolari limitazioni alla propria dieta. Secondo fonti autorevoli non c’è un particolare bisogno di rinunciare né ai dolci, né ai formaggi, né alla carne rossa, ovviamente in quantità non eccessiva. Gli amidi (pane, patate, riso, pasta, patate dolci e cereali) vanno inseriti in ogni pasto, perché sono cibi energetici. L’obiettivo è mantenere l’energia del proprio fisico e non debilitarlo.

Leggere in proposito, in questo documento, i paragrafi che riportano le avvertenze dei Guy’s and St. Thomas Hospitals di Londra e del National Cancer Institute degli Stati Uniti.

Modifiche alla propria dieta potrebbero essere necessarie in caso di difficoltà di assimilazione per renderla più leggera, ma niente di più.

  Aumentare se possibile le ore di sonno. Questo consente all’organismo e al sistema immunitario di rigenerarsi.

  Non affaticare reni e fegato. I cibi particolarmente pesanti (molto grassi, fritti, speziati, ecc.) andrebbero evitati. I cibi ricchi di fosforo vanno limitati, perché affaticano i reni, che sono già affaticati dalla chemioterapia e dall’eccesos di proteine. Limitare i formaggi stagionati, che ne sono molto ricchi, e bandire bibite a base di acido fosforico come la coca-cola.

  Bandire il consumo di soia e derivati, che contengono sostanze ad azione ormonale che possono interferire con la terapia

  Se si hanno difficoltà digestive e appesantimenti, sostituire in parte i formaggi con yogurt, ricotta, fiocchi di latte, che sono più leggeri

  Aumentare le proteine nella dieta per compensare l’aumentata mortalità delle cellule a causa della terapia, ma senza esagerare

  L’assunzione di integratori vitaminici o di succhi di frutta vitaminici o bibite tipo Gatorade deve servire unicamente a supplire all’aumentato fabbisogno di vitamine e ad eventuali carenze. E’ esclusa una iper-supplementazione che secondo diversi oncologi interferisce addirittura con la chemioterapia. Le compresse di vitamine andrebbero quindi assunte ogni 2-3-5 giorni oppure all’occorrenza, quando ci si sente particolarmente deboli. Sull’opportunità di questa assunzione, sentire l’oncologo.

  Evitare di mangiare crudità come finocchi e carote (il succo di carota prima o dopo una seduta di terapia pare faccia bene). Le cime di cavolfiori sono molto delicate e digeribili, e perdipiù appartengono alla famiglie delle crucifere, che sono dei potentissimi alimenti antitumore.

Nel periodo finale della terapia, quando il sistema immunitario è più indebolito, diversi oncologi suggeriscono di rinunciare del tutto alle verdure crude.

  I semi oleosi non vanno inseriti nella dieta per più di 30 grammi al giorno, e diversi oncologi raccomandano di non mangiarne durante la chemioterapia perché le muffe e i funghi di cui potrebbero recare tracce portano il pericolo di infezioni per il sistema immunitario indebolito. Vedi nel paragrafo sui semi oleosi le loro controindicazioni.

  Mantenere in salute l’intestino, perché altrimenti l’assimilazione dei nutrienti risulta compromessa, con conseguente danno alla salute generale. Vedi il paragrafo dedicato a questo argomento.

  Non è opportuno bere the verde e altri alimenti ricchi di antiossidanti come il succo di pomodoro (riccoi del potente antiossidante licopene) perché diversi oncologi ritengono che gli antiossidanti proteggono anche le cellule tumorali, e interferiscono con il meccanismo di azione dei farmaci somministrati durante la terapia.

  Seguire le normale regole di igiene quotidiana (vedi paragrafo specifico) e prendere le precauzioni aggiuntive raccomandate dagli oncologi per proteggere il sistema immunitario indebolito dalle infezioni (vedi paragrafo specifico).

  Un recente studio australiano (2) ha rivelato che carote e prezzemolo contengono dei composti capaci di neutralizzare una proteina chiamata BCRP/ABCG2 (breast cancer resistance protein), che fa parte dei meccanismi di trasporto lare del nostro corpo che stabiliscono quali composti entrano nelle cellule e ostacola l’ingresso dei composti chemioterapici nelle cellule del seno. I ricercatori ritengono che 300-900 ml di succo di carota possono produrre sensibili effetti su questa proteina.

  Vedere il paragrafo “Consigli vari” per ulteriori raccomandazioni che si trovano nei blog online e che possono essere utili.

 

 

 

Possibili effetti negativi della terapia

 

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Tra i possibili effetti negativi della terapia vi sono:

Stanchezza

Disturbi del sonno

Costipazione

Diarrea

Rischio di infezioni

Cambiamenti soggettivi nel gusto (sapore differente o cibo privo di sapore) o nell’odore del cibo

Bocca e denti doloranti

Nausea

Vomito

Mal di gola

Inappetenza

Calo di peso

Aumento di peso. In qualche caso l’utilizzazione degli steroidi nella terapia farmacologica può far incrementare l’appetito con conseguente aumento di peso.

Intolleranza al lattosio

 

 

 

Consigli generali

 

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non apportare particolari limitazioni alla dieta

Secondo diverse fonti mediche autorevoli, la dieta durante la terapia deve essere ben bilanciata e variata, ma per il resto non deve introdurre restrizioni o cambiamenti, perché l’unico obiettivo è di mantenere l’organismo in buona salute e in grado di sostenere la cura. Leggere, in questo documento, i paragrafi dedicati alle raccomandazioni dei Guy’s and St. Thomas Hospital di Londra e del National Cancer Institute degli Stati Uniti (4).

Secondo queste fonti, non c’è un particolare bisogno di rinunciare né ai dolci, né ai formaggi, né alla carne rossa. Gli amidi (pane, patate, riso, pasta, patate dolci e cereali) vanno inseriti in ogni pasto, perché sono cibi energetici.

 

non cambiare improvvisamente le proprie abitudini alimentari

Malgrado qualcuno può essere tentato – e viene sovente consigliato – di passare ad una dieta più salutista già durante la terapia, in realtà cambiare le proprie abitudini alimentari troppo drasticamente può rappresentare per il nostro corpo, abituato ad un regime diverso, uno stress aggiuntivo che non appare consigliabile. Per non dire che, secondo biologi di fama internazionale, come Valerio Longo, in realtà si dovrebbe continuare a mangiare la dieta dei propri genitori e dei propri nonni, che è quella a cui il nostro organismo è meglio adattato da generazioni.

 

evitare di debilitare il proprio fisico

I dati statistici mostrano che nelle prime settimane di chemioterapia si registra un impressionante 30% di decessi, che colpiscono le persone più debilitate e dal fisico più debole e provato. Importante è quindi non affrontarla con un organismo affaticato e mantenersi in forze.

 

aumentare le ore di sonno

Il sonno è uno straordinario riparatore dell’organismo, e non bisogna negarsi pisolini, levate più tarde e dormite domenicali, se l’organismo sembra gradirle.

 

evitare lo sport

Sport intensi, come running, ciclismo, corsa, nuoto sono da evitare, perché lo stress dell’attività fisica abbassa le difese del sistema immunitario. Recenti studi che hanno preso in esame soggetti che correvano per 10 km al giorno (i cosiddetti runner), hanno evidenziato a sorpresa danni generali al fisico, alle articolazioni e stress cardiovascolare.

 

 

 

Non affaticare reni e fegato

 

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L’eccesso di proteine si somma alla chemioterapia per creare un aumentato stress renale. A chi aumenta il proprio apporto di proteine viene pertanto consigliato di bere una quantità adeguata d’acqua, che aiuta i reni a svolgere il loro compito.

Tra le sostanze che possono danneggiare i reni, il fosforo è un loro nemico giurato. Purtroppo, nella dieta occidentale, la quantità di fosforo che assumiamo è diverse volte superiore rispetto al fabbisogno – modesto – dell’organismo. Evitare le fonti di fosforo è imperativo per chi ha già i reni sottoposti allo stress della terapia e dall’aumentato consumo di proteine.

Andrebbero consumati in modica quantità i formaggi, specie quelli stagionati. Bandita la coca-cola e le bibite a base di acido fosforico.

Vedi in questo documento il paragrafo sui danni dell’eccesso di fosforo.

 

 

 

L’eccesso di fosforo nella dieta occidentale e i suoi danni

 

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Una tipica dieta occidentale contiene 1500 mg di fosforo; negli USA soggetti sani tra i 30 e i 49 anni consumano 1400 mg giornalieri di fosforo

Il potenziale nefrotossico di un eccessivo carico enterale di fosforo è stato inequivocabilmente dimostrato in animali. Mackay e Oliver, somministrando ai ratti una dieta con vari composti di fosforo inorganico hanno notato già dal terzo giorno incipienti lesioni renali. Il quindicesimo giorno le lesioni erano già macroscopiche, con necrosi dei tubuli convoluti seguita da una ricrescita anomala con calcificazione, e i reni avevano aumentato di peso. Il fosforo, a seconda della forma, può rendere una dieta acida o alcalina, ma questo non si è dimostrato rilevante: tutte le forme di fosforo inorganico producono questo risultato. (257)

Haut e collaboratori hanno mostrato che l'insufficienza renale aumenta i danni di un eccesso di fosforo e che si verifica deposizione di fosfato di calcio nei reni. Una dieta povera di fosforo previene la calcificazione e il deterioramento funzionale e istologico dei reni di animali con insufficienza renale. Sia nel caso di insufficienza renale che di eccesso di fosforo si verifica un superlavoro dei nefroni per filtrare il fosforo, e questo può indurre calcificazione anche in assenza di aumentata fosfatemia.

Il consumo pro-capite di fosforo negli USA è aumentato costantemente negli ultimi 40 anni, superando il 260% della dose giornaliera raccomandata. Non sono stati sinora condotti studi epidemiologici su vasta scala per accertare se esista un legame tra assunzione di fosforo e prevalenza/progressione della patologia renale.

La stima della quantità giornaliera assunta è inaccurata nei rilevamenti ufficiali, che non tengono conto della quantità notevole, scarsamente specificata e variabile, di fosforo addizionato (principalmente come fosforo inorganico) negli alimenti lavorati (carni, formaggi, condimenti, bibite tipo coca-cola, prodotti da forno, cibo pronto ecc.) per la conservazione, la lievitazione, il tamponamento, l'emulsificazione, il mantenimento del colore, il miglioramento del gusto e la crioprotezione.

In generale, i cibi con alto contenuto proteico come le carni, il latte, le uova e i cereali hanno anche un alto contenuto di fosforo.

L'introito giornaliero di fosforo varia in modo significativo in relazione a ciò che si mangia. Con la tipica dieta americana, soggetti giovani e di mezza età consumano circa 1600 mg giornalieri, mentre donne della stessa età ne consumano circa 1000 mg. Queste stime riflettono il "naturale" contenuto di fosforo dei cibi. Una stima reale richiede di tene conto di tutte e tre le principali fonti di fosforo - il fosforo naturale contenuto nel cibo crudo o non lavorato come costituente delle cellule e delle proteine; il fosforo agiungo ai cibi durante la lavorazione; e il fosforo contenuto nei supplementi dietetici.

I cibi ricchi di proteine, come carne, latte, latticini, uova e cereali sono anche ricchi di fosforo e contribuiscono per la parte maggiore all'introito di fosforo. Di recente, tuttavia, l'uso crescente di pratiche di lavorazione dei cibi, che includoono l'addizione di fosforo, ha prodotto un incremento significativo nell'introito giornaliero. Nel 1990 gli additivi contenenti fosforo contribuivano per una quantità giornaliera stimata di 470 mg nella dieta di un adulto negli USA, ma questo apporto continuera a salire mano a mano che cresce la domanda di cibi pronti e fast food. Di fatto, in dipendenza di scelte alimentari, l'assunzione di fosforo può aumentare fino a 1000 mg al giorno semplicemente aumentando la percentuale di cibi lavorati nella dieta.

fosfati utilizzati per addizionare i cibi sono prodotti da acido fosforico alimentare, che è preparato a partire dal fosforo elementare. L'acido fosforico è convertito in polifosfati di sodio e altre molecole, che sono usati nella lavorazione di molti cibi, inclusa la carne. Il fosforo degli additivi è assorbito molto più prontamente di quello contenuto naturalmente nei cibi. Mano a mano che i produttori di carne allevano animali sempre più magri che contengono significativamente meno grasso, sono sviluppati processi alternativi per rimpiazzare la perdita di gusto e morbidezza dovuta alla riduzione del grasso, e uno dei processi è quello di enhancing meat. La carne di qualsiasi tipo riceve una iniezione di soluzioni come acqua, sale e fosfato di sodio per stagionarla e impedire che si dissecchi. Sebbene le direttive federali richiedono che il produttore includa la dichiarazione di tale pratica, la maggior parte dei consumatori non si rendono conto che ciò che stanno acquistando è un prodotto alterato. La dichiarazione è normalmente scritta in piccolo, spesso non notata dall'acquirente. Se il prodotto è stato riconfezionato in porzioni individuali al dettaglio, il negozio è tenuto ad esporre l'etichetta nutrizionale fornita col prodotto su ogni singola confezione e questo passo può mancare. I sali di fosforo sono usati anche nel prodciutto e nel bacon per ridurre l'ossidazione, stabilizzare le proteine e migliorare il colore e il gusto. Quando il prosciutto è stagionato nel sale, l'acqua della soluzione è persa e il semplice riadizionarla rende il prosciutto molliccio. Aggiungendo il 5% di idrogenofosfato sodico alla sostanza utilizzata per stagionare previene la perdita di acqua e il prosciutto è più tenero e gustoso. Questo processo può elevare il contenuto di fosforo e potassio di 2 e 3 volte rispettivamente. I fosfati sono anche usati nel pesce in scatola per complementare gli ioni di magnesio, che altrimenti causerebbero col tempo la precipitazioe di cristalli di struvite nelle lattine. Il pesce surgelato è pure immerso in una soluzione al 12,5% di tripolifosfato di sodio e al 4% di sale per impedire la perdita di proteine durante lo scongelamento.

I sali di fosforo svolgono innumerevoli altre funzioni nell'industria alimentare. L'industria della panificazione li usa per la lievitazione, e i produttori di bibite gassate aggiungono fosforo alle bevande a base di cola per migliorare il sapore. Una ragione per usare l'acido fosforico sta nel fatto che è più economico e produce una maggiore "asprezza" dell'acido citrico o tartarico. Questi operano come emulsionanti nei latticini, per mentenere liquido il latte condensato e come agenti tamponanti in molte differenti applicazioni . Molti dei cibi lavorati che acquistiamo oggi sarebbero meno graditi e avrebbero una data di scadenza più breve senza l'uso dei fosfati da parte deiproduttori. Poiché i fosfati fanno già parte della nostra dieta naturale, aggiungerli ai cibi, teoricamente non dovrebbe causare problemi alla generalità delle persone, ma questo non è ovviamente il caso per i pazienti con insufficienza renale. Essi devono essere messi al corrente che i cibi lavorati sono significativamente più alti quanto al contenuto di sodio rispetto ai prodotti naturali.

Molti supplementi multivitaminici/multiminerali non contengono fosforo perché, per la maggior parte delle persone, una tale supplementazione non è necessaria. Ma alcuni contengono quantità significative di fosforo (ad esempio Multicentrum contiene 48 mg di fosforo, mentre Supradyn contiene 18,5 mg di fosforo).

L'importanza delle pratiche correnti di supplementazione è ben illustrata da un esperimento effettuato con 8 normali volontari. Nel corso di un periodo di 4 settimane, furono nutriti con una dieta libera di additivi al fosforo. Durante un secondo periodo di 4 settimane, furono dati loro cibi in commercio simili a quelli precedenti, ma a differenza di quelli contenenti additivi (es. formaggio lavorato al posto di formaggio naturale, carni con fosfati invece di carne senza fosfati, coca-cola invece che bevande con acido citrico ecc.). Queste sostituzioni aumentarono l'introito di fosforo in media di 1154 mg al giorno senza che l'introito di proteine e calcio cambiasse. È interessante notare che all'inizio del secondo periodo tutti i soggetti sperimentarono una lieve diarrea, che per in due di loro persistette fino al termine dell'esperimento. L'effetto lassativo e purgante dei sali di fosforo è ben noto, ma è interessante che esso si manifesti anche con le quantità presenti nei moderni cibi lavorati. Una veloce scorsa ai principali marchi USA mostra che molti prodotti consumati su base regolare, come il salame Mayer's, la zuppa Campbell e molti altri contengono sali di fosforo come additivi. Ma non è possibile stimare il contenuto di fosforo, perché l'ammontare non è dichiarato.

La stretta associazione tra fosforo e contenuto proteico dei cibi rende veramente difficile la restrizione del fosforo nella dieta senza contemporaneamente limitare l'assunzione di proteine, specialmente di origine animale. Una assunzione giornaliera di proteine di 1,2 g/kg/die, che è quella raccomandata per pazienti in dialisi, conduce quasi invariabilmente a iperfosfatemia. L'enfasi sulla necessità di proteine animali fa ridimensionata. Un piatto costituito da una tazza di riso bianco e una tazza d fagioli contiene 16 g di proteine e 257 mg di fosforo, di cui però solo il 25% (64 mg) è assorbito nell'intestino. Di contro, la stessa quantità di proteine animali della carne fornisce molto più fosforo plasmatico a causa della sua quasi totale biodisponibilità: pollame, carne bovina, pesce e carne suina forniscono rispettivamente 118, 122, 182 e 198 mg di fosforo ogni 16 gr. di proteine. È importante notare che tutti gli aminoacidi essenziali possono essere ottenuti da fonti vegetali e che persino le diete vegane sono in grado di soddisfare tutte le necessità in una dieta, sebbene diventi importante il monitoraggio dei livelli dei nutrienti, perché fattori limitanti diventano significativi quando non è presente carne nella dieta.

 

 

 

Alimenti da escludere

 

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●  Fritture, alimenti troppo grassi o speziati (utilizzare quanto più possibile grassi crudi, tra cui olio extravergine di oliva)

●  Coca cola e altre bevande che contengano fosforo (vedi il paragrafo sui danni del fosforo per i reni)

●  Edulcoranti artificiali (aspartame, saccarina ecc.)

L’aspartame, nonostante tutte le assicurazioni contrarie dell’industria alimentare, nei topi fa sviluppare tumori grossi quanto delle noci. A buon intenditor…

Quanto agli altri dolcificanti, come i polialcoli, essi sono non di rado lassativi e disturbano l’intestino (mangiare 10 caramelle dietorelle o 10 alpenliebe dietetiche per credere: si va immediatamente in bagno).

●  Colluttori al fluoro

●  Soia e prodotti a base di soia

La soia contiene potenti fito-ormoni e sostanze che oltre che a limitare l’assimilazione dei minerali producono ingrossamento della tiroide. Non è opportuno immettere nell’organismo, durante la terapia, simili sostanze che ne alterano l’equilibrio.

 

 

 

Alimenti da consumare con moderazione

 

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●  Formaggi, specie quelli stagionati ad alto tenore di grassi

●  Ridurre l’assunzione di fosforo dalle fonti alimentari (vedi il paragrafo sui danni del fosforo per individuare queste fonti alimentari)

 

 

 

Alimenti sostituibili con altri alimenti nutrizionalmente più vantaggiosi

 

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●  Sostituire ai grassi di cottura grassi crudi aggiunti a fine cottura

●  Se proprio si deve friggere, sostituire agli oli di semi l’olio di oliva, perché ha un “punto di fumo” più alto, con minore formazionie di composti tossici

●  Mozzarelle: sostituibili con ricotta magra o fiocchi di latte

●  Formaggi sostituibili con fiocchi di latte, ricotta, yogurt intero

 

 

 

Quante proteine?

 

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La chemioterapia, come altre terapie che uccidono cellule, provoca un notevole turnover proteico nel corpo, e una parte dei medici consiglia di aumentare l’apporto proteico, ma senza esagerare, perché le proteine mettono alla prova i reni, già impegnati a smaltire i metaboliti della terapia.

Aumentare le proteine per aumentare la resistenza dell’organismo? Sì, ma solo se non si sta consumando, come avviene oggi a molti con la dieta occidentale, una quantità di proteine superiore al fabbisogno normale. La RDA (Recommended Dietary Allowance o dose giornaliera consigliata) è di 0,8 gr. per kg di peso corporeo. Inoltre, le proteine non dovrebbero superare il 20% dell’apporto calorico giornaliero. Un body-builder amatoriale arriva a consumare 1,5-2 gr. di proteine per kg di peso corporeo. Uno sportivo non agonistico non ha bisogno di più 1,3-1,5 gr. di progeine per kg di peso corporeo. Si tratta di quantità proteiche che una persona che mangia latte, carne, uova tutti i giorni raggiunge già agevolmente, senza bisogno di innalzare ulteriormente la quantità.

E’ consigliabile, se si vuole aumentare l’apporto proteico, accertare prima, con l’aiuto di un buon software dietetico, la quantità di proteine che normalmente si assumono e poi eventualmente stabilire se aumentarle.

Un foglio di calcolo delle calorie che calcola automaticamente la quantità di proteine giornaliere è scaricbile dal sito learningsources.altervista.org, cliccando sul link “Foglio excel per calcolare le calorie giornaliere”, nella sezione “Nutrizione e salute”.

Non è necessario calcolare per tutta la vita le proprie proteine: è sufficiente tenere un “diario alimentare” di una settimana, in cui siano annotate le quantità e qualità degli alimenti assunti, per ottenere, tramite il foglio di calcolo, i grammi di proteine che in media si assumono, e regolarsi di conseguenza.

Questo è senz’altro preferibile all’aumentare alla cieca il consumo di fonti proteiche senza sapere quante se ne assumevano prima e quante se ne assumono ora. Entro certi limiti, tuttavia, si può aumentare il consumo di yogurt, di bianco d’uovo e di pesce senza esagerare, per garantirsi un maggiore apporto proteico

Tenere presente che un eccesso di proteine, alla lunga, usura i reni, e intacca le riserve di calcio dell’organismo, perché l’acidità che esse provocano nel pH dei liquidi organici richiedono la demolizione delle ossa per provvedere le basi (carbonato di calcio) allo scopo di correggerlo. Perciò, con un aumentato introito di proteine vanno assunti alimenti ricchi di basi che contrastano gli acidi: frutta e verdura e occasionalmente (ma non regolarmente) supplementi di calcio. I felini, che sono carnivori puri, muoiono di usura renale provocata dalla loro dieta prevalentemente proteica. I cani, che sono prevalentemente carnivori, hanno bisogno di ossi da frantumare e ingerire per provvedere il calcio che tampona l’acidità delle proteine.

Quando di aumenta il consumo proteico e di aminoacidi occorre bere di più per aiutare la depurazione renale.

 

 

 

Le fonti di proteine vegetali

 

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Ecco un elenco di fonti di proteine vegetali (tra parentesi i grammi di proteine per 100 grammi di prodotto):

Prodotti a base di soia: latte di soia, tofu, tempeh, natto, edamame

Sconsigliabilissimo invece mangiare il fagiolo di soia lessato, perché estremamente indigesto e pieno di sostanze antinutritive

Sconsigliabilissimi gli hamburger di soia, perché contengono proteine modificate ottenute con l’ausilio di composti chimici e potrebbero anche contenere residui di alluminio che dà demenza

Quando si comprano prodotti di soia è imperativo acquistare prodotti biologici, perché ormai nelle piantagioni normali vengono utilizzati i semi geneticamente modificati della multinazionale Monsanto, progettati per sopportare livelli di anticrittogamici e antiparassitari molte volte superiori a quelli usabili con le piante non modificate, e i loro residui nei prodotti ottenuti con tali raccolti, sono elevatissimi.

Seitan (25 gr.)

Prodotto di origine giapponese fatto con il glutine del grano

Arachidi e burro di arachidi (29 gr.)

Le arachidi, che non sono un seme ma un legume, sono una ricca fonte di proteine

Semi oleosi: noci (14,3 gr.), pinoli (31,9 gr.), mandorle secche (22 gr.), nocciole, semi di girasole, semi di canapa (20 gr.), semi di chia (17 gr.) ecc.

Le proteine della canapa sono di buon valore biologico, e se ne ricavano farine proteiche.

Germe di grano (28 gr)

Crusca di grano (14 gr.)

Lievito di birra secco (40,44 gr.)

Alghe blu-verdi e verdi (40-60 gr.)

Legumi: fave secche sgusciate (27,2 gr.), fagioli secchi (23,4), lenticchie secche (22,7), piselli secchi (21,7), ceci secchi (20,9), lupini secchi (39 gr.).

Farine proteiche ricavate da vegetali ad alto valore proteico come soia, lupini, piselli, arachidi, semi di canapa, semi di chia.

Se prodotte con metodi naturali e certificati sono una buona alternativa al consumo di semi oleosi o legumi nella loro forma naturale.

Mix cereali + legumi: fagioli e riso, fagioli e pasta, riso e piselli, riso e lenticchie ecc.

Con la complementazione i legumi suppliscono gli aminoacidi di cui mancano i cereai e viceversa, in modo che l’organismo possa avere tutti gli aminoacidi essenziali per costruire le proteine. Paesi come Nigeria e Benin hanno come principale piatto proteico il riso con i fagioli, e la popolazione non risente dalla carenza di proteine animali.

N.B. Nel calcolo delle proteine i grammi di proteine del cereale e i grammi di proteine del legume si sommano semplicemente, senza alcuna sottrazione dovuta alla complementazione.

Amaranto (3,8 gr.), Quinoa (15,4%), Grano saraceno (13 gr.) sono degli pseudo-cererali caratterizzati (soprattutto i primi due) da proteine di valore biologico quasi completo, comparabile a quello delle proteine animali.

Farine di cereali germogliati. La germogliatura aumenta il contenuto proteico e l’aminoacido lisina, che è carente nel cereale non germogliato.

I cereali, come detto, non contengono proteine complete. Tuttavia alcuni contengono proteine di maggior valore biologico rispetto a riso e grano: avena (16,89 gr.), riso selvatico (

La frutta secca dolce (prugne secche, albicocche secche ecc.) non ha apprezzabile contenuto proteico (circa 1 gr. per 100 gr.)

 

 

 

Le principali fonti di proteine animali

 

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Le carni animali, il pesce, i molluschi e i crostacei sono ricchi di proteine al alto valore biologico.

Il latte di vacca e i suoi derivati sono estremamente ricchi di proteine, molto più del latte umano essendo un alimento destinato in natura alla crescita dei vitelli.

L’albume d’uovo è una fonte perfetta e completa di proteine, sebbene il consumo giornaliero di più di una-due uova non sia consigliabile: l’uovo è un alimento che può presentare problemi di allergia per l’organismo di alcune persone. L’albume non va consumato crudo, perché contiene avenina, un fattore antinutrizionale che impedisce l’assimilazione delle vitamine e dei minerali del pasto.

Le uova di pesce sono ricche fonti di ferro e proteine

 

 

 

I cibi vitaminici e l’integrazione vitaminica

 

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fonti delle principali vitamine

Le vitamine del gruppo B

Tenere presente che in generale, chi mangia carne e pesce, non ha nessuna carenza di vitamina B

Tenere presente che la vitamina B12, importantissima per la salute cerebrale, si trova solo nei cibi animali. I vegani, volenti o nolenti, ricorrono a cereali o altri cibi arricchiti di vitamina B12.

I vegetali a foglia verde (spinaci, broccoli, asparagi, ecc) sono una eccellente fonte di vitamine del complesso B

I cereali integrali possiedono vitamine del gruppo B (tra cui tiamina, niacina e B6).

La vitamina B12, essenziale per lo sviluppo e la salute cerebrale, si trova in fegato, frutti di mare, uova, mentre è pressoché assente nei cibi vegetali.

Carne e pesce sono in generale ricche di vitamine del complesso B. Salmone, tonno, vongole e ostriche contengono biotina, niacina, acido pantotenico, riboflavina, vitamina B6 e vitamina B12. Il pollame è ricco di riboflavina, B12, niacina, acido pantotenico

Vitamina A

Latte intero e latticini

Tuorlo d’uovo

Fegato

Ortaggi e frutta gialli o arancioni: kaki, pesche, meloni, zucche, carote

Vitamina C

Peperoni (ne contengono il doppio delle arance)

Fragole

Arance

Kiwi

vitamina D

Le fonti alimentari di vitamina D sono del tutto insufficienti. La vitamina D deve essere assunta tramite integratori o prodotta dalla pelle dietro esposizione solare. 20 minuti di esposizione al sole estivo sul 50% del corpo provvedono la vitamina D per una intera settimana.

 

la frutta non vitaminica

Non tutta la frutta è vitaminica, anzi la maggior parte è ben poco vitaminica. Tra i frutti meno vitaminici (vitamine quasi assenti) ci sono:

Mele

Pere

Banane: 100 gr apportano il 14% della RDA di vitamina C, e il 18% della RDA della vitamina B6 e poco altro. Contengono però molto potassio e un po’ di magnesio.

Gli ananas contengono vitamina C e poco altro.

Le pesche contengono vitamina C, acido folico e vitamina K: 100 gr. contengono il 77% della RDA (dose giornaliera raccomandata) di vitamina C, il 10% dell’acido folico e di vitamina K e il 20% della RDA di vitamina E, ma sono povere di tutte le altre (percentuali 1-5% delle RDA), compresa la vitamina A.

 

singoli alimenti vitaminici

Il latte è ricco del complesso delle vitamine A, D, E, K, come pure il fegato

Fegato, carne, pesce, sono ricchi di vitamine del complesso B

 

i sali minerali

In genere i passati di verdure sono ricchi di sali minerali. Le patate sono ricchissime di sali minerali: è un fatto poco noto che potrebbero sostituire tranquillamente i supplementi salini per gli sportivi in modo molto più economico.

 

usare un integratore multivitaminico durante la terapia?

Un adeguato apporto di vitamine è essenziale per rafforzare le difese dell’organismo, in particolare quando è sottoposto a particolare stress. Secondo alcuni pareri medici, l’apporto di vitamine durante la terapia deve essere finalizzato a supplire a carenze vitaminiche, perché una super-integrazione di vitamine e antiossidanti si è rivelata inutile e in alcuni casi addirittura controproducente (3).

Andrebbe consultato il proprio medico circa l’opportunità di assumere una compressa di multivitaminico a giorni alterni (come consiglia il ricercatore Valerio Longo nel suo libro La dieta della longevità) o ogni 3 giorni.

Delle vitamine si può fare anche uso occasionale: in caso di stanchezza una compressa di multivitaminico, o anche solo di vitamina C o del complesso B sono ottimi energizzanti.

i succhi e le bevande vitaminiche

Un compromesso potrebbe essere l’acquisto di succhi di frutta e verdura vitaminici. Nei negozi biologici si possono acquistare succhi di verdure senza zucchero aggiunto ricchi di vitamine A, C, E etc. Anche prodotti con saccarosio o glucosio, come Gatorade, Skipper, sono ammessi nel breve periodo della terapia.

Una buona integrazione si può ottenere anche acquistando una centrifuga e bevendo succhi di verdure.

 

 

 

Le crudità

 

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Non mangiare assolutamente finocchi crudi. Un contadino ha rivelato a chi scrive che un campo di finocchi richiede una quantità enorme d’acqua, e spesso e volentieri i contadini attingono a falde acquifere contaminate da batteri fecali, che è facile ritrovare nelle piante che si acquistano.

Le carote non andrebbero mangiate in caso di stitichezza, perché sono agenti rassodanti delle feci, che divengono più compatte e poco mobili. Perdipiù, il beta-carotene (vitamina A) delle carote crude non è assimilabile dal nostro organismo, perché è all’interno delle cellule della carota: solo la cottura o la centrifuga rompono la parete cellulare e lo rendono disponibile.

Però, un recente studio australiano (2) ha rivelato che carote e prezzemolo contengono dei composti capaci di neutralizzare una proteina chiamata BCRP/ABCG2 (breast cancer resistance protein), che fa parte dei meccanismi di trasporto molecolare del nostro corpo che stabiliscono quali composti entrano nelle cellule e ostacola l’ingresso dei composti chemioterapici nelle cellule del seno. I ricercatori ritengono che 300-900 ml di succo di carota possono produrre sensibili effetti su questa proteina.

Una crudità poco conosciuta e molto benefica sono le cime di cavolfiori, che sono delicatissime e possono essere assunte con un cucchiaino d’olio (un pratico dosatore d’olio a questo scopo si può fabbricare applicando un tappo con becco dosatore per vino ad una ampollina d’olio) e qualche cracker. I broccoli non subiscono quasi nessun trattamento da parte degli agricoltori, e quindi sono praticamente privi di veleni. Essendo crucifere, contentono potentissimi composti solforati anticancro (vedi il paragrafo sulle crucifere).

Evitare come crudità i pomodori e in genere le verdure fuori stagione, perché potrebbero essere piene di antibiotici e di agenti germicidi.

 

 

 

I semi oleosi (frutta a guscio)

 

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Gli effetti benefici sono davvero numerosi ma non bisogna strafare. Se assunti con moderazione e non considerati come una bacchetta magica, possono apportare molti oligolementi e benefici allo stato generale, e contrastare il danno vascolare, l'invecchiamento e le malattie degenerative.

Tuttavia presentano delle controindicazioni ad un consumo massiccio, e la raccomandazione e' di assumerli in quantità moderata. Alcuni dottori pensano addirittura che noci, semi di zucca, girasole ecc. contengono una carica batterica e fungina che ne sconsiglia decisamente il consumo durante la chemioterapia. Ecco un elenco di aspetti negativi del consumo di semi oleosi:

Essendo ipercalorici (600 calorie per 100 grammi) non andrebbero assunti in una quantità superiore a 50-60 gr. al giorno (in realtà i medici ne raccomandano 30 gr. al massimo: vedi sotto).

I semi possiedono una elevata quantità di fitati, che sono fattori antinutrizionali, che interferiscono con l’assorbimento dei nutrienti negli altri cibi, e di lectine (di cui il glutine è solo una delle tante specie), tossine vegetali disegnate per proteggere i semi dal consumo che ne fanno gli animali. Questo fa sì che rendano la digestione più laboriosa e difficile (vedi sotto per ulteriore approfondimento). Le lectine sono disegnate dalla natura per legarsi agli zuccheri e una volta nell’ organismo interferiscono con i processi chimici nel cervello, nelle articolazioni, nei fluidi corporei. Il 94% degli esseri umani ha un antigene alle lectine delle arachidi, che sono tra le più potenti. E’ questa una delle ragioni per cui le arachidi sono piuttosto pesanti da consumare, a parte piccole quantità.

Non è vero che semi come quelli di lino e di chia sono ricchissimi di omega-3. Gli omega-3 di origine vegetale sono in percentuale molto più scarsi di quelli presenti nelle carni, ma soprattutto non sono biodisponibili: solo il 10%, se va bene, viene acquisito dall’organismo. In realtà l’uomo primitivo assumeva altissime quantità di omega-3 dagli animali selvatici che mangiavano vegetali ricchi di omega-3 ed erano in grado di metabolizzarli.

Semi come quelli di chia, di canapa, di lino, sono delle novità al cui consumo l’organismo non è abituato, e qundi di non facile assimilazione. Per questa stessa ragione possono mettere in allarme il sistema immunitario e provocare allergie.

I semi stoccati e custoditi in silos in condizioni di igiene non perfetta possono sviluppare funghi, muffe, ma soprattutto aflatossine, che sono dei terribili cancerogeni. Di questo rischio quasi nessuno parla, ma è la ragione per cui le arachidi vengono tostate, e per cui si consiglia di consumare esclusivamente bacche di goji con la certificazione dell’assenza di funghi e aflatossine.

I semi oleosi affaticano la digestione e i reni, sia per alcune delle ragioni citate sopra, sia anche per il loro contenuto di proteine (in media 10-15 gr. per 100 gr. di prodotto) di fosforo e di potassio.

E’ per questo che vengono assolutamente sconsigliati ai pazienti in dialisi o con deficienza renale seria, e che dovrebbero essere consumati con cautela anche da coloro che sono in chemioterapia.

I semi oleosi, essendo prevalentemente ricchi di grassi omega-6, ed essendo i pochi omega-3 che contengono non biodisponibili, squilbrano nel nostro organismo l’equilibrio tra grassi omega-3 e grassi omega-6, che negli uomini primitivi, di cui noi ancora portiamo i geni, era di 1:3 mentre ora arriva a 1:16.

In conclusione, anche per i semi vale il buon vecchio principio di consumare tutto con moderazione. L'USDA, ente americano per l'agricoltura definisce come porzione standard una quantità corrispondente a circa 30 g, più o meno una manciata, da inserire come parte proteica del piatto. Il consumo consigliato è di circa 5 volte alla settimana.

Quanto al tipo di semi, il consiglio migliore, in vista di una modifica di breve termine delle proprie abitudini alimentari durante la terapia, è di ricorrere quasi esclusivamente alle noci e alle mandorle, a cui il nostro organismo è abituato da millenni, e che forniscono già una quantità di benefici più che sufficienti, senza rincorrere quelli dei “super-semi” di nuova pubblicizzazione.

Ecco comunque i principali vantaggi di alcuni semi diversi dalle noci e dalle mandorle:

Semi di zucca. Hanno il dono di essere ricchi di fosforo, quindi vanno benissimo per potenziare la memoria.

Pistacchi. Sono una preziosa fonte di vitamine A e B, proteine e sali minerali. Un mix portentoso per prevenire artrite e diabete.

Semi di lino: vanno consumati crudi e tassativamente triturati. Sono ricchissimi di vitamine, sali minerali, fibre e proteine vegetali, potrebbero sostituire la maggior parte dei pasti abituali, essere mangiati al posto della carne e/o del pesce a prevenire malattie cardiache e in generale vascolari.

Tuttavia è preferibile ai semi di lino consumare i semi di chia, perché i semi di lino aumentano il rischio di gozzo e tenuti in casa si deteriorano velocemente. Inoltre sono difficili da digerire.

Semi di chia: naturalmente molto digeribili, non necessitano di essere triturati. Oltre ad avere una ricchezza di elementi simile ai semi di lino, sono una preziosa fonte di fibre solubili e insolubili. Il loro piccolo difetto è che rallentano la digestione.

Chia, occhio se ipertesi. Controindicati durante l'assunzione di farmaci per l'ipertensione perchè riducono la tensione arteriosa generale e possono quindi potenziare gli effetti di questi farmaci. Stessa precauzione per il consumo nei soggetti che soffrono di ipotensione.

I semi di chia potenziano gli effetti di farmaci che fluidificano il sangue, come l'aspirina e pertanto se ne sconsiglia l'uso quando questi farmaci sono assunti su base giornaliera. L'associazione tra aspirina e Omega-3 può essere utile nel trattamento di alcuni disturbi, come le malattie cardiache.

Interazioni con farmaci. Altre interazioni sono quelle con i farmaci per la cura del diabete o l'assunzione di insulina perché hanno la proprietà di ridurre i livelli complessivi di glucosio nel sangue. Questo è molto vantaggioso per i diabetici, ma al contempo, potenziare l'effetto dei farmaci, puo' comportare rischi di ipoglicemia.

I semi di Chia sono poi controindicati per le persone con diverticolosi e per quelle che hanno subito un intervento chirurgico nel tratto gastrointestinale, allo stomaco, all'intestino tenue o del colon.

Semi di sesamo: vanno consumati con moderazione, perché contengono il sesamolo, che è cancerogeno. Sono una eccellente fonte di calcio, ferro, manganese e rame e utili per abbassare il colesterolo.

Semi di girasole: sono ricchi di rame, selenio, vitamina E e acido folico e rafforzano il sistema immunitario. Possiedono proteine, mentre la percentuale di grassi, rispetto ad altri semi, è relativamente modesta. Ottimi per rafforzare il sistema immunitario e buona fonte di vitamine e di minerali (zinco, selenio e potassio...).

Semi di zucca: contengono più sodio e zinco di quelli di girasole e sono ricchi di magnesio. Entrambi i semi sono rimineralizzanti, vitaminici ed energetici; per sfruttare tutte le loro proprietà è consigliabile, alternandoli, consumarli crudi o leggermente tostati.

 

 

 

Mantenere in salute l’intestino

 

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Ecco una serie di consigli generali, oltre quelli che si trovano nel paragrafo dedicato alla flora batterica

Mangiare durante la settimana 2-3 o più porzioni di riso integrale

Curare la salute della flora batterica (vedi paragrafo specifico)

Fare periodicamente una cura d’aglio per 3-4 giorni, assumendo non meno di 5-6 spicchi d’aglio al giorno

Disinfettare accuratamente le verdure da mangiare crude

Bere moltissima acqua o the per favorire la peristalsi, quando le evacuazioni diventano irregolari

In caso di diarrea mangiare carote, che aiutano a compattare le feci, ma non mangiare molte carote al di fuori del caso di diarrea, perché questi simpatici ortaggi creano un formidabile “tappo” intestinale.

Nel caso di stitichezza lieve, provare a mangiare pasta e fagioli con molto olio. Nonostante si pensi il contrario, i fagioli, con le loro fibre, creano feci morbide che l’organismo espelle agevolmente.

Fare una dieta ricca di fibre di origine vegetale. Oltre ai legumi, broccoli, carciofi e altre verdure forniscono fibre che migliorano il transito intestinale.

Una o due volte al mese si può provare a fare come fanno gli yogi, che purificano il retto con dell’acqua: utilizzare dei clisteri pronti acquistabili in farmacia per pulire il retto.

Evitare per quanto possibile di usare lassativi, perché il lassativo, in molte persone, ha un “effetto di ritorno” che consiste nel bloccare la motilità intestinale e promuovere una reazione di stitichezza.

In caso di bruciore intestinale, meglio non usare prodotti come maalox e simili, ma provare dapprima con un cucchiaino di bicarbonato, seguito da un bicchier d’acqua in cui si sia spremuto un limone, che è appunto la ricetta della Citrosodina e del buon vecchio citrato, e funziona infallibilmente. Eventualmente quindi si possono usare compresse di Citrosodina. Se proprio si vuole utilizzare un antiacido potente, lasciar stare maalox e preferire Riopan. Tenere presente però che Riopan e Maalox utilizzano l’idrossido di alluminio, un metallo che è stato legato allo sviluppo della demenza senile. L’uso deve essere quindi occasionale e limitato a qualche giorno.

Quando si assume un antinfiammatorio o antipiretico, evitare l’aspirina, che danneggia la mucosa dello stomaco. Tra tutti gli antinfiammatori la tachipirina è la meglio tollerata dal sistema digerente.

Ecco una serie di consigli in caso di diarrea:

Bere abbondanti liquidi a temperatura ambiente per prevenire la disidratazione.

Non bere bevande frizzanti.

Assumere qualche cibo ricco di sodio e potassio per rimpiazzare i sali perduti

Assumere alimenti a temperatura ambiente, né (troppo) caldi, né freddi.

Evitare cibi molto grassi

Evitare cibi che possono provocare gonfiore e gas intestinale: frutta e verdura cruda, fagioli e altri legumi lessati

Evitare birra, vino e in genere bevande alcoliche

Evitare cacao e cioccolata

Evitare il succo di mela, perché è ricco di sorbitolo, che è lassativo.

Provare una dieta a base di sole banane, riso, mousse di mela, the e fette biscottate

Provare pasti piccoli e frequenti

Evitare cibi fritti, speziati, eccessivamente grassi

Limitare i cibi ad alto contenuto di fibre, come le verdure cotte, pane e cereali integrali, fiocchi per la colazione arricchiti con fibre

Evitare verdura cruda e semi

Se non si è sicuri della propria tolleranza al lattosio, tralasciare latte e latticini oppure usare latte privo di lattosio. E anche se si ha una buona tolleranza, limitare nelle fasi acute della diarrea latte, creme, gelati, sorbetti. Lo yogurt può essere usato con maggiore liberalità

Evitare gli alimenti eccessivamente zuccherati, che possono essere lassativi.

Evitare di usare bibite o caramelle dietetiche, perché molti edulcoranti artificiali sono potenti lassativi.

Ecco una serie di consigli in caso di costipazione:

Usate molto olio crudo di condimento. Un cucchiaio di olio di oliva la mattina può favorire la peristalsi.

Introducete alimenti ricchi di fibre nella dieta: verdure cotte e crude, frutta cotta, pane e cereali integrali ecc.

Evitate verdure o frutta costipanti come carote o banane o mele non cotte

Bevete bevande molto calde. In molte persone stimolano la peristalsi.

Curare l’apporto quotidiano di liquidi

Evitare l’immobilità assoluta durante tutta la giornata.

Mangiare frutta cotta (nel microonde sono sufficienti pochi minuti) frullata, come mela cotta e prugna cotta o mela cotta e pera cotta.

 

 

 

La salute della flora batterica

 

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E’ importante mantenere in salute la propria flora batterica, durante e al di fuori della terapia. Nel nostro tratto intestinale noi ospitiamo circa 3-4 kg di batteri, che oltre a svolgere importanti funzioni digestive (sintetizzano tra l’altro importanti vitamine del gruppo B), fanno anche barriera alle infezioni intestinali, ad es. da candida albicans e da batteri gram-negativi. Una flora intestinale sana si accompagna ad un abbassamento dei livelli della proteina C reattiva, che è un sensibilissimo segnalatore dello stato di infiammazione dell’organismo.

Ecco una serie di consigli per mantenere efficiente la propria flora batterica:

Eliminare dalla dieta gli zuccheri semplici, perché l’eccesso di zuccheri fa “impazzire” la flora batterica, provocando una proliferazione dannosa

Assumere con una certa regolarità compresse d’aglio. L’aglio è un potente antibatterico, e contribuisce, insieme ai probiotici, a riequilibrare la flora batterica impedendo la proliferazione dei batteri nocivi.

Assumere preparati a base di probiotici come Enterogermina, Actimel, Yakult, Kefir Nestlé potrebbe, secondo le raccomandazioni dei Guy’s and St. Thomas Hospitals di Londra potrebbe non essere la cosa più indicata, quando il sistema immunitario è molto indebolito.

Mangiare regolarmente yogurt, ma con attenzione, quando il sistema immunitario è indebolito: al primo segno di diarrea smettere di assumere anche lo yogurt e passare a ricotta o altri latticini leggeri.

Mangiare delle banane verdi. Le banane verdi, a differenza delle banane mature, sono povere di zuccheri, ma contengono i cosiddetti “amidi resistenti”, che non vengono trasformati in glucosio, fermentano nell’intestino crasso e danno luogo alla formazione di acidi grassi a catena corta (acido acetico, acido propionico, acido butirrico). Questi migliorano la funzionalità del colon e favoriscono l’assorbimento di acqua e sodio, prevenendo le infiammazioni del colon.

Variare i propri cibi, in modo che la propria flora si arricchisca dei batteri provenienti da essi

Sebbene la maggior parte delle fibre non viene digerita dalla nostra flora, angiare nella settimana qualche porzione di cibi ricchi di fibre, come fagioli, piselli, verdure promuove la crescita di alcuni ceppi batterici benefici in grado di nutrirsene.

Introdurre occasionalmente nella dieta cibi fermentati diversi da yogurt e kefir: crauti, tempeh, kimchi (piatto tradizionale coreano fatto di verdure fermentate con spezie), kombucha (the fermentato con un fungo particolare).

Eliminare dalla dieta i dolcificanti artificiali, che sono nocivi per la flora intestinale.

Mangiare cibi a base di cacao (preferibilmente cioccolata fondente o polvere di cacao magro) perché alcuni polifenoli di cui il cacao è ricco promuovono la crescita di bifidobacteria, lactobacilli e limitano la proliferazione di clostridia.

 

 

 

Dieta disintossicante. The e tisane.

 

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Durante la terapia va bevuta molta acqua per aiutare i reni a smaltire i metaboliti dei farmaci impiegati nella terapia. Non è opportuno però bere the verde per favorire la diuresi, perché troppo ricco di antiossidanti, che potrebbero proteggere le cellule neoplasiche.

 

 

 

Precauzioni per proteggere il sistema immunitario da microbi e virus

 

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Oltre alle regole generali di igiene, che sono indicate in altra parte di questo documento, è opportuno seguire delle regole specifiche, tra cui:

Usare carta piuttosto che spugne per pulire le superfici della cucina.

Pulire le superfici della cucina con ammoniaca o con un pulitore disinfettante.

Pulire gli utensili della cucina, specie le superfici di taglio, prima di passare da un preparazione all’altra.

Lavare o sterilizzare le mani prima e dopo aver preparato il cibo

Munirsi di una confezione di guanti usa-e-getta da usare quando necessario.

Come può confermare qualsiasi dermatologo, i lavaggi frequenti con sapone distruggono il film idrolipidico che ha lo scopo di proteggere la pelle dall’aggressione di virus e batteri. Poiché la terapia provoca un deterioramento delle condizioni della pelle, non è bene lavarsi con troppa frequenza, e quando ci si lava il suggerimento è di lavarsi con sapone senza sfregare con spazzole o guanti e solo nei punti del corpo coperti da peli, che sono quelli in cui si trovano le ghiandole sudorifere, la cui secrezione può generare cattivo odore. Per il resto del corpo è sufficiente lavarsi con semplice acqua, senza sapone.

Consumate prima possibile prodotti a base di uova o particolarmente deperibili come maionesi, salse, sottaceti, pasta di olive o di carciofi ecc.  acquistati al supermercato, specie i prodotti contenenti tuorlo o albume d’uovo.

Anticipate le date di scadenza di prodotti come insalate in busta, uova e simili: non consumatele negli ultimi giorni prima della scadenza.

Lavate le mani prima dei pasti e ogni volta che avete usato il bagno, anche per minimi bisogni.

Sterilizzare adeguatamente posate e piatti, utilizzando se possibile la lavastoviglie.

Cancellate le uscite al ristorante o al bar per tutta la durata della terapia. Pensate a quante mani hanno toccato il cibo, a partire dal grossista, fino al cuoco e soprattutto ai camerieri che ve lo portano. A quante mani hanno toccato sedie, maniglie di porte ecc. Pensate al bagno del ristorante, che è pieno di germi e batteri

Evitate di lavorare in cucina con carni crude o altre materie prime crude che potrebbero portare germi. Sostituite qualche piatto con pasti precucinati sterilizzati o scatolame. Le buste di insalata sterilizzata vanno bene pure quelle. Non è necessario lavarle di nuovo: si rischia di farvi depositare batteri che nella confezione sono stati sterilizzati.

Cuocete se possibile le carni, specie di pollo, ad alta temperatura, ad es. utilizzando la pentola a pressione.

Evitare di entrare in locali con aria condizionata

Aumentare la quantità di cibo che si assume a colazione, senza esagerare, è un modo di fortificare il corpo durante la giornata. Mangiare un pasto nutriente la sera prima di andare a dormire non ha molto senso per rafforzare il nostro organismo.

La disinfezione delle ferite deve essere accurata e rinnovata con frequenza. Può essere usata una polvere cicatrizzante che il farmacista può consigliare per evitare che la ferita rimanga umida e quindi più vulnerabile ai germi.

Non allarmarsi subito in caso di dolori alla bocca e alla gola, perché può trattarsi di mucositi, che sono comuni effetti collaterali della chemioterapia. In questi casi è sufficiente usare delle pastiglie emollienti per la gola.

Evitare contatto ravvicinato con altre persone, come strette di mano, baci sulle guance etc.

Cibi troppo freddi o troppo caldi possono provocare nausea

Evitare assolutamente l’alcol, che, specie nelle donne, causa stress al fegato, già impegnato con le tossine della terapia

Evitare di bere the verde. Alcuni medici, anche statunitensi, oggi ritengono che gli antiossidanti (e il the verde ne è ricchissimo) interferiscano con la chemioterapia, perché sono protettivi delle cellule, comprese quelle neoplasiche. Anche il succo di pomodoro, benché sia un ottimo rimineralizzante, contiene licopene, che è un potentissimo antiossidante, e andrebbe evitato.

Durante i giorni di vento, portare occhiali da sole per evitare congiuntiviti e infezioni agli occhi.

Se in casa ci sono persone ammalate, sarebbe opportuno portare la mascherina. Però la mascherina va cambiata spesso, altrimenti diventa un ricettacolo di germi piuttosto che una protezione.

Attenzione a non sporcare abiti, mani, ecc. di terra, perché la carica microbica può essere pari a quella di spazzatura o escrementi di animali

Evitare di frequentare luoghi, come parchi pubblici, abitualmente frequentati da animali portati a passeggio che vi lasciano i loro escrementi.

Usare sapone antisettico e collirio antisettico

Curare l’adeguato apporto di ferro, zinco, rame, selenio e vitamine, perché questi micronutrienti sono essenziali per il sistema immunitario.

Evitare se possibile di fare le pulizie domestiche, di portare fuori l’immondizia, di scendere in cantine o entrare in stanze vecchie e sporche e simili.

Abbreviare al massimo la propria permanenza in ospedale e all’interno parlare poco e respirare col naso, perché ormai è accertato da numerosissimi studi che l’ambiente ospedaliero aumenta fino al 50% la mortalità, probabilmente per i proliferare di germi nonostante le pulizie periodiche.

In pratica potrebbe forse essere utile portare la mascherina in ospedale, oltre che, se si vuole, fuori dell’ospedale.

Evitare per quanto possibile le fonti di stress nella vita quotidiana, perché hanno un impatto negativo sul sistema immunitario.

Evitare la malnutrizione e nutrirsi con regolarità. Cercare di assumere un po’ di cibo anche quando si ha inappetenza.

Una delle principali cause di immunodeficienza nel mondo è la malnutrizione. Quindi una nutrizione variata e con adeguato apporto di proteine, carboidrati, vitamine, sali minerali, è necessaria, pur senza esagerare.

Evitare contatto e vicinanza con cani e gatti

Non maneggiare scarpe se non con guanti usa-e-getta

Vedi il paragrafo “Digiuno e sistema immunitario” sulla opportunità di lasciare al sistema immunitario il tempo di rigenerarsi senza assumere pasti.

Lavare insalata e verdure da consumare crude con amuchina.

Ma le verdure crude, verso la fine della terapia, quando il sistema immunitario è più indebolito, andrebbero eliminate, e sostituite con succhi bio pastorizzati. E’ meglio, al loro posto, mangiare cibi ben cotti, perché ben cotti vuol dire ben sterilizzati.

Mettere il cibo in frigo appena possibile. Non lasciare fuori frigo verdure che possono essere messe in frigo.

Lavare con amuchina o sbucciare la frutta

Non mangiare cibi che possono contenere più facilmente batteri: tuorlo d’uovo (è una coltura di salmonelle), miele grezzo, latte pastorizzato (meglio UHT), formaggi blu, come gorgonzola (i funghi della componente blu possono dare problemi al sistema immunitario)

Evitare di mangiare fragole, mirtilli e simili frutti che sono raccolti da terra e oltre a contenere germi e sporcizia sono trattati pesantemente con antiparassitari proprio per questo motivo.

Fare il vaccino antinfluenzale, ma solo se è composto da virus non vivi. Evitare qualsiasi altro vaccino con virus vivi (p. es., vaccini contro la varicella, rotavirus, morbillo, parotite, rosolia, herpes zoster, febbre gialla, antipolio orale, antinfluenza intranasale) o bacillo di Calmette-Guérin (antitubercolare).

Mantenere in buone condizioni la propria flora intestinale (vedi paragrafo dedicato a questo argomento)

Non usare colluttori al fluoro e sciacquare molto bene la bocca dopo aver usato il dentifricio, perché il fluoro è un potentissimo agente tossico per il sistema immunitario, che andrebbe tolto dai dentifrici.

Non usare latte pastorizzato ma solo latte UHT e tenerlo in frigo solo per qualche giorno

Abbassare se possibile la temperatura del frigo e del freezer

Pulire bene frigo e freezer

Zuppe, passate di verdure, minestroni non vanno tenuti in frigo per essere mangiati l’indomani. Un medico dell’Ospedale San Giovanni Battista di Torino ha detto al sottoscritto che lui costringe regolarmente la moglie a gettarli perché sono delle vere e proprie colture di batteri.

Non mangiare alimenti riscaldati del giorno prima

Non utilizzare per le cotture il forno a microonde, perché non tutti i forni sviluppano una potenza tale da inattivare i germi presenti nel cibo da cuocere

Evitare la carne cruda. Gli insaccati possono contenere parassiti e germi come quelli della toxoplasmosi, e andrebbero evitati

Una delle conseguenze ignorate dell’abbassamento delle difese immunitarie è un aumento delle infezioni del cavo oro-faringeo e delle carie. Ecco alcuni consigli da seguire:

Alcuni oncologi consigliano di fare una visita dentistica di controllo prima dell’inizio della terapia.

Durante la terapia va fatta una rigorosa pulizia quotidiana, dopo ogni pasto, soprattutto se si è mangiato cibi dolci (da evitare se possibile) o per rimuovere residui di amidi (mangiare pasta senza pulizia a fine pasto è quasi altrettanto nocivo per i denti delle bibite zuccherate e delle caramelle).

Prima della terapia, gettare via lo spazzolino usato e rimpiazzarlo con uno nuovo a setole dure. Gli spazzolini con setole medie o morbide non sono in grado di rimuovere adeguatamente i residui di cibo.

Pulite con cura con lo spazzolino la zona del colletto del dente, che è quella in cui si sviluppano principalmente le carie.

Passare il filo interdentale regolarmente per evitare il formarsi di sacche di batteri in bocca.

Meglio del filo interdentale sarebbe l’uso degli scovolini dentali, che consentono una pulizia molto superiore degli interstizi tra i denti.

Usare un colluttorio a base di clorexidina alla concentrazione massima, ma non un colluttorio a base di fluoro.

Usare un dentifrico potente come AZ15, che è un dentifricio salino all’azulene, ed esplica un’azione preventiva superiore a quella degli altri dentifrici.

Quando si ha tosse con catarro, non utilizzare assolutamente uno sciroppo contro la tosse, perché contiene sostanze che bloccano la tosse, impedendo che il catarro sia espettorato. Assumere piuttosto un fluidificante bronchiale a base di cisteina, come Cistidil. Meglio ancora, assumere degli spicchi d’aglio. Tra le qualità meno note dell’aglio c’è quella di essere un formidabile espettorante. L’allicina viene eliminata nei polmoni tramite la respirazione, e dopo appena una decina di minuti dalla assunzione dell’aglio, comincerete ad espettorare il muco, anche il più resistente.

Assumere con regolarità giornaliera 1500 mg di vitamina C (3 compresse di Cebion) per prevenire le infezioni delle vie aeree e mantenere in salute le mucose. I benefici della vitamina C sono molto controversi. Il premio Nobel Linus Pauling afferma che è in grado di contrastare efficacemente qualsiasi infezione batterica, persino la tubercolosi, mentre altri hanno contestato i suoi risultati. Gli esperimenti hanno effettivamente mostrato che la vitamina C non previene il raffreddore, ma hanno rivelato che può accelerare la guarigione

Usare fazzoletti di carta e non fazzoletti di tela. Non usare mai due volte lo stesso fazzoletto: il famoso medico statunitense Isadore Rosenfeld è convinto che questa abitudine sia una delle principali cause del diffondersi dell’influenza tra i membri di una famiglia.

Non preparare da sé spremute e succhi di verdure, ma acquistare succhi pastorizzati monodose.

Evitare alimenti di gastronomia, che possono essere stati sul bancone per parecchio tempo a temperatura ambiente.

Quando si esce nei giorni freddi, non è tanto importante proteggere il corpo, quanto proteggere naso e bocca con una sciarpa. Il grande medico Nicola Pende diceva che un barbone può indossare dieci piumini, ma se non protegge naso e gola evitando che vi entri l’aria fredda, è come se dormisse all’aperto. Senza contare che una sciarpa o un passamontagna fanno da efficace mascherina contro i contagi.

Areare le stanze.

Se il tempo non è eccessivamente freddo, purificare i polmoni con passeggiate ad almeno 300 metri di altitudine o in riva al mare quando spira un po’ di vento, che purifica l’atmosfera. Una delle ragioni meno note per cui la Riviera Ligure è un luogo di soggiorno adatto a persone anziane è, oltre il clima mite, il vento costante, che tiene l’aria pulita.

Tenere presente, per la scelta degli indumenti più caldi in casa e fuori casa, che tra lana, pile e piumino è il piumino che, secondo i principi della fisica, assicura un isolamento termico diverse volte superiore a quello degli altri tessuti.

Tenere presente che un sistema imunitario indebolito è più sensibile ad allergeni, e quindi potrebbe reagire negativamente a cibi che possono scatenare allergia, tra cui: varietà di grano e altri cereali contenenti una quantità eccessiva di glutine, seitan (prodotto giapponese a base di glutine), kiwi, arance, uova, molluschi, glutine usato nell’industria alimentare, frutta secca a guscio, crostacei, arachidi, lupini, prodotti conservati con solfiti (es. fichi secchi e prugne secche), sesamo, senape, sedano. Questi alimenti vanno consumati con attenzione, e se il consumo scatena malessere, va interrotto immediatamente.

 

sistema immunitario e digiuno

Valerio Longo, biologo italiano di successo negli USA, nel suo libro La dieta della longevità, consiglia, come strategia per potenziare la chemioterapia, di digiunare, affermando che il digiuno priva le cellule tumorali del loro nutrimento e le rende più esposte all’azione dei farmaci.

Tuttavia questa visione non è condivisa da tutti gli oncologi, e solo pochi di loro sono disposti a rischiare una chemioterapia su un organismo debilitato dal digiuno.

E’ però vero che una alimentazione eccessiva scuote il sistema immunitario, e mette particolarmente alla prova quello delle persone immunodepresse. La ragione è semplice: durante la digestione, nel sangue viene immessa una gran quantità di sostanze e il sistema immunitario è immediatamente convocato per stabilire se qualcuna di queste è nociva. In pratica la digestione costringe il sistema immunitario ad una super-attività per scoprire, tra le molecole che entrano nel sangue attraverso l’intestino, quali sono amiche e quali sono nemiche. E’ per questa ragione che ai malati di influenza viene consigliato di mangiare poco o al limite digiunare.

Nel caso della immunodepressione da chemioterapia il consiglio è di non superare le calorie strettamente necessarie per l’alimentazione quotidiana (1800-2000 per una donna), e di lasciare all’organismo un giorno o due alla settimana in cui si mangia di meno (ma sempre non meno di 1400 calorie) per consentire al sistema immunitario di riprendersi.

Valerio Longo consiglia, a questo fine, se non si vuol fare digiuno, di lasciare sempre 12 ore della giornata libere dal cibo, in modo che il sistema immunitario si rigeneri. Questo vuol dire terminare l’ultimo pasto della giornata intorno alle 18.00 - 19.00, in modo che fino alla colazione della mattina successiva trascorrano 12-13 ore senza cibo.

 

 

 

Consigli vari

 

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Un recente studio australiano (2) ha rivelato che carote e prezzemolo contengono dei composti capaci di neutralizzare una proteina chiamata BCRP/ABCG2 (breast cancer resistance protein), che fa parte dei meccanismi di trasporto lare del nostro corpo che stabiliscono quali composti entrano nelle cellule e ostacola l’ingresso dei composti chemioterapici nelle cellule del seno. I ricercatori ritengono che 300-900 ml di succo di carota possono produrre sensibili effetti su questa proteina.

Alcuni medici e istituzioni ospedaliere (vedi il paragrafo delle raccomandazioni dei Guy’s and St.Thomas Hospitals) ritengono che anche la proibizione di zuccheri semplici vada rimossa durante il periodo della chemioterapia, quando è importante contrastare l’inappetenza e mangiare cibi energetici contro la spossatezza, come ad es. dolci per colazione. In questo caso vale la raccomandazione del National Health Service USA di non superare 30 grammi di zuccheri semplici al giorno (l’OMS porta questo limite a 50 grammi).

Quando si ha inappetenza e/o calo di peso è bene non bere (troppi) liquidi ai pasti, perché essi provocano più rapidamente una sensazione di pienezza e sazietà, diminuendo la quantità di cibo assunto.

Evitare i cibi indigesti: fritti, speziati e simili

Dopo un pasto, per favorire la digestione, evitare di distendersi per almeno un’ora.

Mangiare, masticare e bere lentamente

Evitare il caffè, perché è irritante per la mucosa gastrica

Uno degli effetti comuni della chemioterapia è la riduzione delle piastrine, con conseguente difficoltà di coagulazione del sangue e sanguinamento delle ferite. Quindi, al posto dell’aspirina, che fluidifica il sangue, è opportuno usare invece tachipirina.

Uno degli effettetti comuni della chemioterapia è la diminuzione di globuli rossi (anemia). Pertanto mangiare carni rosse è utile. Il ferro ha anche il vantaggio di essere un elemento che previene la caduta dei capelli.

Quando si fanno le analisi periodiche, inserire sempre la misurazione della proteina C-reattiva, che è un marker sensibilissimo dello stato di infiammazione dell’organismo. Un organismo perfettamente sano ha un valore di proteina C-reattiva pari a zero. Un valore fino a 3 rivela che nell’organismo c’è una lieve infiammazione. Un valore superire a 3, come dice Franco Berrino, epidemiologo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, è un segno molto negativo, che richiede immediate misure diagnostiche.

Non è necessario imbottirsi di antiossidanti durante la terapia (succo di mirtillo, the verde in grande quantità, papaya fermentata, ecc. ecc.), anche perché, come nota Franco Berrino, epidemiologo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, non è chiaro se gli antiossidanti siano un bene o un male per la terapia oncologica: c’è motivo di sospettare che proteggano dallo stress ossidativo e dall’aggressione dei chemioterapici anche le cellule tumorali, e in tal caso sarebbero addirittura controproducenti durante la terapia.

Ecco una lista di alimenti che nei blog di dietologia viene comunemente presentata come benefica per il sistema immunitario:

Zenzero

Aglio

Cibi ricchi di vitamina C

Yogurt e colture di lactobacilli

Mandorle, ricche di vitamina E ma anche di zinco, che alcuni sostengono siano importanti per il sistema immunitario

Curcuma: una spezia usata da millenni come antiartritico e antinfiammatorio

The verde

Però il the verde è troppo ricco di antiossidanti, che possono proteggere le cellule tumorali, e quindi va assunto quando la terapia è terminata.

Brodo di pollo: seri studi scientifici mostrano che migliora i sintomi dell’influenza attraverso meccanismi tuttora in parte ignoti

La terapia ormonale a lungo termine, con farmaci come anastrozole e letrozole può far aumentare il colesterolo LDL (colesterolo cattivo). Per contrastare questa tendenza è necessario mantenere una dieta e uno stile di vita sani e consigliati per tenere sotto controllo i grassi saturi.

 

 

 

Regole di igiene quotidiana

 

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Non dividete cibi o bevande con altre persone. Non bevete da bottiglie, bicchieri o lattine da cui abbiano bevuto altre persone. Mononucleosi o herpes sono possibili conseguenze di questi comportamenti.

Fuori casa, cercate di non condividere con altri l'uso di oggetti personali come penne, oggetti di cancelleria e simili.

Non portate mai alla bocca oggetti (penne, matite, steli d'erba, ecc.)

Quando si dà un bacio di cortesia o di semplice affetto, evitare di toccare la zona in prossimità della bocca, perché si potrebbe facilmente contrarre l'herpes. Meglio fare come l'etichetta prescrive: avvicinare la guancia senza effettivamente baciare.

Le superfici bagnate ospitano virus e batteri e offrono loro un ambiente per moltiplicarsi rapidamente. Asciugate bene utensili da cucina, piano della cucina, vassoi. Nelle mense o fast food non prendete vassoi umidi. Non toccate superfici umide. L'umidità che si forma sulle lattine di coca-cola ghiacciate è in grado di conservare virus e batteri per un tempo molto lungo. Se vi chiedete perché si trovano in vendita lattine con un linguetta di stagno da togliere da sopra la confezione, il motivo è questo.

Per la stessa ragione, gettate fazzolettini bagnati, mettete subito ad asciugare asciugamani bagnati ecc. Andare in giro per ore con abiti impregnati di sudore aumenta il rischio che essi acquisiscano batteri e virus dall'ambiente.

Non portate le mani agli occhi.

Utilizzate solo poche volte asciugamani e altri tessuti per la vostra pulizia.

Spugne, spazzolini da denti e altri oggetti che rimangono umidi dopo l'uso andrebbero cambiati con frequenza.

Strumenti di pulizia come spazzole e piumini o stracci da spolvero andrebbero puliti o rimpiazzati con regolarità. Le spazzole andrebbero pulite in acqua e detersivo e asciugate completamente.

Non toccate o accarezzate animali. Lavatevi le mani immediatamente dopo averlo fatto.

Dopo aver maneggiato del denaro (banconote o monete) dovreste pulirvi prima di prendere alimenti o toccarvi il viso.

Cambiare abiti, indossando ogni giorno abiti puliti può evitare di portare colonie batteriche su di sé.

Le mani sono potenti veicoli di infezione. Batteri e virus si depositano in quantità sulle nostre mani quando lavoriamo in cucina (ad es. salmonelle o batteri fecali se tocchiamo delle uova) o quando siamo fuori casa, ed occorre una adeguata igiene. Ecco illustrata la corretta procedura per lavarsi le mani (durata della procedura: 40-60 secondi):

 

http://learningsources.altervista.org/100_cose_da_sapere_su_nutrizione_bellezza_e_salute_file/image013.png

 

La frequenza con cui ci si lava le mani andrebbe aumentata in periodi di influenza. In particolare le mani andrebbero sempre lavate dopo: a) minzione o evacuazione; b) preparazione cibo; c) trasporto immondizia; d) aver toccato pavimento o altre zone a rischio; e) aver toccato le mani o la pelle di altre persone; f) essersi riparato la bocca dopo aver tossito e sternutito (in periodo di influenza); g) prima di mangiare qualsiasi cibo; h) dopo aver toccato o carezzato un animale; h) dopo esserci toccati le parti intime; i) dopo aver maneggiato del denaro.

Il disinfettante migliore per le mani è acqua e sapone.

Lavatevi una-due volte al giorno il viso con semplice acqua fresca.

Se volete migliorare ancora l’igiene delle vostre mani e pulirvi più frequentemente, acquistate al supermercato un piccolo spruzzino di quelli usati per stirare e una bottiglia di alcool da pasticceria a 95° e avrete un sistema eccellente e ultrarapido per disinfettare le mani. L’alcol da pasticceria evapora completamente senza lasciare residui, non ha il puzzo terribile dell’alcol denaturato ma un gradevole aroma: dopo esservi spruzzati le mani sarà sufficiente sfregarle un attimo e asciugarle con un fazzolettino di carta (ma anche l’asciugamano pulito va bene) senza risciacquarle sotto il rubinetto (sarebbe una pura perdita di tempo).

Gettate via i fazzolettini di carta immediatamente dopo averli utilizzati. Il noto medico statunitense Isadore Rosenfeld ha affermato che la via più veloce perché tutti i membri di una famiglia si ammalino in periodo di influenza o raffreddori, specie con un infermo in casa, è riutilizzare i fazzolettini di carta.

Non toccate con le mani bagnate maniglie o altri oggetti che potrebbero ospitare virus e batteri.

Pulitevi le mani (e non toccatevi mai gli occhi) dopo aver toccato i sostegni di mezzi pubblici oppure tavolini o banconi di bar oppure le maniglie delle porte e gli oggetti nelle toilet pubbliche o dei treni.

State in guardia quando vi trovate in spazi chiusi e affollati. Se possibile evitate i mezzi pubblici dell'ora di punta, affollati e pieni di colpi di tosse. Sternuti e colpi di tosse producono una nuvola di goccioline microscopiche piene di virus e batteri e questo aerosol staziona a lungo nell'aria. Cambiate posto se il vostro vicino tossisce o appare malato. Cercate un posto vicino ad un finestrino aperto o vicino alle porte che, aprendosi, assicurano ventilazione.

Non mettete l'occhio su obiettivi di binocoli, videocamere, macchine fotografiche o cannocchiali usati da altri (es. i cannocchiali a pagamento di località turistiche), perché potrebbero venirne infezioni. Pochi sanno che è questa la ragione per cui i sistemi di identificazione a scansione della retina sono molto meno diffusi di quelli mediante impronta del pollice.

Non utilizzate assolutamente mai fazzolettini e asciugamani utilizzati da altri.

Dormire nello stesso letto con un malato di una malattia infettiva è evidentemente sconsigliabile. Quando un membro della vostra famiglia è malato dovrebbe dormire da solo.

Una doccia una volta al giorno è consigliabile. L'acqua è sufficiente a togliere batteri e funghi dalla maggior parte delle zone della nostra pelle. Il sapone andrebbe utilizzato solo sulle zone ricche di peli, dove le ghiandole pilifere producono sudore.

E quanto allo stringere le mani altrui? Stringere la mano ad una persona pulita è un conto, stringerla ad una persona abituata a detergersi da una evacuazione con un pezzetto di carta senza successivamente lavarsi è un altro, e purtroppo molti italiani hanno quest’ultima abitudine…

Evitate qualsiasi contatto con escrementi di volatili. Rimuoveteli immediatamente dalla vostra casa, soprattutto da davanzali o da altre zone a cui potrebbero aver accesso i vostri bambini. I volatili sono i vettori principali di influenze ed epidemie. Come credete che arrivino dall'Asia le prime influenze di stagione? Con i volatili migratori. Le loro deiezioni hanno una altissima carica virale e batterica.

Se possibile, utilizzate stoviglie e posate personali, spazzolini personali, e non spartiteli con altri.

La suola delle nostre scarpe raccoglie, quando siamo fuori di casa, una quantità incredibile di virus e batteri e tracce di escrementi, non visibili ma presenti sul terreno. Non toccatele con le mani e trovate un luogo dove riporre le calzature in modo che virus e batteri possano inattivarsi senza diffondersi per la casa.

In cucina, preparate alimenti provenienti dal mare, carne, pollame, uova crude tenendoli separati dagli altri alimenti.

Lavate bene gli utensili da cucina dopo averli utilizzati. Lavate bene le mani prima, dopo e durante la preparazione di cibi come uova, pesce o carne cruda. Cercate di non utilizzare troppo le mani nude, perché virus e batteri potrebbero insinuarsi facilmente nelle pieghe delle mani o sotto le unghie. Utilizzate guanti da cucina o utensili.

Lavate i vegetali da consumare crudi, possibilmente con bicarbonato e se possibile sterilizzateli con un preparato come amuchina. Potrebbero essere irrorati con concime organico, pieno di batteri fecali o ricevere deiezioni animali o uova di parassiti.

Il lavello della cucina andrebbe sommariamente pulito dopo essere stato per preparazioni come carne cruda, pesce etc. perché diversamente diventa un centro di diffusione dei germi.

Il lavello della cucina andrebbe sterilizzato periodicamente. E' sufficiente riempirlo completamente d'acqua, versarvi un bicchiere di candeggina e attendere almeno un'ora per eliminare completamente i germi.

Aereate i locali della casa più volte al giorno.

Pulite i locali e i mobili della casa dalla polvere con un aspirapolvere (non solo con scopa o panno o piumini, che non funzionano bene per rimuoverla), possibilmente con filtro anti-acari.

Quando siete seduti ad un tavolo di hotel, biblioteca, bar ecc. sappiate che ogni impronta di avventore lascia una invisibile chiazza di grasso umano, che può mantenere vivi i batteri e i virus per ore.

Mantenete le unghie ragionevolmente corte o pulitele regolarmente, perché sotto di esse possono depositarsi legioni di virus e batteri. Il momento migliore per tagliare le unghie delle mani e soprattutto dei piedi è dopo essersi fatti la doccia, quando sono rese meno dure dall'acqua.

Alcune persone pensano che rimuovere i peli di ascelle e pube migliori il grado di igiene, ma questo è assolutamente non vero.

Pulite le vostre orecchie con gli indici mentre fate il bagno. Pulite regolarmente il condotto uditivo, ma state attenti che utilizzando bastoncini questo non spinga il cerume entro il condotto uditivo invece che estrarlo.

Non camminare a piedi scalzi né in casa né all'esterno, anche se si tratta di parquet.

Quando si frequenta palestre, o piscine, non camminare a piedi scalzi, perché si potrebbero prendere funghi. Mettere un proprio asciugamano sulle panche o altre zone con cui la nostra pelle viene in contatto. Usate guanti da culturista che sterilizzerete regolarmente per afferrare o toccare maniglie, barre dei pesi ecc. Se possibile utilizzare il vostro bagno e non quello della palestra, oppure fate il bagno nuovamente a casa vostra.

Nessun animale dovrebbe essere ammesso in casa, inclusi cani, gatti ecc. Malgrado molti non saranno d'accordo, secondo lo scrivente questa regola è importante ed evita di introdurre a casa virus e batteri di provenienza esterna annidati sotto le zampe o sul corpo dell'animale o di contrarli dall'organismo dell'animale.

Pulite bene l'interno di una bottiglia di vetro o plastica prima di utilizzarla, perché potrebbe essere rimasta dell'umidità che ha formato delle muffe.

Gettate immediatamente piatti che presentano delle crepe o spaccature che ospitano immancabilmente colonie batteriche. Se non ci credete, fate la prova: spaccate il piatto lungo la crepa, e nel 90% dei casi potrete vedere il color verde tipico delle muffe. Non c'è disinfettante che possa penetrare in questi interstizi, quindi la cosa migliore da fare è disfarsi della stoviglia. Graffi profondi nelle stoviglie, pyrex ecc. producono gli stessi risultati. Il fondo dei contenitori in cui mangiate dovrebbe essere liscio e non usurato.

Non mangiate assolutamente cibo caduto in terra.

Mettetevi in testa che il pavimento di casa vostra non è igienico, per quanto possiate fare pulizia giornaliera. Abbiamo già scritto sopra che le suole delle scarpe ospitano milioni di germi, inclusi quelli provenienti da feci di uccelli, cani, gatti, e non c'è niente che possiate fare per impedire che ad ogni ingresso in casa essi entrino con voi. Pulite il pavimento, almeno ogni tanto, con candeggina, o altro disinfettante, non con un semplice prodotto detergente.

Non utilizzate a lungo lo stesso panno da cucina o lo stesso grembiule da cucina.

Utilizzate guanti di lattice o di gomma per effettuare i lavori più sporchi, come pulire il bagno, trasportare immondizia o concime, ecc.

Se la pelle delle vostre mani o di altre zone ha dei tagli, anche piccoli, dovete adeguatamente disinfettarli e coprirli con cerotti resistenti all'acqua, perché sono i veicoli di infezioni: non mettetevi a preparare pesce crudo o a distribuire concime organico alle vostre piante quando avete anche un piccolissimo taglio alle mani!

Anelli, piercing, orecchini possono ospitare focolai batterici. Non è un caso se diverse industrie alimentari non prendono in considerazione domande di assunzione di persone che utilizzano piercing.

Pulite a fondo i contenitori di immondizia e svuotateli con frequenza.

Non toccate con le mani le vostre parti intime senza poi esservi lavati.

Non toccate con le mani naso, bocca, occhi. Cercate di togliervi questa abitudine. In particolare, imparate a sopportare stoicamente i pruriti che sono la causa più frequente per cui ci portiamo le mani al viso. Se si ha la pazienza di aspettare dopo pochi secondi, passano. Con l'età, il vizio di toccarsi il volto peggiora (come anche i pruriti) ed occorre insistere nell'abitudine di non farlo.

Non grattate zone con eruzioni cutanee.

Non usate vassoi di tavole calde, ripiani ritraibili di treni o di aerei senza avervi messo sopra un foglio di carta pulita.

I giocattoli dei bambini non regolarmente puliti possono essere veicoli di infezioni

Lavate in lavatrice i tessuti che devono servire per la vostra igiene almeno a 60° oppure con la candeggina.

 

 

 

I consigli dei medici della Fondazione Veronesi per la dieta durante la chemio e la radio-terapia

 

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In caso di trattamenti chemioterapici e radioterapici per evitare i principali effetti collaterali - infiammazioni al cavo orale, disturbi alla digestione e intestinali, stanchezza - non è importante sapere scegliere solo i cibi più corretti ma saperli anche modulare nelle diverse fasi del trattamento. Ecco i consigli alimentari di una dieta a tappe che può aiutare a prevenire o a controllare meglio gli effetti collaterali indotti dai farmaci e dalle terapie.

PRIMA DELLA CURA

La dieta, in questa fase, deve aiutare l’organismo ed in particolare l’intestino, a prepararsi a ricevere la chemioterapia. Dunque gli alimenti vanno scelti in funzione della loro azione protettiva contro possibili disturbi intestinali, squilibri metabolici e ormonali ed andrebbero, secondo gli esperti, così suddivisi:

Colazione. Se piace il latte, un giorno alla settimana sarebbe bene bere quello di mucca e nei restanti giorni il latte di soia, di mandorla, di riso o di avena al cui gusto ci si può abituare mescolandolo del  muesli o dei fiocchi di cereali. La bevanda va accompagnata con pane integrale, marmellate senza zucchero, frutta fresca e secca.

Pranzo. Può essere indicata una zuppa di verdura e di miso (un condimento derivante dalla soia gialla), o una insalata da variare ogni giorno a cui fare seguire una pasta o un riso integrale, utili a fornire gli zuccheri che verranno bruciati nell’arco della giornata, conditi con delle verdure.

Cena. E’ bene scegliere fra un piatto di cereali (grano integrale, farro, orzo) e legumi integrali (fagioli, piselli, lenticchie, ceci, fave, tofu, azuki) oppure pesce. Uova o carne, preferibilmente bianca, vanno mangiati più di rado. Fra i formaggi optare per la ricotta, accompagnando sempre ogni pietanza con verdura o zuppa di verdura.

Meglio non mangiare la frutta a fine pasto che può fermentare e rallentare la digestione, ma consumarla prima o fra i pasti principali.

DURANTE LA CURA

Obiettivo è impostare una dieta che possa contribuire a prevenire, contenere o combattere gli effetti collaterali, rappresentati principalmente da mucositi, nausea e vomito. Ecco i cibi ad hoc e quelli sconsigliati.

Da preferire:

  Il pesce azzurro per l’elevato contenuto di grassi (omega-3) ad ’azione anti-infiammatoria.

  Le proteine vegetali in forma raffinata (evitando cioè le fibre), quali creme di cereali o di legumi. Alcune infiammazioni intestinali (le enteriti) generate da farmaci potrebbero causare anche una intolleranza al glutine; sono pertanto da evitare grano, orzo, segale, avena e farro a favore di riso (anche integrale ma molto ben cotto) e miglio.

  Alimenti proteici vegetali ricchi di amminoacidi liberi (come il miso) sia sotto forma di zuppa che di condimento per cereali. La zuppa di miso favorisce anche la digestione ed è indicata per accompagnare quotidianamente tutti i pasti. In qualche caso si può ricorrere allo yogurt, ma in modeste quantità.

 Da evitare:

  Fibre di cereali, specie se indurite dalla cottura al forno (pane integrale e pizza, alimenti grezzi) che possono produrre irritazioni meccaniche.

  Proteine animali (carne rossa e conservata) che possono produrre sostanze tossiche per la mucosa dell’intestino o favorire processi infiammatori a causa dell’elevata presenza di alcuni acidi.

  Il latte (in particolare se vi sono in corso stati infiammatori intestinali provocati da enteriti da raggi e da chemioterapici) poiché il danno all’intestino tenue può compromettere la capacità di digerire il lattosio scatenando possibili diarree.

Zucchero e farine molto raffinate o altri amidi ad alto indice glicemico, quali patate e mais, dolci di pasticceria a favore di dolci al cucchiaio su ricette macrobiotiche, e dolcificanti con malti.

DOPO LA CURA

Alla fine della chemioterapia, per assicurare un sufficiente apporto nutritivo e pervenire l’aumento di peso, la dieta dovrà ritornare a un equilibrio fra verdure e cereali poco raffinati, e pesce evitando invece alimenti ad alto indice glicemico (zucchero) o contenuto di grassi che favoriscono l’aumento di peso e l’obesità.

COSA MANGIARE IN PRESENZA DI SINTOMI SPECIFICI

I disturbi più comuni che possono insorgere durante il ciclo di chemio o radioterapia sono il calo dell’appetito e l’alterazione del gusto, l’infiammazione delle mucose, la diarrea, la stipsi, la nausea e/o il vomito. Tali disagi, di intensità variabile da persona a persona, dal tipo di terapia oncologica e dal dosaggio, sono per lo più passeggeri e scompaiono solitamente dopo alcuni giorni dal trattamento.  È bene però sapere cosa mettere nel piatto in presenza di ciascuno di essi.

Calo dell’appetito o alterazioni del gusto. Consumare acqua lontano dai pasti, bere poco a tavola e sostituire l’acqua con tisane ai semi di finocchio, di anice stellato o tè (meglio se verde). Può essere indicato masticare bene e lentamente il cibo per facilitare la digestione e utilizzare posate di plastica (anziché di metallo) e barattoli di vetro per conservare i cibi al fine di ridurre il gusto metallico.

Infiammazione delle mucose. In caso di uno stato infiammatorio sia del cavo orale che dell’intestino, sono da preferire: cerali integrali e legumi (lenticchie rosse e legumi interi) sotto forma di crema, riso integrale, verdura verde, pesce (sgombro bollito, salmone o pesce azzurro), frutta fresca e/o secca (noci, noccioline), soia, semi di zucca e di lino, olio extravergine di oliva e olio di riso.

Vanno evitati invece carni rosse e conservate, uova, fritti, snack salati, pomodori e succhi da essi derivati, grassi, formaggi grassi, dolciumi, cioccolato, pizza e farine raffinate, prodotti integrali cotti al forno, cibi speziati o duri, bevande zuccherate e frizzanti, bevande contenenti caffeina, agrumi, alcolici.

Diarrea. In caso di questo disturbo è bene frazionare in 5-6 piccoli pasti o spuntini i soliti 3 pasti principali. È consigliato bere (lentamente) da 8 a 12 bicchieri di liquidi al giorno suddivisi fra acqua e integratori salini, mantenuti a temperatura ambiente. Fra gli alimenti, sono da preferire quelli ricchi di sodio o potassio - banane, arance, succo di pesca e albicocca, patate bollite e purè -; i cibi poveri di fibre (riso integrale, pane tostato), yogurt bianco e pesce il cui grasso riduce l’infiammazione. Sono sconsigliati carne e formaggi, bevande molto calde o molto fredde, zuccherate e frizzanti, birra, vino, bevande alcoliche e contenenti caffeina, agrumi, latte o alimenti che lo contengono (gelati, frappè, panna acida), alimenti molto speziati, fritti e dolci.

Stipsi. La stipsi può essere causata dai farmaci chemioterapici e antidolorifici o da insufficiente attività fisica. È indicato, in presenza di questa condizione, bere molto (preferibilmente lontano dai pasti) sia acqua ma anche bevande a base di mela e agar agar, tè, succhi di frutta meglio se alla prugna. Impostare poi una dieta ricca di fibre, cibi integrali con pane integrale a lievitazione naturale o con i semi di lino, riso integrale o altri cereali i(sempre integrali) accompagnati da verdure. I cibi andrebbero sempre masticati a lungo per favorire la digestione.   

Nausea e vomito. Frazionare i pasti in 5-6 spuntini affinché lo stomaco non resti mai vuoto, masticare lentamente il cibo che deve essere a temperatura ambiente. Scegliere soprattutto cibi salati e asciutti (ad esempio gallette di riso integrale già salate), evitando fritti o cibi con forte odore, cereali cotti al formo e proteine animali. Non assumere grandi quantità di liquidi durante i pasti.

 

 

 

I consigli dei Guy’s and St. Thomas Hospitals – National Health Service of United Kingdom – Londra

 

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Secondo il volantino distribuito da questa serissima istituzione alle persone che vi intraprendono la chemioterapia, non è necessaria una dieta particolare durante la chemioterapia. E’ più importante avere una dieta nutriente e ben bilanciata, che aiuti a far fronte agli effetti collaterali, eviti la perdita di peso, prevenga carenze nutrizionali, riduca il rischio di infezioni e aiuti la ripresa dopo la cura.

Il volantino afferma che vi sono pubblicità di numerosissimi integratori, rimedi erboristici e diete anti-cancro che affermano di curare il cancro o rallentarlo, senza nessuna evidenza scientifica a sostegno.

Eventuali integratori devono essere discussi con il proprio oncologo.

Mangiare correttamente durante la terapia vuol dire adottare una dieta bilanciata e variata che fornisca al corpo tutti i nutrienti necessari per un buon funzionamento. Questi nutrienti devono includere proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali.

Ecco una serie di consigli per una dieta bilanciata:

Fare almeno tre pasti al giorno e mangiare tutta la varietà di cibi che ci sono graditi

Assumere cibi ricchi di amidi, come pane, patate, riso, pasta, patate dolci e cereali ad ogni pasto, perché sono cibi energetici.

Mangiare carne rossa, carne bianca, pesce, uova, yogurt, formaggio, Quorn (un preparato compatto fermentato con funghi che non è distribuito in Italia ma è diffusissimo all’estero), tofu, fagioli o lenticchie almeno due volte al giorno come fonti di proteine

Includere frutta e vegetali nei pasti giornalieri. Essi forniscono vitamine e minerali

Bere almeno sei-otto tazze di liquidi al giorno: oltre l’acqua, succhi di frutta, frullati, spremute, brodi, latticini liquidi (kefir, yogurt da bere, milk shake ecc.)

Durante la terapia, lievi perdite di peso non devono preoccupare, ma perdite consistenti di peso rendono più sgradevole sopportare la terapia a causa ad esempio della perdita di massa muscolare e debolezza e fatica nello svolgimento dei compiti quotidiani. La perdita di peso può verificarsi a causa di una serie di effetti tipici della terapia: perdita di appetito, cambiamenti soggettivi nel gusto dei cibi, bocca secca o dolorante, nausea e vomito, costipazione o diarrea, stanchezza.

Per contrastare la perdita di appetito si possono adottare le seguenti strategie:

Mangiare poco e spesso

Arricchire i cibi con burro, formaggio, crema, miele, succo d’acero. Questo vi fornirà più energia

Scegliere snack ad alta energia, come formaggio, biscotti, dolcetti e yogurt interi

Se si ha difficoltà con i cibi solidi, passare ai frullati al latte, ai succhi, ecc.

Possono verificarsi, anziché perdite di peso, aumenti di peso. Nel breve periodo lievi aumenti di peso non devono preoccupare, ma aumenti consistenti devono essere eliminati nel medioo-lungo periodo.

La chemioterapia può interferire con le difese naturali del corpo contro le infezioni, incluso un peggioramento dello stato della pelle e una diminuzionie del numero dei neutrofili (globuli bianchi). Evitare le infezioni da cibi è una priorità durante la terapia. La maniera migliore è una adeguata cottura per ridurre il numero dei germi, conservare i cibi a emperatura adeguata per la conservazione, evitare la contaminazione dei cibi cotti con altri cibi, utensili poco puliti e contatto con persone (es. camerieri nel ristorante).

Ecco alcuni consigli per evitare germi e batteri:

Shopping

Controllare sempre le scadenze dei prodotti

Evitare frutta e vegetali che appaiono molli o deteriorati o essere stati a lungo sul bancone (cosa che capita di frequente con i cespi di insalate e le verdure a foglia larga)

Evitare cibi con confezioni che appaiono non perfettamente integre e lo scatolame con delle bozze

Portare a casa il più velocemente possibile i cibi surgelati

Conservazione

Mantenete la temperatura del frigorifero tra 0 e 5 gradi e quella del freezer al disotto di 18 gradi

Mettere cibi crudi e cibi cotti in aree separate del frigorifero o in credenze/dispense separate: cibi cotti in alto e cibi crudi in basso, in contenitori chiusi.

Il cibo avanzato non deve essere tenuto nel frigorifero per più di due-tre giorni

Preparazione dei cibi

Lavate bene le mani prima di preparare il cibo e dopo aver maneggiato alimenti crudi come carne, pollame, pesce, uova e frutta e verdura non sterilizzata.

Assicuratevi che tutte le superfici su cui preparerete gli alimenti (tavola, taglieri, lavello) siano pulite, prima di cominciare.

Il cibo, una volta cotto deve essere tenuto lontano da carne cruda, cespi di insalata e altre verdure non lavate, utensili, abiti o superfici che sono venute a contatto con alimenti crudi.

Usate taglieri e piani di lavoro separati per cibo crudo e cibo cotto da tagliare o disporre prima di mangiare.

Lavate e sterilizzate insalata, frutta o vegetali a fondo prima di mangiarli.

Cottura dei cibi

Scongelate i surgelati nel frigorifero e cuoceteli immediamente dopo scongelati

Assicuratevi che il cibo sia ben cotto dovunque

Se utilizzate il forno a microonde, rigirate il cibo almeno a metà cottura per evitare una cottura non uniforme

Servite i cibi prima che diventino freddi

Non riscaldate il cibo già cucinato più di una volta, e assicuratevi che sia riscaldato ovunque

Mangiare fuori casa

Chiedete sempre che sia preparato cibo fresco

Assicuratevi che i cibi arrivino caldi e ben cotti ovunque

Evitate di acquistare cibo e gelati presso venditori di strada, buffet o apericena.

Cibi che richiedono precauzioni addizionali per evitare contaminazione da germi

Uova

Conservare le uova in un luogo fresco e asciutto come ad esempio il frigorifero

Osservare rigorosamente la data di scadenza

Non preparate uova semicotte

Evitate salse fatte con uova, come maionesi prodotte nella cucina dei ristoranti e condimenti a base di uova non acquistati in contenitore sigillato in supermercato

Pollame, carne rossa

Cuocere senza lasciare la parte interna rossa

Riso

Servire non appena cotto

Per la conservazione, disporre il piatto in frigorifero entro un’ora dalla preparazione

Consumare il riso posto in frigorifero entro un giorno

Il riso va riscaldato in modo che tutte le parti siano portate ad alta temperatura

Latte, formattio e yogurt

Evitare di acquistare prodotti non pastorizzati

Evitare formaggi cone congengono un interno liquido o colorato di blu dai funghi, come Brie, Camembert, Gorgonzola e Roquefort.

Tra i formaggi sicuri vi sono:

Formaggi a pasta dura come Parmigiano, Grana Padano, Cheddar, inclusi Emmenthal ed Edam

– Formaggi morbidi come Cottage Cheese, mozzarella, feta, ricotta, formaggi quark tipo Philadelpia Kraft.

Evitate probiotici come Actimel, Yakult e simili. Questi prodotti contengono batteri vivi e sebbene considerati sicuri debbono essere usati con cautela durante la chemioterapia, quando il sistema immunitario è indebolito.

Pesce, molluschi e altri prodotti del mare

Non mangiare molluschi crudi come ostriche o vongole

Il sushi confezionato da pesce congelato e da molluschi precotti è più sicuro delle altre preparazioni del genere, perché la carica batterica è inattivata

Assicuratevi che il salmone sia conservato in frigo e consumato entro la data di scadenza.

Quando rivolgersi all’oncologo o al dietologo ospedaliero:

Se il calo di peso è superiore a 2 kg

Se si è sottopeso

Se si manifesta inappetenza persistente dovuta a scarso appetito, modificazioni del gusto degli alimenti, difficoltà di inghiottire, sensazione di pienezza, bocca secca o dolorante, alterazioni della abituale digestione

 

 

 

I consigli del National Cancer Institute degli Stati Uniti

 

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Le persone sottoposte a cure antitumorali spesso dovrebero seguire diete differenti da quelle che esse pensano siano “salutari”. Per molti, una dieta “salutare” è quella che comprende:

Una grande quantità di frutta, verdura, pane e cereali integrali;

Una quantità ridotta di latte e latticini;

Una quantità limitata di alcol, grassi, zucchero e sale.

Tuttavia, quando ci si ammala per tumore, si ha bisogno di mantenersi in forze per sopportare gli effetti collaterali della cura. Si potrebbe aver bisogno di un extra di proteine e calorie. In certi momenti la dieta potrebbe includere una quantità aggiuntiva di latte, formaggio e uova. Altre volte necessitano cibi poveri di fibre anziché ricchi di fibre.

Durante la cura, vi saranno giorni “si” e giorni “no” per quanto riguarda l’appetito e il cibo. Ecco alcuni consigli su come regolarsi:

Se avete degli alti e bassi, mangiate abbondantemente proteine e calorie quando potete. Questo vi aiuta a mantenervi in forze e a ricostruire i tessuti distrutti dalla cura contro il cancro.

Mangiate nei momenti della giornata in cui siete soliti avere maggior appetito. Per molti, questo avviene il mattino. Più avanti nella giornata i pasti potranno essere più leggeri e più liquidi.

Non vi preoccupate se non avete voglia di mangiare una gran varietà di alimenti, come viene raccomandato: durante la terapia mangiate pure gli alimenti che preferite.

Curate un buon apporto di liquidi: un adulto dovrebbe bere da 8 a 12 tazze di liquido al giorno

Evitate le infezioni e in particolare:

Utilizzate una apposita spazzola per pulire frutta e verdura

Mangiare frutta a guscio solo se sgusciata e tostata

Evitare cibo che normalmente si conserva in frigo che è stato per più di due ore fuori frigo

(per gli altri consigli fare riferimento al paragrafo specifico)

Molte persone chiedono se possono combattere i tumori mangiando certi cibi o assumendo vitamine o supplementi. Ma non ci sono studi che provano che una qualche dieta speciale, cibo speciale o supplemento dietetico o vitaminico possano rallentare o curare un tumore o prevenire una ricaduta. Di fatto, alcuni di questi alimenti o sostanze possono interferire con la cura e i suoi meccanismi di azione.

 

 

 

 

Note

 

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 (1)    Khodarahmi-Azadbakht, “The Association Between Different Kinds of Fat Intake and Breast Cancer Risk in Women”, Int. Journ. Prev. Med., 2014

 

(2)    Kee W. Tan, Daniel P. Killeen, Yan Li, James W. Paxton, Nigel P. Birch, Arjan Scheepens. “Dietary polyacetylenes of the falcarinol type are inhibitors of breast cancer resistance protein (BCRP/ABCG2)”, European Journal of Pharmacology, 2014.

 

(3)    https://www.mskcc.org/cancer-care/patient-education/eating-well-during-and-after-your-treatment

 

(4)    NIH-National Cancer Institute (USA), Eating Hints: Before, during, and after Cancer Treatment