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       Bart Kowalski sedeva al tavolo di Maisie's e stava guardando Jenna Mitchell. Era bellissima, capelli biondi e grandi occhi azzurri, con ciglia lunghissime. Come suo solito, stava fantasticando su di lei. Non poteva farne a meno, ogni volta che vedeva una ragazza. Era un'abitudine che aveva sin da quando aveva scoperto l'altro sesso. Elaborava fantasiose vicende, che terminavano con una dichiarazione d'amore reciproco e una notte di sesso ardente.

       Sul sesso ardente non visualizzava molti dettagli. Era più interessato all'interludio romantico che conduceva al rivelarsi della passione. Aveva creato storie ambientate nelle oasi dell'Arabia, nelle steppe russe, ai tempi della Rivoluzione Francese e dei cavalieri medievali.

       Le sue conoscenze storiche erano notevoli. Non per niente era in primo in tutte le materie alla scuola superiore di Tulsa, Oklahoma. La sua mente era brillante. Aveva vinto per due anni di seguito i campionati nazionali di Dialettica, e quell'anno la squadra di cui era il leader era arrivata alle finali statunitensi, che si sarebbero disputate di lì ad un mese a Chicago. Il suo quoziente di intelligenza era stratosferico, e l'anno successivo, l'ultimo delle superiori, avrebbe fatto domanda di ammissione a Stanford.

       Ma aveva un problema con le ragazze.

       "Cos'hai da fissarmi, coglione?". Le deliziose labbra di Jenna Mitchell articolarono la parola "coglione" in modo molto elegante.

       "Le stai per caso guardando le tette, deficiente?" disse la sua amica Bertha Rogers.

       Bart non guardava mai le tette delle ragazze. Quella era una cosa da maniaci. A lui piacevano il loro volto, la loro voce, le loro mani, i loro movimenti aggraziati, i loro capelli, il loro profumo.

       Ma quelle si intestardivano a credere che tutti puntassero alle loro tette. Il cervello super-logico di Bart non era ancora venuto a capo dell'enigma costituito dal fatto che una ragazza che usciva esponendo il davanzale come una pescivendola andasse su tutte le furie se tu glie lo fissavi. Jenna e Bertha mostravano la stessa fastidiosa incoerenza. Probabilmente, pensò Bart, si aspettano che glie le fissi la persona giusta.

       Se quell'animale di Rudy Strasser, tutto muscoli e niente cervello, che ogni volta che lo vedeva lo spediva a terra con uno spintone, le avesse sbavato nel reggiseno, Jenna sarebbe deliziosamente arrossita e si sarebbe chinata di più per fargli arrivare gli occhi dalla scollatura direttamente all'ombelico.

       E' vestita come il sogno di uno sporcaccione, pensò deluso Bart. Lui fantasticava di ragazze con eleganti completi di seta grezza dalla cui raffinata scollatura si intravedeva l'orlo di un reggiseno di pizzo.

       Quelle che incontravi dovunque ti voltassi erano altrettanti cloni in t-shirt attillatissima, ombelico en plein air e tette che ti ballonzolavano sotto il naso al ritmo delle zeppe. O seminude in canottiera microscopica, shorts che lasciavano intravedere i peli pubici e capelli accuratamente spettinati da ninfetta.

       Lui adorava le donne vestite in modo raffinato, in particolare le dive degli anni '50. Uno dei suoi film preferiti era Una strega in paradiso con Cary Grant e Kim Novak, una delle donne più belle che avesse mai visto. Nel film indossava dei maglioncini dolcevita che esaltavano senza volgarità il suo magnifico seno.

       Le ragazze avevano così poca fiducia nella capacità dell'altro sesso di apprezzare le loro doti? Lui avrebbe sposato Jenna anche se si fosse presentata in bourka dietro la grata di un harem. Che bisogno avevano di denudarsi? Mancava solo che esibissero il cartello: palpata di prova offresi.

       Ma d'altro canto, finché continuava ad esistere gente come Rudy Strasser, che focalizzava solo tette e culi, alle ragazze non si potevano dare tutti i torti. Una tetta scoperta poteva dare il vantaggio decisivo nella lotta per la conquista di un fidanzato.

       E poi c'era la famigerata concorrenza femminile. Le donne erano come dei maledetti cavalli: se uno correva, gli altri dovevano andargli dietro e superarlo. Secondo lui era mancanza di fiducia in se stesse. Una ragazza avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di non essere lasciata indietro da una concorrente. Se quella si spogliava, doveva spogliarsi anche lei, per principio. Bart sospirò. Il mondo era complicato.

       Si guardò intorno nel fast food. Il pessimo gusto dilagava. Gli orizzonti della maggior parte delle femmine ormai non andavano oltre gli addominali dei fotomodelli. Fotomodelli. Bart rabbrividì. Almeno, le generazioni precedenti idolatravano gli attori e i cantanti: gente che sapeva fare qualcosa.

       Le donne avevano perso di gusto e di garbo. Le volgarità e la maleducazione abbondavano nel loro vocabolario e nel modo di rivolgersi a chi non stava loro simpatico. Sua nonna diceva che "per una ragazza gli uomini sono tutti adoni dagli occhi azzurri" per significare che ai suoi tempi era semplicemente inconcepibile che una donna si rivolgesse in modo gratuitamente offensivo ad un uomo.

       Le cose erano cambiate in fretta. Diamine, ora le ragazze non rispondevano neanche al tuo saluto, a meno che non fossi loro amico o volessero flirtare con te. Jenna era spiritosa e vivace, con chi voleva, ma assolutamente odiosa con chi non le interessava. E Bart Kowalski non compariva neanche ai margini del suo orizzonte.

       Una grossa mano pelosa calò sulla sua spalla. "Hai sentito cos'hanno detto le signorine? Smamma, frocetto, prima che ti rompa il naso".

       La voce sgradevole di Rudy Strasser interruppe bruscamente le sue meditazioni.

       "Oh, ciao, Ruudyyy" disse Jenna sbattendo le ciglia. Come Bart aveva previsto, inclinò il davanzale per esporsi in piena vista. Questo distrasse momentaneamente Rudy e consentì a Bart una ritirata strategica.

       "Quello scemo vi stava dando noia?" disse Rudy sedendosi come se lui non esistesse. Uscendo, sentì una battuta di Bertha e le risate degli altri due.

       Era sempre così.

       Sei mesi prima, stava fantasticando su Leona Halliwell e un ballo alla corte austriaca, con lei fresca debuttante e lui brillante ufficiale in licenza quando si sentì spintonare da dietro dalla ragazza: "allora, testa di cazzo, ti decidi a muoverti, ho voglia di mangiare anch'io, sai". Tutta la fila sghignazzò

       Tre mesi prima Alyssa Lewis lo aveva portato in giro ferocemente per la sua lievissima balbuzie, quando si era scusato per essersi distratto un attimo a fantasticare su una fuga romantica sull'Orient Express, senza accorgersi che lei gli aveva detto di togliere il piede dal suo zaino.

       Dieci giorni prima era stato chiamato "mentecatto" e "sfigato" da Tricia Adams perché, immaginandosi cavaliere di una dama medievale, si era chinato a raccoglierle un oggetto che le era caduto e le loro teste si erano scontrate.

       In autobus, all'inizio della settimana, Marla Edwards non aveva voluto occupare il posto vicino a lui, definendolo "uno strano che ti fissa e ti fa venire i brividi" e con questo pretesto si era fatta accogliere sulle ginocchia di Jay Gould, terzino della squadra di football.

       Un mese dopo l'incidente con Jenna Mitchell, stava fissando i bellissimi capelli color miele di Sandra Hamilton durante la lezione del professor Cahill e immaginava di carezzarli mentre sul suo purosangue la conduceva in salvo da un agguato di predoni del deserto quando quella gli mandò un bigliettino tramite la sua amica Roxy: "Sono due ore che mi fissi, coglione. Comincio a stufarmi. Guardati l'uccello, sempre che riesci a vederlo sporgere".

       Col tempo le fantasie di Bart Kowalski cominciarono a cambiare. Dapprima immaginò di sculacciare Jenna o Bertha o Sandra. Poi visualizzò se stesso come sceicco che incaricava gli eunuchi di frustarle fino a quando loro non gli mostravano il dovuto rispetto. Poi creò sotterranei pieni di ratti e di catene in cui rinchiuderle per diversi giorni senza mangiare. Infine, costruì delle stanze di tortura.

       Un giovedì pomeriggio era in biblioteca con libri ed appunti sparsi davanti a sé, quando d'improvviso si rese conto che qualcuno era in piedi di fronte al suo tavolo e si era schiarito la voce. Alzò gli occhi.

       "Ciao, Mr. Fantastic". La ragazza indossava jeans nuovi con eleganti stivaletti, un golfino rosa e i capelli castani erano raccolti in un morbido chignon. Teneva stretti al petto diversi libri che doveva riconsegnare al banco.

       "Sono Connie Williams, non ti ricordi di me?"

       "Mr. Fantastic?" sorrise lui. Si ricordava vagamente di Connie, ma doveva riconoscere che era diventata una bellissima ragazza. Aveva magnifici occhi blu.

       "E' il nomignolo che ti ho affibbiato, Bart Kowalski. Non negare: ti vedo sempre col naso per aria a fantasticare sulle ragazze".

       Agitò l'indice con fare ammonitorio. "Ti ho osservato spesso, sai? Tu non mi hai mai notato, ma eravamo nella stessa classe alle elementari e alle medie. Invidiavo i tuoi voti e la tua intelligenza. Poi sono andata al liceo fuori città. Ma abito vicino a te e frequento la biblioteca. Ti vedo spesso, perso nei tuoi pensieri o indaffarato sui libri. Sono morbosamente curiosa di sapere cosa fantastichi".

       "Saresti la prima" disse Bart

       "Questo mi piace" disse lei, "Perché non mi inviti a casa tua a vedere un film stasera?" aggiunse arrossendo per la propria audacia.

       Bart sorrise di nuovo "Ho attrezzato una sala di proiezione nel seminterrato. Dolby Surround e tutto quanto. Potremmo vedere Il mistero del falco con Humphrey Bogart, gelato e patatine" disse.

       "Hai ottimi gusti Mr. Kowalski" disse Connie, che guarda caso aveva anche lei la passione per i grandi classici di Hollywood. "Potrei anche decidere di credere che l'invito non abbia secondi fini. Oppure no". Sorrise in modo malizioso. "Verrò, ma mi dovrai offrire una enorme quantità di gelato e patatine. Quindi non poltrire e vedi di passare al supermercato, tornando. Ci vediamo alle otto davanti casa tua. So dove abiti" e detto questo gli sorrise e si avviò al banco.

       Quando se ne fu andata, Bart tolse la mano dai libri che aveva girato in modo che lei non vedesse i titoli.

       I serial killer cannibali

       Jeffrey Dahmer, Rick Masterson e Brent Scopes: le case degli orrori. Con tutte le foto.

       L'impalamento e altre torture nella storia

       Un numero speciale della rivista Knives & Blades dedicato ai machete e agli attrezzi da mattatoio.

       Un printout scaricato da internet:"Come si costruisce una stanza di torture medievale funzionante" con tanto di schemi di carrucole e verricelli.

       Effettivamente, lui aveva appena finito di costruirla nello scantinato. I suoi indaffaratissimi genitori non vi mettevano piede da anni. Suo padre era direttore della filiale della First National Bank di Tulsa. Sua madre era dirigente di un grosso complesso scolastico. Nessuno dei due era tipo da bricolage. Attrezzi, sacchi, ripostigli e cantine venivano lasciati al giardiniere o alla donna di servizio.

       Lui si sentiva pronto a dare un nuovo corso al suo tempo libero. Dopo molte prove aveva appena finito di costruire un morso speciale di acciaio, che si fissava alla bocca, dotato di zanne acuminate e taglientissime che permetteva di strappare la carne a brani.

       Le gengive gli facevano un po' male quel pomeriggio perché il giorno prima lo aveva provato su una grossa lombata presa dal congelatore di casa. Aveva dovuto fare qualche modifica, ma ora riusciva a portare via almeno due etti di carne ad ogni morso.

       Aveva anche creato degli artigli snodati sul modello di quelli di Freddy Krueger, ma molto migliorati, dotati di molle e assicurati a dita e polsi con cinghie e lacci di cuoio. Aveva provato pure quelli, e funzionavano alla perfezione. Con pochi colpi aveva staccato la corteccia del tronco d'acero abbattuto dal vento che il giardiniere aveva messo nel capanno. Avrebbe potuto sbudellare una persona.

       Si era pure costruito un grosso congelatore con parti acquistate nei negozi di ricambi. Leggendo le storie di serial killer si era reso conto che era estremamente utile per custodire i corpi e disfarsene con calma.

       Mr. Fantastic

       Sì, il logo gli piaceva. Avrebbe potuto stamparlo sulla sua maglietta, con le lettere che grondavano sangue.

            "Mr. Fantastic e Connie Williams" era un ottimo titolo per ciò che sarebbe avvenuto nella cantina quella sera.