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La vita metodica di Mr. Appleby


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Mr. Appleby era un ometto accurato che portava occhiali non cerchiati, i capelli grigi divisi nel mezzo, e si compiaceva gravemente nell'affermare che in una vita bene organizzata non c'è posto per gli effetti del Caso. Di conseguenza, quando decise che era venuto il tempo di indagare tra i metodi più efficaci per liberarsi della moglie, sapeva già dove guardare.

Trovò il libro, un testo di medicina legale, sullo scaffale di una bottega di libri usati, in mezzo ad altri volumi sullo stesso argomento, e poiché tutti tranne uno erano in uno stato pietoso e tutti spiegazzati, cosa che l'offendeva fino in fondo all'anima, scelse l'unico che era relativamente in buone condizioni. La maggior parte dei casi che esso conteneva, Appleby lo scoprì a un esame più attento, erano orribili studi sugli effetti (vivacemente illustrati) della pazzia e dell'incontinenza - sufficienti a far stupire ogni uomo dabbene che tanti mostri vivano sulla terra. Un caso, tuttavia, gli parve essere esattamente quello che cercava e ne fece l'oggetto di uno studio intenso.

Era il caso della signora X (il libro era pieno di signore X e di signori Y e signorine Z), che era morta dopo una presunta caduta accidentale su un tappetino della sua casa. Tuttavia, un avvocato che rappresentava gli interessi della povera defunta, accusò il marito di lei di omicidio, e durante l'inchiesta del magistrato stava cercando di provare la sua accusa, quando l'imputato pose bruscamente fine alla faccenda morendo di un attacco di cuore.

Tutto questo era di scarso interesse per Mr. Appleby, il cui movente, un desiderio di entrare immediatamente in possesso della fortuna di sua moglie, era singolarmente simile a quello del marito della signora X. Ma assai più importanti erano i particolari del caso. La signora X stava recandogli un bicchier d'acqua, disse il marito, quando il tappetino, com'è l'usanza dei tappetini, era scivolato a un tratto sotto i suoi piedi.

L'infaticabile avvocato dell'opposizione aveva convocato un'autorità medica che con un gran numero di documenti (tutti bellamente riprodotti nel libro) aveva dimostrato che nell'atto di ricevere il bicchier d'acqua, sarebbe stato un gioco da ragazzi per il marito mettere una mano dietro la spalla della moglie e l'altra sulla guancia e con una spinta improvvisa produrre lo stesso fatale risultato della caduta sul tappetino, senza lasciar nessun indizio sulla natura del delitto.

Sia ben chiaro ora che studiando senza posa quei documenti e quelle spiegazioni, Mr. Appleby non agiva come un uomo avido disposto a tutto pur di appagare la sua bramosia. È vero che era denaro quello che desiderava, ma era denaro destinato a mantenere in vita quella che egli riteneva una causa santa. E questa era il Negozio: Appleby, Antichità e curiosità.

Il Negozio era il sole nell'universo di Mr. Appleby. L'aveva comperato vent' anni prima col magro peculio lasciatogli dal padre, e nei periodi fortunati gli aveva consentito di vivere poveramente. Nei giorni peggiori, ed erano i più, l'aveva costretto a ricorrere alle magre provviste di buon volere e di capitale materno. E poiché la madre non era donna da cedere un soldo con leggerezza, il Negozio era stato la causa di tutto un seguito di battaglie campali che, però, lo vedevano sempre vincitore, poiché in ultima analisi il Negozio era per Appleby ciò che costui era per sua madre.

L'infelice triangolo si sciolse finalmente con la morte della madre di Mr. Appleby, e in quel momento egli scoprì che lei aveva sostenuto una parte molto più grande nel mantenimento del suo piccolo e metodico mondo di quanto avesse pensato fino allora. E questo riguardava non soltanto il denaro che gli dava di tanto in tanto, ma anche le sue personali abitudini.

Appleby mangiava cibi leggeri e variati. Sua madre sapeva arrostire e lessare le sue pietanze alla perfezione. I suoi nervi venivano violentemente scossi se qualche cosa nella casa era fuori di posto, e la madre era stata per lui la vivente sicurezza che questo gli sarebbe stato risparmiato. La sua morte perciò aprì una larga e scomoda breccia nella vita di Appleby, che studiando i sistemi per riempirla fu ridotto a contemplare la possibilità di contrarre matrimonio e quindi a sposarsi.

Sua moglie era una pallida donna con le labbra sottili, talmente simile a sua madre nella figura e nei gesti che talvolta, vedendola entrare in una stanza, trasaliva a tanta rassomiglianza. Sotto un solo aspetto, lei lo deludeva: non riusciva a capire il significato del Negozio, né i sentimenti suoi al riguardo. Questo fu chiaro la prima volta che egli le parlò di un piccolo prestito che gli sarebbe stato necessario per far fronte a talune spese d'affari.

Mrs. Appleby era già alquanto avvizzita quando il suo futuro marito le aveva proposto di sposarla, ma bisogna darle atto che non aveva acconsentito soltanto per la prospettiva di un matrimonio in extremis. In realtà, e alla rivelazione di questo suo segreto pensiero il viso le si sarebbe coperto di rossore, erano stati i grandi e tristi occhi dietro le lenti non cerchiate di lui che avevano agito sulla donna, promettendo, come si avverò più tardi, nascoste profondità emotive, garbatamente rivestite da un'assoluta rispettabilità. Quando capì, assai presto dopo le nozze, che le nascoste profondità erano evidentemente troppo ben nascoste per venir mai esplorate da lei, non ci pensò più, dedicandosi con abbastanza buona grazia a lessare e arrostire le pietanze del marito. Ma con ben altro spirito scoprì che il decantato Negozio di Appleby, Antichità e curiosità era un pozzo senza fondo.

Dopo rapide investigazioni comunicò quello che aveva trovato ad Appleby, abbastanza sdegnata.

"Antichità e curiosità!" disse quasi strillando. "Ma come, tutta quella robaccia non è che una collezione di nidi di polvere senza alcun valore, ecco che cos'è!"

Quello che lei non capiva era che quegli oggetti, che potevano sembrare senza alcun valore a un occhio soltanto commerciale e grossolano, erano per Appleby l'essenza della sua stessa vita. Il Negozio era la conseguenza diretta della sua mania infantile di collezionare, scegliere, etichettare e conservare tutto quello su cui poteva mettere le mani. E il valore di ogni oggetto nel Negozio era cresciuto ai suoi occhi proporzionalmente al tempo in cui ne era entrato in possesso; si trattasse di un finto vaso di Sèvres sbocconcellato, o dì un Chippendale grossolanamente contraffatto, o di una sciabola arrugginita, per lui non faceva differenza. Ogni oggetto aveva il suo posto; un posto permanente e immutabile per quello che riguardava Mr. Appleby; e, strano a dirsi, era il sincero dolore che provava a cedere un oggetto che gli faceva concludere le sue poche vendite. Il cliente incerto sul valore degli oggetti, non aveva che da dare un'occhiata a quella faccia disperata per essere convinto di star facendo un raro affare. Fortunatamente, nessun cliente avrebbe potuto immaginare neppure per un momento che era il pensiero dello spazio vuoto lasciato dall'oggetto venduto, il breve disordine che quel vuoto avrebbe recato, e non la passione per l'oggetto stesso che trasformava i lineamenti contratti di Mr. Appleby in una maschera dolorosa.

Così, non comprendendo, la signora Appleby prese un atteggiamento poco simpatico. "Avrai i miei pochi quattrini quando sarò morta e sepolta," disse, "e soltanto quando sarò morta e sepolta."

Così, inconsapevolmente, lei fu giudicata e trovata colpevole: rimaneva soltanto da eseguire la sentenza. Quando venne il momento, Mr. Appleby applicò le lezioni che aveva spigolato dal suo prezioso testo e le trovò precise in ogni particolare. Tutto finì presto, quietamente e, eccettuato uno schizzo d'acqua sui calzoni, garbatamente. Il medico brontolò qualcosa su quegli indicibili tappetini che distruggono più vite degli autisti ubriachi; l'agente di polizia in carica offrì gentilmente di fare. tutto quello che poteva per quanto riguardava i funerali; e tutto finì lì.

Era stato così facile, così poco drammatico, che fu soltanto una settimana dopo, quando un avvocato particolarmente gentile stava facendogli un rendiconto del patrimonio di sua moglie, che Appleby capì improvvisamente il nuovo, magnifico mondo che gli si apriva davanti.

La discrezione deve qualche volta dominare il sentimento e Mr. Appleby era soprattutto un uomo discreto. Messo in chiaro lo stato patrimoniale di sua moglie, il Negozio venne trasferito in tutt'altra località, e fu ancora trasferito dopo la subitanea morte della seconda Mrs. Appleby e, all'epoca della scomparsa della sesta Mrs. Appleby, i traslochi erano diventati semplicemente parte di una fruttuosa esperienza.

A causa della loro somiglianza - erano tutte donne pallide, dai lineamenti fini con le labbra strette, brave in cucina e adamantine per ciò che riguardava ordine e regolarità - Appleby propendeva a ricordare le sue mogli defunte piuttosto vagamente en masse. Sotto un solo aspetto le distingueva: dal numero di cifre che i loro conti in banca totalizzavano. Per questa ragione, egli pensava alle due prime Mrs. Appleby come Quattro; la terza come Tre (una spiacevole sorpresa), e le ultime tre come Cinque. Per chiunque altro, il totale di queste cifre avrebbe rappresentato una bella sommetta, ma poiché ogni porzione successiva era stata divorata dall'insaziabile Appleby, Antichità e curiosità - allo stesso modo che una mosca viene ingoiata da una lucertola affamata - Appleby, dopo la morte della sesta moglie, si trovò ben presto in acque più tristi che mai. Le sue condizioni erano talmente disperate che, sebbene il suo sogno fosse un altro Cinque, si sarebbe accontentato di un Quattro immediato. Fu in questo opportuno momento che Marta Sturgis entrò nella sua vita, e dopo quindici minuti di conversazione con lei, egli scacciò dalla sua mente ogni pensiero relativo a un Quattro o a un Cinque.

Marta Sturgis, così sembrava, era un Sei.

Non fu soltanto per l'entità del suo patrimonio che lei si differenziava dal modello stabilito dalle donne sperimentate prima della sua comparsa da Mr. Appleby. Al contrario di loro, Marta Sturgis era una donna di grossa corporatura, quasi senza forme; che nella persona, nel vestire e nei modi avrebbe potuto dirsi (Appleby rabbrividiva un poco a quella parola) scarmigliata.

C'era una lontana probabilità che aggiustata, bardata, pettinata e vestita a dovere potesse trasformarsi in qualche cosa di presentabile, ma tutto stava a indicare che Marta Sturgis era una donna che faceva il possibile per sfidare le convenzioni. I suoi capelli, tinti in un orribile rosso arancione, erano ammucchiati disordinatamente al sommo della testa; i grossi lineamenti erano incipriati con trascuratezza e dipinti a loro completo svantaggio; i suoi vestiti, logori per l'uso, erano, nello stesso tempo, penosamente appariscenti; e le sue scarpe mostravano chiaramente d'esser state portate a lungo e con comodità, senza però che la loro padrona si prendesse gran cura del loro mantenimento.

Di tutto questo e dell'effetto che avrebbe potuto fare sullo spettatore, Marta Sturgis sembrava assolutamente non curarsi. Camminava a grandi passi per il Negozio con un'energia che faceva tremare i più mobili oggetti; fumava senza sosta, accendendo una sigaretta dopo l'altra, mentre Appleby si sventolava la faccia e faceva udire una tossetta significativa; e parlava senza una pausa, forte e con una voce rauca e profonda, che risuonava stranamente nel Negozio così abituato a suoni più acuti e sottili.

Nei primi quindici minuti della loro conoscenza la sola qualità che dimostrò di possedere, e che persuase Appleby a modificare un tantino quella che era stata un'istantanea repulsione, fu la bravura con la quale lei dava un prezzo a ciascun articolo. Esaminava, valutava, ritornava a esaminare in ogni particolare prima di proseguire, mostrando una chiara disapprovazione, ed egli l'accompagnava acquistando man mano la sicurezza che sarebbe riuscito almeno a metterla fuori del Negozio prima che qualche danno fosse fatto al frutto della sua pazienza. Ma al quindicesimo minuto, lei pronunciò la Parola.

"Ho mezzo milione di dollari in banca," osservò Marta Sturgis con sereno disprezzo, "ma non penserei mai di spendere un soldo per una simile mercanzia."

In quel momento Appleby teneva una mano davanti al viso pronta a scacciare il fumo del tabacco che gli volteggiava intorno. Mentre la mano gli ricadeva mollemente lungo il fianco, la sua mente affrontava un sorprendente numero di problemi. Uno riguardava l'anulare della mano sinistra della donna, che era privo di anelli; gli altri concernevano certi problemi finanziari riguardanti conti a breve scadenza, a lunga scadenza e rate di interesse. Nel momento in cui la mano toccò il fianco, i problemi, per quel che riguardava Appleby, erano già in via di soluzione.

E va notato che un incoraggiamento di più alla faccenda era stato dato dalla natura stessa, sciatta e rozza, di Marta Sturgis. Guardandola, dopo che essa aveva pronunciato la Parola, un altro uomo l'avrebbe forse vista come attraverso quella specie di velo che il fotografo ben provveduto appoggia sulla lente della sua macchina fotografica per fare il ritratto di un florido ma poco simpatico soggetto. Appleby, incapace d'una simile astuzia, si atteneva invece all'esempio dell'uomo che porta un grave peso sulla schiena per il piacere che ne ricava posandolo a terra. Il matrimonio con Marta Sturgis avrebbe non soltanto risolto importanti problemi finanziari, ma avrebbe ben assecondato la tendenza di un uomo a liberare il mondo di un oggetto spiacevole.

Quindi egli volse gli occhi più melanconici e luminosi che mai verso di lei e disse: "È un gran peccato, Mrs ... ".

Lei gli disse il suo nome, esagerando il Miss che lo precedeva, e Mr. Appleby sorrise scusandosi.

"Naturalmente. Come stavo dicendo, è un gran peccato che quando qualcuno che ha raffinatezza e cultura " (il come voi fluttuò delicatamente non detto nell'aria) "non abbia mai conosciuto la gioia di possedere begli oggetti d'arte. Ma, come abbiamo imparato tutti, non è mai tardi per cominciare, non è vero?"

Marta Sturgis lo guardò fisso, poi scoppiò in una franca risata che gli ferì penosamente le orecchie. Per un momento Appleby, uomo non facile all'umorismo, si domandò, turbato, se, senza volere, avesse pronunciato qualcosa di così atrocemente epigrammatico da ottenere un effetto tanto allarmante.

"Caro il mio uomo," disse Marta, "se credete che io sia qui per iniziare un commercio qualsiasi con queste mostruosità, vi sbagliate di grosso. Sono qui per comperare un regalo per un'amica, persona perfettamente odiosa e collerica, che ha la natura e il temperamento di una sbarra d'acciaio puro. Non posso pensare a un mezzo migliore di dimostrarle i miei sentimenti che scegliendo per lei uno qualunque degli oggetti in mostra nel vostro negozio. E se fosse possibile, vorrei che le fosse mandato a casa, per essere presente quando riceverà il pacco."

Appleby vacillò a queste parole, poi si riprese coraggiosamente. "In questo caso," disse, e scosse la testa con fermezza, "non ne parliamo neppure. Non se ne parla neanche."

"Sciocchezze," disse Marta Sturgis. "Farò da me, se non potete mandarlo voi stesso. Dovreste capire che non c'è gusto a fare una cosa simile, se non si è presenti per osservare il risultato."

Appleby cercò di tenere a freno la sua collera. "Non alludevo alla questione dell'invio," disse. "Quello che cerco di mettere in chiaro è che non posso assolutamente permettere che nel mio negozio si comperi qualche cosa con questo spirito. E a nessun prezzo."

Marta Sturgis contrasse le labbra. "Che cosa avete detto?" chiese sconcertata.

Era un momento pericoloso e Appleby lo sapeva. Ciò che stava per dire avrebbe potuto procurare un altro scoppio di quell'orribile riso che lo avrebbe mandato completamente fuori di sé; o, peggio, avrebbe fatto uscire la donna dal Negozio per sempre; oppure avrebbe potuto concludere l'incontro a suo favore. Ma era un momento che bisognava affrontare e, pensò disperatamente Appleby, qualunque altra cosa fosse Marta Sturgis, lei era una Donna.

Respirò profondamente, poi: "È il sistema di questo Negozio," disse con tranquillità, "di non vendere mai nulla, a meno che il probabile cliente non mostri di apprezzare pienamente l'articolo da comperare e non dia garanzia di averne la cura e la devozione che l'oggetto merita. Questo è sempre stato il sistema e sempre sarà finché io sarò qui. Ogni altra cosa diversa da questa la riterrei una profanazione ,

Spiò l'effetto delle sue parole sul volto di Marta Sturgis col respiro mozzo. C'era una sedia vicina e lei vi si lasciò cadere pesantemente, in modo che le sottane strette e accorciate sulle gambe divaricate rivelarono senza pietà le mostruose scarpe. Accese poi un'altra sigaretta, guardandolo intanto con gli occhi socchiusi attraverso la fiamma del fiammifero, e poi si sventagliò un poco con la mano per disperdere la nuvoletta di fumo.

"Sapete," disse, "questo è molto interessante. Vorrei sentirne parlare un po' di più."

Per l'inesperto, il problema di avere le informazioni di natura più delicata su una persona completamente estranea, sembrerebbe imbarazzante. Per Appleby, i cui interessi erano dipesi così spesso da tali informazioni, non si trattava certo di un problema. In pochissimo tempo venne a sapere che la stima fatta da Marta Sturgis del proprio patrimonio era esattissima, che risultava esser sola al mondo, senza parenti e senza amici, e... che non era contraria all'idea del matrimonio.

Quest'ultima notizia l'ebbe da lei stessa, durante le sue visite diventate ormai regolari al Negozio, dove si stendeva comodamente su una sedia e gli parlava senza sosta. Molti dei suoi discorsi si riferivano a suo padre, al quale Appleby assomigliava evidentemente in modo sorprendente.

"Vestiva perfino come voi," diceva Marta Sturgis pensosa. "Pulito come uno spillo, e non solo nella persona. Soleva ispezionare la casa ogni giorno, da capo a fondo e assicurarsi che tutto fosse dove doveva essere esattamente. E continuò così fino alla fine. Mi ricordo che un' ora prima di morire, andava in giro per la casa assicurando i quadri alle pareti."

Appleby, che intanto stava osservando con qualche irritazione un quadro che pendeva leggermente storto su una parete del Negozio, ne distolse l'attenzione a fatica.

"E voi eravate con lui fino alla fine?" chiese con simpatia.

"Sì, proprio."

"Bene," disse Appleby con spirito, "uno merita qualche ricompensa dopo un simile sacrificio, non è vero? Specialmente - e spero di non mettervi in imbarazzo con le mie parole, Miss Sturgis - se si pensa che una donna come voi avrebbe potuto senza dubbio tralasciare d'occuparsi di un vecchio padre per sposarsi, solo che avesse voluto. Non è così?"

Marta Sturgis sospirò. "Forse sì e forse no," disse, "e non posso negare d'aver avuto i miei sogni. Ma sogni sono rimasti, e penso che rimarranno tali per sempre."

"Perché?" chiese Appleby in tono incoraggiante. "Perché," rispose Marta Sturgis amaramente, "non ho mai incontrato l'uomo dei miei sogni. Non sono una sciocca ragazzina, Mr. Appleby; non devo mettermi sullo stesso piano del mio conto in banca per sapere perché un uomo mi mostrerebbe il suo attaccamento e, francamente, credo che non sarebbe spinto da interesse se lo facesse. Ma deve essere un uomo dignitoso e rispettabile, che mi dedichi ogni momento della sua vita; e deve essere un uomo che faccia una cosa viva della memoria di mio padre."

Appleby appoggiò delicatamente una mano sulla spalla di lei. "Mìss Sturgis," disse gravemente, "potete ancora incontrare un tale uomo."

Lei lo guardò col viso reso ancor più gonfio e repellente dall' emozione.

"Ne siete persuaso, Mr. Appleby?" chiese. "Lo credete veramente?"

La fede brillava negli occhi di Appleby mentre le sorrideva. "Può esservi più vicino di quanto osiate sperare," disse con calore.

L'esperienza aveva insegnato ad Appleby che, una volta rotto il ghiaccio, la cosa migliore da fare è di prendere un respiro profondo e buttarsi a pesce. Lasciò quindi passare pochi giorni prima di fare la sua domanda di matrimonio.

"Miss Sturgis," disse, "arriva il momento nella vita di ogni uomo solo, in cui egli non può più sopportare la sua solitudine. Se in quel momento è tanto fortunato da incontrare la sola donna alla quale potrebbe dare senza riserve tutto il suo rispetto e i più teneri sentimenti, è davvero un uomo fortunato. Miss Sturgis ... io sono quell'uomo."

"Oh, Mr. Appleby!" esclamò Marta Sturgis, arrossendo appena. "Davvero molto gentile da parte vostra, ma ... "

A questo accenno di indecisione, il cuore di lui cessò di battere per un istante. "Aspettate!" interloquì in fretta. "Miss Sturgis, se avete dei dubbi, diteli subito, così che possa rispondervi. Considerando lo stato dei miei sentimenti, mi pare giusto, no?"

"Credo di sì," disse Marta Sturgis. "Vedete, Mr. Appleby, preferirei non sposarmi piuttosto che correre il rischio di prendere per marito qualcuno che non fosse pronto a darmi esattamente quello che cerco nel matrimonio: una devozione assoluta, sincera, per tutto il resto dei miei giorni."

"Miss Sturgis," disse Appleby solennemente, "sono pronto a darvi non meno di questo."

"Gli uomini dicono queste cose così leggermente," lei sospirò. "Ma ... penserò certamente a quanto mi avete detto, Mr. Appleby."

La tetra prospettiva di aspettare un tempo indefinito la risposta di una donna così restia a prendere una decisione, non fu alleviata dall'arrivo, alcuni giorni più tardi, di una nota che richiedeva perentoriamente la presenza di Mr. Appleby negli uffici dei signori Gainsborough, Gainsborough, e Golding, avvocati. Attorniato com' era dai creditori, tale un branco di lupi, Appleby non poteva aspettarsi che il peggio, e fu piacevolmente sorpreso al suo arrivo da Gainsborough, Gainsborough e Golding di trovare che essi non rappresentavano i suoi creditori, bensì Marta Sturgis.

Il più vecchio dei Gainsborough, ovviamente lo spirito direttivo della ditta, era un uomo piccolo e straordinariamente rotondo con molteplici pieghe di grasso penzoloni sul colletto che quasi nascondevano, e grandi occhi di pesce sgranati su Appleby. Il più giovane Gainsborough era un duplicato del fratello, con le guance meno impressionanti, mentre Golding era un giovanotto impassibile dai lineamenti affilati.

"Questa," disse il maggiore dei Gainsborough, con gli occhi vitrei fissi su Appleby, "è una faccenda delicata. Miss Sturgis, mia stimata cliente... " il giovane Gainsborough sottolineò queste parole con un cenno del capo... "ci ha detto del suo proposito di contrarre matrimonio con voi, signore."

Appleby, seduto con affettazione sulla sua seggiola, si sentì piacevolmente eccitato. "Sì?" disse.

"E," continuò il maggiore dei Gainsborough, "mentre Miss Sturgis è perfettamente conscia che iLsuo patrimonio può essere oggetto di attrazione agli occhi di ogni corteggiatore..." e alzò un pugno carnoso per interrompere l'indignata protesta di Appleby... "è anche propensa a non tener conto di tale fatto..."

   "A ignorarlo, a metterlo da parte," disse il giovane Gainsborough con forza.

   "...se il corteggiatore è preparato ad adempiere a tutti gli altri doveri insiti nel matrimonio."

"Lo sono," disse Appleby con fervore.

"Mr, Appleby," disse bruscamente il vecchio Gainsborough, "siete stato sposato prima d'ora?"

Il signor Appleby pensò rapidamente: un diniego avrebbe fatto di ogni parola casuale intorno al suo passato una trappola mortale; il riconoscimento da parte sua, invece, era una salvaguardia contro quella e un fatto oltremodo rispettabile.

"Sì," disse.

"Divorziato?"

"Santo cielo, no!" rispose Appleby veramente disgustato. I Gainsborough si guardarono tra loro approvando.

"Bene," disse il più vecchio. "Molto bene. Forse, Mr. Appleby, la domanda vi sarà parsa indiscreta, ma in questi tempi di scarsa moralità... "

"Vorrei che in tal caso fosse noto," disse Appleby risolutamente, "che nessuno più di me può esser lontano da ogni immoralità. Tabacco, liquori forti e... ah..."

"Donne licenziose," disse il più giovane Gainsborough con vivacità.

"Sì," continuò Appleby arrossendo "...mi sono sconosciuti."

Il maggiore dei Gainsborough annuì. "In nessun caso," disse, "Miss Sturgis prenderà decisioni affrettate. Vi darà una risposta entro un mese, però, e durante questo periodo, se non vi dispiace seguire il parere di un vecchio, vi consiglio di farle una corte assidua. È una donna, Mr. Apple by, e penso che tutte le donne siano eguali."

"Lo penso anch'io," rispose Appleby.

"Devozione," interloquì il giovane Gainsborough. "Costanza. Questo è il sistema."

Quello che gli era stato chiesto di fare, rifletté Appleby, in uno dei suoi momenti di solitudine, era di metter da parte il Negozio e il metodico mondo che esso rappresentava e di sostituirli con la poco attraente figura di Marta Sturgis. Si trattava di una misura temporanea, è vero; e l'avrebbe ricompensato riccamente quando Marta Sturgis l'avesse debitamente sposato e fosse stata spedita a raggiungere le precedenti signore Appleby; ma non era resa più facile dalla forzata familiarità con quella donna. Era inevitabile che, poiché Appleby considerava la faccenda non solo come probabile marito, ma anche come probabile vedovo, digrignasse i denti alle uscite ironiche e assai poco spiritose che punteggiavano le noiose discussioni sul matrimonio di cui Marta Sturgis lo subissava.

"lo penso," osservò una volta la donna, "che un uomo il quale divorziasse da sua moglie, divorzierebbe da qualsiasi altra donna avesse sposato. Guardate tutti questi matrimoni del giorno d'oggi finiti male, e scommetto che in quasi tutti i casi troverete un uomo che se ne va in giro a far acquisti e non trova mai quello che vuole. Ora, l'uomo che io sposerò," soggiunse con intenzione, "deve aver la volontà di sistemarsi una volta per tutte."

"Naturalmente," disse Appleby.

"Ho sentito dire," gli disse Marta Sturgis in un'altra, e specialmente penosa occasione, "che un matrimonio felice aumenta gli anni di vita di una donna. Questo è un argomento eccellente in favore del matrimonio, non vi pare?"

"Naturalmente," disse Appleby.

Gli sembrava che durante quel mese di prova la maggior parte della sua conversazione fosse ristretta alla sola parola "naturalmente", pronunciata con varie inflessioni; ma la tattica doveva essere quella buona, poiché alla fine del mese gli fu dato di cambiare la formula nel "sì" della cerimonia nuziale, alla quale Gainsborough, Gainsborough e Golding furono i soli invitati.

Subito dopo Appleby (con suo disappunto) fu condotto con la sua sposa da un fotografo, dove innumerevoli fotografie vennero fatte sotto la direzione dell'arcigno Golding, dopo di che, Appleby (con suo gaudio) scambiò certi documenti con sua moglie che li nominarono eredi scambievoli di ogni proprietà, patrimonio ecc.

Se qualche volta Appleby era apparso distratto durante tutti questi festeggiamenti, era soltanto perché la sua mente stava delicatamente predisponendo il programma dei prossimi avvenimenti. Il tappetino (lo stesso che aveva servito così bene nei sei episodi precedenti) doveva esser messo a posto; poi sarebbe venuto il momento in cui avrebbe chiesto un bicchier d'acqua, e quando avrebbe messo una mano sulla spalla di lei, mentre con l'altra ... Non poteva essere un momento troppo vicino nel tempo; ma non poteva neppure esser posposto troppo a lungo, vista la pressione esercitata dai voraci creditori del Negozio. Osservando la penna nella mano di sua moglie mentre poneva la firma sotto il suo testamento, decise che avrebbe agito entro poche settimane. Col testamento in suo possesso, non ci sarebbe stata ragione di aspettare di più.

Prima che fosse trascorsa la prima settimana, però, Appleby seppe che avrebbe dovuto sottoporre i suoi progetti a una drastica revisione. Non c'era neppure da pensarci: semplicemente egli non era provveduto abbastanza per tener testa al suo matrimonio.

Per cominciare, la casa di Marta (e ora sua), una spelonca di pietra scura ereditata dalla madre, era un incubo di disordine. Basandosi forse sul principio che se una cosa era stata buttata da parte per caso non valeva la pena di raccoglierla perché sarebbe stata nuovamente gettata via, uno stupefacente strato di robaccia si era accumulato in ogni stanza. Il contenuto di armadi e cassetti traboccanti veniva negligentemente scambiato con quello di altri o smarrito o aggiunto al mucchio della robaccia, e tutto era coperto da un velo di polvere. Sul delicato sistema nervoso di Appleby, tutto questo faceva l'effetto di un'unghia strisciante su una lavagna sterminata. L'unico compito al quale Mrs. Appleby si dedicava era naturalmente il solo che suo marito devotamente sperava lei avrebbe evitato. Aveva la passione della cucina, e durante i pasti si trascinava continuamente dalla sala da pranzo alla cucina carica di piatti che per Appleby erano al di fuori di ogni esperienza.

Alle prime deboli proteste sua moglie si era affannata a spiegargli in termini precisi che era sensibile a ogni critica sul suo modo di cucinare, e anche alla critica implicita in un piatto consumato soltanto in parte; così che Appleby, tuffandosi disperatamente nei cibi rari, nelle salse saporite, nei grevi pasticcini, trovò che alle sue tribolazioni si erano aggiunti i continui spasimi della dispepsia. Né le sue pene erano alleviate dall'insistenza di sua moglie che lo incitava a provarle di essere una forchetta degna di lei. E lei continuava ad ammucchiare piatti pieni di pietanze indigeribili sotto il suo naso tremebondo e, sentendosi come un martire di fronte ai leoni, Appleby versava la sua porzione in un tubo digerente che reclamava i cibi più semplici ben bolliti o arrostiti.

Uno dei suoi più cari sogni a occhi aperti divenne la scena in cui egli ritornava dai funerali di sua moglie per concedersi una cena composta di tè caldo e pane abbrustolito e, forse, un uovo bazzotto. Ma neppure questo sogno e altri in cui si metteva a riordinare la casa erano sufficienti a dargli coraggio ogni giorno quando si svegliava e rifletteva su quello che avrebbe dovuto affrontare nella giornata.

Ogni giorno sua moglie era più insistente nel pretendere le sue attenzioni. E il giorno in cui lo rimproverò apertamente di dedicare la maggior parte di quelle al Negozio piuttosto che a lei, Appleby seppe che era venuto il momento di preparare l'ultimo atto. Quella sera portò a casa il tappetino e lo collocò accuratamente in un posto tra il salotto e il corridoio che conduceva in cucina. Marta Sturgis lo osservava senza grande entusiasmo.

"Che misera cosa," disse. "Che cos'è, Appie, un tappeto antico, o qualcosa di simile?"

Aveva preso l'abitudine di chiamarlo con quel nome orribile, senza accorgersi che lui ne rabbrividiva. Egli rabbrividì anche questa volta.

"Non è una cosa antica," ammise Mr. Appleby, "ma mi è caro per molte ragioni. Ha un grande valore sentimentale per me."

Mrs. Appleby guardò il marito amorosamente. "E l'hai portato per me, vero?"

"Sì," rispose lui.

"Sei proprio caro," disse Mrs. Appleby. "Proprio caro." Vedendola attraversare il tappeto con le scarpe scalcagnate per usare il telefono che stava su un tavolino all'altro lato del corridoio, Appleby si trastullava con l'idea che dal momento che sua moglie soleva telefonare tutte le sere quasi alla stessa ora, avrebbe potuto fissare l'incidente per quell'ora. I vantaggi erano ovvi: poiché quelle telefonate parevano essere la sola abitudine che lei osservava con fedeltà, a quella certa ora avrebbe attraversato il tappetino e lui sarebbe stato in una posizione tale da poter sistemare ogni cosa.

Tuttavia, pensava Appleby mentre puliva i suoi occhiali, si presentava il problema di come meglio usufruire di quelle circostanze. Naturalmente i metodi già provati e riprovati erano i migliori, ma se la telefonata e il bicchier d'acqua avessero potuto esser sincronizzati...

"Un soldo per i tuoi pensieri, Appie," disse Mrs. Appleby allegramente. Aveva posato il telefono e attraversando il corridoio si era fermata proprio sul tappetino. Appleby si rimise gli occhiali e l'osservò attraverso le lenti.

"Desidererei," disse lamentandosi, "che non ti rivolgessi a me con quell'orribile nome. Sai che lo detesto."

"Sciocchezze," disse sua moglie seccamente. "Mi sembra spiritoso."

"Ameno."

"Bene, a me piace," disse Mrs. Appleby con l'aria di chi ha messo le cose a posto una volta per tutte. "In ogni modo," soggiunse facendo boccuccia, "questa non poteva essere la cosa che stavi pensando prima che cominciassi a parlarti, non è vero?"

Appleby fu colpito dall'idea che quando quella donna grossa e poco pulita faceva la graziosa, rassomigliava in tutto a una bambola di cera terribilmente rovinata dal tempo e dall'uso. Respinse il pensiero per cercare una risposta adatta.

"Se vuoi saperlo," disse, "stavo pensando al vergognoso stato dei miei vestiti. C'è bisogno che ti ricordi che mancano bottoni in quasi tutti gli abiti che possiedo?"

Mrs. Appleby sbadigliò rumorosamente. "Ci penserò, presto o tardi."

"Domani forse?"

"Ne dubito." E voltandosi verso le scale: "Vieni a dormire, Appie. Sono stanca morta".

Appleby la seguì pensieroso. Domani, lo sapeva bene, avrebbe dovuto portare uno dei suoi vestiti dal sarto, se voleva aver qualcosa in ordine per il funerale.

 

 

 

Aveva portato a casa il vestito e l'aveva appeso accuratamente nell'armadio; aveva pranzato, e si era seduto in salotto, ascoltando la rauca voce della moglie che sembrava parlasse da ore, benché l'orologio non segnasse ancora le nove.

Poi, con crescente eccitazione, la vide alzarsi lentamente dalla seggiola e attraversare la stanza diretta al corridoio. Mentre stava alzando il ricevitore del telefono, Appleby si schiarì forte la gola. "Se non ti dispiace," disse, "vorrei un bicchier d'acqua."

Mrs. Appleby si voltò a guardarlo. "Un bicchiere d'acqua?"

"Se non ti dispiace," disse Appleby, e aspettò mentre lei esitava, posava il ricevitore e si dirigeva verso la cucina. Si udì il rumore del bicchiere che veniva risciacquato e riempito, poi Mrs. Appleby avanzò e tese il bicchiere al marito. Questi le pose con gesto riconoscente una mano sulla spalla grassoccia, e alzò l'altra come per toglierle dalla guancia una ciocca disordinata di capelli.

"È così che è successo alle altre?" chiese tranquilla Mrs. Appleby.

Appleby si sentì gelare la mano a mezz'aria e il freddo penetrargli fino alle ossa. "Le altre?" riuscì a dire. "Quali altre?"

La moglie gli sorrise torva, ed egli vide che il bicchier d'acqua nella sua mano era assolutamente fermo. "Le sei altre," disse lei. "Cioè, sei, secondo i miei calcoli. Perché? Ce ne sono state di più?"

"No," disse Appleby, poi, riprendendosi, furente: "Non capisco di che cosa stai parlando!".

"Caro Appie. Certo non puoi dimenticare sei mogli in questo modo. A meno che, e sarebbe naturale, io sia arrivata a contare tanto per te da cancellare addirittura il ricordo delle altre. Sarebbe bello se fosse così, no?"

"Sono stato sposato prima d'ora," disse Appleby con forza. "L'ho detto chiaramente a suo tempo. Ma parlarmi di sei mogli!"

"Certo sei stato sposato prima che con me, Appie. Ed è stato facilissimo scoprire con chi - come è stato facile scoprire quella che è venuta prima, e tutte le altre. E anche chi era tua madre, e la scuola che frequentavi e dove sei nato. Vedi, Appie, il signor Gainsborough è un uomo molto abile."

"Allora è stato Gainsborough che ti ha messo a parte di tutto questo!"

"Niente affatto, stupidone," rispose la moglie con disprezzo. "Mentre andavi facendo i tuoi piani, io li buttavo all'aria. Dal momento che il mio sguardo si è posato su di te, ti ho conosciuto per quello che eri. Ti sorprende?"

Appleby, lottando contro l'emozione di un uomo che, sollevando un ramoscello, si sia trovato in mano una vipera, riuscì a chieder con affanno: "Come potevi saperlo?".

"Perché eri l'immagine di mio padre. Perché in ogni cosa - nel modo di vestire, nella puntigliosa eleganza, nella vanitosa arroganza, e nei sermoni morali che sono la tua passione - tu sei quello che lui era. Tutta la mia vita l'ho odiato per quello che era e per quello che ha fatto a mia madre. Lui la sposò per i soldi, le rese la vita un inferno e l'uccise per quello che era rimasto del suo patrimonio."

"L'uccise?" esclamò Appleby stupefatto.

"Oh, guarda," disse sua moglie bruscamente. "Credi di essere il solo uomo capace di tanto? Sì, l'uccise - l'assassinò, se preferisci - chiedendole un bicchier d'acqua e torcendole il collo mentre lei glielo offriva. Un metodo stranamente simile al tuo, non è vero?"

Appleby afferrò l'incredibile risposta, ma rifiutò d'accettarla. "Che cosa gli accadde? Dimmi, che cosa accadde? Lo arrestarono?"

"No, non fu mai arrestato. Non c'erano testimoni al fatto, ma Mr. Gainsborough era stato l'avvocato di mia madre e un suo caro amico. Ebbe dei sospetti e chiese una prova giudiziaria. Portò all'udienza un dottore che dimostrò come mio padre aveva potuto uccidere mia madre facendo credere che fosse sdrucciolata su un tappeto, ma prima che fosse presa qualsiasi decisione, mio padre morì di un attacco di cuore."

"Questo era il caso ... il caso che ho letto!" mormorò Appleby, e tacque mentre la moglie lo guardava con aria sardonica.

"Dopo la sua morte," continuò inesorabile, "giurai che una volta o l'altra avrei trovato un uomo esattamente come lui, e gli avrei fatto vivere la vita che avrebbe dovuto vivere mio padre. Avrei conosciuto tutte le sue abitudini e tutti i suoi gusti e nessuno di questi sarebbe stato soddisfatto. Avrei saputo che mi avrebbe sposato per il mio denaro e non avrebbe potuto avere un soldo da me, se non dopo che fossi morta e sepolta. E questo sarebbe avvenuto molto, molto tardi, perché lui avrebbe dovuto dedicare la sua vita a prendersi cura di me così che io potessi arrivare fino alla più tarda età."

Appleby si fece forza e vide che nonostante la forte emozione la moglie era rimasta ferma allo stesso posto. "Come puoi costringerlo a farlo?" chiese dolcemente, e le si avvicinò un poco.

"Ti pare strano, vero Appie?" osservò la donna. "Ma non tanto strano come il fatto che le tue sei mogli morirono tutte sdrucciolando su un tappeto - molto simile a questo - mentre ti portavano un bicchier d'acqua - molto simile a questo. Così strano che Mr. Gainsborough fu costretto a osservare che troppe coincidenze bastano a far impiccare un uomo. Specialmente se avviene qualcosa che le richiami alla memoria del giudice in un processo per omicidio."

Appleby tutt'a un tratto sentì che non poteva più sopportare la costrizione del colletto. "Questo non risponde alla mia domanda," disse ingegnosamente. "Come potevi esser certa che io avrei dedicato la mia vita a prolungare la tua?"

"Un uomo la cui moglie è in una posizione tale da poterlo fare impiccare quando vuole, dovrebbe capirlo facilmente."

"No," disse Appleby con voce soffocata, "io capisco soltanto che un tale uomo è costretto a disfarsi di sua moglie il più presto possibile."

"Ma è qui che saltano fuori le misure che abbiamo preso." "Misure? Quali misure?"

"Mi fa molto piacere spiegartele. È giunto infatti il momento categorico di farlo. Ma trovo scomodo continuare a stare in piedi qui."

"Non importa," disse Mr. Appleby impaziente, e sua moglie si strinse nelle spalle.

"Bene, allora," continuò freddamente, "Gaìnsborough ora è in possesso di tutti i documenti riguardanti i tuoi matrimoni, il modo in cui avvennero le morti precedenti, il modo in cui sei riuscito a entrare in possesso di tutte le eredità proprio nel momento giusto per pagare i debiti del tuo negozio. Oltre a ciò, egli ha una mia lettera, dove gli comunico che in caso di morte si deve condurre immediatamente un'inchiesta e fare tutti i passi necessari. Gainsborough è veramente molto capace. Le impronte digitali e le fotografie... "

"Impronte digitali e fotografie!" gridò Appleby. "Naturalmente. Dopo la morte di mio padre, si scoprì che aveva fatto tutti i preparativi per andarsene rapidamente all'estero. Gainsborough mi ha assicurato che nel caso avessi la stessa idea, faresti bene a metterla da parte. In qualunque posto ti trovassi, sarebbe facilissimo farti tornare indietro."

"Che cosa vuoi da me?" fece Appleby, terrorizzato. "Certo oramai non ti aspetterai che rimanga qui."

"Oh, sì, me lo aspetto, invece. E poiché siamo arrivati a questo punto, posso anche dirti che mi aspetto anche che tu rinunci al Negozio una volta per sempre e che ti farai un dovere di rimanere a casa tutto il giorno a farmi compagnia."

"Rinunciare al Negozio!"

"Devi ricordare, Appie, che nella lettera in cui chiedo un'inchiesta completa dopo la mia morte, non ne ho specificato il genere. Mi piace pensare a una lunga e piacevole vita da trascorrere con te al mio fianco, e forse - bada ho detto soltanto forse - un giorno distruggerò quella lettera e l'evidenza contenuta in essa. Puoi vedere, quindi, quanto interesse tu abbia a prenderti cura di me con ogni premura."

Ii telefono trillò con subitanea violenza, e Mrs. Appleby fece un cenno di assenso. "Sempre premuroso," disse dolcemente, "Mr, Gainsborough. Se non lo chiamo ogni sera alle nove per dirgli che sto bene e sono tranquilla, subito trae le più sconcertanti conclusioni."

"Aspetta," disse Appleby. Alzò il ricevitore e sentì la nota voce.

"Pronto," disse Mr. Gainsborough. "Pronto, Mrs. Applebv!"

Appleby tentò una mossa furbesca. "No," disse, "temo che non possa parlarvi in questo momento. Che cosa c'è?"

La voce al suo orecchio ebbe una chiara, fredda minaccia. "Parla Gainsborough, Mr. Appleby, e desidero parlare a vostra moglie immediatamente. Vi do dieci secondi per farmela sentire al telefono, Mr. Appleby. Avete capito?"

Appleby si voltò di malavoglia verso la moglie. "È per te," disse, e in quel momento vide con orrore che mentre lei si preparava a posare il bicchier d'acqua, il tappeto scivolava rapidamente sotto i suoi piedi. Le sue braccia batterono l'aria mentre tentava di rimettersi in equilibrio, il bicchiere si ruppe ai piedi di Appleby schizzando il contenuto sui suoi eleganti pantaloni, e la faccia di lei si contorse in un grido silenzioso. Poi il suo corpo si piegò e giacque inconscio sul pavimento nella posizione che gli era tanto familiare.

Guardandola, non sentiva la voce che risuonava nel ricevitore che teneva ancora in mano.

"I dieci secondi sono passati, Mr. Appleby," diceva la voce stridula. "Capite? I dieci secondi sono passati!"