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LA SINDROME DI PERSONALITA' MULTIPLA

 

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INDICE

 

 

Dal libro Jung and Shamanism in Dialogue: Retrieving the Soul, Retrieving the Sacred, di Michael Smith

 

Il disturbo dissociativo di identità o personalità multipla

Cos'è una personalità multipla?

La terapia dei disturbi dissociativi oggi

Terapie sciamaniche di cura della dissociazione patologica: Colin Ross

Terapie sciamaniche di cura della dissociazione patologica: Sandra Ingerman

Perdita di anima e dissociazione nella prospettiva junghiana

Alcuni problemi della prospettiva junghiana sulle personalità multiple

 

Dal libro Minds in Many Pieces di Ralph Allison

 

Il caso di Janette

Il caso di Carrie

Il caso di Mark Petroff

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il disturbo dissociativo di identità o personalità multipla

 

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Il disordine dissociativo di identità (DID, Dissociative Identity Disorder) era chiamato fino a tempi recenti disordine di personalità multipla (MPD, Multiple Personality Disorder), e noi useremo questi due termini in modo intercambiabile durante la nostra discussione. Il MPD era considerato dai medici, fino a tempi recenti, un fenomeno raro. Film come Sybil, o I tre volti di Eva, con Joanne Woodward, lo resero popolare e ne fecero un oggetto di interesse esotico per il pubblico. Molti professionisti in qualche modo prevenuti, appartenenti a tutte le discipline relative alla salute mentale (psichiatria, psicologia, assistenti sociali, pastori di chiese) erano scettici o increduli riguardo l'esistenza di un tale fenomeno. Parte delle ragioni per questa resistenza si fondavano sul presupposto platonico/cartesiano dell'unità e indivisibilità dell'anima, ovvero che potesse esserci solo una personalità o l'organizzazione di una sola personalità per ogni determinato corpo. Per le orecchie scientifiche moderne l'idea di personalità multiple puzzava di pensiero magico, di soprannaturale, di arcaiche credenze sulla possessione demoniaca. Ma agli inizi della ricerca psicologica, alla fine del diciannovesimo e all'inizio del ventesimo secolo, c'era un considerevole interesse per i fenomeni dissociativi da parte di ricercatori come Pierre Janet, Alfred Benet, C.G. Jung, Morton Prince e molti altri. Ma col nascere del behaviorismo, con la sua attenzione focalizzata sul comportamento osservabile, e la crescente popolarità delle teorie psicanalitiche freudiane, con la loro enfasi sulla repressione piuttosto che sulla dissociazione le ricerche sui disordini dissociativi furono emarginate.

Questa perdita di interesse nei confronti dei disordini dissociativi privò degli strumenti per comprendere quella che in realtà era stata ed era una delle forme più comuni di disordine mentale grave. Fu solo negli anni '70, con ricercatori come Ernst Hilgard che svolsero studi di laboratorio sugli stati ipnotici e dissociativi che l'interesse clinico e della ricerca si riaccese. Questo avveniva in un periodo in cui molti medici cominciavano a notare che alcune vittime di abusi sessuali infantili, di traumi da combattimento, di stress severo e di violenza sessuale mostravano un comportamento caotico e sintomi di dissociazione patologica.

Esiste una consistente evidenza che la dissociazione patologica esiste da millenni, sebbene in epoche passate sia stata etichettata e interpretata culturalmente come possessione da parte degli spiriti, possessione diabolica e simili. E' ancora considerata tale in molte società premoderne attuali o in via di sviluppo, dove il punto di vista scientifico-tecnologico moderno non ha modificato tali credenze. E' molto probabile che fino a tempi assai recenti molti pazienti che ricorrevano ai moderni psicoterapeuti fossero mal diagnosticati come sofferenti una variatà di disordini, in dipendenza da quale sub-personalità controllava il comportamento durante l'osservazione del terapeuta. Se la sub-personalità era di un depresso, era probabile una diagnosi di disturbo maniaco-depressivo. Se la sub-personalità era in preda alla rabbia o oscillava tra la ricerca di aiuto e l'ostilità poteva essere fatta una diagnosi di personalità borderline. Se il paziente udiva voci quando era nella personalità normale o in una sub-personalità poteva essere classificato come schizofrenico e sottoposto a cura con la fenotiazina per ridurre i sintomi. In breve, questo disturbo è stato largamente mal diagnosticato da professionisti volenterosi ma privi degli strumenti adeguati.

In anni recenti, la crescente attenzione che gli abusi sessuali su minori hanno ricevuto dai media e dai medici ha consentito ad un numero di persone vittima di tali abusi di farsi avanti e di comunicare le loro esperienze ai terapeuti. Secondo lo psicologo e psicoterapeuta junghiano C. Michael Smith, normalmente dal quindici al venti per cento dei suoi pazienti soffrono di un disordine dissociativo di identità (DID) o del disordine, strettamente collegato, da stress post-traumatico (PTSD, Post Traumatic Stress Disorder) e molti casi riguardano abusi sessuali.

Il trattamento di un disturbo di personalità multipla è un processo molto complesso che richiede pazienza e conoscenze considerevoli da parte dello psicoterapeuta. Ci sono livelli profondi di diffidenza che devono essere superati. La complessivà dell'organizzazione psicologica interna del paziente (o la sua apparente mancanza) possono essere devastanti per il terapeuta. I casi di MPD variano da quelli più semplici a quelli più complessi, da quelli in cui appaiono due o tre sub-personalità a quelli in cui ne appaiono più di un centinaio. Una notevole complicazione è che una o più sub-personalità possono essere ostili e persino pericolose per sé e per gli altri, incluso il terapeuta (sebbene questo pericolo si rivela poi remoto in molti casi). Ci possono essere delle sub-personalità della cui esistenza il paziente (la personalità-ospite) è consapevole e ce ne sono altre che gli sono nascoste e non accessibili. Ci possono anche essere quelle che sono perdute o che sono fuggite per protezione in un luogo profondo che è difficile trovare e penetrare. Le tecniche simboliche degli sciamani sono considerate da alcuni psicoterapeuti molto promettenti per il trattamento di questi disordini, con la loro conoscenza mitologizzata dei mondi interiori e intrapsichici e dei riti su come recuperare le anime che si sono perse (quelle che nel nostro contesto culturale sono viste come sub-personalità rimosse, memorie dissociate, libido bloccata ecc.) o su come esorcizzare gli spiriti molesti che tentano di invadere la psiche (nel contesto culturale occidentale, sub-personalità che impersonano sentimenti di rabbia e di offesa riferiti al trauma). Gli insegnamenti di Jung sulla dissociazione e l'integrazione degli archetipi e dei complessi indipendenti e del potere di integrazione del Sé archetipico hanno pure essi contribuito notevolmente alla comprensione di questa forma moderna di "perdita dell'anima".

 

 

 

 

 

cos'è una personalità multipla?

 

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Il disturbo di personalità multipla è stato recentemente rinominato, nella quarta edizione del Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders (DSM IV) come disordine dissociativo di identità (DID, Dissociative Identity Disorder). Il proposito del cambiamento era di classificarlo come un disturbo dissociativo e così rimuovere lo stigma associato con ciò che, in molte società occidentali, sembra la stramba idea di avere più di una personalità in un unico corpo. Si spera che questo cambio di terminologia produrrà una resistenza minore riguardo la diagnosi e la ricerca su questo disturbo. Comunque, noi continueremo ad usare il termine "Disordine di Personalità Multipla" (MPD, Multiple Personality Disorder), dal momento che è il termine ancora più familiare, e perdipiù trasmette la realtà della personificazione immaginativa di parti frammentate della persona. Questa personificazione è accostabile alle idee sciamaniche sulla perdita dell'anima o forza vitale dell'individuo e della concezione junghiana riguardo i complessi e la "possessione" della psiche da parte dei complessi.

Il disturbo MPD è una sub-classe dei disordini dissociativi. Un qualche grado di dissociazione è normale nella vita quotidiana. Ogni volta che guidiamo un'auto ascoltando la radio e non siamo pienamente consapevoli della strada o delle funzioni automatiche che ci consentono di condurre il veicolo noi abbiamo operato una dissociazione. Questo fatto può essere realizzato con sorpresa quando ci rendiamo conto che abbiamo guidato per gli ultimi cinquanta chilometri senza esserne consapevoli. Forse abbiamo avuto l'esperienza di essere talmente assorbiti dalla lettura di un libro da ingnorare la voce di chi ci chiama. Ogni volta che siamo entrati in uno stato di coscienza alterato, che siamo stati profondamente immersi in preghiera, o siamo stati ipnotizzati, abbiamo sperimentato in qualche misura una dissociazione, in contrasto con il cosiddetto normale stato di coscienza di veglia. Tuttavia un disturbo dissociativo comporta una dissociazione patologica in cui c'è una "interruzione delle normali funzioni di integrazione della coscienza, della memoria, della identità o della percezione dell'ambiente " (DSM IV, pag. 477). La dissociazione patologica, sebbene possa essere stata di aiuto nel sopravvivere al trauma, diviene successivamente un ostacolo ad una vita valida.

Il DSM, Diagnostic Statistic Manual of Mental Disorders riporta quattro tipi noti di sindromi dissociative: 1) L'amnesia dissociativa (difficoltà di ricordare importanti informazioni personali, di natura traumatica o stressante); 2) Fuga dissociativa, chiamata in gergo fugue (improvviso e immotivato allontanamento da casa e assunzione di una nuova identità in un'altra città o paese); 3) Depersonalizzazione/derealizzazione (senso di irrealtà o distacco dal proprio sé o dal mondo esterno oppure ottundimento e distorsione delle percezioni della propria vita psichica o dell'ambiente in cui si vive); 4) Disturbo dissociativo dell'identità (personalità multipla), che è caratterizzato dalla esistenza di due o più distinte identità o stati della personalità che ricorrentemente assumono il controllo del comportamento dell'individuo. Questo è frequentemente accompagnato dall'impossibiltà di ricordare importanti informazioni personali che è troppo estesa per poter essere spiegata come normale dimenticanza, e può talvolta comportare una mancanza di senso della realtà che la rende simile alla schizofrenia o alle altre psicosi.

L'MPD può essere causato da una varietà di situazioni traumatiche o stressogene che comprendono abusi infantili, stupro, perdita di un genitore nell'infanzia, stress da combattimento e così via. Comunque, per semplicità e convenienza ci focalizzeremo qui sugli abusi sessuali infantili come esempio principale di come inizia la dissociazione patologica, tenendo in mente che indipendentemente dalla causa i processi psicologici sono essenzialmente gli stessi.

E' un triste fatto che così tanti bambini subiscano abusi dai genitori, dai parenti o da altre persone che si prendono cura di loro. Non è probabile che si tratti di un fatto nuovo, quanto piuttosto di una realtà che per molti di noi è troppo odiosa perché avessimo il coraggio di crederci e di affrontarla come una epidemia. Le vicende degli abusi infantili sono così orribili che preferiamo pensare agli esseri umani come più civilizzati e morali di quanto siano di fatto. E' possibile e probabile, che per lungo tempo i bambini abbiano subito abusi fisici o sessuali o rituali o trascurati e abbandonati dal punto di vista emotivo. Sfortunatamente, quando i bambini sono trattati in modo così estremo essi non sono costituzionalmente capaci di reggerlo. Non hanno le capacità cognitive sviluppate dall'adulto di valutare la situazione, di capire ciò che sta accadendo di conoscere quali siano le loro opzioni. Spesso non sono neanche in grado di stabilire se quanto accade loro sia normale o giustificato da qualche loro condotta. Possono di conseguenza pensare di aver causato e di meritare l'abuso, e che perciò sono orribili e cattivi. Spesso tentano di trovare il modo di far cessare l'abuso, ma semplicemente non possono. Sono troppo piccoli, impotenti. I bimbi che subiscono abusi sono terrorizzati, profondamente depressi, soli, e hanno l'idea che non ci sia nessuno che può venire loro in aiuto ed aiutarli a combattere per sopravvivere.

Alcuni bambini sembrano sopravvivere all'abuso senza alcun grado di dissociazione. Questi bambini di solito hanno escogitato un modo per attenuare l'impatto emotivo innalzando delle pareti, delle barriere difensive intorno a se stessi. Il loro modo di far fronte al trauma spesso conduce ad altri seri problemi che successivamente emergono sotto forma di promiscuità, paura del sesso, comportamenti additivi e disordini dell'alimentazione, depressione, bassa autostima, incapacità di nutrire fiducia e sintomi di stress postr-traumatico. Altri bambini, forse a causa delle loro doti genetiche o neurobiologiche combinate a stress e dolore intensi, riescono a sviluppare modi altamente elaborati per evitare il dolore e la sofferenza del loro abuso. Trovano modi per ottundere, ignorare o dimenticare (diventando amnesici) che implicano la separazione di parti dissociate o scisse di se stessi, che diventano più o meno personificate in personalità alternative (sub-personalità). La dissociazione diviene un modo molto efficace per sopravvivere mettendoli in grado di sottrarsi mentalmente al dolore. Usando probabilmente processi psicologici e neurobiologici legati a stati di trance ipnotica auto-indotta, essi sono in grado di compartimentare il dolore e l'angoscia lontano da loro stessi e persino di credere che essi non stiano sperimentando effettivamente l'abuso. Spesso credono o immaginano che l'abuso stia capitando a qualcun altro (cioè a qualche altra sub-personalità). Mentre il corpo subisce l'abuso, una bambina può fluttuare in stato di dissociazione fino al soffitto e osservare l'abuso che ha luogo alla bambina o al bambino lì sotto.

Non tutte le persone che ricorrono alla dissociazione per sopravvivere al trauma dell'abuso lo fanno alla stessa maniera. Un bambino può creare sé alternativi per gestire le varie reazioni all'aggressione, allo scopo di funzionare in modo sicuro. Queste sub-personalità spesso hanno nomi di tipo simbolico che indicano gli aspetti (funzioni, ruoli, scopi ecc.) della personalità principale che essi svolgono in modo dissociato dalla personalità integra. Una sub-personalità può ospitare i pensieri e le reazioni affettive di impotenza ("l'indifeso"), altre ospitare sentimenti di innocenza magica o giocosa o creativa ("il pensatore incantato"), un'altra può ospitare parti promiscue del sé ("la sgualdrina") e un'altra ancora ospitare le reazioni scandalizzate ("il puritano"). Spesso si trova una figura che è caratterizzata da rabbia, o anche da furia intensa ("l'arrabbiato", "il cattivo"). I terapeuti che lavorano con soggetti dalla personalità multipla possono trovare questa parte della personalità veramente molesta e talvolta pericolosa. Spesso costituisce una minaccia potenzialmente seria al progredire della terapia e in alcuni casi sostenere di essere un cattivo spirito o un demone. Molti medici esperti ritengono che sia importante cercare di comprendere questa parte come ricettacolo dei sentimenti di rabbia che non era possibile e sicuro per il bambino sfogare. Si ritiene perciò che è importante creare un rapporto con questa sub-personalità, rimodellare le intenzioni in forma diversa dall'atteggiarsi come creatura malvagia, trasformandola in una creatura potenzialmente utile che nutre sentimenti comprensibili e che può utilizzare le energie della rabbia a beneficio dell'intero sistema della personalità. In questo modo il rimodellamento dà alla sub-personalità aggressiva uno sbocco costruttivo e una direzione definita. Tuttavia questo non è sempre facile da ottenere e ci sono casi documentati di grave e intrattabile possessione autodistruttiva, durante una delle quali uno psichiatra specializzato nel trattare MPD, Ralph B. Allison, ricorse come ultima risorsa ad un rituale esorcistico.

Come già detto, non tutti i bambini che soffrono di disturbi dissociativi apprendono a dissociare allo stesso modo. Una ragazzina subì abusi da parte del padre e del fratello. Imparò a farsi da parte mentalmente e invitare una ragazza più grande che non era spaventata all'idea di subentrare e ricevere l'abuso. Il terapeuta apprese che questa personalità era chiamata "Angretta" (ingl. "angry", "arrabbiato") e che il suo compito era di proteggere la personalità ospite, che chiameremo Susan. Col passare del tempo la parte del sé di Susan chiamata Angretta sviluppò una crescente ostilità nei confronti degli uomini e paura della sessualità. Quando Angretta esprimeva in modo molto rude la sua rabbia nei confronti degli uomini che erano attratti da Susan, esisteva un'altra sub-personalità, chiamata Regretta (ingl. "regret", "rammarico") per rimediare al disastro e placare gli uomini. Inutile dire che Susan generò confusione in molti uomini con questa strana incoerenza nella sua identità, e spesso essi perdevano il loro interesse nei suoi confronti. Susan si chiedeva spesso perché non riusciva a trovare un compagno dell'altro sesso, perché faceva fuggire gli uomini, e aveva scarsa consapevolezza del fatto che mandava a questi uomini segnali contraddittori tra loro.

Frequentemente le persone che soffrono di dissociazioni patologiche creano intere famiglie interiori, con ciascuna sub-personalità che ha un determinato ruolo e punto di vista, una parte o frammento del sé. Spesso questi bambini dissociati apprendono a dissociare così bene che creano numerosi sé e apprendono a lasciare il controllo, ritirarsi interiormente, abbandonare il loro posto o nascondersi quando sono sottoposti a minacce o stress. La dissociazione funziona aiutando l'individuo a canalizzare il dolore entro percorsi che lo aiutano a sopravvivere. Comunque, una volta che la dissociazione patologica non è più necessaria perché la persona è cresciuta e non sta più subendo abusi essa può rimanere e creare seri problemi per il soggetto, come nel caso di Susan.

Sebbene il dolore sia attenuato o dissociato dalla consapevolezza conscia, esso non se ne va, a meno che non sia coscientemente reievocato, compreso ed effettivamente rielaborato. Tra i problemi che il MPD non trattato comporta ci sono fenomeni di risveglio accompagnato dal non sapere come ci si trova in un dato luogo, lunghi periodi di amnesia, stili di vita caotici e disorganizzati, incapacità di pianificare e raggiungere efficacemente obiettivi. Uno dei maggiori effetti disturbanti della dissociazione patologica è il fatto che la dissociazione può diventare un riflesso condizionato. Da bambino, quando l'individuo era minacciato di abuso esso imparava a farsi da parte o a scambiarsi con una sub-personalità che avrebbe ricevuto l'abuso al posto suo. Supponiamo che un fratello più grande violenti ripetutamente la sorella. Egli usava un dopobarba che è rimasto nella memoria sensoria della vittima. Il profumo di quel dopobarba significava pericolo, quando era piccola. Ora lo stimolo del dopobarba può essersi esteso a qualsiasi uomo che usi quello o uno simile. Può essere persino generalizzato a tutti i dopobarba. Così, da adulto, quando una simile paziente percepisce il dopobarba, ha dei flashback con memorie dello stupro o si sente in pericolo imminente e crea per dissociazione un'altra sub-personalità. Questo comportamento è sovente interpretato dalla famiglia, dagli amici e colleghi come curioso. La gente giunge a trovarla strana e ad evitarla. In tal modo la dissociazione patologica continua a danneggiare la sua vita. Uno dei compiti della terapia è aiutare un individuo ad apprendere a evitare questi riflessi automatici.

 

 

 

 

 

la terapia dei disturbi dissociativi oggi

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Se la sindrome MPD rappresenta una frammentazione del sé, allora la guarigione dovrebbe consistere nella reintegrazione di questi frammenti o psiche divise. La reintegrazione delle parti di nuovo in tutto unico è stata additata come lo scopo della terapia di MPD. Tuttavia questa nozione non è priva di difficoltà. Prima di tutto, l'integrazione di un individuo che ha subito violenza ed abuso può apparire come ulteriore violenza ed abuso, persino come morte, alle altre sub-personalità. Non è sorprendente, quindi, che così tanti pazienti MPD resistano e persino protestino contro la proposta del terapeuta dell'integrazione o fusione come obiettivo della cura. Certamente alcune forme di trattamento integrato dovrebbero essere lo scopo atteso dalla terapia, ma dovrebbe essere riconosciuto che questo non è sempre possibile e che i discorsi sull'integrazione possono rallentare la terapia. Nella esperienza di Michael Smith l'integrazione dovrebbe essere oggetto di discussione come obiettivo della cura, e poi messa da un lato cosicché possa essere intrapreso il lavoro di recupero delle memorie traumatiche e il lavoro sulle emozioni e le distorsioni cognitive provocati dall'abuso. E' caratteristico che una notevole misura di integrazione abbia luogo mentre procede questo lavoro preliminare. Di solito, ad uno stadio più avanzato della terapia, l'idea di qualche tipo di integrazione non appare così minacciosa al paziente. Ci sono numerosi modelli di trattamento, che impiegano varie strategie differenti. Si esporrà qui di seguito il modello seguito da C. Michael Smith: si tratta di un modello a tre fasi simile a quello descritto da Colin Ross nel suo autorevole libro Multiple Personality Disorder: Diagnosis, Clinical Features, and Treatment, che è il punto di riferimento sull'argomento. Esso comporta quattro obiettivi: 1) Recuperare i ricordi dell'abuso; 2) Venire a patti con esse intellettualmente ed emotivamente; 3) Integrare se stessi in un'unica persona; 4) Apprendere a vivere e funzionare efficientemente senza dissociazione patologica. Gli stadi del trattamento sono divisi in tre fasi: a) fase iniziale; b) fase intermedia; c) fase post-integrazione.

La fase iniziale consiste nel formulare la diagnosi e condividerla col paziente. Questo spesso comporta una considerevole educazione/informazione del paziente riguardo la natura del disturbo, i suoi effetti e i costi autodistruttivi del continuare ad operare in un modo patologicamente dissociato. Sono prospettati obiettivi terapeutici riguardo un qualche tipo di funzionamento integrato e sono stabiliti obiettivi più specifici. Viene negoziato un contratto terapeutico e sono stabiliti i limiti e il quadro della terapia. Il terapeuta inizia ad esplorare il mondo interno del paziente, per riconoscere ed identificare quante più sub-personalità gli è possibile e determinare il loro valore positivo o negativo nella personalità come un tutto. Questo gli consente di fare una mappa preliminare del mondo interiore del paziente e preparare le fondamenta per le difficili sfide terapeutiche, il recupero dei ricordi e le abreazioni che seguiranno nella fase intermedia.

Nella fase intermedia si ha il recupero dei ricordi del trauma, con l'aiuto dell'ipnosi o con una esplorazione diretta: i pazienti MPD sono spesso in uno stato simile alla trance e una ipnosi formale sovente non è richiesta. Questo lavoro può comportare la scoperta e il recupero di altre sub-personalità o persino un intero altro strato di sub-personalità che diviene accessibile solo tramite una sub-personalità che sa della loro esistenza. Ci possono essere sub-personalità che sono scappate via o sono state rapite in un altro reame psichico dove non sono facilmente accessibili. Il terapeuta può impiegare varie tecniche ipnotiche per tentare di riportare indietro queste parti perdute. Il terapeuta lavora sulle distorsioni cognitive delle varie sub-personalità, rimodella i propositi negativi e può impiegare un tempo considerevole occupandosi di sub-personalità diffidenti o piene di rabbia. Come risultato di tutto questo lavoro nella fase intermedia, la mappatura del sistema da parte del terapeuta si modifica e migliora. Più avanti, in questa fase, ha luogo una importante negoziazione che mira ad un qualche tipo di organizzazione integrativa o cooperativa della personalità. Per quei pazienti che rifiutano l'idea di integrazione il terapeuta può spostare il rilievo su una metafora democratica, secondo cui varie sub-personalità possono tenere delle riunioni quando si deve valutare delle situazioni e quali azioni intraprendere. In altri casi è realizzabile una integrazione rituale in cui ciascuna parte dissolve la sua identità separata e porta i suoi peculiari valori e prospettive in un'unica personalità integrata. Qualche volta l'integrazione ha luogo con facilità perché una buona parte del lavoro di integrazione ha avuto luogo silenziosamente durante la fase intermedia.

La fase di post-integrazione si focalizza sulle strategie di gestione della paura e dello stress che non impieghino i familiari processi dissociativi patologici. Come altre difese sono insegnate la sublimazione e la repressione, sebbene l'accento sia posto su strategie non-difensive, che coinvolgono processi intellettuali superiori, training all'auto-assertività e ricorso all'aiuto degli altri quando necessario. In questa fase il terapeuta cerca segni che rivelino un ritorno a processi di dissociazione. Spesso questo avviene in periodi di stress; le dissociazioni sono solo parziali e si risolvono dopo che lo stress è rimosso o padroneggiato in modo efficace. Questa fase è probabilmente la meno impegnativa, ma può durare parecchi anni, col paziente che ottiene supporto ininterrotto da parte del terapeuta e sovente richiede di fruire delle sue esperienze, del rispecchiamento e delle funzioni di guida da parte sua prima che questi processi si trasformino in funzioni interne.

 

 

 

 

 

terapie sciamaniche di cura della dissociazione patologica: colin ross

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Uno dei maggiori problemi del moderno terapeuta che tratta un caso di disturbo dissociativo dell'identità è come ritrovare, recuperare e integrare quelle parti del sé che sembrano essere scomparse, nascoste dissociativamente per scopo protettivo o che il terapeuta si sente dire sono state rubate da altre forze intrapsichiche (sub-personalità). Uno psichiatra e ricercatore, Colin Ross, ha riscontrato che metodi sciamanici di viaggio e recupero possono essere utili aggiunte alla psicoterapia di tali pazienti. Notando che gli sciamani utilizzano la trance e le immagini a scopo di recupero, e che lo sciamano può fare viaggi per localizzare la selvaggina da cacciare, Ross ha adattato questi metodi sciamanici come strategie basate sulla trance per la localizzazione e il recupero di sub-personalità.

Gli sciamani e le persone che soffrono di disordini dissociativi hanno molto in comune. Entrambi sanno come dissociarsi e utilizzano stati di trance, ed entrambi hanno poteri di immaginazione eccezionalmente sviluppati. Gli sciamani sono stati i grandi maestri della dissociazione psichica e sono stati in grado di usarla per propositi terapeutici come pure a vantaggio di una comunità più vasta. Questa è una delle ragioni per cui Ross ritiene che i terapeuti che trattano i disturbi dissociativi come l'MPD dovrebbero considerare le somiglianze e differenze tra l'esperienza degli sciamani e dei pazienti MPD e dovrebbero studiare i metodi e le tecniche sciamaniche con un occhio alla applicazione clinica.

Poiché esistono numerose aree di somiglianza e di differenza tra l'esperienza degli sciamani e i pazienti MPD è utile fare la rassegna di alcune delle caratteristiche dissociative dello sciamanesimo e confrontarle con quelle del MPD. Fenomeni come stati di trance, allucinazioni vivide, amnesia ipnotica, sogni simbolici, smembramento rituale, possessione da parte degli spiriti, possessione da parte di anime di antenati, sfinimento nervoso a seguito delle attività svolte in trance, uso di sostanze intossicanti o allucinogene per stimolare la dissociazione, esperienze fuori dal corpo (cosiddettte OOBE, Out Of Body Experiences) e cambiamento di identità sono comuni tra gli sciamani e le persone che soffrono di MPD.

Lo sciamano evoca intenzionalmente gli stati dissociativi col proposito di guarire il malato. Di contro, la persona con MPD, soffre maggiormente come una malattia l'incoerenza e l'autonomia degli stati dissociati. Gli sciamani, allo stesso modo dei pazienti MPD possono avere delle visioni e udire voci; per il paziente MPD queste possono essere caotiche, senza senso, non comprese. Invece, per lo sciamano esse sono altamente strutturate e significative. Lo sciamano indice deliberatamente stati alterati (dissociativi) di coscienza allo scopo di conversare con spiriti aiutanti, fare diagnosi, procurarsi ricette. Sia gli sciamani che i pazienti MPD impiegano un tipo di autoipnosi o trance auto-generati. Per il paziente MPD le strategie autoipnotiche funzionano in modo largamente inconscio, al difuori del controllo operativo dell'ego. Sono più delle reazioni a stimoli che processi deliberati. Invece lo sciamano entra intenzionalmente in trance con strumenti rituali per precisi e delimitati propositi. Lo sciamano può controllare la trance e la profondità della dissociazione, e lo fa intenzionalmente. Come i pazienti MPD lo sciamano può essere visto parlare come se dinanzi a lui ci fosse un'altra persona, un animale o altra entità spirituale. Il proposito non è difensivo, il processo è intrapreso coscientemente per una ragione specifica (spesso terapeutica). Esattamente come i pazienti MPD riportano anestesia rispetto al dolore mentale e fisico causato dall'abuso o auto-inflitto, anche lo sciamano è in grado di controllare il dolore attraverso la dissociazione. Gli sciamani possono compiere imprese di tipo fachirico, inghiottire fuoco, camminare su un letto di carboni roventi, sopportare temperature estreme, subire prove iniziatiche dolorose.

Gli sciamani sono anche tradizionalmente specialisti nell'interpretare i sogni per ricavarne un significato patologico. I sogni sono spesso impiegati in modo visionario per localizzare un'anima perduta, predire il futuro, trovare selvaggina e apprendere e trovare la via nell'aldilà. I sogni erano considerati fonti di informazioni circa il mondo reale. Gli sciamani navigano intenzionalmente nei loro sogni (sogno lucido) e hanno interpretato clinicamente i sogni del malato. I sogni di pazienti MPD spesso sono rivelatori. Ciò che rivelano può essere simbolico, ma spesso è poco meno che letterale nel rivelare connessioni perdute, ricordi di traumi e perfino informazoni diagnostiche e prognostiche riguardo i passi successivi della terapia. Nel suo lavoro personale con i pazienti MPD Michael Smith ha osservato sogni tipici col paziente che vive in un castello o in un palazzo con molte stanze separate da spessi muri. Col procedere della terapia e il ripetersi di questi sogni, le stanze riappaiono con muri più sottili, persino muri di vetro o porte, che suggeriscono che le barriere amnestiche e dissociative stanno dissolvendosi e che la comunicazione tra le stanze o stati dissociati è iniziata o è imminente.

Gli sciamani tipicamente sperimentano uno smembramento durante il loro rituale di iniziazione, dove l'animo dello sciamano è smembrato, le ossa pulite, e un corpo di sostanza sottile è rimesso sulle ossa. Per lo sciamano rappresenta una esperienza visionaria di morte/rinascita. Anche i pazienti MPD subiscono uno smembramento psichico, ma non ha sperimentato rinascita o reintegrazione. Laddove lo sciamano si sottopone volontariamente allo smembramento psichico il paziente MPD si è dissociato e frammentato per difendersi dal dolore e, nella nostra cultura, tipicamente per sopravvivere ad abusi sessuali infantili, stupri o altre penose vicende traumatiche.

La possessione da parte di spiriti di antenati è pure comune al MPD e allo sciamanismo. Importanti antenati, tipicamente sciamani del passato, parlano attraverso il corpo e la bocca dello sciamano allo scopo di fornire alla comunità guida o consiglio. Nel 20,6% dei casi canadesi e statunitensi di MPD appaiono sub-personalità che affermano di essere parenti morti. Questo fenomeno è molto più comune in società dove la possessione da parte di spiriti ancestrali è comunemente accettata (Giappone, Taiwan, Corea, Haiti, Nigeria, India, Sri Lanka ecc.). I pazienti MPD manifestano anche entità che dichiarano di voler essere di aiuto, alcune delle quali sostengono di essere spiriti, angeli o altri soccorritori da una dimensione spirituale. Queste figure sono spesso di aiuto al terapeuta nel fornire informazioni e guida nella terapia dei pazienti MPD. Anche gli sciamani affermano di avere spiriti aiutanti e di essere in termini di rapporti familiari con almeno uno di essi e di essere in grado di evocarne altri al bisogno. Lo sciamano li evoca per essere aiutato a diagnosticare, ripristinare le forze, guarire, fare prognosi. Gli ego dei pazienti MPD sono spesso inconsapevoli dei loro spiriti aiutanti e, prima della terapia, non li hanno utilizzati coscientemente per ricevere aiuto.

I pazienti MPD e gli sciamani riferiscono anche di esperienze fuori dal corpo, e talvolta usano sostanze inebrianti per stimolare gli stati di trance o dissociazione. Laddove l'uso di sostanze inebrianti in dosi limitate per mantenere il controllo della trance a scopi terapeutici, il paziente MPD può usare droghe in modo incontrollato per tenere lontano da sé il dolore. Gli sciamani, in virtù dei loro viaggi nei mondi superiori e inferiori della realtà non ordinaria possono essere creduti capaci di esperienze fuori dal corpo. Come già detto, si tratta di esperienze intenzionali e hanno a che fare con la guarigione o altre funzioni sciamaniche. Gli sciamani spesso inviano gli spiriti aiutanti per guarire o per la caccia. Di contro, i pazienti MPD che hanno avuto esperienze fuori dal corpo le hanno avute per la prima volta nell'infanzia per difendersi dal dolore dell'abuso o di qualche altro trauma. Questo uso della dissociazione è simile al caso di pazienti ustionati che lasciano la loro mente fluttuare verso il soffitto della stanza di ospedale per sopportare l'atroce dolore dello sbendaggio. Ross riporta il caso di una bambina che fluttuava verso il soffitto e si metteva a contare i buchi nell'intonaco o viaggiava in un altro luogo per giocare con gli amici o con le bambole, mentre subiva l'abuso. Per i pazienti MPD, una volta che questa capacità è stata sviluppata e utilizzata abitualmente, può essere impiegata per distaccarsi dall'abuso in varie situazioni traumatiche e anche in una varietà di altri contesti.

Gli sciamani e i pazienti MPD diventano sfiniti dopo la trance, che comporta il cambiamento dei meccanismi che sovrintendono ai ricordi di esperienze passate e l'attivazione di varie sub-personalità. Gli sciamani attuano questi cambiamenti neurifisiologici intenzionalmente; i pazienti MPD potrebbero non farlo per scelta. Quando lo sciamano è posseduto da uno spirito aiutante, c'è un riconoscibile cambiamento di voce, di espressione e di comportamento. Quando un paziente MPD è posseduto da una personalità alternativa sono visibili gli stessi cambiamenti. Comunque è probabile che lo sciamano operi questa trasformazione con un meccanismo rituale, mentre il cambiamento in soggetti MPD che non hanno ricevuto terapia non è strutturato ritualmente, almeno secondo le apparenze, e quindi può essere caotico, prolungato, e soggetto al capriccio di condizioni interne e esterne. Sia gli sciamani che i soggetti MPD mostrano esaurimento psicofisico dopo il rito o la psicoterapia in cui il è avvenuto il cambiamento nella dissociazione/trance.

Da questa discussione delle somiglianze e differenze tra sciamanesimo e MPD nell'utilizzazione di stati dissociativi, sembra apparire che la mente umana ha una naturale capacità di dissociazione. Sembra anche che sia gli sciamani che i soggetti che soffrono di MPD utilizzano questa capacità in modi diversi. Può essere usata intenzionalmente per difendersi contro il dolore e il trauma. Può entrare in gioco in modo indipendente nel caso di MPD o può essere intenzionalmente e ritualmente controllato nel caso dei viaggi sciamanici, di metodi per il recupero dell'anima e di dialoghi con gli spiriti. Queste capacità possono essere generate patologicamente o generate per una guarigione creativa e terapeutica o per scopi spirituali o riguardanti la comunità.

Colin Ross ritiene che poiché gli sciamani sono maestri nell'uso intenzionale di stati di trance e immaginativi a scopo terapeutico, e poiché appare esserci un legame neurofisiologico tra abuso, dissociazione, e immaginazione visuale, i metodi sciamanici adattati clinicamente possono essere potenti e efficaci terapeuticamente. Egli sostiene che i pazienti MPD hanno una capacità di pensiero visuale molto intensa, sono molto reattivi alla suggestione ipnotica e alcune sub-personalità sono altamente elaborate da un punto di vista visivo. Una sub-personalità spaventata può fuggire e nascondersi in un parco lontano o in una safe room all'interno di una casa, non raggiungibile dalla terapia. Gli sciamani si sono dimostrati maestri nel localizzare questi remoti luoghi intrapsichici e nel recuperare le forze vitali (cioè le sub-personalità o le parti del sé), e Ross crede che questo fatto richieda attenzione da parte degli psicoterapeuti e ricercatori interessati nel trattamento della MPD.

Ross ritiene che i rituali terapeutici possano essere ricavati da qualsivoglia mitologia o sistema di pensiero il paziente o il terapeuta trovino congruenti. Possono essere utilizzati metodi sciamanici o metodi scientifici più laici, in relazione al paziente, ma Ross ritiene che tutti i linguaggi terapeutici siano metaforici ed è parlare al paziente in termini di una metafora adeguata che può portare al cambiamento terapeutico. Ad esempio, per evocare una immagine laica e moderna di controllo esecutivo per la personalità Ross può suggerire al paziente l'immagine di una sala riunioni, con tavoli da conferenza, una sedia per ciascuna sub-personalità e un sistema di videoregistrazione per rivedere i ricordi e per monitorare le sub-personalità. Egli talvolta immagina anche un intercom attraverso il quale le personalità che sono troppo spaventate o restie a partecipare ai meeting possono ascoltare e intervenire. L'intercom può anche essere utilizzato per escludere delle personalità che il terapeuta vuole escludere dalla partecipazione ai meeting. Lo scopo della sala riunioni è non solo di stabilire un ordine intrapsichico, ma di creare uno strumento organizzativo interiore per elaborare e integrare le prospettive divergenti e le richieste delle sub-personalità. Possono essere immaginate delle figure di presidenti per moderare la riunione.

Le conferenze intrapsichiche possono essere utilizzate per ottenere un generale consenso prima che una azione sia intrapresa. Questo sistema può proteggere la persona nel suo insieme da un complesso o da una parte del sé che potrebbe agire indipendentemente e in modo distruttivo per l'intera persona. Ad esempio una giovane donna di cui si è occupato Michael Smith continuava a mettersi in situazioni sessuali che sul momento gradiva (vale a dire che la sua sub-personalità promiscua voleva abbandonarsi al sesso), ma che successivamente condannava, pentendosene. Quando andò al college, c'era il pericolo che continuasse con questo comportamento autodistruttivo, se non si fosse trovato rimedio a questo acting out impulsivo. Dopo diverse sedute, lei e il terapeuta si accordarono perché apprendesse un metodo autoipnotico e durante la trance creasse una sala riunioni con una poltrona per ogni sub-personalità. Fu scelta una figura di moderatore e fu concordato un procedimento democratico per decidere su materie importanti. Nessuna azione sessuale poteva essere intrapresa a meno che non si fosse tenuta prima una conferenza interiore per decidere. Ciascuna sub-personalità disponeva di un voto. Se la maggioranza riteneva che l'azione fosse accettabile (non autodistruttiva o pericolosa) allora la donna poteva darsi all'attività sessuale. Qundo il terapeuta ricevette il follow-up dopo il primo semestre di college, ella disse che stava usando il metodo, che funzionava abbastanza bene. La tecnica delle conferenze interiori può portare una certa misura di controllo rituale sui processi psicologici e può regolare comportamenti che altrimenti sarebbero impulsivi o autodistruttivi.

Colin Ross, accanto a queste metafore laiche adatta anche metodi sciamanici ai processi intrapsichici dei pazienti. Può evocare sub-personalità al modo degli sciamani, cantando un canto sacro per richiamare uno spirito dalla terra dei morti; o può condurre spedizioni sciamaniche nel mondo dei sogni del paziente. A differenza dei riti tradizionali, in cui è lo sciamano a intraprendere il viaggio per conto del paziente, Ross talvolta invia il paziente di persona in un viaggio alla ricerca delle sue sub-personalità.

 

 

Quando faccio una spedizione sciamanica nel mondo dei sogni del paziente, attraverso tecniche di immaginazione guidata, posso penetrare in scene che provengono dai sogni spontanei notturni. Là posso incontrare una personalità per uno scopo preciso… In alternativa posso tenermi ai margini del mondo dei sogni, in attesa del ritorno di una personalità che ha fatto un viaggio. Tutto questo fornisce un senso di controllo, sicurezza, protezione. Un'altra variante è quella di piazzare un segno magico su una sub-personalità come strumento per rintracciarla e riportarla indietro

Per esempio una personalità infantile può scappare via in un luogo buio e non sapere come tornare indietro. Se in precedenza è stato messo un marcatore su di essa, il terapeuta può dare la suggestione ipnotica che a causa del marcatore la sua voce sta riportando indietro il bambino nello studio del terapeuta

 

 

Ross crede che questo tipo di interventi terapeutici è l'equivalente culturale degli sciamani circumpolari che mandano fuori i loro spiriti guida attraverso il territorio per localizzare la selvaggina. E' forse a causa della virtuosità ipnotica/dissociativa/immaginativa dei pazienti MPD che il terapeuta o sciamano può essere così efficace. Questo tipo di metodi è estremamente importante per il trattamento del MPD perché essi insegnano ai pazienti come usare le loro stesse risorse ipnotiche/dissociative/immaginative per la guarigione e un migliore funzionamento

 

 

 

 

terapie sciamaniche di cura della dissociazione patologica: sandra ingerman

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Un altro esempio di applicazione dello sciamanesimo a problemi psicologici e spirituali occidentali moderni viene da una sciamana bianca che ha avuto una preparazione come psicoterapeuta. Ingerman, una studentessa dell'antropologo/sciamano bianco Michael Harner, ha sviluppato un classico metodo sciamanico per gestire la perdita di anima che è adattato a certi segmenti della cultura occidentale. Ingerman va oltre l'approccio di Colin Ross, che adatta metodi sciamanici alla tecniche ipnoterapeutiche per lavorare con pazienti MPD. Piuttosto, Ingerman sostiene di praticare il modello di sciamanismo classico, in primo luogo quello descritto da Michael Harner, e in secondo luogo da Mircea Eliade. Vede la dissociazione come una forma di "perdita di anima" alla base di molte forme di malattia fisica e mentale, non solo disordini dissociativi e MPD. Il suo approccio distingue tra rituale sciamanico e sessioni di psicoterapia. L'uno non è il sostituto per l'altro. Dopo il recupero di un'anima, Ingerman crede che la psicoterapia aiuti molto del lavoro di integrazione dei ricordi, delle energie e degli affetti ritrovati.

Ingerman crede che il punto di vista sciamanico sulla perdita dell'anima abbia molto da dire sulla esperienza diffusa di perdita di anima nella società occientale moderna. Il suo lavoro va oltre la semplice applicazione ai disordini dissociativi per rivolgersi a una varietà di disturbi che lei afferma abbiano come causa sottostante la perdita di anima. Comunque, Ingerman interpreta la perdita di anima come dissociazione. In linea con il classico punto di vista sciamanico, sostiene che quando una persona è traumatizzata o subisce uno shock è possibile una perdita di anima. Questo punto di vista ha considerevoli implicazioni cliniche.

Se facciamo una breve ricognizione delle sindromi cliniche che richiedono maggiormente l'attenzione degli operatori della salute mentale oggi, troviamo una varietà di disturbi quali quelli definiti dal Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders (DSM IV), il sistema di classificazione nosologica del professionisti della salute mentale. I paradigmi per etichettare le patologie mentali nella società occidentale sono presi da questo manuale legittimato pubblicamente e professionalmente. I clinici devono specializzarsi o impratichirsi riguardo le sindromi o disturbi classificati in questo manuale. Tra i più comuni disturbi riconosciuti dal DSM IV che sono usualmente oggetto di terapia ci sono i disturbi dell'umore (ad esempio depressione maggiore e distimia), le sindromi ossessivo-compulsive (addictions: gioco compulsivo, sesso compulsivo, shopping compulsivo, rischio compulsivo ecc.), i disturbi del comportamento alimentare, i disturbi di identità, i disturbi di aggiustamento, e specialmente i disordini traumatici collegati a combattimento o abuso sessuale. Alcuni di questi disordini sono prodotti dalla pressione delle condizioni di vita moderne, dal vivere in un mondo radicalmente secolare, svuotato del senso del sacro e che manca di dare aiuto a una psiche che si frammenta per le richieste di una società industriale, tecnologica e sempre più multiculturale. Ma è anche probabile che uno sciamano tradizionale abbia molto da dire su questi disordini dei tempi moderni, e li reinterpreterebbe senza dubbio in termini di categorie sciamaniche. Tra queste categorie, la perdita di anima e la possessione potrebbero essere quelle più probabilmente impiegate.

Secondo il classico punto di vista sciamanico, questi vari disordini, che sono spesso visti come distinti e solo occasionalmente sovrapposti, sono in realtà il risultato di una fondamentale perdita di potere o energia vitale descrivibile come perdita di anima. Lo sciamano oggi guarderebbe ai disturbi alimentari, allo stress post-traumatico, alla depressione alla codipendenza, alle personalità borderline e narcisistiche, ai disturbi di identità e di angoscia come sintomi superficiali di una più profonda perdita di energia e vitalità, cioè di perdita di anima.

Nel suo pionieristico libro Soul Retrieval: Mending the Fragmented Self (Il recupero dell'anima: la guarigione del Sé frammentato) Ingerman sostiene di essere sia una terapeuta che una sciamana esperta e di essere in grado di porre la sua pratica terapeutica entro questi due quadri di riferimento. Osservando le difficoltà che si trovano di fronte i medici moderrni nella nostra cultura, Ingerman sostiene che la perdita di anima è molto diffusa nella nostra cultura, e che è la regola piuttosto che l'eccezione. Molte persone non si sentono intere, riempiono il vuoto con comportamenti additivi, co-dipendenza, relazioni in cui subiscono violenza, malessere cronico, lavoro come droga. Molti di quelli che non si sentono interi cercano sollievo in una varietà di terapie secolari o spirituali, spesso passando da un terapeuta o guru ad un altro nella speranza di trovare ciò che manca loro. Talvolta la terapia ristagna, perché il terapeuta non sta lavorando con la persona nella sua interezza. Qualche parte dell'anima è sfuggita o è persa.

Secondo il punto di vista sciamanico classico di queste sindromi come effetto di perdita di anima, parti della nostra anima hanno viaggiato lontano, verso altri regni (realtà non ordinaria) come risultato di uno shock o trauma che spesso, ma non necessariamente, avviene nell'infanzia.

Ingerman, in possesso di un punto di vista che si avvicina alla comprensione comune della dissociazione patologica, ritiene che questa dissociazione abbia uno scopo: proteggere il resto dell'organismo e aiutare a sopravvivere al trauma o alla perdita. Secondo questo punto di vista, una volta che parti di anima sono andate perse, o dissociate, la gente può soffrire di una varietà di sintomi fisici, psicologici e spirituali come effetto della risultante perdita di energia. Tale perdita di energia può impedire che la gente conduca vite sane, piene e creative. Il punto di vista di Ingerman sull'esistenza di frammenti di anime corrisponde alla idea delle società tradizionali che esiste più di un'anima. Di fatto, lo storico delle religioni Ake Hultkrantz ha indicato ciò che egli chiama due complessi animici tra i popoli tribali (specialmente i nativi americani). Un complesso costituisce l'anima vitale o l'anima corporea, che governa il corpo e la mente. Queste sono potenze che sostengono gli individui quando sono in stato di coscienza lucida. Queste anime o parti di anima governano i movimenti del cuore, le emozioni, e la volontà dell'individuo in stato di veglia. L'altra anima è l'anima libera o anima-immagine; è attiva specialmente durante il sonno. Questa anima libera può vagabondare nel sonno e nel sogno. Può anche essere rubata o persa come risultato di trauma, shock o magia. Secondo Hultkrantz l'anima libera può distaccarsi dalla persona e divenire portatrice dell'ego. E' proprio l'anima libera che può essere rapita da un parente defunto o altra entità spirituale o da uno stregone. Improvvisi shock e lesioni (traumi) possono distaccare l'anima libera e scagliarla oltre il corpo o farla perdere, normalmente viaggiando o venendo attirata nella terra dei morti. Invece per Ingerman, le parti di anuma possono vagabondare dovunque nel cosmo composto di tre piano che costituisce la realtà non-ordinaria; raramente lei trova che sono andate nella terra dei morti.

Le descrizioni di Hultkrantz delle due differenti anime è accettata da Ingerman. Questa studiosa è familiare con questa duplice distinzione. Ma lei parla dell'anima come un intero le cui parti, a causa di shock o traumi, possono andarsene o essere rubate, producendo varie forme di disturbi mentali e fisici come risultato della diminuzione della potenza vitale. Secondo la sua visione, è l'anima libera che fa il viaggio per recuperare l'anima perduta. Se il paziente accmpagna lo sciamano, è l'anima libera del paziente che lo fa. Come pure è l'anima libera dello sciamano che, insieme all'animale totemico, va in cerca della parte di anima perduta. Quelle che Hultkrantz chiama le anime vitali sono per Ingerman le parti di anima che sono state dissociate a causa dello shock, del trauma e di altre lesioni. Sono le parti del sé vitale che devono essere recuperate dall'anima libera, con la successiva integrazione e comprensione. La sua nozione di perdita di anima come perdita di parti vitali dell'anima o psiche è una valida e utile integrazione teorica dei due complessi animici. La sua nozione di queste parti di anima come energie vitali ha molto in comune con le varie potenze di cui parla Hultkrantz. In definitiva, il punto di vista di Ingerman presuppone una concezione dell'anima non turbata e non traumatizzata come una totalità che diviene frammentata e i frammenti che divengono parti di anima. Questa comprensione modifica solo leggermente la concezione sciamanica tradizionale e al contempo getta unponte tra la teoria e la pratica sciamanica e le pratiche e teorie moderne, tra sciamanismo classico e moderna psicoterapia.

La teoria della perdita dell'anima può essere utile per trattare disturbi collegati a traumi, che si presentano così frequentemente ai terapeuti oggigiorno. Per esempio, nei disturbi dissociativi di identità, in precedenza chiamati disturbi di personalità multipla (MPD) e nei disturbi post traumatici da stress (PTSD) è utile considerare la parte patologicamente dissociata come posta in qualche punto nel reame psichico o nell'inconscio collettivo, dove può essere contattata dal terapeuta, recuperata e successivamente reintegrata nella struttura dell'ego e della personalità cone un tutto. Secondo Ingerman il luogo dove si trova la parte perduta di anima può essere dovunque in uno dei mondi o piani di coscienza dei reami di realtà non ordinaria. Lei impiega un metodo classico sciamanico per diagnosticare, localizzare e recuperare queste parti perdute di anima dei suoi pazienti. Ingerman descrive la costruzione di uno spazio rituale:

 

 

La prima cosa che faccio è accendere una candela in una stanza buia; questo è il modo in cui richiedo la presenza dello spirito nella stanza. Successivamente stendo una coperta al suolo per me e il mio paiente. Tengo a portata di mano il mio cattura-spiriti di cristallo nel caso ne abbia bisogno. Ho riscontrato che talvolta nel mio viaggio ho difficoltà a trattenere parti di anima. Un cristallo può effettivamente agire come un confortevole ricovero per le parti di anima mentre continuo il mio viaggio. Il mio cristallo agisce come un dispositivo di aspirazione che cattura le parti dissociate… Successivamente chiedo al cliente di stendersi sulla coperta, spiego che quando sarò pronta a iniziare mi stenderò accanto a lui, in contatto con spalla, fianchi e caviglie.

Prima che inizi il mio viaggio, mi inginocchio accanto al mio cliente. Fischio per chiamare a me gli spiriti aiutanti cosicché lavoriamo insieme, poi comincio a suonare e cantare il mio canto di potere, un canto che mi è arrivato molti anni fa

 

 

Ingerman prosegue descrivendo un tipico ingresso in uno stato di consapevolezza sciamanico (SSC: Sciamanic State of Consciousness) accompagnato dalla guida sonora del tamburo. Dice che lei ha un assistente che suona, oppure utilizza un nastro registrato. Mentre il cliente rimane passivo, può però accompagnare Sandra Ingerman in qualche livello di trance. E' compito di Ingerman, però localizzare e recuperare le parti perdute di anima: "La mia responsabilità è di individuare le parti di anima e riportarle almio cliente". Ingerman generalmente chiede al suo animale di potere aiuto per trovare la parte o parti di anima perdute legate al problema del paziente. Di contro all'approccio di Colin Ross, i metodi di recupero sciamanico di Sandra Ingerman non sono impiegati solo per il proposito di recuperare delle sub-personalità perdute in pazienti MPD. Vengono rintracciate parti di anima che sono dietro una vasta tipologia di sintomi, che comprendono senza esaurire l'elenco abusi, comporamenti additivi, lutto, depressione, sfiducia.

Quando intraprende un recupero, Ingerman non sa in anticipo per qual via riceverà informazioni sulle parti di anime perdute. Qualche volta vede in dettaglio immagini della scena del trauma; altre volte vede solo l'immagine di un bambino di tre-quattro anni in una realtà non-ordinaria. Ci sono anche volte che il suo spirito animale le fornisce l'informazione: "Vai, prendi il bambino". Ingerman crede che può sempre chiedere maggiori informazioni se ne necessita. In genere riesce a trovare la parte perduta di anima, spesso immaginata come un bambino (dal momento che è a quell'età che si hanno i traumi più devastanti per lo sviluppo futuro); torna con essa e si mette seduta. Poi la soffia nel petto (in prossimità del centro del cuore) del paziente e nella fontanella in cima alla testa del paziente, esattamente come hanno fatto gli sciamani tradizionali per migliaia di anni, perché credono che questi sono gli ingressi e le uscite naturali degli spiriti vitali.

Questa una esperienza emotiva molto forte per il paziente. Secondo Ingerman i suoi pazienti generalmente riferiscono sensazioni di essere energizzati, svegli, più vivi di quanto ricordino siano mai stati. Cosa interessante, molti dei suoi pazienti sono in cura presso altri terapeuti. Essi possono essere bloccati perché mancavano della forza di fronteggiare qualcosa o di andare avanti nella loro guarigione o sviluppo. Dopo il recupero di un'anima frequentemente hanno l'energia e la vitalità per andare avanti di nuovo, coraggiosamente e creativamente nel processo di guarigione o evoluzione interiore. Un processo psicoterapeutico che era ad un punto morto viene dinamizzato.

E' importante notare che Ingerman ritiene che il recupero sciamanico dell'anima non è un sostituto per la psicoterapia. Il recupero in sé non è sufficiente; c'è molto lavoro psicoterapeutico successivo da fare. Il recupero può riportare indietro ricordi e energie perdute, ma è il compito della terapia successiva, secondo lei, quello di compiere il vero lavoro di integrazione e di apprendimento di come vivere come persona maggiormente completa e integrata. Se ci sono altre parti di anima perdute che sono il risultato dissociativo di altri traumi (come nel caso delle personalità multiple), essi devono attendere che termini la psicoterapia e l'integrazione prima che si possa intraprendere un altro recupero.

Il lavoro di Ingerman è più complesso e ricco di quello che possiamo indicare qui. Ella descrive nuovi adattamenti di metodi sciamanici come pure tutta una serie di approcci classici alla perdita dell'anima. Come nuovo approccio riporta ad esempio, una spedizione sottoterra, nella "Caverna dei bimbi perduti" dove sono confinati centinaia di "bambini perduti, tristi, feriti, e soli". Più classicamente, descrive lo sforzo eroico e la grande esperienza che è richiesta per recuperare parti di anima dal regno dei morti. In un contesto che ricorda la stregoneria classica e la possessione spiritica, discute l'importanza di saper contrattare la liberazione di parti di anima rubate da adulti che da piccoli hanno sviluppato una eccessiva dipendenza da varie persone (come genitori che erano eccessivamente dipendenti dai loro bambini). Dopo che questo adulto è morto, secondo Ingerman, la sua anima è ancora attaccata alla persona di cui aveva bisogno. Questo punto di vista ha molto in comune con il caso dell'individuo posseduto da complessi di Jung. Può essere una esperienza che depriva di vitalità, che può essere corretta con tali metodi negoziatori di recupero. L'approccio di Ingerman prende l'equivalente della stregoneria e della possessione e li trasforma attraverso una comprensione psicologica di come un individuo contemporaneo può influenzare negativamente la salute e la vitalità di un altro. Questo non è puro sciamanismo classico, ma un adattamento molto creativo e utile ai problemi degli occidentali di oggi.

Sebbene abbiamo visto che il recupero sciamanico di Ingerman possa essere impiegato nei confronti di una grande varietà di disturbi la sua importanza particolare sta nella rilevanza per i disordini dissociativi, e in particolare, oggi, per i disturbi traumatici legati ad abusi sessuali. Non solo viene fornito un altro modello di come sciamanesimo e spiritualità possano guarire tali disordini, ma viene fornito un ponte concettuale tra i disordini delle società tradizionali che richiedono l'intervento dello sciamano e le forme moderne di sofferenza psicologica e spirituale.

 

 

 

 

"perdita di anima" e dissociazione nella prospettiva junghiana

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La psiche moderna, ritiene Jung, non è poi così oderna come ci piacerebbe credere. La psicologia della persona primitiva e moderna è fondata nella stessa psiche di due milioni di anni strutturata archetipicamente che deve le sue origini biologiche e psichiche a un antenato preumano molto più antico. Come i primitivi, la persona moderna sviluppa una seria psicopatologia quando le antiche intenzioni archetipiche della psiche sono frustrate o contrastate.

Non si può negare che c'è un diffuso malessere nella psiche moderna che corrisponde con quello che lo sciamanismo classico considera una perdita di anima. Jung credeva che il fenomeno che le società tradizionali chiamavano "perdita dell'anima" può essere interpretato psicologicamente in termini di: 1) una diminuzione della personalità; 2) possessione da parte di un complesso (cioè dissociazione patologica). Queste due nozioni sono interdipendenti nella psicologia junghiana.

Ricordiamo che Ingerman afferma che la grande varietà di sintomi che si presentano a molti psicoterapeuti oggi sono di fatto sintomi di perdita di anima. Ricordiamo anche l'asserzione di Ingerman che la perdita di anima significa perdita di parti vitali di noni stessi, cioè perdita di vitalità, di energia. L'idea di parti perdute di noi stessi si lega bene con le idee di Jung sui compless, di complessi autonomi che si separano dalla unione con la psiche e funzionano indipendentemente da quella unione. La perdita di anime vitali, energie vitali, si adatta bene alla nozione junghiana di libido. Quando Jung parla, nel linguaggio formulato dal suo maestro Pierre Janet, di perdita di anima come un tipo di abaissement du niveau mental, intende che c'è una perdita o rallentamento nella ego-coscienza. La ego-coscienza precipita dal suo apice e diventa attenuata mano a mano che l'energia psichica si ritira dal funzionamento esecutivo dell'dgo. Questo avviene quando un complesso autonomo si separa (dissocia) e attrae tanta energia e contenuto psichico intorno a se stesso che diviene "gonfio" e potente. Quando il complesso inizia ad agire per conto proprio, indipendentemente dalle intenzioni dell'ego e dal suo programma, e dal Sé archetipico nella sua ricerca di regolare e bilanciare la psiche, la naturale integrità è frantumata.

Gli analisti junghiani, quando parlano di ego, normalmente intendono l'"io" che noi crediamo di essere. L'ego è la nostra immagine di noi stessi, ciò che noi crediamo essere. Identifichiamo il nostro nome con esso. Generalmente, quando diciamo "Io penso che…" o "Io sento che…" è il nostro ego che sta parlando. Mentre Jung credeva che l'ego è anche un complesso pechè attraeva e organizzava una varietà di processi consci e inconsci, l'ego può essere analizzato nelle sue capacità di intelletto razioale, la sua abilità di compiere atti di volontà, di avere i propri sentimenti e desideri e di ricordare il passato e progettare future azioni (cosiddetto planning).

Il ricercatore dei fenomini di coscienza Erst Hilgard, che confermò attraverso studi di laboratorio che di fatto noi "facciamo più di una cosa alla volta per la maggior parte del tempo" ha suggerito che la ipotizzata unità della coscienza è una illusione; che la coscienza è sempre multiforme e complessa. Da un punto di vista junghiano, l'unità della coscienza può essere una illusione ell'io che vuole essere il padrone nella propria casa.

La psicologia junghiana ha compreso sin dal suo inizio la molteplicità entro la precostituita unità della psiche. Spesso io non sono quello che pensa, né quello che sente, vuole, decide o agisce. Al contrario, spesso è all'opera qualche complesso autonomo che si impadronisce dell'io. Quando un complesso possiede l'io, lo forza ad operare fuori della sua prospettiva. In questo modo prospettive e scopi dell'io sono bypassati. L'io tende ad essere largamente inconsapevole degli altri complessi ed è facilmente ingannato credendosi colui che governa la casa.

Dobbiamo rendere chiaro che la concezione junghiana della coscienza non si limita all'ego, dove si ha il picco della consapevolezza. L'ogo è spesso non consapevole degli altri complessi nell'inconscio personale e dei nuclei archetipici nell'inconscio collettivo; ma l'inconscio possiede entro di sé di vari livelli di coscienza. Gli altri complessi sono inconsci, potremmo dire, dalla prospettiva dell'ego. Di fatto essi hanno un alto livello di consapevolezza e intenzionalità, e sono consapevoli ciascuno dell'altro e dell'ego e della sua prospettiva.

I complessi autonomi spesso si cristallizzano in risposta alla loro consapevolezza della prospettiva dell'io. Questo diviene estremamente evidente nei disordini dissociativi ed è illustrato nel modo più drammatico nel MPD. Da un punto di vista junghiano, le sub-personalità nei soggetti MPD sono di fatto dei complessi altamente elaborati, personificati e spesso energeticamente e emozionalmente carichi. Nei pazienti MPD un complesso può essere personificato in parecchie sub-personalità. Quando sono attivate, queste manifestazioni personificate, autonome dei complessi si comportano in modi che usurpano le intenzioni e i desideri dell'io.

Abbiamo già menzionato che i disturbi dissociativi che si trovano nella nostra società sono il risultato di un trauma, spesso di massicci abusi sperimentati durante l'infanzia. Durante un tale trauma, pezzi di psiche si staccano e dissociano per eseguire certe funzioni psichiche che mettono in grado l'organismo psicofisico del bambino di sopravvivere. Da un punto di vista junghiano, tutti noi sperimentiamo qualche grado di disagio infantile traumatico, mancanza di empatia dei genitori o abuso manifesto. Tali traumi impediscono e frustrano l'intento archetipico, l'hardware vecchio di due milioni di anni della psiche umana. Un certo grado di dissociazoine è normale, persino desiderabile. Un grado eccessivo di dissociazione è patologico e impedisce la pienezza e integrità della persona. In forme meno severe è stato un livello di funzionamento nevrotico. Forme estreme di dissociazione patologica sono implicate nelle psicosi e nei disordini dissociativi. Mentre non tutti sviluppiamo disordini dissociativi di identità, è importante capire che tutti abbiamo complessi, alcuni dei quali possono divenire più o meno autonomi e interrompere il procedere naturale della psiche verso la pienezza e l'integrità. Nelle personalità multiple c'è un grado più alto di dissociazione patologica che nelle cosiddette persone normali. Ma molti di noi non sono così lontani dalla esperienza di molteplicità patologica quanto amerebbero credere.

Secondo la concezione junghiana tutti abbiamo complessi. Sono i complessi autonomi che causano seri problemi e che Ross e Ingerman trattano con metodi sciamanici. Sono generalmente il risultato di esperienze traumatiche infantili. Questi complessi autonomi indotti traumaticamente tendono a causare un grado più serio di disintegrazione psichica rispetto alla norma, con le parti che si sono separate che divengono fortemente estraniate dai programmi, le energie e le intenzioni dell'ego, riducendo in tal modo la sua energia e vitalità. Allo stesso modo, queste parti fortemente separate possono resistere agli sforzi di integrazione del Sé archetipico, il centro organizzativo profondo della psiche come unità.

Le parti separatesi, avendo privato l'ego di energie vitali non sono perse per sempre. Diventano aspetti dell'ego messi in ombra, che attendono un riconoscimento cosciente e spesso reintegrazione. La reintegrazione è possibile e il loro recupero è lo scopo sia della psicanalisi junghiana che della guarigione sciamanica. L'analista junghiano Robert L. Moore ha scritto degli effetti disintegratori del trauma, del valore delle parti che divengono dissociate e della possibilità della loro reintegrazione:

 

 

Durante traumi precoci, i nostri Ego che stanno emergendo sono aspetti repressi e scissi della psiche che genitori, fratelli o la società trovano inaccettabili. Questi aspetti scissi possono essere pensieri, sentimenti, immagini o associazioni. Spesso sono di un certo valore e meritano di essere richiamati. Possono portare con sé talenti nascosti, intuizioni, abiità o sentimenti veritieri che possono rendere la nostra personalità più saggia e completa se potessimo reintegrarli. Finché la reintegrazione non avviene, la nostra psiche è come uno specchio rotto, che trattiene nei frammenti ciò che era una volta un riflesso completo.

 

 

E' importante notare qui che il recupero dell'anima può essere attuato con metodi diversi da quelli sciamanici. L'ipnosi, la magia, la psicanalosi e altre discipline terapeutiche hanno tutte dei metodi per integrare parti scisse o perrrdute del sé. La coa importante è che c'è una potenzialità di recupero e integrazione come pure una tecnologia per realizzarla. Gli junghiani da tempo seguono Jung nel fare affidamento nelle capacità di auto-guarigione della psiche, e nel credere che il terapeuta si limita a favorire e osservare il processo naturale. Secondo la concezione junghiana lo ciamano, in virtù del suo uso della trance, della dissociazione, delle immaginario e di altri metodi e abilità rituali, non solo è in grado di accedere e recuperare parti perdute del sé, ma è in grado di accedere e mobilizzare le energie guaritrici del dottore entro di noi e cioè del Sé archetipico.

Accedendo alle parti scisse lo sciamano, dal punto di vista junghiano, può essere visto come utilizzante uno strumento, la trance, simile alla immaginazione attiva per arrivare, quando vuole, all'inconscio personale e collettivo del suo paziente (a seconda di dove le energie scisse si trovano). Un vantaggio particolare dello sciamano è la topografia che ha acquisito attraverso numerosi viaggi estatici. Questa mappa del mondo interiore serve come una guida per la navigazione, un modo per concettualizzare i vari luoghi in cui queste parti dell'anima possono errare o essere tenute prigioniere (ad esempio dalla numinosità di un archetipo).

Le potenzialità della psicologia junghana riguardo la comprensione della dissociazione patologica e della perdita di anima oggi è considerevole. Come la concezione di Ingerman, Jung ha un modello della psiche come una unità originale e indifferenziata. Jung aggiunge una prospettiva dinamica a questa totalità. Alla nascita c'è una totalità indifferenziata e inconscia, che poi deve diventare differenziata attraverso il processo di individuazione e alla fine arrivare ad una totalità più matura e differenziata. L'unità è sempre potenziale, e può sempre essere frammentata dai traumi. Come lo sciamanesimo classico, Jung ha una spiegazione della perdita di energie caratteristica della perdita di anima. Ha unmodello psicologico per interpretare queste parti della psiche che si scindono e diventano autonome in conseguenza di un trauma. Come Ingerman, ritiene che questa dissociazione è alla base di molti problemi moderni. A differenza dello sciamanesimo, l'analisi e la psicoterapia junghiana (e numerose altre psicoterapie) hanno molti metodi per facilitare la reintegrazione delle parti precedentemente dissociate e ora recuperate della psiche (immaginazione attiva, analisi dei sogni, sand tray therapy (disporre sabbia colorata e piccoli oggetti a formare un microcosmo personale), danza, analisi del transfert.

 

 

 

 

alcuni problemi della prospettiva junghiana sulle personalità multiple (da jung and shamanism, di michael smith)

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Jung tendeva a pensare che la perdita dell'anima fosse principalmente un problema delle società primitive, sebbene gli uomini e donne moderni sperimentino qualcosa di simile. Jung credeva che la perdita di anima fosse strettamente collegata alle condizioni della coscienza primitiva, che manca della fermezza e coerenza della coscienza delle persone moderne. Jung credeva erroneamente che le perdone di oggi hanno più controllo sulla loro volontà dei primitivi e che fossero meglio capaci di resistere ai capricci dell'inconscio perché avevano maggiore forza nell'ego. Oggi, con la massa di persone che mostrano disordini dissociativi, molti dei quali hanno subito abuso ad opera dei familiari, e che non sono in grado di resistere alle pressioni del loro inconscio, sembra che Jung abbia gravemente sovrastimato la forza dell'ego moderno.

Un altro problema col pensiero di Jung riguarda la sua convinzione che le personalità multiple siano realmente autonomi complessi personificati. Questo può essere vero a volte, ma non si concilia con la mole di dati disponibile oggi. In base all'esperienza clinica dello psicoterapeuta Michael Smith, e in base a quella degli esperti di disturbi dissociativi otti, le sub-personalità sono spesso organizzate in gruppi. Ciascuna sub-personalità, in dipendenza del suo grado di dissociazione e elaborazione, può avere una identità distinta. Spesso l'identità di una sub-personalità è piuttosto stereotipata, perché è in realtà solo una parte, una specifica funzione all'interno dell'intero sistema. In casi complicati di MPD ci possono essere molte sub-personalità, organizzati in strati o aggruppamenti. Ci può essere ad esempio un raggruppamento di sub-personalità che sono in relazione come fratelli e sorelle. Essi possono condividere sentimenti di impotenza di fronte all'aggressione sessuale, e possono sentirsi senza speranza e privi di aiuto nei confronti di figure adulte. Un altro raggruppamento può essere caratterizzato da maggior potere, essere persino aggressivo e pieno di rabbia nei confronti delle donne (ed è dominato da un complesso materno). Se queste opinioni rispecchiano in modo sufficiente i dati, esse suggeriscono che le linee di influenze archetipiche devono essere tirate tra gruppi di sub-personalità e che una o più sub-personalità può essere dominata da un complesso o da più di un complesso. Tutto questo pare suggerire, di contro a Jung, che le sub-personalità non devono automaticamente essere identificate con complessi personificati. E' pià probabile che sono parti della psiche, parti elaborate immaginativamente del sé complessivo da cui sono state separate. Dal momento che sono elaborate immaginativamente, cadono sotto le stesse strutture e influenze archetipiche di tutte le immagini, e ciascuna può essere vista come un potenziale di reintegrazione nell'ambito della funzione unificatrice del Sé archetipico. Lo sciamano e il moderno psicoterapeuta che trattano la dissociazione patologica, stimolano la funzione archetipica di questo profondo centro interiore.

 

 

 

 

 

il caso di janette

 

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Ci sono momenti nella vita che sono così cruciali che influenzano per sempre il corso della nostra futura esistenza. I primi risvegli della pubertà segnano la fine dell'infanzia e l'inizio di un processo che conduce all'indipendenza e allo stadio adulto. Il rito del matrimonio annuncia con una cerimonia che si è scelto di dividere la propria vita con un'altra persona. Il primo lavoro, la nascita di un figlio, una nuova casa, sono tutte cose riconoscibili come segni di grandi cambiamenti nella vita di una persona.

Ma il giorno in cui la mia vita professionale e personale cambiò per sempre era così ordinario che a quel tempo non lo riconobbi come tale. Era una normale giornata del Marzo del 1972, e la paziente la cui malattia avrebbe scatenato il cambiamento nella mia vita non sembrava differente dalle centinaia di pazienti che avevo curato.

Janette e suo marito erano nuovi di Santa Cruz, avendo vissuto in Oklahoma e Arizona. Capitarono nel mio studio quasi per caso, essendo stati pazienti di un altro psichiatra del luogo. Lo psichiatra era bravo e aveva una buona reputazione, ma Janette aveva delle imcompatibilità di personalità e vide che non poteva continuare la cura con lui. Se un paziente non può lavorare efficacemente con un particolare dottore dovrebbero esserre indirizzati altrove. Ogni psichiatra si è trovato in questa situazione di tempo in tempo.

Janette sedeva tranquillamente nel mio ufficio, le mani in grembo, la sua testa chinata, i suoi capelli lunghi e un po' stopposi che cadevano flosci. Era evidente che era gravemente depressa, ma per il resto sembrava una normale casalinga.

La storia medica che acquisii quel giorno non era particolarmente insolita, sebbene fosse palese che Janette aveva avuto problemi psicologici per diverso tempo. Aveva ventinove anni e i suoi guai erano cominciati in seconda superiore, quando abbandonò la scuola per fare la cameriera ad Oklahoma City, dove viveva.

Janette viveva con i genitori mentre lavorava come cameriera, una situazione che trovò progressivamente inaccettabile. Divenne così depressa a causa di sua madre, che descrisse come una ipocondriaca molesta, sempre a lamentarsi di malattie immaginarie, che prese una overdose di aspirina a quindici anni. Fu ospedalizzata e ritornò a casa.

Quando aveva diciassette anni, si sposò con un uomo con cui era uscita da tre mesi, al solo scopo di uscire di casa. Sfortunatamente nessuno dei due amava l'altro. Quella era la "prova di normalità" di suo marito, che in realtà era un omosessuale incapace di accettare le sue tendenze sessuali. Il matrimonio fu sgradevole sin dall'inizio, e Janette dovette essere ospedalizzata due volte per depressione prima che trovasse il buonsenso di divorziare dall'uomo.

Durante il primo matrimonio, che durò cinque anni, Janette e suo marito si spostarono in Arizona, e fu lì che lei venne ospedalizzata. Tra le altre cure le venne somministrato l'elettroshock, una tecnica comunemente usata mediante una breve corrente a basso voltaggio tra le due parti della testa che provoca convulsioni e incoscienza.. Nessuno sa esattamente cosa avviene durante un elettroshock, ma i pazienti gravemente depressi spesso si sentono meglio.

Una parte della depressione di Janette era perfettamente comprensibile. Aveva avuto un bambino dal suo primo marito e, come capita di frequente, il cordone ombelicale si era attorcigliato intorno al suo collo durante la nascita. Il bambino fu privato di ossigeno per pochi cruciali istanti e nacque ritardato. Suo marito la accusò irrazionalmente, insistendo che c'era qualcosa di sbagliato in una donna che "aveva permesso" che accadesse un simile terribile incidente. Janette accettò la responsabilità anche se di certo non aveva nulla a che fare con la lesione. Sentirsi depressi in queste circostanze è normale per chiunque.

Il secondo marito di Janette, Lee, era un altro fallito. Era un bravo meccanico, ma aveva passato il tempo vagabondando da una zona all'altra. Quando non lavorava, andava nei bar a sfidare chiunque volesse fare a pugni. Si facevano scommesse e poi Lee andava fuori a mostrare quanto era bravo a picchiare. Non perse mai, e come risultato, riusciva sempre a cavarsela finanziariamente.

Janette incontrò Lee in un bar e furono immediatamente attratti l'uno dall'altra. Entrambi erano soli e tormentati, e tuttavia sentivano che insieme potevano meglio realizzarsi. Si sposarono e Janette ebbe un altro bambino. Ma il matrimonio non fu un successo. Lee sentiva il bisogno di vagabondare e non si trovò mai a suo agio con un lavoro fisso. Janette continuò ad avere periodi di depressione e sembrava incapace di trovare la serenità con l'uomo che amava e che la adorava a sua volta. Rimasero sposati per sei anni, divorziarono, poi decisero che non potevano vivere l'uno senza l'altra. Si spostarono a Santa Cruz e si risposarono. Li incontrai quattro mesi dopo.

Iniziammo a parlare dei problemi che avevano portato Janette nel mio studio. Lei disse che era compulsiva. In certe mattine si svegliava presto e cominciava a pulire la casa, e non riusciva a fermarsi. Altre volte diveniva depressa e non riusciva a fare nulla. Si sentiva ostile nei confronti di Lee e pensava di ucciderlo. Peggio ancora, aveva fantasie di uccidere i bambini.

Per due o tre settimane aveva sofferto di nausea e occasionalmente vomito ma altrimenti si sentiva normale fisicamente. Disse che tempo addietro aveva preso LSD e molto alcol.

L'ultimo ospedale in cui Janette era stata curata le aveva diagnosticato i suoi problemi come forma di schizofrenia. Io contestai questa diagnosi, però, perché Janette non aveva reagito positivamente a nessuno dei medicinali usati con gli schizofrenici. Avevo sempre riscontrato, nella mia esperienza clinica, che quando i farmaci non modificano una condizione etichettata come schizofrenia, responsabile dei sintomi è un'altra sindrome, sebbene simile quanto a sintomatologia.

Ci sono tre malattie mentali che le persone tendono a confondere, sebbene abbiano poco in comune: schizofrenia, sindrome maniaco-depressiva e disturbo di identità multipla (MPD). L'esatta natura di ciascuna malattia varia da individuo a individuo, ma sono sempre decisamente differenti l'una dall'altra.

Molti di noi definiscono la schizofrenia come "personalità divisa", sottintendendo che colui che ne soffre agisce come persone diverse. Ma questo non è esatto. Immaginate invece che tutti gli esseri umani abbiano tre livelli: i pensieri formano il primo livello, le emozioni formano un altro livello, e le reazioni fisiche formano il terzo livello.

In una persona normale, questi tre livelli sono simmetrici. Voi divenite intellettualmente consapevoli di qualcosa, come la morte di vostra nonna, poi aveve una consapevolezza emotiva e delle reazioni fisiche alla notizia. La consapevolezza intellettuale dell'evento, in questo caso una morte, è identica sia nell'individuo normale che in quello schizofrenico. Però, mentre la persona normale ne risulterà anche addolorata, lo schizofrenico può avere una risposta emozionale completamente diversa. Può ridere, trovare la tragica notizia comica. O può non reagire affatto. Le risposte emotive di uno schizofrenico sono inappropriate per la realtà della situazione.

Ciò che rende lo schizofrenico unico è che questo tipo di cortocircuito emozionalle continua per tutta la vita. Non capita una volta a settimana o al mese. la persona esibisce un comportamento incongruo ogni giorno.

Si ritiene attualmente che la schizofrenia sia una condizione determinata geneticamente. La tendenza è ereditata ed è probabilmente il risultato di uno squilibrio biochimico del cervello. Sebbene sia solo una teoria, è possibile controllare il disturbo con farmaci chiamati fenotiazine. I pazienti non sono guariti, ma con una costante somministrazione possono condurre vite normali.

Janette mi disse che udiva voci occasionalmente, ma la fenotiazina non aveva risolto il problema. Era anche consapevole che le voci non erano normali, ed era preoccupata circa ciò che significava questo. Un vero schizofrenico accetterebbe le voci come reali, senza pensare di avere un problema.

Lo squilibrio chimico che apparentemente causa la schizofrenia produce anche un odore corporeo che le persone che lavorano con i malati mentali possono rilevare. Ho sentito molti custodi e infermiere di ospedali psichiatrici dirmi che sono in grado di identificare gli schizofrenici dal loro odore. Non è forte né sgradevole, ma è sufficientemente differente da essere evidente.

I pazienti bipolari hanno pure loro un problema ereditario, ma la loro biochimica differisce da quella degli schizofrenici, cosicché la loro reazione alla vita è differente. Nella sindrome maniaco-depressiva il disturbo mentale si manifesta in estreme variazioni dell'umore. L'umore cambia da alto a basso. I pensieri della persona saranno concentrati su esperienze gioiose o su idee morbose, in dipendenza da questi stati d'animo. Qualcuno oscilla tra comportamento normale e maniacale, mentre altri alternano mania e depressione. Comunque, la maggior parte di quelli che ne soffrono passano da estrema euforia a ed estrema disforia, con un periodo normale a metà di questo ciclo. Questi cambiamenti di umore sono completamente scollegati da eventi esterni che influenzano le persone normali.

La diagnosi della psicosi maniaco-depressiva può essere difficile perché pazienti con altre turbe psichiche spesso mostrano molti dei sintomi della fase maniacale. Pazienti in questa fase sono euforici, convinti che sono le più grandi persone sulla terra. Sfortunatamente, una persona che usa un ingiustificato senso di grandezza come meccanismo di difesa di solito finisce per combattere la terapia. Non vuole vedersi obiettivamente e resisterà alle cure.

Un vero paziente bipolare, d'altro canto, non nasconde o finge nulla. Si sente realmente, alle volte, il padrone del mondo e non sta cercando di reprimere un complesso di inferiorità. Il paziente è estremamente collaborativo e, come prova ulteriore, mostrerà anche le fasi down della malattia. Per questo la possibilità di diagnosi errata non è tanto grande quanto sembrerebbe.

Il litio è il farmaco che modifica lo squilibrio chimico del vero paziente bipolare. Porta stabilità nella sua esistenza. Permette al paziente di funzionare su un piano emozionale uniforme senza danneggiare la sua capacità di ragionamento o la sua creatività.

Il litio e la fenotiazina influenzano l'equilibrio chimico del corpo in modo molto diverso. Janette aveva mostrato inappropriate reazioni dell'umore che erano sintomatiche o di schizofrenia o di psicosi maniaco-depressiva. Dal momento che le fenotiazine non avevano funzionato, era quasi sicuro che la diagnosi più appropriata fosse quella di psicosi maniaco-depressiva. Decisi di prescrivere litio, insieme ad altri medicinali, e le fissai un altro appuntamento.

Qualche giorno dopo, Janette ritornò al mio studio. Era più curata nell'aspetto fisico; i suoi capelli erano fermati con un fermacapelli, le sue sopracciglia erano depilate, con una passata di matita. Ma sembrava chiusa in se stessa. Rispondeva alle mie domande con meno parole possibili. Sembrava infelice riguardo la vita familiare, ma non entrò in dettagli sufficienti per consentirmi di determinare se il problema andava oltre la depressione. Dal momento che sembrava più depressa che nella visita precedente, conclusi che era nella fase di umore basso della malattia, e con un po' di fortuna l'uso costante del litio avrebbe ristabilito il livello e le avrebbe consentito di funzionare normalmente. Feci i test necessari per assicurarmi che la dose di litio rientrasse in un range adeguato ma sicuro poi la rimandai a casa. Niente appariva fuori dell'ordinario.

Avessi avuto sentore di un problema avrei fatto ospedalizzare Janette immediatamente. Ma pensavo che le sue smozioni sarebbero state controllate dal litio, e così fui sconcertato quando Lee mi chiamò per dirmi che era stata portata in ospedale per un tentativo di suicidio.

In teoria un medico dovrebbe essere costantemente all'erta di fronte alla possibilità di un suicidio. In realtà molti psichiatri tendono a negare o minimizzare le tendenze suicide di alcuni dei loro pazienti. Se fossimo posti di fronte ad una situazione grave dovremmo chiedere che alcuni pazienti siano condotti contro la loro volontà in ospedale per un periodo di osservazione di 72 ore. Non siamo propensi a suscitare le ire dei pazienti o dei loro familiari, così tendiamo ad anteporre i nostri interessi a quelli che dovrebbero essere segnali evidenti.

Quando i pazienti parlano di suicidio, talvolta noi psichiatri diciamo a noi stesi che fintanto che ne parlano non intendono effettivamente farlo. Ma statisticamente sappiamo che non è vero. Se ne parlano esiste una possibilità che lo facciano.

Nel prosieguo della mia carriera sono diventato attivo nelle organizzazioni di prevenzione del suicidio, iniziando ad istituire hot lines e servizi simili. Ho imparato modi per riconoscere un suicida potenziale e impedire che la persona agisca in base ad un impulso suicida. Per esempio posso fare un "contratto" in base al quale il paziente accetta di non uccidersi per il momento finché non mi avrà visto. E' un obiettivo accettabile per il paziente. In tal modo non sente il bisogno di provare niente a nessuno. Mantiene l'opzione del suicidio ma la accantona per diverse ore o giorni. Se uno può ritardare il suicidio abbastanza a lungo, alla fine può apprendere a gestire la situazione attraverso terapia intensiva, senza prendere misure drastiche e autodistruttive.

Janette, però, mi colse di sorpresa col suo tentativo. Non avrei saputo dire se avevo mentito a me stesso circa i segnali di pericolo o se, per qualche strana ragione, non c'era stato un preavviso. Sapevo solo che ero stato colto di sorpresa quando lei fece il tentativo, e ero grato che avesse fallito.

Non appena Janette fu fuori pericolo, la spostai nel reparto psichiatrico. Chiesi poi ad una psicologa che conoscevo di farle diversi test per stabilire quali altri problemi potesse avere oltre alla psicosi depressiva. La psicologa era molto abile e mi fidavo della sua opinione.

La sera successiva ero a letto quando suonò il telefono. Era tardi, e fui sorpreso di sentire la voce della psicologa.

"Ralph, hai idea in cosa sei incappato con quella paziente che mi avevi chiesto di vedere?"

"No, Katherine", dissi, "E' proprio per questo che ti ho detto di farle una batteria di test psicologici".

"Hai per le mani un altro caso come I tre volti di Eva".

"Di che stai parlando? Mi stai dicendo che Janette ha un disturbo di identità multipla? Andiamo, Katherine. Lo sai quanto sono rari casi simili? Nessuno ne ha visto uno. Voglio dire che, certo, ce saranno in giro, ma non ho certo visto uno entrare nel mio studio".

"Ralph, ti dico che è un caso da manuale. Sono andava a visitarla, e stava dicendo che lei non c'entrava niente con l'ospedale. Stava camminando piuttosto agitata, dicendo che lei non aveva niente. "E' quella là che è la depressa, non io", mi ha detto. "E' quella là che ha i problemi".

"Stava parlando così, in terza persona, e ho avuto l'impressione che stesse parlando di Janette. Era come se lei fosse qualcun'altra e non la persona che io ero lì per visitare, anche se, naturalmente era la stessa persona. E' un classico esempio, Ralph. Sono certa che il suo problema sia questo.

"Io… Io verrò lì a vederla domattina, per prima cosa", dissi, riattaccando il telefono.

Ero scosso. Katherina non era una laureata inesperta. Era una professionista con una solida formazione e molta esperienza. Avevo sempre potuto fare affidamento sulle sue conclusioni riguardo i casi in cui avevamo lavorato insieme. Se diceva che Janette era un caso di personalità multipla, allora doveva avere forti ragioni per le sue conclusioni. Ma un disturbo dissociativo di identità?

Cercai di ricordare il poco che conoscevo sull'argomento. Non l'avevamo mai discusso all'UCLA (University of California at Los Angeles), né era venuto fuori durante il mio periodo di internato allo Stanford Medical Center. Di fatto, tutta la mia esperienza in merito era consistita nel guardare Joanne Woodward nel film I tre volti di Eva, quando ero nell'aviazione per il servizio militare. Lo trovai interessante, e fui in grado di intuire alcune delle possibili cause di MPD, ma il caso divenne un film proprio perché del tutto inconsueto. Eva e le sue tre personalità non si incontrano nella vita di un normale psichiatra. Pensavo che la notizia di un caso in tutta la mia vita fosse tutto quello con cui avrei avuto a che fare. Certamente era un fenomeno che non mi avrebbe mai visto coinvolto come psichiatra praticante.

E tuttavia, Katherine, la psicologa, era stata così sicura… Durante la notte i miei pensieri continuarono a tornare al problema di Janette e al mio potenziale coinvolgimento. Tentai di considerare la cosa ad un livello intellettuale, pensando al concetto di MPD e come avrei potuto gestire un simile paziente. Non sapevo quasi nulla su quella patologia e non l'avevo mai studiata nella scuola di medicina. Molto probabilmente Katherine si sbagliava, e se no, potevo di sicuro trovare qualcun altro che si occupasse del caso di Janette.

Sfortunatamente, non conoscevo altre persone che fossero candidati idonei e se le avessi conosciute, probabilmente non sarei riuscito ad ottenere la loro assistenza. Avevo praticato la professione abbastanza a lungo da assurgere allo stato di persona a cui i nuovi psichiatri si rivolgevano per assistenza. Ero considerato ragionevolmente informato e completamente competente. Ma non lo ero. Avevo sempre cercato di fare del mio meglio, ma ora stavo battendo un terreno nuuovo. Pregai perché facessi la cosa giusta e mi chiesi se dovevo inviare subito Janette da un altro dottore. Alla fine, decisi di vederla e di analizzare la situazione prima di prendere qualsiasi decisione.

Ero vigile quando entrai nell'ospedale la mattina successiva, a dispetto di una notte insonne. Suppongo che la mia adrenalina stava salendo mentre mi preparavo a fronteggiare ciò che stava per arrivare.

Janette era come me la ricordavo - calma e introversa, e depressa. Se c'era qualcosa di nuovo, era l'imbarazzo per ciò che aveva fatto. "Non mi ricordo neanche di aver preso quelle pillole" mi disse. "Non c'è ragione per me di volermi uccidere. I miei bambini hanno bisogno di me". La sua voce era debole e guardava in terra quando parlava.

"Janette, la psicologa che ti ha visto ieri dice che c'è qualcun altro qui con te", cominciai. Qualcuno dovrebbe scrivere un libro di galateo su come rivolgersi per la prima volta ad un potenziale soggetto con identità multipla. Non avevo la minima idea di ciò che stavo facendo o di quale sarebbe stato il risultato.

Janette appariva sconcertata.

"Ciò che intendo, è che c'è qualcuno nella tua testa - qualcun altro che condivide il tuo corpo".

Suppongo che un altro paziente mi avrebbe detto che ero più fuori di testa della gente del reparto di isolamento. Ma Janette era troppo abbattuta per farlo. Comunque, dall'espressione del suo volto potevo capire che pensava che avessi bevuto troppo. "Voglio incontrare l'altra persona. Penso che posso farlo se mi dai un piccolo aiuto. Lo farai?". Lei apparve perplessa per la mia richiesta, ma si fidava abbastanza dal seguirmi.

"Bene, Dottor Allison, cosa vuole che faccia?" chiese.

"Devi solo rilassarti, Janette, chiudere gli occhi e ascoltare la mia voce. Lascia che qualsiasi cosa accada, accada. Non lascerò che ti sia fatto del male, credimi".

Non ero sicuro di ciò che stavo per fare. Ma era essenziale che apparissi sicuro di me e saggio in modo che Janette potesse cedere il controllo conscio del suo corpo. Speravo di poter far venir fuori chiunque fosse con cui aveva parlato Katherine la notte prima. Se c'era "qualcuno", quella personalità apparentemente voleva comunicare, cosicché c'era qualche motivo di sperare che stessi facendo la cosa giusta.

Dopo alcuni minuti di incoraggiamento Janette si rilassò e io dissi, con una voce autoritaria: "Ora voglio parlare con chiunque ha parlato con la psicologa la notte scorsa. Vieni fuori quando avrò finito di contare fino a tre. Uno… Due… Tre!".

Al "Tre" il corpo di Janette si irrigidì e la sua precedente espressione vacua si indurì e divenne calcolatrice. I suoi occhi si aprirono e mi guardò con sospetto.

"Ok, doc, che vuoi?" disse la voce che proveniva dal corpo di Janette. Era aspra, graffiante e forte. L'atteggiamento era quello di una donna che ne aveva viste e fatte così tante che più niente poteva sorprenderla. "E, accidenti, sono contenta di essermi liberata di quella smidollata di Janette".

Era come essere in un film. Era Joanne Woodward  che cambiava da Eve White a Eve Black nei Tre volti di Eva. Il ricordo di quel film mi balenò in mente. Visualizzai la timida casalinga, Eve White, che improvvisamente diventava l'ostile, sessualmente aggressiva Eve Black, a cui piaceva andare nei bar per rimorchiare marinai. Ma questo non era un film. Questa non era un'attrice che recitava un ruolo. Questo era un essere umano vivo, che respirava e la cui mente era stata ridotta in frammenti, ciascuno dei quali aveva un distinto carattere.

Era il tipo di esperienza che sembra quasi una fantasia. Il tono di voce, il comportamento, l'apparenza erano differenti. Sapevo che se avessi visto questa donna arrogante, volubile e sicura di sé da lontano camminare in una strada non avrei mai sospettato che lei e la Janette che conoscevo fossero la stessa persona. "Quindi non sei Janette?", chiesi con la mia voce leggermente rauca per la sorpresa.

Mi dissi di considerarla come un'occasione per apprendere. Stavo osservando qualcosa di nuovo nel mio campo, e avrei dovuto osservare gli sviluppi quali che fossero. Non dovevo tentare di valutarli o etichettarli. Avrei dovuto guardare e attendere perché lei mi desse altri indizi su ciò che stava succedendo nella sua testa. La donna sorrise e si alzò, stirando le braccia e le gambe. Lentamente, mi passeggiò intorno, soppesandomi mentre passava, apparentemente per decidere se valevo il suo tempo. "Pensi che io sia quella smidollata?" disse. Andò sul letto della sua stanza e sedette. Le sue gambe erano leggermente divaricate e la sua gonna copriva solo una parte delle sue cosce. Sembrava una prostituta che stesse adescando un uomo nel suo letto.

"Sei un tipo sveglio. Sono sicuro che come psichiatra conosci un sacco di trucchi. Che ne dici di chiudere la porta e darmi una cavalcata?.

Se la situazione non fosse stata così seria sarebbe stata comica. Io sono quello che si dice un "omone". Sono alto più di un metro e ottanta, più corpulento di quanto dovrei essere, e ben lontano dall'essere il protagonista ideale di una storia romantica per una donna. Janette era quello che qualcuno definirebbe un "topolino". Tuttavia si atteggiava come se io fossi la preda sessuale ideale. Era ridicolo. Peggio, confermava l'opinione di Katherine che un disturbo di identità multipla poteva giocare un ruolo in questo caso.

"Chi sei?" dissi, tenendomi vicino alla porta, ben lontano dal letto. Non avevo intenzione di rischiare il benché minimo gesto improprio. Lei si tenne lontana da me mentre parlava, ma se non era una messinscena, volevo poter uscire e chiamare aiuto rapidamente. "Hai un nome?"

"Nome, diavolo, credo che mi puoi chiamare Lydia. E il guaio con me è che sono intrappolata in questo corpo di smidollata, e lei non vuole assolutamente divertirsi".

"Cosa intendi per divertimento?"

"Bere… ballare… essere fottuta. Che altro c'è nella vita?". Mi fece l'occhiolino poi assunse col corpo una posa ancora più provocante.

"Quand'è che fai tutto questo?"

"Ogni volta che riesco a prendere il controllo del suo corpo. Diavolo, doc, sai com'è essere tenuta prigioniera in Comare-Due-Scarpine qui? Vorrei liberarmi ogni notte, ma non posso farlo. Sto migliorando, però. Sto venendo fuori. Sputando le pillole, rimorchiando sempre più uomini. Un giorno ucciderò questa cagna. Diavolo, non ha la minima idea di come divertirsi. Se questo corpo andrà in giro a godersi i piaceri della vita sarò io quella che ne assumerà il controllo e lo farà".

Mentre ascoltavo la donna di fronte a me, io stavo reagendo alla conversazione su due livelli. Intellettualmente trovavo la situazione affascinante. Per anni avevo studiato la mente umana, e ero rimasto intrigato dalle complessità e ambiguità del pensiero e del comportamento umano. Ora avevo la possibilità di studiare uno dei più insoliti disturbi psichici che si potessero incontrare.

Sfortunatamente, però, non avevo di fronte un manuale universitario. Di fronte a me c'era un essere umano che aveva riposto la sua fiducia nella mia abilità di aiutarla a condurre una vita normale. La complessità del suo problema sembrava schiacciante, ma io decisi comunque di agire, senza sapere cosa sarebbe accaduto di lì a poco.

"C'è qualcun altro lì?" chiesi. "C'è qualcuno che non ho incontrato?". Non avevo idea di cosa poteva produrre la mia richiesta. Volevo pensare che stavo trattando con Janette e Lydia e nessun altro. Due personalità differenti sembravano in qualche modo gestibili - non peggio che gli sbalzi di umore di un paziente bipolare. Di più avrebbero costituito un vero incubo, e tuttavia mi ero già spinto parecchio oltre e sapevo di non poter fare alcuna congettura sicura. A causa della mia inesperienza dovevo esplorare ogni possibilità, non importa quanto assurda o non-scientifica potesse sembrare a tutta prima.

"Piantala, doc. Sono il più bel pezzo di gnocca della California. Perché vuoi andare più lontano a cercare eccitazioni?".

La mia voce divenne divenne più autoritaria. "Se c'è qualcun altro, voglio incontrarlo -  ora!"

"Doc, lascia perdere" disse Lydia, la sua voce che diventava acuta come se fosse spaventata da qualcuno. "Non sono stata fuori abbastanza. Non…". La voce di Lydia si affievolì mentre i suoi occhi si appannavano per un istante, poi sembrarono schiarirsi. Erano improvvisamente più dolci, non più penetranti. L'intero viso apparve rilassarsi e i muscoli del suo corpo persero la sua tensione.

"Janette, sei tornata?"

La donna davanti a me guardò intensamente la mia faccia poi lasciò andare un profondo sospiro. Quando parlò la sua voce era dolce, gentile, e immensamente triste. "Non sono Janette", disse. "Mi chiamo Marie, e sono così stanca di tutto questo. Dentro e fuori gli ospedali così tante volte… Ho provato a proteggerla per anni, ma è così difficile, e io non sono una persona forte".

"Proteggerla?"

"Da se stessa… Da Lydia… Così tanti problemi, e non sembra trovare la forza di andare avanti. Qualche volta penso che sarebbe così bello dormire e non svegliarsi più".

Sei quella che si è procurata l'overdose di pillole?". Ecco, ero arrivato ad accettare il non accettabile. Ero ora convinto che questa donna soffrisse di MPD. Accettai ogni cambio di personalità come l'equivalente di parlare ad una donna diversa.

"Sì, ho preso le pillole. So che il suicidio è sbagliato, ma questa vita è diventata un tale incubo per tutti. Non vedevo proprio il senso di continuare come facevamo".

"Ti senti ancora così?"

"No, è sbagliato, e dubito che troverò il coraggio di tentare di nuovo. Continerò nel modo che ho sempre fatto, portando tutti i pesi che Janette non riesce a portare e sopportando la vergogna per le azioni di Lydia".

Parlai con questa personalità per un altro po' di minuti, poi chiesi di parlare con Janette. Non chiesi di altri nel corpo, probabilmente perché avevo paura di cos'altro avessi potuto trovare. Sembrava logico supporre che avessi incontrato tutti coloro che c'erano, sebbene l'esperienza con altri pazienti mi abbia convinto che fui frettoloso.

Poi la postura e l'atteggiamento di Marie cambiarono e riapparve Janette. Con mia sorpresa, non aveva alcuna consapevolezza di ciò che era capitato mentre stavo parlando con Lydia e Marie.

Non sapevo come comportarmi con Janette. Non sapevo chi o cosa era, sebbene sperassi che fosse la personalità principale. Mi piaceva, e dal momento che era stata la personalità che era venuta da me, la consideravo come il mio paziente principale. Qualsiasi cosa avvenne nella cura, tenni fermo che lei sarebbe stata quella che sarebbe sopravvissuta. E tuttavia come potevo darle la notizia?

"Janette…" cominciai. La mia voce non era affatto ferma, ma non volevo mostrare il mio nervosismo. Uno psichiatra dovrebbe essere fermo, forte, col pieno controllo di ogni situazione. Questo aiuta il paziente ad acquistare fiducia nel medico. Quella fiducia non è sempre giustificata, naturalmente, ma senza di essa c'è poca speranza che il paziente migliori. "Gli ospedali nei quali sei stata curata hanno detto che eri una schizofrenica, ma, come ne discutemmo nel mio ufficio, la diagnosi è probabilmente sbagliata. Non reagivi favorevolmente ai farmaci, e i tuoi processi di pensiero sono normali".

"Sì dottore…" La sua voce era bassa, quasi un bisbiglio. Era il tipo di persona che viveva con la paura della rabbia di un'altra persona. Era timida, sottomessa, radicalmente differente da Lydia. E tuttavia era la stessa persona, almeno fisicamente.

"Dopo il mio esame ti dissi che soffrivi di un disturbo maniaco-depressivo. Ecco perché ti ho dato il litio".

"Ho seguito le sue prescrizioni scrupolosamente, ma ho paura che non funzioni più degli altri farmaci".

"Lo so. E penso di sapere il perché"

Janette mi guardò con attenzione, la sua espressione era di attesa. Non le piaceva vivere come aveva vissuto. Era ansiosa di condurre una vita normale. Vedevo che voleva che identificassi i suoi problemi una volta per tutte, così che potesse finalmente iniziare a sentirsi come tutti gli altri.

"Ricordi quando dissi che vi era qualcun altro nella tua testa? Ho chiesto di parlare con quella persona e l'ho fatto".

"Non capisco. Non ricordo cosa è successo dopo. Qualche volta scordo le cose. Non riesco a ricordare gli ultimi minuti, ma non c'è niente di strano in questo, vero? Tante persone scordano le cose, no?"

"Non come fai tu, Janette. Non se i miei sospetti sono fondati". Spiegai quindi cosa sapevo del disturbo di identità multipla, facendo come se fosse un problema con cui avevo familiarità. Dovevo infondere in Janette la volontà di avere un miglioramento.

Sembrò accettare la mia spiegazione, sebbene in seguito scoprii che era solo una accettazione superficiale. Ci sarebbero volute settimane prima che lei riconoscesse davvero ciò che era.

Non appena lasciai la mia nuova paziente, andai nella biblioteca dell'ospedale e iniziai uno studio intensivo di ogni pubblicazione nella letteratura sull'MPD. Lessi I tre volti di Eva, che era stato scritto da due medici che, pensavo avrebbero potuto offrire suggerimenti per la cura di tali pazienti. Non lo facevano; neanche gli altri riferimenti erano molto utili. Comunque, iniziai ad acquisire una comprensione superficiale del disturbo.

Il disturbo di personalità multipla è di fatto un meccanismo della mente. Laddove l'individuo intero non può affrontare la situazione, viene creata una sub-personalità distinta per gestire emozioni di diverso tipo. Così, Lydia era piena di rabbia e di un desiderio di divertimenti a buon mercato. Marie, appresi in seguito, affermava di essere una buona cristiana che aveva preso il controllo del corpo quando avvenne il matrimonio con Lee. Le gravidanze seguirono immediatamente, ma furono infruttuose. Partorì i primi due figli, che nacquero morti. Lo shock della perdita dei bambini, che interpretava come punizione per qualche peccato, la mise in grande agitazione, e raramente lei assumeva il controllo del corpo. E Janette era una donna puritana rigida e tesa che tentava di far fronte ai compiti quotidiani.

Il disturbo di identità multipla differisce dalle altre forme di malattia mentale nel fatto che le personalità sono coerenti in tutto ciò che fanno. Uno schizofrenico non è particolarmente logico, come abbiamo visto. Ma ciascuna personalità alternativa di un soggetto MPD agirà allo stesso modo ogni volta che verrà fuori.

Secondo la letteratura disponibile su cui condussi la ricerca, si sapeva effettivamente poco del MPD. I casi riportati erano pochi di numero, e la maggior parte delle osservazioni riguardava individui che erano stati visitati e studiati ma mai curati. Solo oggi, dopo aver lavorato con più di quaranta pazienti, quasi tutti dei quali arrivarono a condurre vite normali come individui integri, che comincio a comprendere questo disturbo. E so che c'è ancora molto da imparare.

Ho imparato, ad esempio, che certi modelli causali sono abbastanza coerenti. L'abuso infantile è un fattore, ma non deve essere brutalità fisica. Alcuni pazienti furono brutalizzati da uno o entrambi i genitori; altri ricevettero solo molestie mentali o psicologiche.

I pazienti MPD generalmente fanno l'esperienza di una polarità nelle relazioni familiari da bambini. Un genitore è visto come "buono" mentre l'altro è "cattivo". Ma i ruoli talvolta cambiano, e il genitore fa qualcosa di cattivo, il che può confondere il bambino. Spesso i genitori buoni abbandonano  il bambino con la morte, il servizio militare o altre forme normali di separazione che il bambino non riesce a comprendere.

Ai bambini che sviluppano personalità alternative imparano viene insegnato a reprimere la rabbia e i sentimenti negativi. "Le brave ragazze non si arrabbiano" è l'atteggiamento trasmesso dai genitori o da coloro che badano al bambino. Gli si insegna anche a nascondere i "peccati" di famiglia al mondo, ciò che rende il trattamento psichiatrico difficile per loro.

I bambini che diventano pazienti MPD sono insolitamente sensibili alle emozioni di quelli che sono attorno a loro. Mantengono per tuta la loro vita una estrema sensibilità, dato che anno abilità psichiche. Henry Hacksworth, uno dei miei ultimi pazienti, poteva vedere le aure, per esempio - aloni colorati attorno alle persone che riflettevano il loro umore. Dopo che le sue personalità furono integrate, poté utilizzare la sua abilità nel suo lavoro di intervistatore.

I pazienti con disturbo di personalità multipla sembrano anche soffrire di un difetto psicologico. Non imparano dall'esperienza, come fanno le persone normali. Il paziente fa qualcosa, viene punito a causa di quella, e poi va avanti a rifarlo. La punizione non diviene parte del processo di apprendimento, né essi comprendono la relazione di causa ed effetto tra una azione e la successiva punizione.

Per esempio, una personalità alternativa si ubriaca ripetutamente e rimane invariabilmente sorpresa dai postumi che seguono. Causa ed effetto non sono connessi. Così, parte del mio lavoro come terapeuta è di passare l'idea di responsabilità personale al paziente.

Il paziente MPD crea delle personalità alternative che sono limitate solo ad un tipo di attività. Una personalità alternativa può essere seria e in grado di gestire gli affari e altri importanti aspetti della vita. Un'altra personalità alternativa può essere infantile, le piacciono i giocattoli e i giochi indipendentemente dall'età. E una terza può vivere solo per il sesso.

Ciascuna personalità alternativa di un paziente MPD agiste in modo coerente in tutte le situazioni. Così, la personalità dell'uomo di affari è dominata dai pensieri del lavoro, sia al mare che in un parco giochi o persino a letto. Una personalità giocosa agirà sempre come un bambino. Farà aeroplani di carta nello studio, lancerà graffette, e giocherà con il materiale di consumo della compagnia in cui lavora, persino durante meeting importanti. Una tale sub-personalità potrebbe non essere interessata al sesso, ma potrebbe rispondere ad un invito del partner a giocare a nascondino o a una battaglia di cuscini.

La personalità alternativa che è piena di lussuria non conosce restrizioni. Può tentare di sedurre praticamente tutti i membri del sesso opposto, senza alcuna considerazione al ruolo che svolgono nella vita della persona. La seduzione verrà spesso attuata di fronte ad altri e in un modo così volgare che l'effetto sarebbe ilare, se la personalità alternativa non fosse così seria. Questa totale mancanza di giudizio riguardo situazioni sociali può essere gravemente imbarazzante per i suoi cari.

Mentre tentavo di erudirmi sul MPD, tentai anche di apprendere di più sul passato di Janette. Scrissi a vari ospedali dove era stata curata, tentando di mettere insieme una storia medica più completa. Scrissi ai suoi genitori, spiegando che la figlia aveva problemi e chiedendo collaborazione.

Scrivere ai genitori di Janette fu un azzardo. I genitori frequentemente sono la causa delle difficoltà emotive in età adulta. Se le azioni dei genitori non sono uno dei problemi, allora responsabile è la percezione errata di quelle stesse azioni. Perciò c'era la possibilità che le informazioni che potevano darmi potessero essere di scarso valore, ciò che avvenne in quel caso.

Al tempo in cui scrissi ai genitori di Janette non comprendevo ancora un fattore critico - che i genitori sono stati un fattore scatenante in tutti i casi che ho visto fino ad oggi. Sia il libro che la versione cinematografica dei Tre volti di Eva indicavano che il problema era sorto durante l'infanzia di Eva, sebbene il libro non spiegasse mai se fosse l'influenza dei genitori o qualche trauma collegato. In ogni modo, se esisteva una possibilità che la famiglia di Janette avrebbe potuto aggiungere le informazioni che mi mancavano, era importante che le ottenessi.

Mentre attendevo per i dati medici, riconobbi di essere totalmente inadaguato a curare Janette e le altre personalità. Decisi di chiedere aiuto ad un amico che gestiva un grande reparto psichiatrico in un grosso ospedale fuori Santa Cruz. Il mio amico mi disse che lo staff aveva visto un certo numero di casi di MPD e sapeva come trattarli. Se pensavo che fosse consigliabile mandare Janette al suo istituto psichiatrico lui e lo staff se ne sarebbero occupati.

Quello fu un sollievo! Non ero così folle da voler fare da pioniere in aree poco conosciute della psichiatria quando esisteva gente esperta nel campo di cura del paziente a cui potevo mandarlo. Raccolsi insieme tutte le informazioni mediche che avevo su Janette e la mandai all'ospedale.

Janette stette nell'ospedale per sei settimana prima che lo staff la mandasse a casa dichiarandola "guarita". Durante i primi giorni, sia Janette che Lydia avevano controllato il corpo. Janette andava a sessioni di terapia di gruppo, per esempio sedere quieta e ascoltare gli altri esporre i loro problemi. Poi, senza preavviso, Lydia assumeva il controllo, schernendo gli altri pazienti, facendo proposte oscene agli uomini e in genere scatenando un putiferio. Janette non si ricordava di questi eventi ma accettava la descrizione dello staff e degli altri pazienti.

Lo staff dell'ospedale pensava che la maniera migliore di curare Janette fosse di lavorare con lei individualmente. Ogniqualvolta Lydia interveniva con una delle sue sfuriate, lo staff la ignorava. Non parlavano con le e non rispondevano alle sue domande. Ignoravano le avances sessuali e non prestarono orecchio al suo linguaggio offensivo.

Gradualmente Lidya fece meno apparizioni. Alla fine, a diverse settimane dall'inizio della cura fu trovata una nota con la scrittura di Lydia che diceva: "Me ne vado! Me ne vado! Me ne vado!".

Lo staff dell'ospedale era entusiasta. Credevano che la nota significasse che Lydia fosse stata bandita per sempre. Quando mi dissero ciò che era avvenuto, concordai con le loro conclusioni. Diversi giorni dopo Janette fu dimessa.

Attendevo la visita di Janette al mio studio. Mi aspettavo di trovare un individuo fondamentalmente valido i cui rimanenti problemi potevano essere risolti con una cura normale.

Il mio atteggiamento oggi mi sembra ingenuo. Il disturbo di identità multipla è un problema complesso che spesso occorrono anni per curare. Ma a quei tempi non conoscevo la realtà. Non avevo alcuna comprensione delle cause alla radice del disturbo di personalità multipla, e così non c'era alcuna possibilità per me di valutare l'efficacia della cura. Le visite di Eva al suo psichiatra erano continuate per mesi. Comunque, era anche la prima esperienza dello psichiatra col problema. Sapevo che molte settimane o mesi potevano andare sprecati come risultato della mancanza di conoscenze del dottore. Il mio amico all'ospedale mi aveva convinto che il suo staff aveva una piena comprensione del problema. Così supposi che quando Janette era stata dichiarata "guarita" lo fosse veramente. Potevo rilassarmi, rassicurato dal sapere che futuro non sarebbe stato differente da quello che avevo previsto quando avevo aperto lo studio.

"Tu, figlio di puttana" ruggì la donna di fronte a me. Indossava abiti aderenti e la camicetta era parzialmente sbottonata. "In che razza di posto mi hai mai mandato? Lo sai cos'hanno fatto quei bastardi? Hanno ignorato ME! Anche gli uomini. Diavolo, posso non essere il miglior culo che abbia camminato per la via, ma ho comunque ben di più per chi viene con me che le infermiere o i matti. E non uno di quegli stronzi mi ha sbattuta!"

Lydia era tornata.

Fu un momento di crisi personale. Stavo fronteggiando una paziente che cercava aiuto per un problema personale che era probabilmente al di là delle mie possibilità risolvere. La cosa sensata da fare sarebbe stata mandarla da qualche altra parte, ma quello era precisamente quel che avevo fatto quando l'avevo mandata all'ospedale. I membri dello staff dei presunti esperti ed essi non avevano capito che Janette stava lasciando l'ospedale malata come quando era arrivata.

In teoria avrei potuto rifarmi alla letteratura psichiatrica e cercare i nomi dei medici che avevano curato con successo questi pazienti. Ma avevo guardato la letteratura ed era ovvio che gli altri medici non sapevano realmente cosa stessero facendo. La storia di Eve Black/Eve White/Jane nei Tre volti di Eva termina con l'ammissione dello psichiatra che Jane sembrava star disintegrandosi. Un medico cura il paziente o non lo cura. La disintegrazione di Jane implicava che aveva ancora bisogno di ulteriori cure o di una cura diversa, che alla fine si rivelò essere il caso. Altri dottori erano stati semplici osservatori di pazienti che non erano mai cambiati. Altri ancora apparivano proprio come il mio amico all'ospedale, che ignoravano il problema e creavano una "cura" frustrando, non eliminando, la personalità alternativa di un paziente.

Sapevo che avrei potuto pasticciare col mio trattamento e forse fallire, tuttavia risolsi di fare il mio meglio per tentare di aiutare Janette. Sapevo che non avrei potuto fare peggio di qualsiasi altro e volevo che lei migliorasse.

Guardando indietro, mi chiedo se presi la decisione giusta a quello stadio del suo sviluppo professionale. Ero in realtà attratto dall'idea di aprire gloriosamente nuovi percorsi nel mio campo? Stavo considerando Janette come una cavia per un esercizio intellettuale? O semplicemente tenevo a questa donna tormentata e volevo aiutarla a stare meglio?

Non conosco la risposta. Non sono neanche sicuro che a quel tempo fossi pronto a confrontarmi con le mie motivazioni. Ciò importa è che mi buttai, nonostante la mia inesperienza e mancanza di informazioni.

Il mio primo passo nella cura di Janette fu di provare ad apprendere ciò che era successo all'ospedale. Menzionai la nota che Lydia aveva scritto, aggiungendo "pensavo che fossi tornata per sempre a quale che sia la parte della mente a cui appartieni e che quella che vedevo era la sola Janette".

"Certo che ho scritto io quella nota" disse Lydia. "Volevo che quei bastardi sapessero che ne avevo abbastanza di loro. Se non volevano comportarsi in modo sufficientemente gentile da darmi un po' di tempo, perché avrei dovuto star lì? Lasciai che la smidollata avesse il corpo tutto il tempo. Diavolo, conoscevo il loro gioco. Sapevo che se volevo uscire da lì era meglio tenermi nascosta finché non decidessero che la Comare-due-scarpine qui poteva andarsene".

Iniziai il trattamento registrando le conversazioni con Lydia e Marie a beneficio di Janette. Lei non conosceva nessuna delle due e aveva bisogno dello shock delle registrazioni per convincersi più a fondo che non la mia diagnosi. Sperevo che le mie indagini sul background di Janette mi potessero aiutare. Sfortunatamente, le cartelle degli ospedali si rivelarono di scarso valore, dal momento che non aggiunsero niente di nuovo alle informazioni che già avevo. La lettera di sua madre diceva quanto fosse orribile Lee e lo accusavano di mandare lettere d'amore ad una donna in Oklahoma con cui era uscito prima del matrimonio. Entrambi i genitori sapevano che la figlia aveva problemi ed erano molto preoccupati. Ma non appresi quasi nulla di importante per la cura.

Forse il passo più importante che intrapresi nella cura di Janette fu l'utilizzazione dell'ipnosi nella speranza che fornisse una migliore comprensione del perché le personalità alternativa erano state create. Avevo studiato ipnosi sin dai miei giorni di internato a Stanford, ma questa era una delle prime volte che la utilizzavo con uno dei miei pazienti.

Ci sono molti malintesi sull'ipnosi. Uno di quelli prevalenti è che l'ipnotizzatore può dominare la volontà del soggetto. Di fatto l'ipnosi è antica quanto la storia scritta, e molte persone praticano l'auto-ipnosi senza saperlo.

Ipnosi significa semplicemente che la mente è più aperta alle suggestioni di quanto non lo sia normalmente. E' simile allo stato in cui siete appena prima di addormentarvi. Come conseguenza, certe azioni riflesse che non possono aver luogo nel sonno vero e proprio sono facilmente visibili in stato ipnotico.

L'immaginazione del soggetto può essere stimolata molto più prontamente che nello stato di veglia. C'è una maggiore sensibilità, ed è possibile arrivare alla mente subconscia. In tal modo, esperienze che sono state represse e tenute fuori dalla coscienza possono essere ricordate sotto ipnosi.

L'ipnosi è un mezzo terapeutico sicuro, e far uscire qualcuno dalla trance è piuttosto semplice. Gli potete dire di svegliarsi, schioccare le dita, o usare un qualsiasi tipo di gesto o suono. Se lasciate la stanza senza risvegliare il soggetto, quello uscirà dalla trance da solo. Comunque, lasciati a se stessi i soggetti sono così rilassati che spesso cadono in un sonno naturale.

Sebbene lo psichiatra che usa l'ipnosi possa influenzare il pensiero del soggetto cno la suggestione, il soggetto non può essere costretto a fare qualcosa che normalmente non farebbe. La coscienza del soggetto e il normale sistema di valori rimangono intoccati. Un individuo onesto, ad esempio, non può essere indotto a commettere un crimine con l'ipnosi. Ci sono tre stadi dell'ipnosi: lo stato letargico, quello catalettico e quello sonnambolico. Ciascuno rappresenta una trance più profonda. Lo stato più leggero, quello letargico, è una leggera trance in cui la persona regolarmente ricorda tutto quello che è stato fatto e detto. Il respiro è simile a quello di quando dormiamo e il soggetto può facilmente aprire i suoi occhi, sebbene molti soggetti raramente sentono il bisogno di farlo.

L'effetto ipnotico si intensifica nei due stadi successivi. La persona diviene insensibile al dolore e può irrigidire gli arti. Alla fine, il soggetto diviene completamente immobile, e si muove solo quando gli è ordinato. La memoria è alterata in questo lasso di tempo. Il soggetto catalettico ha un ricordo parziale della trance, il soggetto sonnambolico perde qualsiasi ricordo. Nell'ultimo stadio i ricordi sono trattenuti nel subconscio e possono essere attivati solo con una suggestione ipnotica.

Con l'uso dell'ipnosi è possibile riportare una persona indietro nel tempo per ricordare eventi che sono capitati molti anni prima. Talvolta il soggetto effettivamente rivive questi eventi, facendo i gesti di aprire i regali del quinto compleanno, per esempio. Altre volte il soggetto è un testimone, non un partecipante, e descrive gli eventi in una maniera distaccata. Una donna può "essere testimone" di una violenza carnale che ha subito quando era teenager, guardando il suo corpo che subisce la violenza come se si trovasse vicino, piuttosto che essere la vittima.

I miei primi sforzi ipnotici con Janette tendevano ad aiutarla a focalizzarsi sulle ragioni per l'esistenza delle altre personalità. Appresi ben presto che Lydia serviva ad esprimere la rabbia, perché Janette non poteva. Se Lee faceva qualcosa che non piaceva a Janette, lei non diceva niente. Il risentimento cresceva all'interno, ma non era espresso. Alla fine la pressione interna era troppo grande, e Lydia prendeva il controllo, facendo una sfuriata violenta e completamente sproporzionata all'episodio che aveva inizialmente fatto scaturire i sentimenti di ostilità.

Lydia inoltre si divertiva. Janette aveva fatto della casa la sua intera vita, anche se questo era noioso e poco sano emozionalmente. A Lydia, d'altro canto, piacevano i posti dove c'erano musica e drinks e uomini in cerca di divertimento. Il suo stile di vita era opposto a quello di Janette.

Come parlai con le altre personalità di Janette, nella mia mente prese forma un possibile metodo di cura. Capii che Janette aveva usato le altre personalità come un meccanismo per far fronte alle situazioni. Se c'era qualcosa che pensava di dover fare, ma non poteva gestire per qualche ragione, la personalità alternativa avrebbe preso il controllo senza considerare le conseguenze.

Decisi di intraprendere due corsi di azione simultanei. Dovevo trovare quali traumi precoci aveva vissuto Janette. Solo allora potevo aiutarla a trovare meccanismi diversi dalla scissione in sub-personalità diverse. In secondo luogo, dovevo aiutare Janette a svolgere quei compiti che erano svolti dalle sub-personalità. La incoraggiai a esprimere la normale irritazione che provava alle volte. Quando qualcosa la agitava, doveva costringersi a parlarne. Doveva anche uscire di casa e fare qualcosa che trovasse piacevole. Solo così poteva diminuire la sua dipendenza da Lydia.

Stavo usando la logica nella mia cura perrché non sapevo cos'altro fare. Persino il più strano dei disordini mentali ha una causa che non è difficile da comprendere. Qualche volta, come nel caso della schizofrenia, è un problema ereditario che riguarda i processi chimici. Ni disturbi di identità multipla un grave abuso è il fattore principale.

Nel caso di Janette, era ovvio che non si sentiva di osare divertirsi, e perciò aveva soppresso questo desiderio, creando una sub-personalità che poteva divertirsi. Se i suoi valori e processi di pensiero fossero incoraggiati e rafforzati, la necessità di una personalità alternativa sarebbe diminuita e sarebbe stata possibile una cura.

Lee chiese di partecipare alle sessioni di terapia, e io fui contento di averlo. Aveva i suoi problemi, ma teneva veramente a sua moglie e voleva aiutarla. La incoraggiò a parlare quando lui faceva qualcosa che la agitava. Le disse che non l'avrebbe lasciata se le fosse capitato di litigare con lui. Le disse che l'avrebbe apprezzata ancora di più, perché così lui avrebbe potuto imparare a modificare il suo comportamento per renderla felice.

Chiesi a Janette di scegliere una attività che l'avrebbe veramente resa contenta. La sua vita era stata confinata in un'area così ristretta che la sua idea di avere più libertà era molto modesta. Voleva unirsi al PTA (Parent-Teacher Association: Associazione Genitori-Insegnanti) e andare alle loro funzioni con le altre madri. Aveva due bambini piccoli e sapeva di avere i requisiti.

Janette seguì diligentemente i suggerimenti. Iniziò a dire a Lee che era infastidita o arrabbiata e alla fine acquistò il coraggio di esprimere irritazione verso altre persone quando questa emozione era appropriata. Andò ad un meeting della PTA e tornò euforica. Per lei, la PTA era la più bella attività che avesse conosciuto.

Non avevo parlato a Lydia da un po', e la chiamai diverse sedute dopo che Janette cominciò a essere meno inibita, nel suo modo tranquillo. Di fronte a me comparve una Lydia differente. Era ancora la persona navigata, ma la belligeranza sembrava aver abbandonato il suo corpo. Disse che si era indebolita, e io le credetti. Si lamentò che non aveva energia per il sesso, il bere o per impadronirsi con una certa frequenza del corpo. Era solo con uno sforzo quasi sovrumano che era riuscita ad andare in spiaggia un weekend, e una volta lì aveva avuto solo la forza di sedere e fare l'occhiolino agli uomini. Sesso e seduzione furono impossibili.

Io ero molto contento. Avevo sperato che se Janette iniziava a intraprendere attività che in precedenza erano svolte dalle altre personalità, queste avrebbero perso la ragione di esistere e cadere nell'oblio. Ma era solo una teoria, e non ero sicuro che potesse avere successo.

Dire che ero ingenuo quando curai Janette sarebbe un eufemismo. Pensai che lei avesse finalmente accettato la diagnosi di MPD. La sua conversazione sembrava indicare che aveva accettato la diagnosi. Lavorava con me in terapia e sembrava volenterosa di aiutarmi con una nuova paziente, Carrie, che aveva i suoi stessi insoliti problemi.

La verità, comunque, era piuttosto diversa dalle apparenze. Janette non aveva mai sviluppato una accettazione "viscerale" della diagnosi, che, come appresi in seguito, è necesaria per dare al paziente la volontà di combattere la malattia. Prima che intervenga l'accettazione viscerale, il paziente manca della focalizzazione sull'obiettivo di diventare intero. Fino ad allora la erapia è più un gioco che qualcosa preso sul serio.

L'accettazione emozionale profonda avvenne dopo una sessione di terapia nel mio studio. Avevo deciso di deviare dal mio normale piano di cura quel giorno. Bisognava ammettere che la mia terapia con Janette era stata sempre non strutturata. La mia inesperienza produsse molte prove ed errori. Ma Janette sembrava guadagnare autoconsapevolezza, e i suoi bisogni per i meccanismi di gestione che utilizzavano la dissociazione stavano rapidamente diminuendo.

Io mantenni una sola rigida regola durante la cura. Chi portava il corpo di Janette al mio studio doveva essere quello che lo riportava a casa. Così, se Janette si presentava all'appuntamento e io chiedevo di parlare con Marie, richiamavo Janette alla fine della sessione. Quel giorno particolare, però, passai la magggior parte dell'ora parlando con Lydia, che trovavo estremamente sgradevole. Quando fu pronta ad andarsene la lasciai andare perché ero incapace di richiamare Janette.

Lydia lasciò il mio studio in cerca di divertimento. Appresi dopo che rimorchiò due autostoppisti che incontrò lungo la strada. Avevano capelli lunghi e non lavavano da settimane. I loro vestiti erano vecchi, sporchi e odoravano di un misto di urina e whisky. Erano così fatti di droga e alcol che svennero non appena nell'auto.

Lydia, che pensò che potessero essere divertenti, fu scontenta quando svennero. Restituì il controllo del corpo a Janette, il cui ultimo ricordo era di essere venuta al mio studio. Sapevo che c'era la possibilità che Janette prendesse il controllo del corpo mentre Lydia stava guidando, ma sapevo anche che non c'era pericolo per gli altri automobilisti. Questo è uno degli aspetti degni di nota dei pazienti MPD. Poiché le loro vite sono piene di eventi che voi e io troveremmo strani, essi hanno imparato ad accettare l'inaccettabile. Janette si trovava di frequente a guidare o camminare in posti strani e rimaneva in perfetto controllo. Un passante che guardava alla sua auto non avrebbe rilevato il "cambio" nei guidatori quando passò da una personalità all'altra. Né il paziente era scosso in qualche modo.

Come sospettavo, la scoperta che stava guidando in autostrada le causò solo una blanda sorpresa, e Janette non perse il controllo del veicolo. Ma, quando si voltò per vedere cosa causava quello strano odore nella sua auto, fu orripilata dalla vista degli autostoppisti svenuti accanto a lei. Urlò di terrore, diede una sterzata al volante, e finì fuoristrada, sobbalzando sul margine prima di cadere in un fosso. In quel momento la consapevolezza della sua situazione raggiunse il livello di accettazione viscerale. Non c'era alcuna altra spiegazione per ciò che era avvenuto, nessun modo alternativo di spiegare la presenza dei due uomini. Era inorridita, terrorizzata e perciò motivata a collaborre pienamente ad una cura. Venne alla seduta successiva assolutamente intenzionata a recuperare la sua salute mentale.

I progressi di Janette mi apparivano notevoli. Lei andò oltre la terapia e trovò un modo di entrare in dialogo con le sue altre personalità. A casa accese un registratore e chiese di parlare con la sua personalità cattiva. Con mia sorpresa registrò una conversazione tra lei e Lydia, come pure con una entità che non avevo mai incontrato. Era Karen, il cui lavoro era di aiutare Janette a stare meglio.

L'incidente che provocò l'utilizzo del registratore capitò quando Janette era estremamente agitata . Una persona che si identificò come Janette telefonò alla mia segreteria telefonica e lasciò detto di richiamare. Ma quando richiamai, Janette non ne sapeva nulla. Pensava che una delle altre personalità doveva aver fatto la chiamata e era decisa a scoprire chi. Pensò che dal momento che erano tutte nella sua testa, poteva parlare loro e avrebbero risposto. Suo marito accese il registratore e poi lasciò la casa, su sua richiesta.

"Io ho il controllo. Ho il controllo completo" inizia il nastro. La voce di Janette era chiara e ferma. "Voglio parlare con Lydia. Lydia, voglio parlarti. Ho il controllo. Il pieno controllo. Puoi sentirmi? Voglio parlarti, ma ho il controllo. Hai il mio permesso di venire fuori. Hai il permesso di venir fuori, Lydia".

Ascoltai affascinato l'inizio del nastro. Non sapevo dove Janette aveva preso l'idea, dal momento che non era stato un mio suggerimento. Non avevo mai visto una tale idea discussa nella letteratura. Ma fui ancora più sorpreso quando udii la mia nemesi, Lydia dire "Si, che vuoi?".

Seguì una discussione tra Lydia e Janette. Janette accusò l'altra personalità di avermi chiamato al telefono e insistette perché Lydia le dicesse perché. Ma Lydia protestò di non saperne nulla e si inalberò sia per l'accusa sia per la pretesa di Janette di avere il controllo. Alla fine entrambe finirono per arrabbiarsi.

"Hai mentito su tutto" disse Janette a Lydia. "Non credo che non hai fatto la telefonata, e scoprirò in un modo o nell'altro perché l'hai fatta. Scoprirò cosa c'è dietro. Adesso che ho il controllo, posso chiamarti e rispedirti via quando voglio. Non uscirai a meno che io non voglia che tu esca. Le uniche volte che verrai fuori sarà quando lo vorrò io".

Lydia ribatté, "Sai che sono tutte balle. Posso venir fuori ogni dannata volta che voglio. Merda, perché dovrei comunque venir fuori in questa casa pidocchiosa? Non c'è niente qui con cui voglia avere a che fare. Lasciati dire una fottuta pidocchiosa cosa, e farai meglio ad ascoltare. La prossima volta che vengo fuori, sarà perché vorrò venir fuori e non ne saprai proprio niente. Tutte queste cazzate sull'essere in controllo. Tu non sei in controllo oggi più di quanto lo sia mai stata, e lo sai".

La lite continuò, ma Lydia era indebolita, e lo sapeva. Stava venendo fuori meno di frequente mano a mano che Janette imparava a vivere una vita più piena. Ma Lydia non intendeva ammettere la sconfitta. Il fatto che non fosse più così forte come era stata era mascherato dalla sua uscita spavalda. Disse: "Se avessi voluto venir fuori l'avrei fatto. Ma ne ho proprio abbastanza dell'intera faccenda. L'intero casino è una seccatura. Voglio dirti qualcosa, signora. Se avessi voluto venire, sarei venuta, ma sto solo aspettando il momento giusto. Verrò quando vorrò, quando si presenta l'opportunità che più mi aggrada e allora, signora, tu non avrai proprio voce in capitolo. In un modo o nell'altro tu non metterai il becco nella faccenda. Perché tu ed io sappiamo che sono io che ho il controllo. Chi ci crede a queste cazzate sul fatto che hai il controllo? Il dottor Allison non crede a questa merda. Sei realmente uno spettacolo patetico. Sono stanca e disgustata dall'aver a che fare con te. Ne ho fin sopra i capelli dell'intero pidocchioso casino. Ne sono nauseata. Odio la tua vista. Mi fai venire la nausea. Tu e le tue maledette idee puritane. Mi danno la nausea! Non voglio più parlare con te. Posso andare e venire quando voglio"

"Lydia… Lydia… Lydia… Lydia… Voglio parlare con te. Sono io che ho il controllo e voglio parlare con te, Lydia".

"Maledizione, lasciami in pace. Sono così disgustata dei tuoi piagnistei e del tuo sbraitare e gridare che potrei morire. Sai che non è una cattiva idea. Tutti questi anni hai provato di liberarti di noi. Tutti questi anni ti ho bloccata. Beh, puoi ringraziarmi di questo. Sono io quella che ci ha salvato, non tu. Merda! Ci avresti portato al camposanto da tempo, ma io sono quella che te ne tirava fuori, non tu. E quando dici di essere la più forte, dannazione! Bene, avrei proprio una mezza intenzione di lasciarti fare. Sono stanca anch'io della faccenda. Ma sia dannata se ti lascio prendere il sopravvento. Se volessi, lo prenderei io, sappi, ma non voglio più. Sono proprio stanca, sai".

L'argomento tornò alla chiamata telefonica. Lydia tentò un nuovo approccio. Decise che non era stata fatta alcuna chiamata telefonica e tentò di convincere Janette che stavo mentendo per causarle più traumi.

Lydia disse, "Non ho fatto alcuna chiamata, e tu non l'hai fatta. Sai che c'è di sbagliato con te? La tua mente se ne sta andando, signora, se ne sta veramente andando. Sei così danneggiata che la tua mente se ne sta uscendo via. E puoi ben dire che sei il mio migliore aiuto. Perché stai aiutandomi ad ottenere tutto ciò che voglio, cioè, se lo volessi ancora, del che non sono così sicura. Ma di sicuro è questo che avverrà, perché sei tu quella che lo sta provocando. Non conosci i trucchi che stanno usando con te. Quella telefonata. Quel Dottor Allison; è un tipo molto sveglio, d'accordo. Ma ci ha chiamato dicendo che hai fatto una telefonata. Bene tu sai che non l'hai fatta, e io non l'ho fatta, ma tu te la sei bevuta, e io no, e questa è la differenza. Sei così dannatamente credulona che te la stai bevendo. E' veramente spassoso!".

Le parole sembrarono scuotere la fiducia in se stessa di Janette per un istante. Ma, prima che potesse rimuginare questa nuova idea, si udì una terza voce. Era una voce nuova per me, e fui sorpreso dal suono di essa come ero stato dall'intera esperienza di ascoltare un paziente MPD avere un dialogo con la sua personalità alternativa.

"Ascoltate" disse la voce che proveniva da Karen, "Sto tentando di aiutarvi. Ho tentato di aiutarvi ma non volete ascoltarmi".

Janette era scossa. Interrogò questa nuova voce, tentando di capire quello che stava succedendo. Come parlarono, Karen spiegò che era lei che mi aveva chiamato e stava tentendo di aiutare Janette.

"Lydia non ne è consapevole. Non mi conosce" disse Karen, "ma io conosco Lydia. So tutto ciò che tu non sai. So come liberarsi di Lydia. So perché Marie se n'è andata. Sono l'unica tua speranza, se solo vuoi ascoltarmi. Sto tentando di aiutarti. Perché io sono forte. Sono forte, ma devo avere la tua fiducia, devi credere in me perché possiamo, tu e io, liberarci di Lydia per sempre. Intendo d'ora in poi, così che non ritorni più di nuovo, perché non mi conosce. Non è consapevole di me. Non sa della chiamata telefonica".

"Che volevi dire al dottor Allison? Perché l'hai chiamato? Non capisco. Sono confusa… Sono così confusa. Voglio sapere perché".

Karen disse, "Perché se il Dottor Allison lo sa, che siamo in due contro Lydia, allora sarà in grado di aiutarti meglio. Sarà capace di aiutarti a sopraffare, a sopraffare Lydia, perché lei è solo una parte di te, e non è una parte completamente cattiva, e noi ce ne sbarazzeremo".

"Ma io non voglio altre persone. Io voglio solo me stessa. Io voglio solo una personalità"

"Ma non capisci? Se tu e io lavoriamo per aiutarti, saremo una, non due, solo una. Ma, vedi, io sono il lato, la parte che può aiutare, se tu solo me lo lascerai fare, sono la parte che tu combatti. Tu mi combatti. Tu usi le tue energie per combattermi quando dovresti combattere Lydia. Tu puoi liberarti di lei, lo sai. Sei più forte di lei. Ma non credi di esserlo. Non lo credi. Ma io lo so. Lo so che sei più forte"

"Sono spaventata, sono così spaventata" singhiozzò Janette. "Come faccio a sapere che posso fidarmi di te? Non capisco più niente. Sono così confusa e disorientata".

"Janette, per favore, fidati. Abbi fiducia nel fatto che sto tentando di aiutarti e, aiutandoti, aiuto me stessa. Poi possiamo diventare una ed avere tutto ciò che vogliamo, le cose buone, le cose che sai essere giuste. Noi possiamo liberarci di lei, solo sapendo che io sono qui".

"Dio mi aiuti!" disse Janette piangendo incontrollabilmente.

"Janette, sarò con te, e devi provare a pensare come una persona forte e odiare il tipo di persona che è Lydia e le cosa che Lydia ci ha fatto fare, odiare tutto ciò che lei rappresenta, che è il diavolo stesso. Odia tutto ciò, e così tu ed io possiamo diventare uno ed essere un'unica solida persona, solida in ogni senso. Non essere spaventata da lei. Fa tutto quello che ti dico per mostrare i tuoi sentimenti, prenderti cura delle persone a cui tieni, lasciarla andare, lasciare che tu viva. Lasciami venir fuori, per favore, Janette, io sono molto forte, ma tu devi volere questa forza, devi volerla, ma lasciami fare, per favore".

"Okay… Okay. Ma uscirai quando il Dottor Allison mi parla? Cme posso farti uscire quando voglio?"

"Janette, non verrò fuori come fa Lydia, non mi imporrò, non farò pressione, perché è qualcosa che devi volere tu. Devi volerlo tu. Ma sarò lì per aiutarti. Io possiedo la forza, tutta la forza di cui hai bisogno, se solo lo permetti. Accetta semplicemente questo fatto, che tu e io siamo tutte le cose che non è Lydia, e che siamo due contro lei sola, e che possiamo diventare un'unica solida persona, che vive, che ama, che conosce Dio".

"Non posso più pensare a Dio! E' troppo difficile pensare più a lui. Perché ha lasciato che avvenisse questo, tutta la confusione, la sofferenza? Sono spaventata".

"Janette, lascia che accada. Lascia che questo accada superando le tue paure e tutte le cose che pensavi fossero cattive. Tu non ti sei mai permessa di vedere qualcosa di buono. Ma Dio è qui, Janette. E' al tuo fianco. E' qui. Tu puoi accettarlo. Io l'ho fatto".

"Perché, perché Marie se n'è andata? Perché? Era la persona buona. Perché se n'è andata? Lei è la persona che volevo essere. Perché se n'è andata?"

"Perché non è forte abbastanza, Janette. Non è forte abbastanza. Lascia che le persone le facciano del male. Essi le fanno così male. Non poteva combattere il mondo. Non sapeva come. Conosceva Dio. Conosceva il suo amore e la sua misericordia, ma era troppo debole. Era troppo ferita. Non poteva sopportare le pressioni e il dolore. Ma tu e io possiamo".

"Per favore, vieni ogni volta che il Dottor Allison ha bisogno di te per aiuto".

"Sono qui, Janette, se solo tu vuoi vedermi. Io sono qui. Sono stata sempre qui. Ma ho bisogno della tua forza come tu della mia. Non sono altro che una parte, e tu sei solo una parte. Ma insieme possiamo essere l'intero".

Quando ascoltai il nastro, rimasi sbalordito. Non sapevo chi o cosa Karen potesse essere. Non capivo come Janette avesse ottenuto la conversazione che aveva registrato o quale potesse essere il suo significato. Ero testimone di qualcosa che non era mai stato riportato nella letteratura psichiatrica per quel che ne sapevo. Una volta mi trovavo su un terreno ignoto nella terra di frontiera apparentemente sconfinata che era la mente.

Condussi un test computerizzato di personalità su Janette, sulla sua personalità alternativa piena di rabbia, Lydia, sulla evanescente Marie, e sulla nuova personalità, Karen. I test miravano a stabilire il tipo di persona che era ciascuna entità, sebbene non erano mai stati somministrati sino ad allora ad una sub-personalità. Erano normalmente usati per valutare individui emozionalmente "completi".

I risultati del test su Marie rivelarono una persona che cercava disperatamente di essere felice, negando al contempo i suoi molti problemi. Dal momento che aveva sempre agito come una martire da lungo tempo, questo appariva logico. Lydia si dimostrò intensamente antisociale, mentre Janette rivelò di essere una donna profondamente depressa e infelice.

L'unica personalità che rientrò nel range normale fu Karen. I suoi test indicavano che era perfetta - assolutamente senza difetti. Dal momento che questo non era possibile con una persona normale, il computer, valutando il punteggio, riportò che Karen stava tentando di nascondere i suoi difetti. In realtà questo individuo era "perfetto", almeno nelle aree coperte dai tests.

Io credo che Karen fosse effettivamente "perfetta" perché era un caso tipico del particolare aspetto della mente che finii per trovare in tutti gli altri pazienti MPD. Rappresentava l'Aiutante del Sé Profondo (ISH, Inner Self Helper). In una persona normale, questo aspetto è la parte mgliore dell'individuo - la coscienza o superego. La definizioone non è realmente importante. E' sufficiente sapere che l'ISH c'è e che il terapeuta può evocarlo in un soggetto con personalità multipla, utilizzando l'aiuto di questa entità per la cura.

L'ISH può essere chiamato il secondo livello di coscienza. Il primo è la personalità che mostriamo quando abbiamo a che fare col mondo esterno. Gli psichiatri freudiani si riferiscono a questo primo livello come all'ego. L'ISH è quella parte della consapevolezza individuale che è libera da emozioni. Non è nevrotica. E' puro pensiero e usa un retto giudizio. Ha una consapevolezza di Dio e un forte senso del giusto e dello sbagliato. Non corrisponde necessariamente a pressioni culturali.

Come l'ISH di una personalità multipla mi disse, "Io ho molte funzioni. Sono la coscienza. Sono colui che punisce, se necessario. Sono l'insegnante, colui che risponde ai quesiti. Sono ciò che lei sarà, sebbene non completamente, perché lei ha le sue manifestazioni emotive, di cui io non necessito. Ma lei acquisirà la mia capacità di pensare razionalmente e la mia capacità di guardare alle cose oggettivamente. Sarò sempre qui, e sempre separata, ma il tipo di separazione come anche nella tua psiche, una'unica individualità con sottili linee di separazione. Una riserva di emergenza, se vuoi. Se me ne vado lei è solo un corpo. Può espellere parte di me e lasciarne una piccola porzione. Ma quando è portato via tutto lei è un guscio vuoto. Ora io sono occupata a risolvere i pasticci e i problemi creati tra le varie personalità.

E' un punto di vista corretto? Non lo so. Posso solo prendere le informazioni che mi vengono date e vedere come si conciliano con i vari pazienti. Potrebbero passare molti anni prima che scopriamo quanto di questo rappresenti la realtà e quanto è frutto di una mente turbata. Sono solo sicuro che questi commenti sembrano coerenti con i vari pazienti, ciò che aggiunge credibilità a quanto hanno da dire.

Le definizioni di mente conscia e inconscia sono varie come il numero degli psichiatri. Io tendo a riferirmi alle teorie sviluppate da uno psichiatra italiano, Roberto Assagioli, che scrisse e insegnò un approccio psicoterapeutico chiamato psicosintesi. Nel suo approccio, descritto nel suo libro Psychosynthesis (1968) la mente ha diversi livelli di coscienza. Il primo è la menta conscia che contiene tutto ciò di cui siete consapevoli in un dato momento. Potrebbe essere paragonata alla punta di un iceberg, perché è probabilmente la parte più piccola della mente.

La mente conscia contiene un centro che è il fuoco della vostra attenzione. Ma contiene molto di più di ciò di cui siete consapevole e, come risultato, è facile passare da un soggetto all'altro. Questo è molto simile alla visione periferica. Persino quando guardate direttamente a qualcuno, la vostra visione periferica sta cogliendo una visione degli eventi che accadono da ciascun vostro lato. Lo stesso è vero per la mente.

Chiamare l'inconscio una parte della mente è in certo qual modo fuorviante. Noi possiamo avere solo una mente, e i confini tra conscio e inconscio fluttuano costantemente. Una persona estremamente introspettiva è consapevole di molte cose che altre persone relegano nell'inconscio. In altre parole, è una faccenda di ciò che state pensando e utilizzando in quel momento così come aveve seppellito nella vostra testa quello che, in un modo o in un altro può essere richiamato.

La mente inconscia, nella psicosintesi, ha tre strati, basso, mediano e superiore. L'area più in basso è ciò che Freud chiama l'Id. E' il deposito di tutta la rabbia, ostilità e di tutte le emozioni negative. Può essere considerato come la "fogna" mentale. Come si allarga, crea un enorme stress per la persona. Lydia potrebbe essersi originata da questo livello, dal momento che non rigurgitava che l'odio e il veleno che Janette reprimeva.

Il medio inconscio è simile a quello che Freud chiamava preconscio. E' l'area di immagazzinamento di tutte le informazioni neutrali. Qui si troveranno i numeri di telefono di cui non avete bisogno al momento, i nomi di tutti i vecchi amici a cui non avete pesnsato per un po', e simili informazioni non emozionali. Quando svolgete un test, le informazioni che vi necessitano si originano da quest'area. Potrebbe essere chiamata la biblioteca della mente.

E infine, c'è il livello superiore della mente conscia. Questo è il polo positivo, dove è situata Karen. Tutte le abilità di gestione della mente, i talenti musicali, le doti artistiche, e simili si trovano qui. E' la fonte dell'amore, dell'apprezzamento e della verità.

Durante la cura di Janette, gradualmente cominciammo a mettere insieme il suo passato. Janette era figlia unica per i primi anni della sua vita. Sua madre era una donna fredda, incapace di dare affetto, e Janette la odiava. Il padre di Janette, d'altro canto, era una persona che amava il contatto fisico, affettuosa e ovviamente deliziato da questa figlia unica. Lei a sua volta pensava che lui fosse la persona più meravigliosa dell'universo.

Gli Stati Uniti entrarono nella Seconda Guerra Mondiale quando Janette aveva solo quattro anni. Suo padre fu arruolato nell'esercito, una situazione che spiegò a sua figlia come meglio poté. Ma la bambina era troppo piccola per capire. Per lei l'assenza di diversi lunghi anni del papà voleva dire una sola cosa - l'uomo che lei amava l'aveva abbandonata con una donna che lei disprezzava. Lei era "non voluta", e il trauma fu devastante.

La madre di Janette aveva due sorelle che usava costantemente come oggetto di lezione. Le sorelle erano donne emancipate in un tempo in cui un tale stile di vita era considerato peccaminoso. Come minimo piaceva loro bere, ballare danzare e rimorchiare uomini. La madre di Janette le considerava alla stregua delle prostitute.

Sua madre credeva che la vita di una donna dovesse essere di martirio per il marito e la famiglia. Una donna che godeva i piaceri della vita era un individuo caduto, e lei non aveva alcuna intenzione di lasciare che sua figlia si mettesse per quelle cattive strade. Si vergognava anche così tanto dei membri sconsiderati della famiglia che ammonì Janette di non discutere delle sorelle, né di altri vergognosi segreti di famiglia al difuori di essa. Questa radicata lezione doveva rendere la nostra terapia difficile, perché Janette trovava difficile parlarne con me. Solo il suo forte desiderio di migliorare la incoraggiò a rimanere aperta, a rispondere alle mie domande, così che potemmo comprendere meglio le radici della sua malattia.

Janette fu felice quando il padre finalmente ritornò dalla guerra. Lui fu piacevolmente sorpreso di vedere quanto era cresciuta sua figlia e divennero di nuovo uniti. Sfortunatamente, sua madre rimase incinta col secondo figlio della coppia. Il neonato era un bambino e suo padre era entusiasta all'idea di avere un figlio maschio. Per Janette il nuovo bambino era una minaccia alla propria sicurezza.

La nascita del bambino rappresentò una pressione maggiore di quella che Janette era in grado di gestire. Sapeva che ci si aspettava che fosse rallegrata ed eccitata dalla nascita di suo fratello. Aveva ricevuto lezioni sull'amore per questa nuova aggiunta alla famiglia. E tuttavia tutto ciò che riusciva a vedere era la gioia di suo padre nell'avere un figlio - una gioia che lei sentiva poneva in pericolo la sua relazione col padre. Non poteva tollerare l'idea che l'aveva appena ritrovato dopo l'abbandono di tutti quegli anni solo per perdere il suo affetto per un neonato urlante.

Janette fu travolta. Voleva agire ma non poteva. La pressione crebbe, e improvvisamente Janette regredì nella sua mente. Lydia era nata, e Lydia poteva esprimere l'odio, la rabbia, la frustrazione che Janette non poteva a causa di come era stata allevata. Lydia prese il neonato, lo cullò tra le sue braccia finché i genitori non sorrisero di compiacimento, poi li fece inorridire lasciandolo cadere al suolo. Essi pensarono che fosse un terribile incidente e furono sollevati dal riscontrare che il danno non era serio. In realtà, Lydia sperava di ucciderlo spaccandogli la testa.

Quando Janette fu di nuovo padrona del corpo, fu scossa di apprendere che il suo nuovo fratellino era stato ferito. Chi poteva aver permesso che accadesse una cosa così terribile? si chiese. Sicuramente lei non aveva colpa. Non lo aveva mai toccato. Anche se l'aveva preso tra le braccia, sarebbe stata molto attenta perché amava il bimbo così tanto. La mamma aveva detto che l'avrebbe amato e la mamma aveva sempre ragione.

Le relazioni sessuali erano un'altra area problematica per Janette. Sebbene senza sua colpa, i primi contatti con il sesso furono tutti negativi. Il pastore della chiesa fondamentalista a cui apparteneva la sua famiglia abusò di lei quando era alle elementari. Nessuno si era reso conto di quanto fosse malato finché non si recò alla scuola di Janette e mentì per farsela consegnare. Tutti pensavano che il pastore fosse buono e onesto. Ma quello iniziò a molestarla non appena furono soli. Lei fuggì, la sua immagine di Dio e della Chiesa era andata in frantumi. La religione divenne un oggetto di terrore per lei dopo di quello, dal momento che pensava che il pastore era il meglio che la religione potesse offrire.

Il secondo incidente ebbe luogo quando aveva circa undici anni. Stava giocando nel cortile della scuola dopo le lezioni, stando da sola, finché la maggior parte dei ragazzi furono andati a casa. Un ragazzo di quattordici anni, il bullo della coasse, le si avvicinò e la trascinò tra i cespugli. Lì la ridusse all'impotenza e la violentò.

Janette era stata un'eccellente studentessa fino allo stupro, ma dopo di quello perse qualsiasi interesse al lavoro in classe. Era possibile che avesse equiparato l'abuso sessuale alla scuola, sebbene questo non fu mai pienamente stabilito. Quale che fosse il caso, voleva andarsene quando era ancora alle superiori. Aveva fatto sempre meno lavoro scolastico sin dalla seconda media, ma tutti le dicevano che doveva continuare fino a diplomarsi. Lei non voleva.

Janette reagì creando una stolida sub-personalità che prese il suo posto in classe. La personalità era stupida quanto Janette era brillante. Era genuinamente incapace di apprendere. I punteggi dei suoi test di intelligenza erano bassi, e mancava dell'abito mentale di apprendere alcunché. Quando ebbe l'età di sedici anni, lasciò la scuola con sollievo dei suoi insegnanti e trovò lavoro come cameriera.

Mano a mano che la terapia progrediva, scoprii anche l'origine di Marie. Era una compagna di gioco immaginaria per la solitaria Janette, che all'epoca aveva tre anni.

Molti bambini hanno compagni di gioco immaginari. E' un aspetto normale dell'infanzia, non un disordine patologico. Ma il bambino normale ha una comprensione corretta della differenza tra fantasia e realtà. Il compagno non è un sostituto per amici reali quando ci sono altri bambini con cui giocare. Inoltre, il compagno immaginario è abbandonato quando il bambino cresce.

I pazienti con disturbo di identità multipla creano compagni immaginari senza fare una chiara distinzione tra fantasia e realtà. Il compagno di giochi diventa assolutamente reale per loro. Alla fine diventa ciò che appare essere una personalità alternativa con certe caratteristiche, spesso quelle che il bambino non mostra per una ragione o un'altra.

Per esempio Janette era frequentemente castigata da sua madre. Aveva l'impressione che non facesse niente di corretto e era turbata dai frequenti rabbuffi che prendeva. Creò Marie, che era completamente buona e non prendeva mai un rimprovero. Marie faceva ogni cosa in modo giusto. Era altruista, una vera cristiana, e la persona che si sarebbe sposata e diventata madre. Così tutto ciò che era positivo e buono andò in Marie, e tutto ciò che era negativo e ostile entrò in Lydia.

Il sesso fu un grosso problema tra Janette e il marito, Lee. Lei era estremamente frigida e aveva problemi a toccarlo nel letto. Marie faceva sesso di buon grado con lui, ma solo perché credeva che fosse suo dovere, non perché ne godesse realmente. L'unica personalità con desiderio sessuale era Lydia e lei non andava d'accordo con Lee. Preferiva rimorchiare gli uomini nei bar e era felice di dominarli, facendo fare loro tutto ciò che voleva.

La mia terapia in quest'area era anche basata sulla logica. Janette e Lee dichiaravano di amarsi e il loro affetto sembrava genuino. Dal momento che le relazioni sessuali sono una normale espressione di amore tra marito e moglie, sentivo che era importante aiutare Janette a trovare piacevole il sesso. Sapevo abbastanza della sua vita da capire che le sue paure erano basate sulle sue nozioni infantili di sesso e peccato. Fortunatamente, era andata ai meeting della PTA per un certo tempo e aveva cominciato a vedere che qualcosa poteva essere piacevole senza essere automaticamente cattivo. Acconsentì a provare un esercizio di desensibilizzazione per aiutarla quando era a letto con Lee.

Sotto ipnosi, Janette immaginò se stessa su una strada con suo marito che veniva verso di lei. Dapprima lui era molto lontano, e lei era a suo agio con questa situazione immaginata. Poi le chiesi di immaginarlo più vicino, fermandolo mentalmente quando cominciava a diventare nervosa. Lei fu in grado di farlo avvicinare fino all'altra parte della strada, ma non sembrò a suo agio con l'idea di farlo avvicinare di più.

Durante il successivo esercizio di desensibilizzazione, le feci immaginare se stessa che guardava un nastro videoregistrato di Lee. Dapprima lui era al lato opposto della stanza. Poi le chiesi di usare la videocamera per portarlo più vicino mentre studiava la sua faccia. Ogni volta che lei diventava nervosa, poteva fermare mentalmente il nastro. Lei ancora avrebbe visto l'immagine a colori di Lee, ma lui non avrebbe potuto arrivare più vicino finché lei non "premeva il bottone" per farlo apparire più grande. Si arrivò al punto che lei si sentiva a suo agio immaginandolo a sei piedi di distanza.

Il problema di Janette con suo marito era così grave che dovemmo arrivare ad estremi di immaginazione che sembrano ridicoli. La terza sessione portò Lee in una posizione immaginaria vicino a lei. Lei fu in grado di immaginare di toccarlo mentre indossava guanti e un vestito pesante. Poi l'immaginario soprabito sparì e lei indossava solo una veste sottile. Poi i guanti sparirono e le sue mani nude toccarono un dito alla volta. Finalmente, immaginò di toccare con quattro dita.

Improvvisamente, Janette urlò e iniziò a piangere. Le immagini mentali avevano scatenato i suoi ricordi. Era di nuovo nella scuola elementare, e veniva violentata dal bullo della scuola. In quel momento fu rivelata la verità.

A quanto pareva la madre di Janette non era stata solidale con lei quando apprese della violenza che aveva subito. Invece, la madre utilizzò l'incidente dello stupro come scusa per lanciarsi in una tirata contro tutti gli uomini. Era terribile essere toccati da un uomo, disse sua madre. Erano tutti animali violenti, era impossibile che l'esperienza fosse piacevole se la donna aveva un minimo di onestà. Le uniche donne che godevano del tocco brutale degli uomini erano le prostitute come le zie di Janette, e sarebbero andate dritte nel fuoco dell'inferno.

La nuova consapevolezza di se stessa di Janette e della fonte delle sue forti emozioni la aiutarono a cambiare il suo atteggiamento sia nei confronti del sesso che di Lee. Divenne capace di avere rapporti normali con lui e di fatto giunse a godere del sesso con l'uomo che amava.

Così lavorammo, passo dopo passo, verso una solida salute mentale. Identificammo i traumi con l'uso dell'ipnosi e altre tecniche. Spesso un ricordo conduceva ad un altro, e ci immergemmo sempre più profondamente nel suo passato. Come apprendemmo ciò che era avvenuto, e come lei aveva fatto fronte alla cosa. Janette imparò ad esprimere una gamma completa di emozioni e a rigettare il distorto sistema di valori della sua madre emotivamente disturbata.

Alcuni di questi ricordi erano scioccanti. Giunsi a capire che una malattia mentale così estrema come l'MPD doveva essere scaturita da traumi devastanti, ma l'idea che una persona potesse sopportare tanta sofferenza era qualcosa a cui neanche uno psichiatra vuole pensare.

Per esempio, Janette aveva un paio di orecchini che la tormentavano. Evitava di metterli perché era fortemente a disagio quando li aveva. Janette non ricordava come li aveva ottenuti e presumeva che fossero stati comprati in un negozio o un dono di Lee. Comunque, quando Janette fu infine capace di focalizzarsi sulla fonte del disagio, ricordò che erano un regalo da parte degli uomini che le avevano fatto uno stupro di gruppo. Janette era stata in un ospedale psichiatrico dove i custodi approfittavano delle pazienti. Parecchi di essi si interessarono a Janette, sebbene, in tutta verità, devo assumere che sia stata Lydia che li abbia incoraggiati. Gli uomini costrinsero Janette ad avere rapporti con ognuno di loro contro la sua volontà. Quando terminarono, le regalarono un paio di orecchini per farla tacere. Non riuscimmo mai a stabilire se Janette temesse un'altra aggressione o pensasse che nessuno avrebbe creduto alla parola di un paziente contro quella di un custode. Comunque, non disse nulla, tenne gli orecchini quando lasciò l'ospedale, poi soppresse il ricordo dell'incidente. Gli orecchini servivano da sottile, costante memento, predando il suo subconscio fino a quando non giungemmo a ricordare l'incidente e non li gettammo via.

Un'altra volta Janette si alzò per scoprire che sua madre stava cominciando a molestarla sessualmente. La madre, che era ovviamente una donna assai disturbata, aveva a quanto pare, tendenze incestuose verso la figlia. Fortunatamente, dopo che Janette si svegliò, la madre non diede sfogo ai suoi desideri e tornò a letto.

Ricordo dopo ricordo fu riportato alla sua mente conscia e esplorato. Janette imparò nuovi modi di considerare le situazioni e metodi alternativi di farvi fronte.

Janette era ancora in terapia quando venne a dirmi che lei e Lee stavano lasciando la città. Stavano andando in un altro stato dove lui avrebbe avuto la possibilità di un lavoro che voleva mantenere.

L'idea di spostarsi mi allarmò. Janette era ben avviata sulla via della guarigione, ma non era ancora guarita del tutto. Sapevo che sarebbe stato difficile per lei trovare un nuovo psichiatra, specialmente consideando la rarità della sua patologia.

Janette fu in corrispondenza con me per parecchi mesi, partecipando ad una "terapia per lettera" dal momento che rifiutò di rivolgersi ad un altro dottore. Dopo che divenne più forte si trovò a fronteggiare una nuova tragedia. Lee la lasciò dopo che lei scoprì che andava con altre donne. Poi lei si innamorò di un uomo che intendeva sposare, ma lui fu reso invalido da un incidente d'auto e ridotto su una carrozzella. Non volle che la vita coniugale fosse un peso per la donna che amava. Pensava che era meglio che lei trovasse un uomo "intero". Lei disapprovò ma non lo poté convincere a cambiare idea.

Ora Janette e i suoi bimbi sono da soli e lei mi ha scritto che sta cavandosela bene.

Così iniziò la mia carriera con i pazienti con disturbo di identità multipla. Janette mi indusse a fare i primi passi in un universo mentale in cui pochi psichiatri sono entrati. Sapevo che il mio futuro sarebbe stato differente da qualsiasi cosa avessi immaginato in precedenza. Avevo fatto un passo da gigante nell'ignoto, e la mia esplorazione era appena all'inizio.

 

 

 

 

 

il caso di carrie

 

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Stavo dormendo della grossa quando i primi squilli penetrarono nel mio cervello. Era intorno alle due di mattino di un giorno di inverno all'inizio del 1973, e la mia prima reazione fu di seppellire la testa nel cuscino finché lo squillo non fosse cessato. Dopo il terzo squillo mi resi conto che era un'ora in cui le persone depresse spesso giungono al punto più basso. I ristoranti sono chiusi. I bar sono chiusi. Cinema e sale da bowling sono generalmente chiusi per la notte. Non c'è nessun posto in cui cercare compagnia, e l'oscurità della notte sembra accrescere il senso di isolamento dagli altri. E' un'ora in cui la gente pensa al suicidio e alcuni effettivamente prendono un rasoio, una pistola o del veleno per farlo. Se uno dei miei pazienti aveva raggiunto questo punto, forse mi aveva telefonato per chiedere aiuto.

Rotolai velocemente fuori dal letto, afferrai il ricevitore del telefono, e mi identificai. L'adrenalina cominciò a montare nel mio corpo, rendendomi teso e in guardia. Se era uno dei miei pazienti, dovevo stare vigile. Non potevo permettermi di fallire. Le potenziali conseguenze erano troppo terribili.

"Qui è l'ufficio del coroner, Dottor Allison", disse la voce all'altro capo della linea. "Sono spiacente di disturbarla a quest'ora ma…"

La persona all'altro capo del filo era molto professionale. Uno dei miei pazienti, Carrie Hornsby, era stata trovata morta a casa sua per una overdose di farmaci e alcol. L'ufficio del coroner aveva avuto il mio nome da suo marito e pensavano che avessi voluto saperlo.

Gli psichiatri non dovrebbero piangere. Ci si aspetta che manteniamo una maschera di indifferenza, ascoltando a storie di abusi infantili estremi, deviazioni sessuali e incredibili tormenti senza mostrare alcuna reazione. Noi non giudichiamo nessuno. Noi non dobbiamo imporre il nostro sistema di valori ai nostri pazienti. Noi non dobbiamo rimanere coinvolti nella vita personale del paziente. Noi dobbiamo negare la nostra stessa umanità e compassione durante le ore che passiamo con le persone tormentate che entrano nel nostro studio.

Suppongo che i miei colleghi criticherebbero le mie reazioni quella notte. Avrebbero senz'altro preferito l'atteggiamento dell'ufficio del coroner - che la morte è un aspetto della vita che deve essere affrontato con serenità.

Ma era più facile per l'ufficio del coroner gestire la situazione con una simile fredda professionalità. Erano stati chiamati a gestire un corpo - un insieme di pelle, ossa, capelli e sangue. La forma che vedevano era umana, ma non aveva più vita o personalità di un manichino in una vetrina. Per loro Carrie era un numero, una statistica da classificare e mettere nel libro delle registrazioni di quell'anno. Non avevano mai conosciuto Carrie come un individuo vivente, che respirava. Non l'avevano mai sentito la sua risata contagiosa nei giorni in cui il suo morale era alto, e il mondo le sembrava il luogo più meraviglioso dell'universo in cui vivere. Non avevano mai visto come i suoi lunghi capelli, fiammanti e rossi, oscillavano contro le sue spalle mentre camminava. Non avevano mai ascoltto le sue speranze e i suoi sogni, né avevano condiviso la sua angoscia e i demoni della sua mente che la facevano urlare senza sosta. Ma io l'avevo fatto.

Dormire fu impossibile quella notte. Tutti i miei pensieri erano su Carrie, una delle più belle donne che io abbia mai visto, che era anche condannata dalla stessa malattia mentale che avevo già incontrato con un'altra paziente che era guarita completamente, Janette. Carrie era il second dei miei casi di personalità multipla.

Carrie Hornsby venne nel mio studio con una storia di frequenti e gravi depressioni e disturbi dell'umore. Per molti anni aveva agito in un modo che la sua famiglia trovava strano, ma non avevano prestato molta attenzione al suo comportamento fino al Capodanno del 1975. Quella notte non si presentò ad un party, e suo marito, Randolph, la scoprì a casa di un altro uomo.

Randolph Hornsby era un individuo violento ed egocentrico, che pensava che fosse dovere di Carrie accettare qualsiasi cosa lui decidesse di fare. L'idea che lei avesse una relazione lo sconvolse e divenne fuori di sé. Quando lui si calmò, Carrie si infilò un ferro da calsa nel suo polso sinistro.

Niente appariva particolarmente insolito nel caso di Carrie quando varcò per la prima volta la porta del mio studio, sebbene fisicamente fosse una delle più belle donne che io abbia mai visto. Era alta e snella, e i suoi magnifici capelli di un rosso fiammeggiante valorizzavano il suo volto adorabile. Era il tipo di donna che appariva completamente libera di fare quello che voleva. Non avrei mai pensato di dover sviluppare tecniche particolari, incluso l'esorcismo, per aiutare Carrie.

Ebbi una reazione nei confronti di Carrie che non era obiettiva e razionale, ma che ora capisco fu in qualche modo profetica. Avevo la strana sensazione che questa giovane donna avrebbe giocato un ruolo fuori dell'ordinario nella mia vita. Avrebbe influenzato il mio lavoro, le mie emozioni o qualche altro aspetto della mia esistenza, sebbene non sapevo come o perché e certamente non potevo analizzare razionalmente questa sensazione. Avessi saputo quanto doveva dimostrarsi profetica queta reazione non penso che ci avrei creduto. Gli eventi successivi si dimostrarono troppo dolorosi e bizzarri per essere prevedibili in base delle mie precedenti esperienze come psichiatra.

Carrie era stata sempre bellissima. Anche da bambina, i suoi capelli rossi e il volto radioso deliziavano chiunque la vedesse. Tutti i parenti stravedevano per lei, prestandole costante attenzione. A dispetto di queste attenzioni, la sua prima infanzia fu caratterizzata da una forte pressione.

Suo padre era un ufficiale di marina in carriera, che viaggiava costantemente. Sua madre sviluppò un tumore cerebrale quando Carrie era neonata, una condizione che richiese una terapia con radiazioni con accompagnamento di nausea e altri effetti collaterali. Come risultato, Carrie fu affidata alle zie, zii e altri parenti. Passò molto del tempo con i suoi nonni, uno dei quali, la madre di suo padre, aveva gravi problemi emotivi.

Quando sviluppai una maggiore comprensione dei casi di personalità multipla, scoprii che tutti erano stati non desiderati da uno dei genitori o avevano percepito l'esistenza di una tale situazione. Nel caso di Carrie, sua madre proprio non la voleva. Il concepimento fu accidentale, e la madre aveva sperato in un aborto spontaneo.

Il padre di Carrie era un militare che era raramente a casa. Alla fine fu trasferito in Giappone ma non poteva occuparsi di Carrie senza l'aiuto di sua moglie. Entrambi i genitori concordarono nel lasciare che di Carrie si occupassero i nonni.

Quando Carrie aveva sei mesi, il trattamento della madre ebbe successo, e l'intera famiglia si riunì in Giappone. Sfortunatamente questo pose un certo numero di pressioni emotive su Carrie. Si sentiva abbandonata dai nonni, la fonte primaria di affetto e amore che aveva conosciuto sin dalla nascita. Suo padre era normalmente via da casa, sua madre era ancora debole, e Carrie era accudita da domestiche giapponesi che non parlavano la sua lingua e non erano molto interessate a lei. C'era una tremenda ostilità dei Giapponesi nei confronti degli americani a quel tempo, cosicché la famiglia viveva in un'area isolata e sorvegliata con altri americani. C'erano pochi bambini piccoli, e Carrie passava molto del suo tempo senza reali amici.

In Giappone Carrie prese l'abitudine di mettere tra i denti ciocche dei suoi bellissimi capelli rossi e di inghiottirle. Sua madre la portò dal medico di base, che fornì una risposta semplice. Carrie non avrebbe potuto strapparsi i capelli se non ne avesse avuti, e quindi fu rasata a zero.

Avere la testa rasata a diciotto mesi, l'età di Carrie a quel tempo, avrebbe scioccato chiunque. Ma Carrie aveva altri traumi emozionali da sopportare. Non era voluta e all'atto pratico era stata abbandonata emozionalmente. Quando finalmente sua madre passò del tempo con lei, era solo per il tempo necessario per raderla, una azione che Carrie percepiva come indicibilmente brutale.. Carrie era inorridita da ciò che le stava accadendo. Era arrabbiata, impaurita e voleva disperatamente fuggire. Si dibatteva e si voltava con suo piccolo corpo, cercando di scappare dalla presa di sua madre mentre forbici e rasoio la riducevano ad una "pelata". Urlava di terrore, sopraffatta da circostanze che non poteva capire né sfuggire.

La sua mente intraprese l'azione che il suo corpo non poteva compiere. Carrie si ritirò nei recessi della sua mente e fu creata Wanda.

Wanda nacque in mezzo alla violenza, piena di odio e capace di esprimere tutta la rabbia che Carrie non era in grado di esprimere. Wanda era destinata a trattare il mondo con il disprezzo con cui percepiva di essere trattata lei stessa. Avrebbe fatto del male alle persone in ogni modo possibile.

Da quel momento, i problemi mentali di Carrie divennero sempre più gravi. Durante tutta l'infanzia e l'adolescenza affrontò una serie di episodi traumatici e continuò a farvi fronte creando personalità alternative.

Quando aveva quattro anni, lei e sua sorella passavano la maggior parte del tempo giocando giocando con i figli di un militare temporaneamente oltreoceano. Questi bambini, un ragazzino e una ragazzina di un solo anno più vecchi di Carrie, erano piuttosto violenti. Un pomeriggio la sorella di Carrie e l'altra bambina erano andate a gironzolare, lasciando Carrie, che aveva quattro anni, sola col ragazzino. Quello cominciò subito a picchiarla, poi la gettò a terra e le sedette sopra. Lei lo colpì con i pugni, calciando e lottando invano, mentre diveniva sempre più debole per la mancanza d'aria. Quando ne uscì era quasi inconscia. Nel suo panico, mentalmente creò un aspetto maschile. Questo non era una sub-personalità, sebbene alla fine lo divenne. In un certo senso lei stava ponendo le fondamenta per ciò che sarebbe poi divenuta una scissione psichica vera e propria.

Questo aspetto maschile della mente di Carrie era il risultato di ciò che è noto come identificazione con l'aggressore. E' un normale meccanismo di difesa che si attiva in circostanze estreme. Quando ad una persona viene fatto del male da un'altra e si sente impotente, essa può alterare psicologicamente le circostanze per sentirsi sicura. Una ragazza picchiata da un bullo può immaginarsi come ragazzo, dal momento che i ragazzi fanno del male, e le ragazze sono le loro vittime. Se lei fosse un ragazzo, non soffrirebbe più.

L'identificazione con l'aggressore è di norma una faccenda temporanea. Ma nel caso di Carrie, l'aspetto maschile fu rafforzato da una esperienza che avvenna mentre viveva nel ranch di sua nonna.

Sua nonna paterna odiava gli uomini e non voleva aver niente a che fare con altri che suo figlio. Assumeva solo donne per lavorare nel ranch, e almeno alcune di queste erano omosessuali. Carrie, nei confronti di queste spesso giocava il ruolo della cattiveria maschile e del maschio, e in questo modo rafforzò gli aspetti maschili che aveva sviluppato nell'infanzia.

Carrie si sentiva un'intrusa al ranch. Non aveva particolare affetto per sua nonna o le altre donne. Voleva starsene lontano dalle persone quanto possibile. Il suo unico piacere era un cavallo che sua nonna le aveva donato. Carrie cavalcava ogni volta che poteva. Spesso sgattaiolava nelle stalle la notte per prendere il cavallo senza essere vista e cavalcava per ore. Sfortunatamente questa abitudine doveva produrre un'altra sub-personalità.

Questo capitò una notte, molto tardi, quando Carrie aveva difficoltà ad addormentarsi. C'era luna piena e lei pensò che sarebbe stato divertente cavalcare fino al parco vicino, dove avrebbe potuto guardare le stelle. Non si rese conto che un gruppo di motociclisti era arrivato nella zona. Non appena arrivò al lago, la aggredirono, costringendola a bere liquori. Dopo pochi minuti di questo "party", la gettarono a terra e la violentarono a turno. Fu la sua prima esperienza sessuale e fu terribile. La sua mente fu di nuovo sopraffatta quando il suo corpo non poté fuggire. Così creò un'altra sub-personalità.

Carrie non rivelò mai lo stupro e riuscì persino a rimuoverne il ricordo. Era terrorizzata che sua nonna venisse a sapere quello che aveva fatto - sgattaiolare via senza il suo permesso - perché il cavallo le sarebbe stato tolto. Quell'animale significava per lei più di qualsiasi altra cosa al mondo e lei non poteva rischiare di perderlo. Mantenne il silenzio, costringendosi a dimenticare lo stupro.

Seth fu il primo boyfriend di Carrie alle superiori. Uscirono insieme per un anno prima che lui proponesse di fare sesso. Lei rifiutò, entrando nel panico quando lui glie lo propose. Era riuscita a sopprimere ogni ricordo dello stupro, ma questa richiesta creò un senso di paura nella sua mente. Non sapeva perché l'idea di un rapporto la terrorizzasse, dal momento che amava Seth, ma non poteva farlo. Lui ne fu frustrato e le disse che non avrebbe continuato la relazione senza sesso. Quando lei continuò a rifiutare non la vide più.

Presto Carrie iniziò ad uscire con Randolph Hornsby, uno dei ragazzi più malfamati della sua scuola. La sua famiglia era famigerata. Si parlava di diversi crimini che avevano commesso. Gli uomini della famiglia litigavano per qualsiasi pretesto ed erano frequentemente ubriachi e aggressivi.

La famiglia di Carrie fu sconvolta dalla relazione di Carrie con Randolph, ma poteva fare poco. Carrie si era sentita non voluta ed estranea rispetto alla sua famiglia per parecchi anni. In risposta, si aggrappò a Randolph, determinata a tenerselo.

Dopo qualche appuntamento, Randolph disse a Carrie che era deciso a fare sesso con lei. Lei era spaventatissima, anche se di nuovo non sapeva perché. Capì che se non lo avesse fatto l'avrebbe perso come aveva perso il ragazzo precedente. Come cominciò a sbottonarsi la camicetta sembrò perdere la conoscenza.

La cosa successiva che Carrie ricordava era che Randolph la stava riportando a casa. Dai suoi commenti comprese che era stata molto attiva durante il rapporto sessuale, anche se lui aveva pensato che era ancora vergine. Lei ne dovette concludere che avevano fatto sesso, anche se non riusciva a ricordarlo. Ciò che non sapeva, e io non scoprii se non quando la terapia durava già da tempo, era che il sesso era stato goduto da un'altra sub-personalità creata a questo preciso scopo. Questa sub-personalità sarebbe divenuta una adescatrice di uomini con un appetito sessuale insaziabile, sebbene senza consapevolezza da parte di Carrie.

Tutte queste informazioni su Carrie non vennero fuori durante la prima seduta, né appresi la verità sulle sue condizioni durante diverse sedute sucessive. Carrie era fortemente tormentata, ma appariva abbastanza normale. Ne conclusi che la risoluzione dei suoi problemi sarebbe stata piuttosto semplice. Janette sarebbe stata la mia quota massima di casi di personalità multipla per il resto della mia carriera. Mi era capitato di incontrarne una, una esperienza in cui la maggior parte degli psichiatri non si sarebbe mai imbattuta, e non potevo certo immaginare di trovarmi di fronte ad un altro caso. Mai una volta durante quelle sedute sospettai che vi fosse qualcosa di molto più grave in Carrie.

Ricordo ancora il giorno in cui scoprii il vero problema di Carrie. Lei era molto agitata quando entrò nel mio studio. Mi disse che amava camminare in riva all'oceano. Ma si trovava improvvisamente nell'acqua. Spesso le arrivava fino al petto o al mento prima che si rendesse conto che stava accadendo. Doveva nuotare a riva, terrorizzata dal pericolo di affogare, in apparenza a causa sua, e tuttavia senza aver avuto consapevolezza di aver abbandonato la spiaggia e essere passata nell'acqua. Mi disse che spesso sentiva una voce che la chiamava tra le onde.

Le azioni di Carrie mi sembravano altrettanto strane di quanto sembravano a lei. Sapevo di casi di pazienti che avevano tentato il suicidio entrando in acqua, ma essi sapevano ciò che stavano facendo. Era un atto pienamente deliberato.

Gli inspiegabili problemi di Carrie erano particolarmente allarmanti a causa della posizione di responsabilità che aveva a quel tempo. Lavorava come infermiera in un centro di riabilitazione per alcolisti e doveva essere costantemente attenta ai problemi dei pazienti.

Il lavoro le creò ancora più stress perché il dottore che gestiva la struttura la convinse ad avere sesso orale con lui nel suo ufficio. Sebbene la porta fosse sempre chiusa, sua moglie, che lavorava per lui, normalmente batteva a macchina proprio lì fuori. Dopo che Carrie soddisfaceva i desideri del dottore, quello le addebitava il costo di una seduta come paziente regolare. E lei pagava le fatture.

Per aiutare Carrie a scoprire perché camminava nell'acqua suggerii di tentare con l'ipnosi. Speravo che questo l'avrebbe aiutata a concentrarsi sull'incidente e a rivelare la verità.

"Lei mi ucciderà" disse Carrie. La sua voce era piena di paura mentre parlava di questo qualcuno che viveva nella sua testa. Aveva una certa consapevolezza di questa altra parte entro di sé, ma molto prima che potesse capire che questa personalità piena di ira era solo un altro aspetto di sé.

Io cominciai a dire qualcosa, ma Carrie continuò a parlare. "Mi ucciderà. Ha preso delle pillole, dove lavoro, e mi ucciderà"

La menzione delle pillole mi preoccupò tanto quanto lo shock di quanto veniva dicendo. Sapevo bene quanto le sarebbe stato facile impadronirsi delle pillole al centro di riabilitazione. Come infermiera aveva accesso ai medicinali per i pazienti prescritti dal dottore. Sarebbe stato facile per lei intascare le medicine per un paziente, poi scrivere una annotazione nella tabella clinica del paziente che la medicina era stata somministrata.

"Mi ucciderà questo weekend. Ha preso tutte quelle pillole al lavoro e le ha nascoste a casa mia. Ha in mente di farmi morire di overdose questo fine settimana".

"Chi sta per ucciderti" chiesi.

"Wanda. Wanda staper uccidermi"

"Chiè wana?" Chiesi. Forse era paranoide. Frrse c'era unaltra infermiera di nome Wanda che Carrie percepiva avesse ostilità nei suoi confronti.

Improvvisamente la postura di Carrie cambiò. La sua bellissima faccia sembrò indurirsi e discorcersi. Il suo corpo si tese, come se si preparasse per un combattimento. Sembrava furiosa col mondo intero e era completamente diversa dalla Carrie che conoscevo. "Sono io Wanda, tu testa grossa figlio di puttana!".

In quel momento seppi. Non riuscivo a capire come o perché, ma in qualche modo avevo due pazienti con MPD, non solo durante la mia carriera, ma nello stesso momento. Doveva essere una cosa senza precedenti negli annali medici, ma al momento non ero troppo entusiasta all'idea di stabilire un record. Ciò che realmente volevo era fuggire, cambiare campo di attività. Forse avrei potuto lavorare ad una catena di montaggio da qualche parte, svolgendo un lavoro di routine per otto ore. Se potevo mandare Carrie da un altro dottore, l'avrei immediatamente fatto non appena la personalità principale fosse tornata.

Parlai per un po' con Wanda, senza sapere bene cosa dire. Discutemmo i piani del suicidio, e io ebbi la netta impressione che Wanda voleva vivere. Lei non voleva semplicemente spartire il corpo con altri e pensava che se li avesse uccisi, avrebbe avuto il corpo tutto per lei. Non aveva alcuna remora nei confronti dell'assassinio. Era un mezzo giustificato dal fine che intendeva perseguire.

Dopo diversi minuti di conversazione convinsi Wanda che anche lei avrebbe sofferto. A lei non piacque ciò che le dissi, né intendeva crederci. Dal momento che Carrie alla fine pose fine alla sua vita, è ovvio che mantenne l'idea della uccisione/suicidio nella sua mente. Comunque, prima che lasciasse l'ufficio quel giorno, ero convinto che non fosse in imminente pericolo.

Ebbi una lunga conversazione con Carrie quel pomeriggio. Le dissi che sapevo che stava vivendo una simile bizzarra esperienza. Non formulai la mia diagnosi di MPD, però, perché intendevo spiegare questo fenomeno durante la visita della settimana successiva. Decisi di invitare Janette a quella sessione, nella speranza che potesse abituare Carrie a familiarizzarsi con l'idea.

Carrie aveva una intelligenza non superiore alla media e, sebbene una infermiera diplomata per sua scelta e convinzione, aveva scarsa preparazione psicologica. Era difficile per lei comprendere ciò che tentavo di dirle, sebbene ciò che capì la terrorizzò. Gestì lo stress ne modo che era diventato abituale per lei - creò una nuova personalità per far fronte al resto della sessione terapeutica.

Janette offrì un confronto con la mia esposizione, sebbene non fece niente per alleviare la crescente paura di Carrie. Janette non aveva un training medico, ma era in grado di riferire alcune delle sue esperienza a Carrie. I blackout e gli altri aspetti della sua insolita esistenza erano tipici delle esperienze della stessa Carrie. Il risultato fu che Janette divenne amica e consigiera di Carrie, in grado di capire l'altra donna anche se era troppo disturbata per fare qualcosa di più che prestare un orecchio empatico.

Il volto di Carrie non mostrò alcun cambiamento mentre le spiegavo il concetto di disturbo di personalità multipla. Di tanto in tanto annuiva sempre guardandomi intensamente. Tutto sembrava andare bene all'apparenza. Ciò che non potevo vedere era una isteria interna che stava avendo il sopravvento su di lei. Non era in grado di tollerare il mio discorso e reagì formando una nuova personalità.

Io accettai la realtà di tutto questo al tempo della cura. Però, quando cominciai a vedere altri pazienti con problemi simili, capii che le sub-personalità non appaiono istantaneamente in pubblico. Hanno un periodo di gestazione, durante il quale sviluppano la loro piena forza. Solo allora acquistano uno specifico schema di pensiero, atteggiamento corporeo e le altre caratteristiche che rendono qualcuno un individuo. Prima che questo avvenga, esse hanno coscienza del mondo esterno e una consapevolezza generale di ciò che sta accadendo intorno a loro. Però non possono essere identificate come una sub-personalità.

Questa nuova sub-personalità non necessitava il normale periodo di gestazione. Qualcuno che fosse nuovo doveva controllare il corpo, e questa personalità assunse immediatamente il controllo. Non aveva sviluppato un personaggio con peculiari preferenze e avversioni, ma era in grado di servire allo scopo per la quale era stata creata facendo superare a Carrie la mia sessione e facendola uscire dalll'edificio.

Durante una successiva sessione di erapia, incontrai la nuova personalità di Carrie. Entrò nel mio ufficio, con le spalle incurvate, la sua testa nelle sue mani. Allargò le dita, sbirciando attraverso di essse e sorridendo in modo impertinente. "Hello", disse con la voce di una ragazzina, molto più acuta di quella di Carrie. "Chi sei?". Fece una risatina, poi mise la mano sulla bocca.

"Carrie?" chiesi, rendendomi subito conto che questo era qualcosa di nuovo. "Carrie non è qui" disse la nuova sub-personalità, ridacchiando di nuovo. "Chi sei. Sei mio papà?"

E lo ero. Questa nuova perosnalità , che chiamai Debra, era nata nel mio ufficio. Credeva che Janette e io fossimo i suoi genitori dal momento che eravamo i primi adulti che avesse visto. Era infantile, tuttaviaproteggeva Carrie da ogni nuova ferita, incluso, peri il momento il dover fronteffiare la verit sulla su amalattia.

Debra alla fine iniziò a visitare Janette di quando in quando sempre comportandosi come se Janette fosse sua madre. Fortunatamente, Janette accettò Carrie/Debra, dal momento che anche una circostanza così bizzarre era più facile da gestire che la realtà della propria malattia.

Non avevo alcuna idea di come una paziente, ancora in terapia, avrebbe interagito con u'altra paziente con lo stesso grave disturbo. Comunque, una volta che le presentai, la cosa era fuori della mia portata, dal momento che Debra prese a frequentare la casa di Janette. La situazione non sembrava turbare Carrie in alcun modo e poteva aver rafforzato la determinazione di Janette di migliorare il suo stato. Lei poteva capire meglio il suo stesso comportamento attraverso le sue osservazioni dei cambiamenti nelle condizioni di Carrie. Messa di fronte ai bizzarri schemi di comportamento di un'altra persona le sue stesse azioni, riferitele da altri, diventavano più reali e meno tollerabili. Janette non volle mai più essere tormentata da una malattia che poteva creare tali insolite condizioni di vita.

Io personalmente ero turbato dall'aver così mal giudicato lo stato mentale di carrie. Mi piaceva pensare che ero un dottore migliore, che non avrebbe aggravato i suoi problemi con un'altra personalità. Che lo volessi o no ero suo "papà", e Janette divenne "mamma". Del tutto accidentalmente avevo avuto una "figlia" in modo istantaneo.

Debra, la mia nuova "figlia" si comportava assolutamente come un bambino. Ridacchiava continuamente e non aveva gli impulsi sessuali associati ad una persona adulta. Sembrava crescere mano a mano che la conosenza procedeva. Alla fine mi disse che sentiva le prime fitte di desiderio sessuale e voleva il mio consiglio su cosa significassero e come gestirle.

A dispetto della sua natura infantile, Debra  giocò un ruolo di crescente importanza come salvatrice di Carrie. Quando Carrie o una delle altre sub-personalità tentavano di commettere suicidio, Debra subentrava e recava aiuto. Talvolta interveniva proprio nel momento in cui Carrie stava per assumere una dose letale di pillole di un tipo o di un altro. Altre volte, prendeva il controllo quando Carrie tentava di tagliarsi i polsi, portando il corpo al pronto soccorso per aiuto.

Durante le poche successive sessioni, Carrie sembrava più inclinata a fronteggiare il suoi problemi mentali. Ammetteva che la gente la chiamava con nomi diversi in momenti diversi e sembrava avere schemi di comportamento diversi per ogni nome. Le chiesi se poteva chiarire meglio la faccenda, e lei disse che avrebbe provato.

La seduta successiva Carrie portò nel mio ufficio una lunga lista. Comprendeva quindici soggetti differenti, e riportata, tra le altre, le preferenze sul cibo, vestiti e divertimenti. Quattro nomi apparivano nella lista - Carrie, Wanda, Sandra e Naomi - e ciascun nome era connesso ad una lista di soggetti che indicavano i differenti gusti in varie attività delle sub-personalità. Ricordo che a una delle altre personalità alternative piacevo, un'altra aveva paura di me, una terza mi odiava e la quarta voleva aiutarmi a risolvere i problemi di Carrie.

Carrie trovò la lista di personalità alternative e delle loro caratteristiche e me la portò. Era così abituata a eventi inspiegabili che la scoperta della lista sembrò una sorpresa di piccolo conto. Non sapeva come le era arrivata, ma razionalmente presumette che fosse una conseguenza della sua mlattia. Sapeva solo che dovevo averla, così me la portò.

Carrie non sembrò mai riuscire ad accettare la propria malattia. Non riuscì ad avere il tipo di esperienza profonda che Janette aveva raggiunto con i suoi "autostoppisti". Carrie si dava da fare per migliorare le sue condizoni e stava diventanto dempre più capace di affrontare la vita, ma alla fine questo non si rivelò sufficiente. Se fosse stata in grado di accettare completamente la sua malattia, col conseguente desiderio di stare meglio, forse sarebbe sopravvissuta. Non lo saprò mai.

Poiché Carrie non sviluppò mai una accettazione profonda della su amalattia, e poiché aveva tutta un'altra serie di seri problemi personali che rendevano più grave la sua condizione, fui costretto a sviluppare una serie di cure altamente anticonformiste durante la sua terapia.

Uno dei suoi principali sintomi era la convinzione che sarebbe soffocata fino a morire. Prima che la incontrassi, era stata ospedalizzata perché si era rifiutata di mangiare. Ai tempi aveva una forte volontà di vivere, ed era così certa che sarebbe soffocata con qualche cibo che decise che l'unico modo di sopravvivere era di affamarsi. La gravità della sua fissazione era tale che, anche se a quel tempo frequentava una scuola per infermiere non capiva che la conseguenza della denutrizione era la morte.

Lo psichiatra che stava curando Carrie fu in grado di indurla a mangiare di nuovo, ma non poté alleviare le sue paure. Era anche convinta che sarebbe morta durante il Capodanno del 1972, una convinzione che era in qualche collegata alla paura di strozzarsi. Non sembrava esserci un particolare significato collegato a quella data, tuttavia era sicura che sarebbe accaduto.

Verso la fine del 1972, Carrie cominciò ad esplorare un'area a cui molti psichiatri non pensavano neanche. Anche adesso mi chiedo come e perché feci quel che feci. Esito ancora a discutere questo aspetto del caso con i miei colleghi, sebbene abbia appreso sin da allora, durante discussioni e meeting presso le numerose associazioni psichiatriche e di ipnoterapeuti cui appartengo, che anche gli altri si erano trovati a fronteggiare problemi simili.

Poco prima del Natale del 1972 Carrie era stata ospedalizzata dopo che trovai che cambiava personalità in modo incontrollabile quando era sola a casa. Chiamai uno psichiatra più anziano, uno che era anche esperto in ipnosi, per fare una valutazione medica. Dal momento che stavo per lasciare la città per una vacanza di una settimana, gli avevo chiesto di prendersi cura di Carrie mentre ero via.

Quando ci incontrammo per discutere il suo caso, il suo internista mi mostrò parecchi rapporti dattiloscritti di un certo Dottor Robert Leichtman di Sausalito, in California. Il Dottor Leichtman aveva abbandonato la pratica medica in Ohio per diventare pastore unitariano e poi insegnante di dinamiche della mente, un programma di self-help popolare ai tempi. Il mio amico dottore doveva solo mandare a Leichtmann il nome, l'indirizzo e i principali problemi di un paziente difficile. A casa sua, Leichtman sarebbe entrato in trance e in qualche maniera avrebbe ottenuto una rilevazione psichica dello stato mentale del paziente, come pure una rilevazione della sua vita.

Questo per me non aveva assolutamente senso, ma, a quel tempo, avevo esaurito le mie risorse con Carrie. Era entrata e uscita dal reparto psichiatrico così tante volte per tentativi di suicidio che praticamente avevamo una stanza riservata a lei. Questa volta, con la sua convinzione che stava per morire prima dell'iminente Rose Bowl di football, non avevo idea di cosa fare di diverso per cortocircuitare qualsiasi cosa stesse accadendo entro di lei.

Quando il mio collega, una figura rispettabile nella comunità medica mi mostrò queste relazioni non avevo niente da perdere chiedendo al dottor Leichtman di fare una ricerca psichica su Carrie. Dissi al mio amico di procedere con la richiesta, mentre ero via con la famiglia al lago Tahoe.

Quando la nostra famiglia celebrò l'arrivo del 1973, mi aspettai di avere una qualche premonizione se Carrie avesse avuto qualche sorte terribile quella notte, come temeva, ma non percepii niente di diverso dal solito, e ritornai a casa a Santa Cruz per vedere cosa era successo.

Tra la posta che si era accumulata nella mia casella delle lettere c'era una lettera dal Dottore Leichtmann, datata 25 dicembre 1972, che diceva quanto segue:

 

 

Parlando in tutta serietà, lei è posseduta da uno stregone depravato che se ne impadronì circa due anni fa dopo averla molestata per qualche tempo addietro. Alcune delle "convulsioni nevrotiche" erano un sintomo di questa entità che operava su di lei.

La possessione è ora molto forte, e un problema tanto maggiore dal momento che l'anima originaria non era molt evoluta. La nuova anima (il possessore) viene da una donna che morì di overdose e complicazioni a New York e si chiamava Bonny Pierce (o Price) nel 1968. I suoi parenti vivevano a Oswego, nello stato di New York. Mi pare di aver captato un indirizzo, 1421 Endicott St. o qualcosa di simile. Bonnie morì prima dei trent'anni nell'area di New York, mi pare nell'area dei Queens. Ora vuole ricominciare a soddisfare i suoi desideri sessuali e le sue passioni attraverso il corpo di Carrie. Il nome di suo padre sembra essere Roy.

A causa di questa entità (Bonny) Carrie sta avendo un peggioramento delle sue condizoni, sebbene alcuni dei suoi sintomi di resistenza si siano ridotti. Bonny è responsabile per le fantasie lunatiche più gravi che lei ha al momento.

Sia chiaro che la vittima ha invitato questa entità con la sua immaturità e la sua condizione alquanto depravata. Il seme cattivo non fruttifica su terreno non fertile. C'era un interesse comune nella promiscuità che le attirò una verso l'altra. La droga e alcune esperienze di magia di basso livello aprirono la porta a questo. In vita Bonnie era una vera "cagna aggressiva". Carrie è stata passiva nella sua resistenza. La combinazione era ideale per la possessione.

La terapia sarà difficilissima. C'è poco da lavorare con la personalità di Carrie. Ma l'anima è ancora responsabile e in tenuo contatto con la personalità. Come è sempre il caso, la cura deve essere diretta ad appellarsi ad una autorità più alta della personalità. Questo significa indirizzare l'appello o comandare la sua uscita nel nome e per la forza di Cristo, lo Spirito della Giustizia di Dio e simili. Insieme con il tentativo di scacciare l'intruso, si deve chiedere ail vero abitante del corpo (Carrie) di tornare nel corpo.

Durante l'ipnosi, al possessore deve essere ordinato di andarsene in nome di Cristo, ma questo potrebbe non funzionare per un lungo periodo, perché tali entità sanno come resistere alla normale suggestione. E' sempre il potere di Cristo piuttosto che il potere delle suggestioni verbali che agisce. Effettivamente, l'ipnosi potrebbe condurre ad un aggravamento della possessione  persino ad iniziarla quando è utilizzata come autoipnosi perché conduce ad uno stato passivo e può indebolire la volontà nel lungo periodo. E in uno stato passivo, sfortunatamente la suggestione potrebbe non sempre venire da un terapeuta o da un nastro registrato ma da una entità che è in agguato sulla soglia della coscienza.

Naturalmente, se potrete indurre qualche aspetto della personalità di Carrie a cooperare con questi tentativi, sarà molto più probabile il successo. Questo è possibile. Tentativi di integrare gutti gli aspetti avversi  con la personalità dominante probabilmente porterà ad una possessioine completa Fatto in modo ingegnoso, produrrà l'espulsione della entità non desiderabile. L'orientamento deve sempre quello di espellere le personalità indesiderabili che sono spesso solo una mascherata fatta dalle entità che possiedono in combinazione con una difesa naturale del sunconscio per tenere fuori l'equivalente di un "ascesso mentale".

La fantasia sul Capodanno è intesa a rompere il cordone della vita e rendere la possessione permanente. La vera Carrie sarà allora impossibilitata a ritornare, qualsiasi cosa si tenti. L'aspettativa di "rinascere" fornisce la spinta necessaria per spazzare via l'ultima traccia di Carrie dal suo stesso corpo. Nella sua ultima vita Bonnie ha fatto notevoli studi di stregoneria e conosce come fare queste cose (questa è stata la vita del 20° secolo a New York). Ma può trovarsi peggio di quanto si aspetti.

I suggerimenti di Leichtman mi scossero parecchio e mi fecero pensare. Non avevo mai prestato molta attenzione al concetto di possessione spiritica; non era mai stato parte dell'attività di mio padre come pastore di chiesa. E' vero aveva citato il Nuovo Testamento dove Gesù scacciava demoni e istruiva i suoi discepoli a farlo in suo nome. Ma questo era 2000 anni prima. Non avevo mai incontrato prima nessuno che pensasse che la possessione fosse possibile, almeno non negli Stati Uniti.

 

 

Avevo un amico con talenti psichici, così gli feci la stessa domanda, dicendogli che Carrie aveva una sindrome MPD. La sua risposta confermò quella del Dottor Leichtman:

 

 

Sembra che Bonny sia capace di "creare" le personalità alternative. Da un lato provvede lo stimolo che è gestito dal subconscio in una specie di maniera schizofrenica. Il controllo non sembra essere grande a sufficienza né la sua intelligenza sufficiente per creare consciamente pesonaggi fittizi e personalità separate. Piuttosto, è il sofisticato tentativo della personaltà di tenere fuori o guarire l'invasione della coscienza che produce le personalità.

Trattandola con l'ipnosi, per favore abbandonate ogni nozione ingenua che il subconscio non mente, o sarete messi seriamente fuori strada.

Bene, eccoci qui. Cosa avrebbe dovuto fare uno psichiatra onesto, appartenente all'ordine, proveniente dalla middle class, che non portava i capelli lunghi, di fronte a simili consigli? Li lessi e vi riflettei sopra. Sapevo che il trattamento dei malati mentali era stato appannaggio del clero fino a pochi secoli prima. Dal momento che la possessione è stata storicamente curata con i riti di esorcismo, e dal momento che non conoscevo alcun prete locale che fosse esperto in tali materie, e dal momento che la mia linea familiare comprendeva una lunga serie di ecclesiastici, risalendo indietro fino alla Mayflower, decisi che avrei tentato io stesso l'esorcismo.

 

 

Chiesi al mio amico dottore di unirsi a me e alla paziente in ospedale un sabato mattina, il 18 di gennaio del 1973. Lungo la strada presi una sfera di cristallo assicurata ad una catenella che mi aveva dato il Dottor Leslie LeCron in un corso di ipnosi parecchi anni prima. Dissi a Carrie che eravamo pronti per una sessione terapeutica e che l'altro dottore si sarebbe occupato del registratore mentre io procedevo con l'induzione ipnotica. Non le avevo mostrato le rilevazioni psichiche né vi avevo accennato il alcun modo. Solo l'altro dottore ed io ne eravamo a conoscenza.

Una volta che Carrie fu ipnotizzata le parlai delle sue esperienze di vita e chiesi se Bonnie era presente. Cercai di dare l'idea che Bonnie era solo un'altra sub-personalità. Carrie era consapevole della sua malattia, cosicché menzionare il nome probabilmente non avrebbe portato alla creazione di un'altra sub-personalità. Non volevo suggerire l'idea di uno spirito esterno. Lei mi disse che non esisteva nessuna Bonnie.

Dopo aver concesso a Carrie tutto il tempo per far emergere Bonnie, se mai esistesse realmente fuori di lei, ero sul punto di lasciar perdere. Non era accaduto niente, e l'intero episodio mi faceva sentire un po' stupido, Ora sembrava una cattiva idea essersi spinti tanto in là, sebbene sapessi che la mia paziente non avrebbe avuto danno dalle mie azioni.

Il dottore che assisteva prese un pezzo di carta e scrisse un appunto suggerendo di "andare più a fondo dell'ipnosi". Non avevo alcuna idea di cosa intendesse, ma seppi dopo che il suggerimento derivava da un corso a cui aveva partecipato. Gli era stato detto che se l'ipnosi non produce gli effetti desiderati, il soggetto può essere portato ad un livello più profondo, dove poteva capitare di tutto.

Suggerii a Carrie di entrare in un livello più profondo, ciò che lei apparentemente fece. Non so come ci riuscì. Questa situazione non si era mai verificata, e a quel tempo ero interessato ai risultati, non ai ragionamenti.

La cosa successiva che feci fu se qualcuno chiamato Bonnie stava influenzando la sua vita. Questa volta disse di sì. Divenne anche molto agitata. Mi disse che voleva liberarsi di Bonnie, e le sue parole erano una preghiera angosciosa.

La mia voce divenne profonda e con un tono di comando. Sentivo che un esorcista avrebbe dovuto essere una persona forte e autorevole, in pieno controllo della situazione. La sua potente retorica avrebbe agito come un canale per l'energia guaritrice di Dio, terrorizzando lo spirito e costringendolo ad andarsene. Se questa era anche l'immagine che Carrie si faceva di un esorcista, allora il mio approccio sarebbe stato perfetto.

"Sulla tua testa c'è una sfera di cristallo" dissi con una voce tonante. Stavo tenendo la mia sfera di cristallo sulla sua catena. Non aveva alcun significato, eccetto un significato simbolico. "Ordino a Bonnie di lasciare il corpo di Carrie e di entrare in questa sfera di cristallo. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Bonnie, lascia libera Carrie! Per tutto ciò che è santo, lascia Carrie! Lascia Carrie in pace e vai via! Qualunque sia il luogo in cui vanno gli spiriti, vai in quel luogo e lascia Carrie! Quando la sfera di cristallo avrà finito di oscillare, allora Bonnie se ne sarà andata e Carrie sarà in pace"

Pensavo che quest'ultima fosse una bella trovata. Naturalmente stavo tenendo la catena più ferma che potevo e la sfera non poteva muoversi. O no?

Guardai al cristallo e notai che si stava muovendo in cerchio con una sua propria forza centrifuga. Rimasi sorpreso. Guardai alla mia mano e appariva ferma, tuttavia la sfera stava ruotando piuttosto rapidamente.

"O-Okay, Carrie, non appena Bonnie se ne sarà andata da te, mi dirai si alzando il tuo indice destro

Alzare l'indice non ha niente a che fare con l'esorcismo ma è una tecnica standard nell'ipnosi. Utilizzando un indice come "si" e un altro come "no" il paziente può rispondere rapidamente alle domande, dal momento che parlare durante l'ipnosi richiede spesso uno sforzo.

Improvvisamente il cristallo iniziò a rallentare il movimento. Al che, Carrie alzò il dito nel segno di "si", segnalando che Bonnie se n'era andata. Io dissi allora, "Bene, Carrie, hai fatto. Voglio che tu riposi per il tempo che ti è necessario. Quando aprirai i tuoi occhi e ti sveglierai, sarai una nuova persona. Sarai la persona che vorrai essere, con la forza, la saggezza e la conoscenza che saranno migliori per te. Sarai libera dall'handicap paralizzante che ti sei trascinata e riuscirai a gestire qualsiasi problema ti si presenterà, proprio come hai superato questo problema, lo scoglio maggiore della tua vita, e l'hai superato bene. Ora ti lasceremo riposare, e puoi tornare indietro quando ti senti a posto e pronta. Quando avrai sviluppato nella tua mente la risoluzione necessaria, sarai la migliore persona che le tue capacità consentiranno".

L'intero esorcismo durò due minuti e mezzo. Dieci minuti dopo, parlai con Carrie, che commentò, "Avevo sempre pensato che c'era qualcosa, uno spirito o una visione o un'ombra di qualcosa con me. Ma ora non è qui. Odiavo chiudere i miei occhi perché l'avrei visto. Niente più di una paurosa sensazione che sto per morire. Era diverso dalla voglia di morire per il tormento delle personalità multiple. Questo è un sentimento differente che ho nutrito per lungo tempo. Ora mi sento come se ci fosse speranza, mentre prima non mi sentivo così".

Mi rallegrai dei commenti di Carrie, ma ero alquanto a disagio per l'intera esperienza. Sapevo quello che avevo visto, ed era confermato dall'altro dottore. Carrie era posseduta? La palla di cristallo aveva girato a causa di "Bonnie" o aveva girato perché inconsciamente facevo ruotare la catena? Carrie disse in seguito che, mentre tenevo la palla sopra la sua testa aveva sentito una forza salire attraverso il suo corpo e attraverso la testa. Tuttavia io e l'altro dottore stavamo osservando attentamente Carrie. Se la mia mano si fosse mossa leggermente non l'avrei notato, sebbene potesse essere una causa sufficiente della rotazione che si verificò.

Era questa la risposta? Non lo so. Tutto quello che posso dire è che lei perse la sua paura di morte imminente per soffocamento. Non si preoccupò più sul Capodanno, e non le accadde niente in quel periodo. Per quello che mi riguardava, se le mie azioni aiutavano la paziente a progredire verso una personalità integrata e normale, costituivano un successo. Ma non avevo l'intenzione di mettermi in imbarazzo di fronte ai miei colleghi ammettendo che avevo fatto quell'esperimento.

Ero ora il fiero possessore di una sfera di cristallo stregata invece di una paziente stregata. Che dovevo farne. Il mio collega chiamò Leichtman per avere istruzioni. "Seppellite la palla, o Bonny potrebbe venir fuori di nuovo".

In un parco pubblico trovai un luogo adeguato di sepoltura per Bonny.

Vagai a caso in una isolata area di picnic che mi sembrò perfetta. Scavai una buca profonda circa otto pollici e tirai fuori la palla di cristallo e la catena sigillate in un sacchetto di plastica. Vedendo un verme che era nella buca ebbi una grande idea. Se Bonny usciva, perché non darle subito un nuovo corpo? Non poteva causare grosso danno come verme. Così misi il verme nel sacchetto con la palla e seppellii il tutto nella buca. Come indicatore della tomba piantai un rametto nel terreno soffice. Poi tornai a casa.

Tre mesi dopo chiesi a Leichtmann un follow-up e la sua comunazione è la seguente:

 

 

L'"esorcismo" di Bonny sembra essere stato completo ed efficace. Psichicamente è stata una cosa molto reale. Fortunatamente lei è sufficientemente pragmatico da aver tentato qualcosa di efficace, anche se strano! Per quel che vale, un elemento che serviva solo a nutrire il lato oscuro di Carrie è stato rimosso permanentemente. Sfortunatamente Carrie ha un suo proprio lato oscuro. Questa è la ragione de perché non c'è stato un drammatico venir meno dei problemi. La possessione è possibile solo in circostanze abbastanza insolite come quella in oggetto.

 

 

Un paio di mesi dopo, la sua terza valutazione psichica fu ancora più incoraggiante:

 

 

Abbiamo un ben maggiore cambiamento per il meglio. C'è un cambio di qualità nel contenuto del corpo astrale. Questa è l'unica maniera di valutare la effettiva costituzione della personalità. Mi riferisco alla vera capacità di amare, odiare, provare risentimento, gelosia ecc. piuttosto che l'espressione conscia che è l'unica cosa che molte persone riconoscono.

Sembra che il controllo e l'autodisciplina è migliore e anche la motivazione è migliorata. Lei sembra capire che deve alla fine smettere di giocare con se stessa e  dedicarsi allo scopo di integrare queste "cose nella sua testa". In un senso minore, c'è una parte sana che sta accettando la responsabilità per tutte queste facce alternative della personalità. Finché sia incoraggiata a pensare che esse sono realmente distinte i muri rimarranno, e la veste di ferro della scusa che "qualcuno mi ha costretto a farlo" può essere usata.

Nella analisi occulta lei sembra aver intrappolato o corto-cirtuitato l'espressione di un certo modo negativo di espressione finché non potrà essere sloggiato a favore di mezzi più sani. E' qualcosa che si indebolirà se i suoi atteggiamenti e comportamento consci saranno mantenuti ragionevolmente positivi.

Tenga sempre a mente che non c'è molta sostanza nella sua testa, anche può eventualmente indossare una maschera di comportamento maturo e mantenerlo per tutto il tempo. Questa è tutta la cura che può essere ottenuta, ma sarà spontaneamente generata dal suo subconscio quando lei sarà sufficientemente sana da farlo. Credo che questo sia già avvenuto (secondo quanto mi riferisce). Diventerà perciò dominante alla fine e in misura limitata accetterà le responsabilità per se stessa e per gli altri. Ma il carattere di base sarà sempre pieno di buchi. Parlo qui delle riserve di energia e di sostanza del subconscio

 

 

Se uno accetta questo tipo di radiografia della mente, stavo facendo progressi.

Durante la cura, Wanda iniziò ad apparire con crescente frequenza. Odiava Carrie e disprezzava il marito di Carrie. (Wanda non aveva mai sposato nessuno. Questo era un "errore" di Carrie). Quando non faceva risse nei bar, prendeva qualsiasi strumento tagliente le capitasse a tiro e tagliava le braccia di Carrie. Wanda non era in grado di rendersi conto che ferire Carrie era lo stesso che ferire se stessa. Era consumata dall'odio, e un tale puro veleno non rispondeva alla voce della ragione e della logica.

Durante questo periodo Randolph Hornsby cominciò a considerare la possibilità di divorziare. Carrie non gli offriva più alcun piacere; lo spaventava. Se era brutale con Carrie - e gli piaceva una tale violenza - Wanda poteva attaccarlo, e così lei non si curava di cosa lui potesse farle. Lei lo avrebbe ucciso se lui non scappava di casa in quei momenti.

Randolph trovava anche che il costo della cura di Carrie stava esaurendo la sua assicurazione medica. Si informò sulla possibilità di ottenere aiuto dal sistema sanitario gratuito, specialmente in ragione del fatto che Carrie non era più capace di mantenere un lavoro permanente. Ma sarebbe stato aiutato solo se la coppia fosse stata legalmente separata o divorziata.

Randolph soppesò le alternative. Poteva vivere con una donna bellissima ma totalmente imprevedibile le cui spese kediche stavano spazzando via la sua assicurazione sanitaria, o poteva divorziare da lei e lasciare che fosse lo stato a pagare le fatture. Decise che il divorzio era la soluzione migliore per lui.

Io fui contento della decisione di Randolph. Aveva una girlfriend pronta e molto convenientemente andò a stare con lei, lasciando la casa a Carrie. Lei fu scioccata dalla sua azione, depressa e amareggiata, ma io sapevo che a lungo termine sarebbe stata meglio. Sfortunatamente, lei stava bevendo pesantemente, e io dovevo stare attento a possibili tentativi di suicidio. Il mio piano terapeutico sia per Carrie che per Janette veniva sviluppato per prove ed errori. Non c'era niente su cui basarsi tranne congetture, sebbene i passi che facevo erano funzionali e li avevo applicati con successo ad altri pazienti.

All'inizio avevo deciso di concentrarmi solo sulle difficoltà maggiori dei pazienti. Volevo esplorare le circostanze che circondavano la creazione di ciascuna personalità alternativa. A quel tempo la fuga fisica era impossibile per la paziente e una fuga mentale con la creazione di una personalità alternativa era l'unico meccanismo a sua disposizione. Sentivo che se avessi potuto scoprire questi episodi, aiutare il paziente adulto a capirli e a trovare nuovi modi di gestire questi problemi, le personalità alternative alla fine si sarebbero fuse in un individuo intero che avrebbe funzionato normalmente.

Una tale affermazione circa l'integrazione suona calma e ragionevole. Ma a quei tempi non c'era assolutamente nulla di valido nella letteratura psichiatrica riguardante l'integrazione. Stavo di nuovo facendo un lavoro pionieristico in un nuovo territorio. Non sapevo come ottenere la salute mentale in una paziente con una malattia mentale così estrema. Pensai che, dal momento che la persona era stata capace di farcela solo con la stampella psicologica di una personalità alternativa, l'introduzione di una via alternativa di gestire la faccenda sarebbe stata di beneficio. Le mie teorie si dimostrarono valide, e altri psichiatri hanno adottato delle variazioni. Tuttavia non abbiamo ancora una comprensione sicura del perché la mente diviene intera dopo che il paziente impara a gestire i vecchi traumi in modo nuovo.

Questo è uno dei problemi della psichiatria. C'è così tanto che non sappiamo sulla mente umana, ma la nostra curiosità intellettuale deve essere tenuta a freno dal nostro incarico princpale di aiutare la guarigione del paziente. Così, accadono durante la terapia cose per cui non abbiamo spiegazione. L'integrazione è un buon esempio. Sebbene possiamo condurre i pazienti ad una solida salute mentale, le ragioni per cui il nostro approccio funziona rimangono spesso un mistero.

Avevo poco tempo per speculazioni intellettuali a quel tempo. La mia preoccupazione era una persona che aveva disperatamente bisogno di aiuto e io dovevo fare tutto quel che era necessario per tenerla viva finché non avessi trovato un modo di aiutarla costruttivamente.

Man mano che la terapia di Carrie procedeva, mi trovai a ricorrere al tipo di procedura anticonvenzionale che avevo utilizzato per l'"esorcismo". Non sorprendentemente queste procedure spesso si dimostrarono più utili, sia nel caso di Carrie che in altri casi, perché MPD è un problema molto complesso e non facilmente risolvibile con i trattamenti "da manuale".

La mia seconda avventura in questo territorio si ebbe come risultato di una nuova crisi nella vita di Carrie. La crisi fu scatenata dall'imminente divorzio di Carrie e dalle pressioni che riceveva sia da suo padre che da me.

Dopo che Randolph se ne fu andato, il padre di Carrie la chiamò ripetutamente per chiederle se volesse andare in barca con lui. Le sue intenzioni erano buone - voleva aiutarla in un periodo difficile. Sfortunatamente lei stava bevendo molto e divenne offensiva con lui. Poiché lui non poteva realmente capire ciò che lei stava attraversando, divenne a sua volta infuriato. Le disse che se lei non avesse risposto in modo educato alla sua risposta di aiuto, se ne poteva andare all'inferno per quel che a lui importava. Chiuse la conversazione dicendole che non voleva più avere a che fare con lei

Allo stesso tempo, appresi che Carrie si era presa una multa per eccesso di velocità per aver guidato a più di novanta miglia l'ora sull'autostrada e aveva scampato per un pelo uno scontro con un camion. Questa era una delle varie multe che si era presa sin dall'inizio della mia terapia con lei, sebbene questa era più seria. La sconsideratezza della sua azione aveva posto lei e altri sulla strada in serio pericolo. La informai che doveva installare un meccanismo di controllo sull'acceleratore per ocntrollare la sua velocità o altrimenti avrei contattato le autorità e fatto revorare la sua patente. A dispetto della sua malattia, Carrie era capace di guadare in sicurezza, cosicché nel passato non c'era stato bisogno di infastidirla parlando alla polizia. Ma quest'ultima multa mi costrinse a dare un giro di vite per assicurare che degli innocenti non soffrissero per il suo comportamento sconsiderato sulle strade. Carrie rispose alle mie azioni e alle parole del padre come ad un attacco nei confronti suoi e del suo comportamento infantile e irresponsabile. Sentiva che le era stato detto di crescere "o altrimenti…". L'estrema enfasi sull'"altrimenti" era la sua percezione. Noi stavamo solo cercando di insegnarle ad agire in modo responsabile per il bene di tutti.

Sebbene Carrie aveva cominciato a fare affidamento sulle personalità alternative meno frequentemente, queste pressioni sembrarono essere troppo. Una sera suo padre ricevette una telefonata isterica da lei. "Devo crescere" singhiozzò". "Devo proprio crescere". Non riusciva a dire altro, e il padre non poté avere una reale conversazione.

Il giorno successivo Carrie venne a trovarmi. Ma lei non era lì. Stava attivando personalità alternative una dopo l'altra. La sua faccia era come uno schermo cinematografico che sfarfallava, l'immagine che cambiava costantemente. Non avevo idea a chi stessi parlando. Poteva essere una sub-personalità familiare o qualcuna nuova. Non c'era modo di dirlo.

Feci a Carrie un certo numero di domande elementari su se stessa e non riuscì a rispondere. Non sapeva come contare. Non riusciva ad addizionare piccoli numeri. Non poteva dire il nome di personalità che aveva conosciuto da qualche tempo. Non sapeva i nomi dei suoi familiari, dove viveva o qualsiasi altra cosa. Era regredita ad uno stato di non cognizione su se stessa e ciò che la circondava.

Carrie aveva all'epoca un boyfriend, e gli chiesi di portarla a casa e di stare con lei. Avvisai anche i suoi genitori della situazione. Aveva bisogno di aiuto per vestirsi, andare in bagno, e svolgere le più semplici faccende. Era una situazione che mi spaventava.

Fortunatamente, Carrie non rimase in quello stato a lungo. Il suo boyfriend, con cui era stata in contatto per tutte le superiori, acconsentì a recarsi da lei il più possibile durante la settimana successiva. Lei sembrò rimettersi di momento in momento e, dopo una settimana, funzionava di nuovo normalmente. Ad oggi, non so spiegare cosa accadde o perché si riprese.

Una coppia di settimane dopo, Carrie entrò nel mio studio estremamente agitata. "Non posso più dormire nella mia camera da letto" mi disse. Viveva nella casa che aveva diviso con Randolph prima del divorzio. C'erano due stanze da letto al secondo piano. Lei e il suo ex-marito avevano dormito nella camera di destra; la camera di sinistra era tenuta di riserva. Aveva una porta che conduceva alla scala antincendio.

"Ogni volta che vado nella mia camera da letto" mi disse, "sento una voce maschile che mi dice che morirò. L'unico modo in cui io possa dormire senza sentire la voce è nell'altra camera da letto".

"Ma anche la camera di riserva non sembra a posto. La maniglia della porta continua a muoversi quando non c'è nessuno. Apro e guardo la scala antincendio ma non c'è nessuno. Guardo persino tutt'intorno alla casa, nei cespugli, dovunque qualcuno si potrebbe nasondere ma non c'è nessuno là fuori. Ma la maniglia continua a muoversi".

"E il bagno" continuò con la voce che diventava stridula. Sembrava sull'orlo dell'isteria. "Io… Io non posso guardare nello specchio del bagno di sopra. Quando lo faccio, mi vedo in una bara, morta. Non vedo il mio riflesso. Vedo me stessa morta. Vedo me stessa… me stessa…". Iniziò a singhiozzare.

Ci sono momenti in cui uno psichiatra si sente assolutamente impotente. Il paziente è ovviamente tormentato, disperatamente bisognoso di aiuto, ma il problema che presenta è così complesso che sembra sfidare ogni rimedio. Questo era il caso di Carrie.

Più tardi quel pomeriggio, parlai con un altro dottore, e esaminammo le possibili cause del problema di Carrie. Nessuno di noi due sapeva cosa fare, così decisi di visitare la casa e osservare io stesso.

I due giorni successivi, pensai costantemente a cosa avrei fatto quando avessi raggiunto la casa di Carrie, ma le risposte non venivano. Ripensai mentalmente ad alcune delle sue personalità alternative, decidendo alla fine che qualsiasi cosa stesse succedendo, era probabilmente collegata alla personalità piena di rabbia di Wanda, l'alcolista violenta. Ma cosa fare?

Sabato andai al mio studio prima di andare da Carrie, e mi capitò di gettare uno sguardo alla mia scrivania. All'inizio della settimana avevo ricevuto un fermacarte come omaggio promozional da parte di una compagnia farmaceutica. Era a forma di pillola gigante, qualcosa di cui non avevo proprio bisogno, ma poiché sono uno che non butta mai via niente, l'avevo lasciato sulla scrivania. Per nessuna ragione conscia me lo misi in tasca. Forse l'avrei dato a Wanda, pensai tra me e me sorridendo, una pillola gigante per una rottura gigante [gioco di parole in inglese: a giant pill for a giant "pill" N.d.T.].

La mia mente ha sempre lavorato a due differenti livelli. Ci sono le mie azioni consce, quelle decisioni attentamente ponderate, ben meditate basate esclusivamente sull'esperienza e le conoscenze. Poi ci sono le mie azioni intuitive, le cose che faccio perché "sento" che sono giuste per me. Era il mio lato intuitivo che doveva controllare le mie azioni successive. Persino oggi non riesco a trovare altra spiegazione.

Carrie mi mostrò la stanza da letto dove capitavano tutti i problemi. Si teneva ben distante dalla porta quando vi entrai. Era ancora parecchio agitata, sebbene manifestò sollievo per la mia presenza.

Arrivai al letto, sedetti e chiusi gli occhi. Tentati di bloccare tutti i pensieri e le emozioni dalla mia mente eccetto quelle collegate a ciò che mi circondava. Focalizzai la mia attenzione sulla stanza, tentando di percepire quello che Carrie aveva sperimentato. Non sapevo cosa speravo di apprendere, ma sembrava valer la pena di provare.

Improvvisamente divenni agitato: potevo percepire la presenza di qualcosa di sbagliato nella stanza. Rabbrividii, non sapendo se la stanza fosse realmente "maligna" o se avevo lasciato che la mia immaginazione prendesse il sopravvento. Forse semplicemente il terrore di Carrie mi aveva influenzato.

Lasciai la stanza da letto e guardai nello specchio del bagno. Tutto quello che vidi fu il mio riflesso, sebbene mi resi conto che questo era il bagno in cui Wanda si era tagliata i polsi molte volte in passato.

Improvvisamente una spiegazione mi divenne chiara. Carrie stava avendo esperienze in stanze dove erano accaduti eventi estremamente spiacevoli. Wanda era spesso in bagno, sempre per prendere pillole o afferrare un rasoio per fare violenza al corpo che spartiva con Carrie.

La stanza da letto era dove Randolph faceva l'amore con Carrie. Ma i loro rapporti non erano normali. Lui prese l'abitudine di eccitarsi vedendola provare dolore. Usava tutti i tipi di oggetti per farle del male, spesso infilandoli nella sua vagina. Non c'era da meravigliarsi che lei si sentisse così a disagio in una stanza in cui erano capitate cose così orribili.

Carrie andò in bagno e io la feci sedere sulla toilet col coperchio abbassato. Poi procedetti a parlare con Wanda come se mi potesse udire. Non la chiamai fuori, perché non volevo che assumesse il controllo del corpo di Carrie. Le parlai dicendo, "Wanda, il tuo tempo è arrivato! Sto per liberarmi di te, Wanda. Hai torturato Carrie abbastanza a lungo. Ora devi andartene da qui!".

Wanda era stata creata per esprimere l'ostilito e la rabbia che Carrie non era in grado di gestire. Se Carrie si fosse lasciata andare alla rabbia in circostanze normali non ci sarebbe stato bisogno di Wanda. Carrie non era mai stata in grado di dire a nessuno che le loro azioni la turbavano. All'esterno accettava tutto ciò che ciascuno faceva, all'interno covava rabbia e ostilità  finché queste non la sopraffecero e Wanda uscì per esprimerle.

Rabbia e ostilità sono come quantità di energia accumulate in un contenitore di limitata capacità. C'è un punto in cui traboccano, e quello era quando Wanda prendeva il controllo. Pensai che  se potessi in qualche modo spingere Carrie ad esprimere la sua energia rabbiosa, questo poteva ridurre la forza di Wanda e forse lei poteva imparare a gestirla senza ricorrere alle altre sub-personalità.

I pazienti con disturbo di identità multipla hanno una eccellente immaginazione. Possono usare descrizioni verbali per creare realtà nelle loro menti. Il simbolismo per loro è importante. Così decisi di combinare questi elementi della personalità di Carrie per eliminare le sue paure.

Non ricordo esattamente cosa dissi. Stavo fronteggiando una crisi, e dovevo agire velocemente perché Carrie aveva difficoltà a concentrarsi sulle mie parole. Come acquisii più esperienza con questi pazienti, affinai e sviluppai una simile routine per usarla regolarmente. E' più elaborata e richiede che il paziente si concentri intensamente, cosicché la uso principalmente nello studio o all'ospedale, quando intorno le cose sono più tranquille.

In quel momento, però, istintivamente afferrai il grosso fermacarte e lo tenni contro il palmo di Carrie. Eravamo palmo contro palmo, il fermacarte tra le nostre mani, mentre lei sedeva sul water. Le dissi di spingere la rabbia di Wanda da dentro il suo corpo nel fermacarte. Le dissi di prendere la rabbia dalla sua testa, dalle sue braccia, dalle sue gambe, e dalle altre parti del corpo, così come dal pavimento, dai muri e dal soffitto della stanza da letto. Volevo che eliminasse ogni percezione delle forti emozioni di Wanda. Menzionai tutti gli oggetti che vedevo nel bagno, inclusi asciugamani, sapone, e persino il suo dentifricio. Qualsiasi cosa Carrie avesse usato, lo aveva usato indubbiamente anche Wanda.

Non avevo idea se la presenza di Wanda effettivamente permeasse gli oggetti fisici nella stanza. Comunque ero certo che Carrie credeva nella presenza dominante della sua irata personalità alternativa, e io avevo bisogno di lavorare entro il suo sistema di valori.

Carrie cominciò a torcere e voltare il corpo, gemendo, lamentandosi e tendendosi. Si contorse e spinse in un genuino tentativo di liberare il suo corpo dal male personificato da Wanda. Come lo spinse nella "pillola", le dissi che sarebbe stata perfettamente in grado di gestire la rabbia in futuro. Comunque, invece di immagazzinarla finché non la sopraffaceva, avrebbe dovuto esprimerla immediatamente.

Poi Carrie passò il momento. Il suo corpo si rilassò, e crollò in avanti, costringendomi a tenerla perché non battesse la testa al suolo. In un istante si era ripresa e sedeva dritta, la faccia rilassata, il suo corpo libero dalla tensione. Sorrideva ed era felice. Guardava nello specchio e mi diceva che non vedeva altro che il riflesso della sua faccia. Non c'era più la bara con Carrie morta.

Decisi di portare il mio simbolismo un po' più oltre. Presi il fermacarte e io e Carrie andammo fino al fiume, che distava poco più di un isolato da casa sua. Poi gettai il fermacarte nell'acqua, affogando simbolicamente Wanda.

Quando tornammo a casa andammo in camera da letto per vedere come Carrie si sentiva riguardo la stanza. Era meno a disagio, ma sentiva che c'era ancora tensione. Decidemmo di eseguire un rito analogo.

Mi guardai intorno nella stanza, cercando qualcosa di simbolico da usare, mentre Carrie mi dava più informazioni sul tipo di violenza sessuale di cui godeva suo marito. Gli piaceva infilarle oggetti su per il retto, ma non volle essere più specifica tranne che per descrivere il dolore e l'umiliazione che provava in quei momenti.

Considerando quegli orribili ricordi, sentii che il simbolismo avrebbe dovuto rappresentare il sesso sadomasochistico. Presi un portacenere di vetro e dissi a Carrie che rappresentava la vagina di una donna, dal momento che era concavo. L'incavo usato per tenere la sigaretta rappresentava il pene eretto. Le dissi che la punta rovente di una sigaretta era il dolore del trattamento sadico che aveva subito.

Misi il portacenere sul letto e dissi a Carrie che lei sarebbe divenuta un magnete per tutte le vibrazioni cattive che riempivano la stanza. Tutta la violenza e il dolore sarebbero state attratte nel suo corpo. Poi seguimmo la stessa routine che avevamo usato nel bagno, spostando questa malvagità nel portacenere. Ci vollero due minuti, e quando fu conclusa, lei annunciò che era esausta.

Come partii, intascando il portacenere per portar via la presenza maligna, Carrie era in camera da letto e dormì. Era la prima volta in due settimane che poteva stare in quella stanza senza sperimentare terrore. Mi disse poi che dormì come una bambina. Andai al centro raccolta rifiuti e gettai il portacenere in un mucchio di rifiuti prima di tornare a casa. Non aveva senso correre alcun rischio.

Quando tornai allo studio, pensai a ciò che avevo fatto. Se qualcuno mi avesse detto, quando iniziai la scuola di medicina, che un giorno avrei incoraggiato i pazienti ad espellere l'energia maligna in un fermacarte, avrei pensato che la pensona era pazza. Non ero neanche certo di credere che era accaduto; non avevo idea se una "energia maligna" realmente esistesse. Sapevo solo che le mie immagini avevano colpito una corda affine in Carrie, e che le mie azioni le avevano dato requie.

Pensai alla possibilità di contattare altri psiciatri per scoprire se avevano mai utilizzato questi metodi inconsueti. Volevo sapere che non ero l'unico, che altri dottori avevano rischiato di essere presi per pazzi a causa di un paziente. Comunque, non ho mai avuto il coraggio di realizzare questo desiderio. Avevo paura che sarei stato ridicolizzato e ostracizzato dai ranghi dell'American Psychiatric Association.

Mai più, mi ripromisi. In nessun caso avrei ripetuto una tale bravata. E tuttavia avevo attraversato la linea tra la psichiatria praticata per l'approvazione dei propri colleghi e la psichiatria praticata a beneficio del paziente. In quel momento seppi che avrei sempre seguito i miei istinti e le mie esperienze piuttosto che manuali i cui autori non avevano mai incontrato pazienti come i miei.

Aveva qualche importanza se qualcuno avesse osservato quel che avevo fatto con Carrie e avesse pensato che ero pazzo? Naturalmente no. Quello che feci mi sembrò giusto in quel momento perché aiutò la mia paziente. Le sue paure e allucinazioni svanirono. Sapevo di non averla liberata da Wanda. Carrie doveva ancora apprendere a sbrigarsela senza la stampella delle personalità alternative. ma era più forte, più felice, e più rilassata, tutti passi necessari per la sua guarigione. Poteva guardare all'esperienza in modo positivo. Era stata vantaggiosa.

All'inferno l'ortodossia! Da quel momento in poi, decisi che avrei fatto qualsiasi cosa pensavo avesse potuto funzionare per aiutare un paziente. Se era qualcosa che qualcuno non aveva mai registrato nella letteratura studiata alla scuola di medicina non importava. Il paziente era l'obiettivo del mio lavoro; la salute mentale del mio paziente era l'obiettivo dei miei sforzi. Se potevo aiutare una mente tormentata ad accettare la realtà, a conoscere gioia, amore, amicizia, e la bellezza della vita, allora qualsiasi cosa avessi fatto sarebbe stata giusta.

La mia posizione mi ha spesso posto in contrasto con i colleghi, ma ho continuato a provare l'insolito quando necessario. Il benessere dei miei pazienti è l'unica considerazione, e posso confrontare la mia percentuale di successi con quella di chiunque altro.

Non mi piace essere un solitario. Duole sapere che sono stato messo in ridicolo come pazzo da persone che non contestano i miei successi, solo i miei metodi. Certe volte sicuramente desidererei il plauso che potrei ricevere se i miei metodi fossero più tradizionali. Ma più ancora voglio che i miei pazienti stiano bene in fretta. Qualche volta, specialmente con casi di MPD, questo significa rigettare l'ortodossia per qualsiasi cosa funzioni in un particolare momento per un particolare paziente.

Ogni giorno con un paziente MPD è una sorpresa. Talvolta la situazioni possono essere spassose; altre volte sono tragiche. Una delle più dolorose lezioni che Carrie mi insegnò è quanto può essere forte una personalità multipla. Lei non pesava più di 45 chili; il suo corpo era sottile e non aveva grossi muscoli. Chiunque avrebbe potuto sopraffarla con poco sforzo. Questo perlomeno era vero quando lei era se stessa.

L'incidente più violento capitò verso la fine della vita di Carrie. Aveva un lavoro e si era risposata, questa volta con un alcolista spiantato che aveva incontrato nel centro di cura per l'alcolismo quando era una infermiera. Era un disturbato mentale che era stato sbattuto fuori da ogni centro di cura dell'alcolismo perché era stato continuamente ubriaco nei cinque anni passati. L'ospedale dove lavorava Carrie sarebbe stato l'ultimo, perché aveva finito i soldi. Sposare Carrie sembrava essere una risposta a tutti i suoi problemi; sarebbe stato sostenuto da qualcuno che non faceva caso al fatto che bevesse. Naturalmente il matrimonio non ebbe la mia benedizione, un fatto di cui nessuno dei due si curò.

Il matrimonio fu un disastro sin dall'inizio. La coppia litigava, beveva troppo e fece debiti. A suo credito, il nuovo marito di Carrie suggerì che forse avevano fatto un errore. Ma Carrie, invece di essere d'accordo su questo fatto ovvio, esplose contro di lui, e lui con riluttanza accettò di continuare a far funzionare le cose.

Un pomeriggio ricevetti una chiamata dal marito di Carrie. Disse che Carrie era esplosa con lui senza alcuna ragione dopo essere tornata dalla casa della sorella. Si comportava in modo così strano che lui mi chiese se potevo venire ad aiutarlo a fronteggiare il problema. Guidai fino a casa loro, dove stavano scaricando la spesa dalla sua auto.

"Dottor Allison" disse Carrie, "che bello vederla. Era di passaggio o è venuto per qualcosa?"

Era simpatica, calma e in perfetto controllo. Non capivo cosa avesse voluto dire il marito. Quando fui invitato a casa, li accompagnai in cucina. Carrie posò la spesa, sorridendo felice. Improvvisamente Carrie si trasformò completamente, la sua faccia indurita, gli occhi fiammeggianti.

"Maledettofigliodiputtanabastardotiodio" urlò, le parole che si accavallavano, la sua voce dura che riecheggiava tra le pareti. Si scagliò contro di me, con i pugni che scattavano contro il mio corpo. I colpi erano forti, quasi come quelli di un pugile, e temetti seriamente che mi uccidesse.

Rannicchiai il mio corpo, alzando le braccia per parare i colpi. Poi allungai le braccia e le afferrai i polsi. I suoi pugni colpirono il mio collo e lo stomaco. Il dolore corse per il mio corpo. Temetti di svenire e che lei mi prendesse a calci fino ad uccidermi prima che suo marito potesse venire in mio soccorso. La tenni disperatamente, ignorando il modo in cui ripetutamente colpì col ginocchio il mio stomaco e i genitali. Carrie si contorse e rivoltò nella mia presa. Le sue braccia erano di acciaio, e le le liberò dal mio controllo. Poi corse verso il bagno, si fermò, si voltò e ne uscì.

"Salve, dottor Allison" disse la donna che avevo di fronte, "Certo che era veramente arrabbiata con te, eh?", ridacchiò, scrollò le spalle e mi guardò timidamente. "Spero che non l'abbia ferita. Mi ci è voluto un po' per prendere il controllo"

"Debra?" chiesi, "sei tu?"

"Naturalmente" fece una risatina, "e sono veramente dispiaciuta di come lei si è comportata. Io…"

"Tumaledettobastardofigliodiputtanastoper" urlò la persona che avevo visto prima. Si scagliò contro di me di nuovo, e questa volta suo marito la bloccò. Come lei cadde in avanti, le strinsi le braccia intorno e insieme la tenemmo a terra. Io pesavo il doppio, e suo marito era piuttosto grosso, e tuttavia era tutto ciò che potevamo fare per tenerla sotto controllo mentre telefonavo alla polizia e chiamavo degli agenti e un'ambulanza.

Quando gli agenti arrivarono, ero a malapena in grado di aprire loro la porta. Videro il marito di Carrie e me che lottavamo con la donna minuta e bella e mi chiesero cosa non andasse. Come cominciai a spiegare il suo corpo si afflosciò e sentìì di nuovo delle risatine.

"Può lasciarmi ora, Dottor Allison, sono Debra. Sono proprio poliziotti? Facciamo un giro con l'auto della polizia? Ho sempre voluto andare alla stazione di polizia". Ridacchiò di nuovo.

Spiegai la situazione ai quattro poliziotti, sebbene sia certo che non credettero ad una parola di ciò che dissi. Fortunatamente arrestarono Carrie in precedenza quando aveva combinato guai nei bar e in altri luoghi pubblici, e pensarono che vi fosse una possibilità che avessi ragione. E tuttavia c'era qualcosa di bizzarro nel vedere suo marito, quattro robusti poliziotti e me scortare questa delicata bellezza finché non salì sull'ambulanza.

"Posso avere un passaggio? Suonate la sirena? Voi…"

"succhiacazzomaialiiononvadodanessunaparteconvoifiglidi". L'altra donna era tornata. Colpì un agente allo stomaco, pestò il piede ad un altro fratturandoglielo, colpì al collo il terzo, e improvvisamente ci fu un parapiglia, con quattro agenti, due infermieri dell'ambulanza, suo marito e io a malapena in grado di arginarla.

Dopo parecchi minuti gli agenti le misero le manette e la assicurarono con cinghie alla barella, dove giacque urlando per tutto il tragitto verso l'ospedale.

Non scoprii mai quale fosse quella personalità alternativa. Al tempo dell'incidente la maggior parte delle personalità di Carrie erano scomparse. Sospetto che avesse accumulato rabbia contro il suo nuovo marito. Non voleva ammettere di aver fatto un errore. Non voleva lamentarsi con me o discutere i comportamenti di lui che non le piacevano. Invece soppresse tutti i suoi sentimenti finché non fu più possibile contenerli. Dal momento che si era rifiutata di gestirli in modo sano, gestì il problema come aveva sempre fatto. Creò una nuova e ultra-violenta personalità. Ero sicuro che non fosse Wanda, dal momento che era un certo tempo che Wanda era scomparsa e non era stata così patologicamente violenta verso le altre persone. Questa persona era di sicuro nuova e speravo di non vederla più di nuovo.

Il giorno dopo, visitai Carrie in ospedale. Aveva una amnesia totale riguardo tutto ciò che era accaduto dal momento in cui aveva lasciato la casa della sorella finché non si era svegliata alle otto di mattina nella stanza di isolamento dell'ospedale. Era parecchio imbarazzata e agitata quando le riferii i dettagli. Non era fiera di ciò che aveva fatto, ed era molto preoccupata che pensassi male di lei.

Tentai di calmare Carrie e di spiegarle che non ce l'avevo con lei. Pensai di aver chiarito che l'avevo a cuore ed ero veramente desideroso che stesse meglio. Forse ci riuscii. Forse quello che dissi non fu sufficiente. Forse i suoi problemi emozionali erano così schiaccianti che persino la consapevolezza dell'amore e della sollecitudine degli altri non significavano niente per lei. Non so.

Quando Carrie fu dimessa, andò a casa e tirò fuori la sua scorta di medicinali. Aveva messo da parte campioni omaggio di sedativi alla clinica per il trattamento dell'alcolismo dove lavorava. Li prese con una massiccia dose di vodka. Il suo nuovo marito trovò il suo corpo freddo nella loro doccia quando tornò indietro a riprendersi i vestiti. Si era uccisa dopo aver scoperto che lui l'aveva abbandonata.

Come fronteggia uno psichiatra la perdita di una paziente? Non so come lo fanno gli altri. E' un soggetto che nessuno di noi ha voglia di affrontare o discutere. Tuttavia la morte fa parte della nostra pratica. Quando arriva, lo shock può essere devastante.

Nel mio caso, la morte di Carrie provocò una ricerca interiore di chi ero io e dove stavo andando. Fu l'esperienza più dolorosa che abbia mai attraversato e avrei voluto essere stato più attento per prevenire il suicidio. Avevo ancora altri pazienti che avevano bisogno del mio aiuto. Andai avanti, più vecchio, più triste, con un dolore che va diminuendo col tempo ma non sparirà mai del tutto.

Il caso di Carrie mi costrinse a rivedere alcuni punti della mia pratica professionale e mi aiutò a diventare più sensibile ai bisogni individuali dei miei pazienti. Lei mi insegnò a rimanere aperto alla esplorazione di strade nuove e ignote della mente e mi introdusse al concetto di parapsicologia nella mia pratica psichiatrica. Per la prima volta mi ero trovato di fronte a circostanze che non potevano essere spiegate con le comuni conoscenze psicologiche. La presenza di Bonnie, l'idea di possessione da parte di spiriti, è un concetto che non si accorda con le precise categorie definite da Freud, Jung e altri pionieri della psichiatria. Arrivai a capire che nonostante tutto quello che potessi sapere, i miei pazienti avevano esperienze che sfidavano sia la logica che il pensiero tradizionale. E nondimeno dovevo gestire queste esperienze in un modo efficiente. Avrei dovuto rimanere aperto ai nuovi concetti.

Spero di non incontrare mai più un'altra Carrie o Janette, e tuttavia sentii, dal momento in cui ebbi quei due casi, che nel mondo ce n'erano molti di più di quanto si era compreso sino a quel momento. forse l'unica ragione per cui erano rari era perché altri psichiatri avevano chiuso la mente a tali possibilità.

Così continuai con la mia pratica. A volte sentivo come se agissi meccanicamente, specialmente i primi giorni dopo la morte di Carrie. Poi cominciai a superare l'esperienza, tornando a funzionare in modo efficiente. Accettai che Janette aveva scelto di vivere e Carrie aveva scelto di morire. Non potevo far tornare indietro l'orologio, ma potevo far sì che una tale perdita non si verificasse più.

 

 

 

 

 

il caso di mark petroff

 

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La maggioranza dei miei casi riguardano soggetti femminili con personalità multiple. Questo è anche vero per la letteratura psichiatrica in generale. Se il numero di casi di donne con personalità multipla è piccolo, il numero di soggetti maschi è ancora più piccolo.

C'era un tempo in cui avrei potuto concludere che gli uomini con personalità multipla era improbabile che esistessero perché ben pochi uomini soffrono lo stesso tipo di trauma subito dalle pazienti - stupro o abuso sessuale estremo. Ma, come arrivò il primo paziente e poi un altro a chiedere una cura, ciascuno con segni di MPD, compresi che non vi sono certezze in questo campo. Se il fattore scatenante non è l'abuso sessuale, può tuttavia essere un trauma così grave che il bambino è costretto a cercare riparo entro di sé creando una personalità alternativa per comandare il corpo.

Potrebbero essere la violenza fisica e verbale di un padre emotivamente disturbato che è assolutamente incoerente nelle sue pretese di fronte al bambino. Ciò che è accettabile un giorno potrebbe non esserlo il giorno successivo, nelle stesse circostanze.

Un'altra ragione è che il comportamento maschile violento viene meno spesso diagnosticato come patologico rispetto a quello femminile. Uno dei miei pazienti fu portato in tribunale per una rissa in cui la sua personalità alternativa violenta, Johnny, aveva sopraffatto da solo una pattuglia della polizia e una banda di motociclisti. Il giudice trovò l'incidente quasi divertente, la moglie pensava che il problema fosse l'alcolismo e indusse il marito ad iscriversi ad un gruppo di alcolisti anonimi.

Il mio lavoro con soggetti maschili con personalità multiple mi ha condotto a nuove constatazioni. In precedenza ero convinto che la saggia personalità interiore (ISH, Inner Self Helper) presente in ciascuno di noi, che veniva in soccorso di pressoché tutti i miei pazienti fosse sempre in grado di impedire ad una sub-personalità piena di rabbia di commettere l'atto estremo dell'omicidio. La morte accidentale è sempre possibile, naturalmente, ma in tutti i miei casi precedenti la personalità cattiva e persecutoria era stata sempre controllata dall'altra istanza interiore.

Ma la realtà sembra essere differente. Fui coinvolto nel caso di un uomo che fu condannato a morte. Il suo caso è degno di essere esaminato, perché commise un omicidio deliberato nonostante la presenza della sua personalità protettiva.

Mark Petroff era un giovane dall'aria strana, poco più che ventenne quando mi fu mandato dalla Corte. Aveva capelli di un nero corvino che stavano sempre dritti sulla sua testa, come se fosse perennemente spaventato.

Era stato arrestato per incendio, e sembrava che non potesse in alcun modo contestare le accuse di aver bruciato sei case. Quando fu arrestato nella sua auto, le sue scarpe avevano frammenti di terra che provenivano dalle case. Aveva anche vari strumenti incendiari, fiammiferi, e altri oggetti identici a quelli utilizzati per incendiare. Sebbene accettasse l'idea di essere responsabile per gli incendi, il suo unico ricordo era che stava guardando l'ultima casa che andava in fiamme. Non sapeva come era capitato che avesse degli strumenti incendiari o quando avesse guidato arrivando alle case.

La mancanza di memoria di Mark fu il primo indizio della sua malattia, sebbene inizialmente non pensai all'MPD in connessione con questo caso. A quel tempo sapevo solo che aveva tremendi problemi emotivi generati dalla morte della madre in un incidente di cui si sentiva responsabile.

Quando parlai con Mark e lessi i documenti penali, appresi che Mark e i suoi fratelli avevano sempre portato rancore verso la società. Ben prima di essere teenager, avevano commesso vari crimini, incluso il furto con scasso e l'acquisto, la vendita e l'uso di narcotici. Sebbene la loro fedina penale mostrasse periodi di reclusione per infrazioni relativamente lievi, avevano sviluppato l'esperienza di criminali professionisti. Purtroppo, non mi fu concesso di lavorare con Mark abbastanza a lungo per imparare cosa scatenava questo comportamento antisociale, meno che mai per cambiarlo.

Il padre di Mark lavorava nel servizio forestale come pilota. Quando scoppiava un incendio nella foresta, suo padre volava sopra l'area, scaricando agenti chimici per fermare le fiamme. Era frequentemente lontano da casa, lasciando sua moglie a imporre la disciplina ai figli.

La madre di Mark era il pilastro della famiglia e molto severa. Riuscì a contenere le attività criminali dei figli e si diede da fare per limitare perché la loro fedina penale riportasse solo le infrazioni meno gravi. Sfortunatamente, il suo influsso cessò improvvisamente e tragicamente.

Un'estate, quando Mark era appena adolescente, sua madre portò i ragazzi in vacanza mentre il padre era al lavoro. Stavano girando per la campagna con un furgoncino, e Mark era annoiato. Era impaziente di rivedere la sua ragazza, e sua madre acconsentì a tornare un giorno prima.

La famiglia era quasi arrivata a casa quando un guidatore irresponsabile li fece uscire di strada, mandando il loro furgone a sbandare fuori controllo contro lo spartitraffico. Pochi secondi dopo ci fu l'urto e la madre di Mark fu decapitata sotto i suoi occhi. La sua testa fu completamente staccata dal corpo. I ragazzi furono feriti piuttosto seriamente.

Quando lui e i suoi fratelli furono portati all'ospedale, Mark trovò che lui aveva meno dolore e meno ossa rotte. Mentre guardava uno dei fratelli più giovani che si contorceva nell'agonia del dolore per le numerose ferite, Mark sentì uno schiacciante senso di colpa. Rivisse la vista della testa della madre che si staccava dal suo corpo mentre moriva istantaneamente. Era un uncubo che probabilmente venne proiettato infinite volte nella sua testa, anche se non condivise le sue emozioni con nessuno. Di fatto, tutti i ragazzi erano così tranquilli dopo le cure iniziali che nessuno si rese conto del trauma che avevano subito.

Gli psichiatri si rendono talvolta colpevoli di una incredibile mancanza di senso comune. C'erano diversi fratelli che avevano assistito all'orribile morte della madre. Avevano avuto un terrificante incidente d'auto e avevano sperimentato eventi destinati a reare paura, angoscia, e nel caso di Mark, senso di colpa. Necessitavano disperatamente di aiuto psicologico, possibilmente per un lungo periodo di tempo, e tuttavia non lo ricevettero.

Le suore che si occupavano dei pazienti parlarono con i ragazzi, offrendo loro guida spirituale. Questo poté confortarli un po', ma essi non potevano e non tentarono di confrontarsi con i loro problemi emozionali. Il compito fu lasciato al capo del raparto psichiatrico, che condusse un frettoloso esame dei ragazzi, su richiesta delle suore.

Lo psichiatra guardò i ragazzi giocare nell'ospedale, correndo con le loro sedie a rotelle e facendo altri scherzi da ragazzi. Dal momento che apparivano allegri in superficie, non vide alcuna ragione di scandagliare ulteriormente le loro menti. Il senso comune avrebbe dovuto trattenere lo psichiatra dallo scrivere una nota in cui li definiva come "adattati" così presto dopo l'incidente. Sfortunatamente, evitò la responsabilità di andare più a fondo. I fratelli furono rilasciati dall'ospedale dove le loro lesioni fisiche erano guarite.

Mark era pieno di emozioni contrastanti. Sentiva un devastante senso di colpa per aver "causato" la morte di sua madre e una rabbia estrema con la società in generale. Andò a vivere con la nonnache non riuscì a controllarlo e suo padre, che passava molto tempo lontano da casa. Mark divenne ancora più violento e indisciplinato, bruciando case, commettendo furti con scasso, e in generale compiendo attività criminali nei facoltosi sobborghi vicino casa sua.

La parte triste della storia di Mark è che ebbe così pochi contatti con psichiatri che l'avrebbero potuto aiutare. Il mio coinvolgimento non fu come terapeuta, ma come perito della sistema giudiziario.

Il mio primo incontro con Mark, che avvenne nel carcere della contea, fu inconcludente. Accettava il fatto che aveva appiccato gli incendi, ma non si ricordava dei fatti. Vedevo che Mark aveva bisogno di ulteriori cure, ma Mark non l'avrebbe permesso, a causa dell'atteggiamento degli altri prigionieri nei confronti della malattia mentale.

Non avevo idea che Mark potesse essere una personalità multipla quando parlai con lui la prima volta, ma ero assolutamente convinto che fosse estremamente disturbato. La mia relazione alla corte indicava che non era legalmente malato di mente. Necessitava un supporto psicoterapeutico intenso, e se fosse stato imprigionato, il mio consiglio era di mandarlo in un centro dove fossero disponibili cure adeguate.

Mark discusse il caso con altri prigionieri in cella ed essi lo derisero riguardo la possobilità di chiedere di essere portato in ospedale. Gli ospedali psichiatrici erano per imboscati disse uno dei detenuti. Erano per femminucce che non reggevano il carcere. Un vero uomo avrebbe accettato il carcere.

I commenti dei detenuti influenzarono profondamente Mark. Sebbene sembrasse riconoscere la validità delle mie preoccupazioni, non poteva accettare alcuna messa in discussione della sua virilità. Cercò un altro psichiatra e mise in piedi una commedia. Non so esattamente cosa disse e fece, ma ottenne quel che voleva. L'altro psichiatra dichiarò che Mark era semplicemente un individuo antisociale.

Mark fu mandato alla California Youth Authority per un anno. Durante la sua permanenza fu accusato di aver rubato il taccuino ad un altro detenuto, ciò che negò veementemente. Ma quando si cercò nel suo armadietto e vi fu trovato il taccuino, Mark non aveva idea di come ci fosse capitato. Effettivamente, come io scoprii dopo, una personalità alternativa aveva rubato il taccuino, e Mark non aveva alcuna consapevolezza dell'incidente.

C'erano altri indizi riguardo i problemi di Mark. In una udienza il padre aveva testimoniato che sembravano esserci due distinti lati della personalità di Mark. Una mattina era un fanatico religioso armato di Bibbia che non avrebbe calpestato una formica per timore della collera divina. Ma la sera si sarebbe imbarcado in un altro raptus distruttivo.

Mentre Mark era presso la Youth Authority, la legge della California fu cambiata. Ora era possibile a Mark fare causa allo Stato per aver gestito una autostrada non sicura. L'incidente che causò la morte della madre sarebbe potuto non accadere se ci fosse stato uno spartitraffico adeguato. Questa presunta negligenza daparte del dipartimento stradale dello stato poteva divenire la base per un'azione giudiziaria.

Erano passati tre anni dall'incidente, troppo lunghi per iniziare una causa, a meno che non fosse stabilito giudizialmente che Mark era troppo disturbato mentalmente al tempo dell'incidente per capire pienamente i suoi diritti civili. Questo era un cavillo. Mark non fece causa ai tempi dell'incidente perché non c'era ancora una legge.

Il padre di Mark divenne l'istigatore dell'azione giudiziaria, e il suo legale mi chiese un'altra valutazione psichiatrica di Mark. Il ragazzo ancora non era in grado di ricordare cosa accadde durante gli incendi, così lo ipnotizzai e chiesi di parlare con chiunque avesse bruciato le case. Improvvisamente emerse un mostro pieno di furia. Era la personalità del persecutore di Mark, e la scoperta mi scioccò. Quando lo chiamai "Mark" quello bestemmiò contro di me ad alta voce e mise in chiaro che il suo nome era Carl.

Intervistai Carl come meglio potei. Non sapeva decidere se dirmi di andare all'inferno e rifiutare di dire altro o rispondere alle mie domande nel modo più offensivo possibile.  Fortunatamente scelse la seconda possibilità e gradualmente appresi la sua storia. Carl era "nato" all'età di sette anni, quando una gang di teenager aveva catturato Mark e l'aveva brutalmente violentato.

Era un caso classico, scatenato da una forma particolarmente brutale di abuso sessuale. La connessione sessuale mi convinse che erano coinvolte altre personalità, e immediatamente iniziai a farle venir fuori.

Una delle prime personalità alternative che scoprii era un soccorritore. Mark era rimasto invischiato con dei contrabbandieri che portavano narcotici negli stati uniti con una barca. Carl era stato assunto come membro dell'equipaggio dopo che l'equipaggio precedente andò in carcere. Quando la nave fu oggetto di un blitz della polizia per la seconda volta, il suo soccorritore prese il controllo, adottando un atteggiamento innocente nei confronti dell'intera faccenda. Convinse la polizia che non sapeva nulla sulla vera natura del carico della  nave e che era assai scosso daltrovarsi coinvolto in una attività criminale. La sua storia fu così convincente che non andò mai in carcere né fu mai collegato al giro dei contrabbandieri.

Ero estremamente preoccupato da tutto questo e volevo aiutare Mark. Ma sentivo che non potevo agire sia da terapista, depositario delle più profonde paure e segreti, e come consulente del suo avvocato, dal momento che stava cercando di manipolare il sistema legale. Era venuto da me una volta per quello che credeva il suo problema più serio: essere un guardone. La piromania non era un problema; non la considerava lontanamente preoccupante quanto le sue tendenze voyeuristiche.

Mentre Mark veniva valutato, divenni indirettamente responsabile per una catena di eventi che avrebbe avuto conseguenze disastrose sia per Mark che per un'altra mia paziente, Lila, che era l'operatrice della macchina della verità nel mio studio. A causa della presenza giornaliera di Lila nel mio studio, incontrò Mark quando venne per la sua valutazione. Si piacquero e decisero di uscire insieme. In retrospettiva, dovrei aver tentato di impedire la loro socializzazione, ma in realtà non potevo fare molto per fermare quello che decidevano di fare fuori del mio studio.

Comunque, la personaliltà persecutrice di Mark, Carl, divenne l'amante della personalità persecutrice di Lila, Esther. Il peggio di ciascuno di loro due aveva trovato un legame comune nel loro odio per il mondo e le personalità originarie in cui vivevano.

In questo periodo, Lila viveva in un piccolo appartamento dove viveva Marie, la mia segretaria. Marie aveva aiutato Lila a trovare casa in modo da poterla tenere d'occhio. Marie e io fummo stupiti  quando Carl decise di andave a vivere con Esther, una situazione che sia Mark che Lila accettarono.

L'agente per la libertà vigilata di Mark fu anche lui scandalizzato dal nuovo accomodamento di Mark. Chiamò me e lo psichiatra della California Youth Authority per discutere ciò che si poteva fare. Era convinto che due giovani dovessero sposarsi o stare separati. La convivenza non era accettabile.

Io ero di fatto abbastanza contento della soluzione, a dispetto delle mie personali vedute sulla coabitazione senza matrimonio. Lila aveva mostrato tendenze suicide, e ero contento che stesse ricevendo costante supporto emotivo da qualcuno che teneva a lei. Carl non veniva fuori quando c'era Lila, cosicché non vi erano rischi per la sua sicurezza al riguardo. Dal momento che lo stesso Mark era fortemente protettivo, questa situazione piuttosto fuori dell'ordinario era vantaggiosa per Lila. Lila rappresentava una buona influenza su Mark. Poteva tenerlo in riga, e gli diede un obiettivo. Comunque, nessuno dei due era mentalmente ed emozionalmente pronto per il matrimonio e c'erano poche possibilità che potessero stare insieme dopo che l'uno o l'altro avessero guadagnato la piena salute mentale. Date le circostanze, vivere insieme sembrava una soluzione ragionevole. Il matrimonio, d'altro lato, sarebbe stato socialmente accettabile ma un disastro.

Ma io non fui ascoltato dalla coppia. Furono fatti i preparativi per un matrimonio e io andai alle prove. Ma persino quell'evento era condannato. Lila subì una trasformazione completamente inaspettata e io fui grato alla sorte di essere lì per prevenire ulteriori disastri.

Fino al matrimonio pensavo che Lila, la falsa personalità di facciata, era anche la personalità originaria. Come scoprii in terapia, non lo era. La personalità originaria, Susan, era scomparsa a tre anni, così completamente traumatizzata che non aveva fatto altre apparizioni per quindici anni. I progressi di Lila alla fine resero possibile l'apparizione possibile - e il cambiamento avvenne proprio mentre camminava per la navata della chiesa durante le prove del matrimonio!

Improvvisamente divenne assente, poi spalancò gli occhi. Si guardò intorno, con la bocca aperta. Guardò il suo vestito da sposa e alla gente intorno a lei. Il suo viso si contorse lievemente, e iniziò a piangere. In una voce acuta e infantile disse "Non voglio sposarmi. Non mi piace. Non voglio sposarmi". Le vennero le lacrime agli occhi e il suo naso iniziò a sgocciolare. Iniziò a pulirselo con la manica del vestito, ma qualcuno ebbe la presenza di spirito di darle un fazzoletto. Si soffiò il naso in modo goffo, poi pianse ancora.

Molti dei presenti non avevano idea di quello che stava succedendo e probabilmente pensarono che Lila fosse un caso di isterismo dell'ultimo momento. Fortunatamente, nessuno di loro comprese che Lila era stata rimpiazzata da una bambina di tre anni.

La mia mente pensò affannosamente ad un possibile corso di azione. Dovevo fermare il matrimonio? Da un lato mi trovavo improvvisamente di fronte ad un'altra personalità che non avevo mai incontrato. Sicuramente era un indizio che Lila non era stabile quanto pensavo. D'altra parte, sia Lila che Mark avevano l'età legale secondo le leggi dello stato. Nessuno dei due era legalmente dichiarato incapace di intendere e di volere e quindi erano pienamente autorizzati a prendere da soi le proprie decisioni, almeno per quel che riguardava i tribunali. Avrei dovuto affrontare una lunga azione per provare che esistevano delle ragioni per negare l'autorizzazione al matrimonio, e non c'era tempo. Erano consapevoli ciascuno dei problemi mentali dell'altra e avevano stretto un accordo con gli occhi aperti, sebbene io contestassi la loro valutazione. Decisi che potevo fermare il matrimonio solo se Susan fosse giunta a dominare il corpo e avesse rifiutato di tornare a quella parte della mente da cui era venuta. Se avessi fallito nel riportare il controllo a Lila, Susan avrebbe fermato comunque il matrimonio con le sue azioni infantili.

Disperatamente ragionai con Susan. Le parlai come se fosse una bimba indisciplinata, ottenendo finalmente un compromesso. Accettò di lasciare il controllo a Lila alla condizione che quando il dolce matrimoniale fosse tagliato alla cerimonia, ne potesse avere il primo pezzo. Altrimenti avrebbe probabilmente urlato e strepitato per tutta la cerimonia. Susan si ritirò come promesso, e le prove procedettero senza altri incidenti. Durante la cerimonia vera e propria, il giorno successivo, Lila sembrava radiosa come era ogni sposa. Quando iniziò a tagliare la torta, la sua mano si fermò e i suoi occhi si appannarono. Una Susan di tre anni tornò e tagliò maldestramente una grossa porzione, che si infilò famelicamente in bocca, sporcandosi naso, labbra e guance con la glassa. Quando ebbe finito, sorrise felice mentre qualcuno le puliva la faccia con un fazzoletto. Poi si ritirò di nuovo, per ritornare solo quando la richiamai per la terapia nel mio studio. Il ménage matrimoniale fu strano quanto il matrimonio. Lila e Mark si innervosivano l'una con l'altro e divennero scontenti della relazione. Esther e Carl d'altro canto, godevano molto della reciproca presenza. Si dettero a ogni tipo di avventura sessuale e condivisero il gusto di divertimenti insoliti. Per esempio andavano alla spiaggia con la luna piena poi correvano e gridavano come se fossero posseduti. Questo non aveva niente a che vedere con la loro malattia. Era semplicemente il loro modo di divertirsi e di spaventare chiunque li vedesse o udisse.

Come ci si poteva aspettare, il matrimonio non durò. L'attrazione delle due personalità persecutrici non era abbastanza forte da tenere insieme la coppia. Si separarono in un tempo piuttosto breve. Mark se ne andò con un'altra ragazza e divenne progressivamente amareggiato nei confronti delle donne in generale.

Mark aveva sempre avuto una vita sessuale travagliata. Il trauma della violenza di gruppo che aveva sperimentato fu intensificato dall'atteggiamento di sua madre di fronte al sesso. Lei pensava che il sesso fosse una cosa sporca e lo picchiava duramente per normali espolrazioni sessuali giovanili. La prima volta che baciò una ragazza lo colse sul fatto e lo percosse. Non descriveva mai il sesso come un atto desiderabile. Piuttosto gli disse che il sesso poteva dare ad un ragazzo malattie mortali.

Quando Mark aveva sedici anni, ebbe la prima esperienza omosessuale. Uno o due incontri omosessuali non sono insoliti nella vita di un ragazzo durante i primi anni di risveglio del sesso. L'estremo senso di colpa e la paura sperimentati da Mark erano pure essi alquanto normali per quell'età. Ma la situazione di Mark era differente nel senso che queste prime sperimentazioni non furono la sua ultima esperienza.

L'incontro omosessuale che fece da catalizzatore per la condanna a morte di Mark avvenne un mattino in cui aveva preso delle droghe stimolanti. In quel periodo usava droghe pesanti meno di frequente, ma faceva un forte uso di barbiturici e LSD.

Le droghe lo rendevano estremamente irrequieto. La sua ragazza voleva che stesse a casa con ei, ma lui decise che doveva uscire. Replicò: "Devo stare solo. Non sopporto gente intorno tutto il tempo. Mi fa proprio impazzire. Devo avere la mia privacy".

Mark decise di unirsi ad una partita di poker. Conosceva gli altri, e tutti avevano un carattere simile al suo. Avrebbero giocato a carte, bevuto e preso delle compresse parlando poco o nulla per venti e più ore. Era quasi come stare da soli, e aveva qualcosa da fare.

La partita di poker quel giorno terminò presto. Se ne andò verso mezzanotte, poi entrò in un bar. Durante la partita aveva bevuto e fumato marijana, ma voleva bere ancora.

"Sedetti un un bar e ricordo che ero a due sgabelli di distanze da questo tipo biondo. Eravamo come separati da un gruppo di persone che erano all'altro capo del bar. Ordinai una birra e uno schizzo di tequila, è tutto ciò che bevvi".

L'altro era un omosessuale che parve impressionato dall'immagine da macho che Mark rivelò quando bevve d'un sorso la tequila invece di sorseggiarla. Iniziarono a parlare, l'uomo gli offrì un altro giro, poi offrì Mark.

Quando Mark fu pronto ad andarsene, un altro omosessuale li avvicinò e iniziò una conversazione. Iniziò a parlare di astrologia e chiese a Mark il suo segno zodiacale. Mark riferì, "Il tipo era vestito in modo molto ricercato e non aveva soldi. Gli offrii una sigaretta".

Mark diede un passaggio al secondo uomo. Viveva in una casa di villeggiatura che apparteneva ai genitori, che erano via. Invitò Mark per un drink.

Non appena furono entrati, disse Mark, l'uomo gli fece delle avances. Gli pose il braccio sulla spalla e quando la mano arrivò al cavallo dei pantaloni gli chiese: "L'hai mai fatto?"

Mark riferì,

 

 

Non gli risposi. Ci togliemmo i vestiti e non ricordo di averlo fatto. Non riesco a ricreare la scena nella mia mente, ma so che lo facemmo. Andammo in camera da letto e sul letto. Non ricordo molto, tranne il fatto che ricordo l'immagine di me col braccio intorno al suo collo e la mia mano sulla sua faccia, che gli chiudeva naso e bocca. Lo stavo strangolando.

La cosa successiva che mi succede è di essere spaventato senza sapere perché. La cosa successiva che ricordo è che stavo rivestendomi nella cucina di sopra e da quello capii che è lì che ci spogliammo e lasciammo i vestiti. Penso di essere rimasto un'ora dopo che fu ucciso. Girai per la casa.

 

 

Di fatto, Mark cercò per la casa, ma i suoi scopi non gli erano chiare in quel momento.

Il problema di Mark era che alcune delle azioni erano sue e altre di Carl. Mark era stato quello che aveva accettato le avances inizialmente. Ma Carl prese il controllo nel letto strangolando l'altro finché non fu sicuro che fosse morto, poi restituì il controllo a Mark. Mark fu consapevole di quel che era accaduto perché il cadavere era una prova eloquente. Tuttavia egli non ebbe davvero alcuna consapevolezza dell'omicidio.

Mark tornò a casa e trovò un suo amico, pure lui coinvolto nel traffico di droga, che lo aspettava. Era addormentato, ma Mark lo svegliò e gli raccontò dell'omicidio. L'amico era abbastanza tranquillo e lo portò in un ristorante. Ma Mark era troppo sconvolto per mangiare.

Mark era più sconcertato che pentito dell'omicidio. Era stato come un sogno. Paragonò l'omicidio ad un programma dove qualcuno scatta, commette un atto violento, poi si calma e non ha alcun ricordo dell'incidente.

Più Mark rifletteva sull'incidente, più giungeva ad odiarsi e ad aver paura di ciò che era diventato. Era terrorizzato da se stesso e non voleva andare avanti. "Volevo uccidermi" mi disse, aggiungendo, "andai a casa di un amico per prendere sufficiente eroina da uccidermi".

Mark non ebbe mai l'occasione di farsi l'overdose. La gente nel bar se lo ricordava e ricordava che aveva lasciato il bar con la vittima. La polizia lo arrestò prima che avesse potuto iniettarsi la dose fatale.

Io venni di nuovo chiamato in causa. L'avvocato della difesa voleva la mia valutazione perché avevo conosciuto Mark nel corso di alcuni anni. Discutemmo di ciò che aveva fatto, del ruolo giocato da Carl e di altri fattori collegati al suo crimine più recente.

Chiesi a Mark se voleva che lo ipnotizzassi di nuovo in modo da poterlo aiutare a ricordare ciò che era accaduto e affrontarlo. Spiegò di essersi veramente sforzato di ricordare, e parte dei suoi ricordi erano tornati durante il sonno e la meditazione. Se pure non ricordava l'atto, pensava di aver capito cosa era avvenuto.

"Penso che se lo uccisi fu perché (nella mia mente) non lo stavo realmente uccidendo. Non stavo uccidendo lui. Stavo uccidendo me stesso.

Descrivendo i suoi sentimenti durante l'assassinio, Mark disse: "In quel momento ero spaventato, e lui era morto; mia madre era lì e il diavolo. Mi avrebbero ucciso per quel che avevo fatto. Pensavo che il diavolo fosse lì, e che mia madre fosse lì, tentando di uccidermi. Tutti i sogni che la riguardano terminano con lei che mi vuole uccidere".

Mark descrisse i suoi sogni dicendo,

 

 

"Il sogno iniziò con me che ero spaventato [dopo l'omicidio]. Stavo lì, e il tipo era morto, e mia madre stava tentando di uccidermi e mi uccise. Poi avevo una pistola in mano e iniziai ad uccidere tutti quelli che mi capitavano a tiro, e c'erano tutte queste persone intorno a me che si gettavano su di me, così riuscii a fuggire. Presi un'auto e guidai fino in cima ad una scogliera per fuggire da loro. Questa è stata la fine del sogno".

"Talvolta penso che la stessa cosa è in quella finestra" continuò additando una finestra vicino alla sua cella. "Penso che ci sia mia madre che tenta di uccidermi".

 

 

Era ovvio che uno dei problemi di Mark era l'orribile, schiacciante senso di colpa che continuava a provare riguardo l'incidente d'auto. Sapevo che doveva trovare un modo per superare questo senso di colpa così intenso.

"Hai chiesto perdono a tua madre?" chiesi

"Sì…, No…"

"Perché non provi?"

"Io… Io so che lei mi perdona" disse Mark iniziando a piangere.

"Ma non lo pensi" dissi, "Devi chiederle perdono prima che questo possa arrivare".

Improvvisamente le emozioni di Mark lo sopraffecero. La sua voce sembrò esplodere mentrè gridava, "L'ho fatto! L'ho chiesto! Ho supplicato! MA NON POSSO PERDONARMI!"

"Non spetta a te perdonarti. E' a dio che spetta perdonarti".

 

 

"Lo so. Ho chiesto che mi fosse tolta la colpa. Per favore toglietemi la colpa. Toglietela tutta. Ma non se ne va. Rimane tutto il tempo. Mi perseguita".

"Non sono perseguitato più solo dalla morte di mia madre. Sono perseguitato da tutto, ogni piccola cosa. Ogni atto che penso sbagliato mi perseguita. C'era una ragazza che incontrai quando ero una matricola alla scuola superiore. Non mi conosceva. Usciva con un altro ragazzo, poi, verso la fine dell'anno scolastico si innamorò di me. Ma io già allora sapevo a che punto fosse la mia vita. Ero autodistruttivo e tutti coloro che mi fossero stati vicini sarebbero stati feriti. Così non volli che lei si avvicinasse a me e lei venne e mi disse. "Ti amo. Ti prego, ti amo". Io dissi "diventiamo amici". Ma lei non si accontentava di questo e io me ne andai".

"Quel ricordo ancora mi tormenta. Tutti i ricordi mi tormentano"

"In modo simile, stavo vivendo con una donna con un figlio. Portai il bambino al parco e passai la giornata giocando con lui. Si divertì molto, ma sua madre volle portarlo in barca sul lago e io dissi: 'è troppo costoso, non me lo posso permettere'"

 

 

Mark spiegò che in quel periodo non riusciva a dormire a causa degli incubi ricorrenti. "Così finì che prsi i soldi che avevo detto non avevo da spendere per il bambino e li spesi per la droga, in modo da dormire senza sogni"

L'aver privato il bambino del divertimento riempì Mark di senso di colpa che continuò a tormentarlo. E tuttavia non sperimentò queste emozioni durante i crimini, probabilmente perché una personalità alternativa aveva preso il controllo in quelle situazioni. Scoprì solo dopo quel che aveva fatto, se gli sovveniva o altri glie lo dicevano. Allora paura e rimorso ricominciavano a tormentarlo. L'unica eccezione fu la volta dell'assassinio. Come disse,

 

 

"Subito dopo che uccisi il tipo, mi rialzai e lo guardai e fui spaventato che potesse tornare in vita. Dissi ai poliziotti che lui sarebbe ritornato in vita e che ero spaventato. Sapevo che era morto. Era sicuro che fosse morto, e, allo stesso tempo avevo paura che potesse tornare a vivere. Non ricordo come appariva o di aver visto qualcosa in quel momento. Ero spaventato. Ogni cosa aveva avuto un blackout, tranne la paura, e ricordai che quando mia madre fu uccisa, lei era sull'autostrada, a pezzi, e io sapevo che era morta. Ma per un paio d'ore continuai a pregare le persone di dirmi se era morta. Fisicamente sapevo che era morta, ma in un altro senso sapevo che era viva"

 

 

Ciò che Mark stava descrivendo era di fatto una tipica reazione di lutto - la negazione di un orribile incidente di cui si sa ma che non si vuole affrontare. Aveva bisogno di sentirsi dire di nuovo della morte fino a che non sarebbe riuscito ad accettare realmente l'enormità di quello che era avvenuto.

Più parlavamo, più il ragionamento inconscio di Mark divenne chiaro. Si sentiva in colpa riguardo la relazione omosessuale. Sapeva che sua madre l'avrebbe punito severamente. Sentiva che se sua madre fosse stata viva, gli avrebbe inflitto la perna di morte. Quando ebbe sesso, lui fu improvvisamente sua madre e nella sua mente aveva intorno il diavolo e molte altre persone. Poi, nel suo tumulto mentale, divenne sia la vittima che il carnefice. L'uomo che morì fu solo una vittima del ragionamento folle di Mark. Non era la persona che Mark stava pensando di star uccidendo.

E tuttavia Mark uccise. Nessun soccorritore all'interno della sua mente venne fuori per fermare la sua mano. Nessuno lo tirò indietro all'ultimo minuto. Fu un atto deliberato, sebbene la realtà fosse così confusa nella sua mente che fu più un suicidio che un assassinio.

Dopo l'assassinio, Mark cercò per tutta casa. Andò di stanza in stanza cercando. La polizia non seppe mai cosa stesse cercando. Prese delle monete e poi le gettò via. Le sua azioni sembrarono irrazionali finché non lo interrogai più approfonditamente.

"Avevo sogni in cui mia madre era ancora viva", disse Mark.

 

 

Era da qualche parte, ancora viva, il suo corpo che ancora agiva e si muoveva, e io partivo e cercavo di trovarla. Era ancora viva, e mi dava la colpa dell'incidente. Continuava a darmi la colpa dell'incidente. Ancora e ancora, come un canto torturante. L'unica via in cui potevo fermarla dall'incolparmi era trovarla e ucciderla io stesso. Nei miei sogni le davo la caccia la trovavo e tentavo di ucciderla

 

 

Mark ammise che quando cercò per la casa stava cercando la fonte della sua colpa e della sua violenza. Sapeva che c'era "qualcosa" fuori di lui che era responsabile per tutti gli orribili eventi. Tentò freneticamente di localizzare "la cosa" così che potesse gettare via "la cosa" o distruggere "la cosa" e in tal modo liberarsi da questo torturante senso di colpa.

Come parlammo, la ragione degli incendi che aveva appiccato in precedenza divenne chiara. Mark stava cercando di bruciare qualsiasi cosa contenesse la causa del suo tormento interiore. Era convinto che a meno che non avesse trovato il particolare oggetto che causava la sua colpa, un oggetto che esisteva solo nella sua mente torturata, non sarebbe mai stato libero dal trauma emozionale che aveva gravato su di lui così a lungo.

 

 

Io ho sogni dove mi uccidevo spesso. Ebbi un sogno dove mi gettavo all'inferno, e mi trovavo nelle tenebre. Continuai a cercare di tornare nel mio corpo. Giudicavo me stesso. Volevo morire e dissi: "Prendimi, morte! Prendimi, morte!"

Potevo sentire me stesso nella mia testa urlare… urlare di svegliarmi. "Qualcuno mi aiuti! Qualcuno mi aiuti!". Poi ricaddi nell'oscurità e tornai in me e riaprii gli occhi, e sentii come se dei pesi gravassero sul mio corpo. Avevo dormito per sette ore e ero completamente esausto. Potevo a malapena tirarmi fuori dal letto, ma lo feci perché pensavo che, se fossi ricaduto addormentato, sarei tornato dove ero stato.

 

 

Questo fu il primo omicidio commesso da Carl/Mark. Mentre stava vivendo con la sua prima ragazza ebbero una lite violenta, e lui uscì arrabbiato di casa. Durante la sua assenza un uomo entrò e la violentò.

Di nuovo una donna aveva sofferto per una azione di cui Mark rimproverava se stesso. Era convinto che avrebbe dovuto stare a casa per proteggerla.

Mark non poteva reggere l'idea dello stupro. Non poteva discutere i suoi sentimenti con la sua ragazza, né aveva il coraggio di parlare delle sue emozioni. Tutto quello che sapeva era che era in qualche modo responsabile.

Mark affrontò lo stupro nell'unica maniera che conosceva, usando lo stesso tipo di negazione che aveva usato quando sua madre fu uccisa. Si costrinse a credere che lo stupro era stato la inevitabile conseguenza delle azioni della ua ragazza. Forse alle donne piaceva veramente essere violentate, e la sua ragazza aveva incoraggiato la cosa. Dopo tutto, se le cose stavano così, quello sarebbe avvenuto, alla fine, indipendentemente dal tempo che Mark passava a casa. E tuttavia lui non poteva parlarne con lei. La sua mente contorta formulò un piano alternativo.

Mark ragionò che l'unico modo per capire se alle donne piacesse lo stupro era di mettere alla prova la teoria. Cominciò a discutere la situazione con un suo amico. L'amico era uno di quei perdenti che passano la vita svaligiando case con Mark. L'amico era affascinato anche lui dall'idea dello stupro, così furono d'accordo nel voler provare com'era e quali sarebbero state le reazioni di una donna.

C'era la luna piena la notte in cui i due giovani uomini decisero di stuprare una donna. Andarono al molo per bere e prendere metamfetamine. Era la prima volta che Mark usava questo stimolante, e sentiva come se il diavolo stesso fosse entrato nel corpo e nella mente, così che lui non governava i suoi atti.

Seguirono parecchie donne con la loro auto, e finalmente scelsero una donna eccezionalmente bella che videro sola in un caffè. La seguirono fino al suo appartamento vuoto e vi penetrarono dalla finestra del bagno.

La afferrarono prima che potesse capire cosa stava succedendo e cominciarono con le effusioni. Senza che Mark lo sapesse, il suo amico aveva portato un coltello, e lo usò per tagliarla alla gola. Poi la colpì al petto, tagliandola sulle costole in modo che lei sanguinò abbondantemente, mentre gridava e lottava.

Il compagno di Mark godette del dolore della ragazza. La violentò, poi lasciò che Mark prendesse il suo posto. Quando Mark terminò pensò che la ragazza aveva sofferto abbastanza. Prese il coltello e la colpì al cuore. Questo colpo fu fatale.

Per qualche ragione ignota Mark e il suo amico decisero di prendere dei souvenir dall'appartamento. Forse Mark inconsciamente  cercava punizione e sapeva che prendere quelle cose lo avrebbe fatto arrestare. Presero un calcolatore tascabile, alcuni collant e uno o due oggetti ciascuno dei quali era facilmente identificabile come rubato e ricollegabile alla vittima.

Mark guidò fino alla casa dell'amico, dove svegliarono il suo compagno di stanza. Erano estramente eccitati e compiaciuti con se stessi e dettero la calcolatrice all'amico. L'amico parlò del fatto alla sua ragazza e quella cercò di spingerlo a denunciare l'omicidio alla polizia.

La polizia aveva investigato senza successo per un mese e fu in grado di ricollegare Mark al crimine solo dopo che era stato arrestato per la morte dell'omosessuale. Mentre Mark era in carcere, il ragazzo che aveva ricevuto la calcolatrice, si decise a dire alla polizia ciò che sapeva.

Lui e la sua ragazza avevano paura di andare direttamente alla polizia, perché non volevano che l'amico di Mark pensasse che erano spie. Invece, la coppia simulò una lite violenta in pubblico, sapendo che sarebbe stata chiamata la polizia. Quando arrivarono i poliziotti, il ragazzo si rese colpevole di offesa a pubblico ufficiale, colpendo i poliziotti. Fu portato immediatamente alla stazione di polizia, ciò che lui voleva precisamente. Una volta lì, raccontò prontamente la sua storia sull'assassinio. Pensava che poteva sempre dire che la polizia l'aveva costretto a parlare, che non l'aveva fornita liberamente.

C'era poco da dubitare dell'instabilità mentale di Mark, e il suo avvocato lo convinse a dichiararsi non colpevole per infermità di mente. Ma invece fu condannato a morte per omicidio di primo grado contro la donna, e, in un secondo processo, fu condannato per omicidio di secondo grado contro l'omosessuale. Fu messo nel braccio della morte, poi alla fine in una sezione differente del penitenziario quando una sentenza di una Corte Suprema della California rovesciò la legge dello stato sulla pena di morte. La condanna fu cambiata nell'ergastolo.

Mark era agitato dalla mia intenzione di comparire al suo processo. L'idea che avesse personalità multiple non lo turbava. Non gli importava che io portassi il fatto a conoscenza della giuria, perché non pensava che ci fosse qualcosa di sbagliato in quello. Era preoccupato che potessi menzionare gli episodi di voyeurismo. Tra la popolazione carceraria questo tipo di crimine sessuale aveva attaccato un marchio che l'omicidio non aveva. Mark temeva che potessi squalificarlo con questo terribile segreto, anche la realtà della porte era per le altre persone peggiore. Il suo segreto non venne mai fuori, perché non testimoniai al processo. Mark andò in prigione con l'onore salvo.

Una volta che Mark fu condannato i miei contatti con lui terminarono per tutti gli scopi pratici. Vorrei poter scrivere che Mark ricevette le cure psichiatriche di cui necessitava. Ma non fu il caso. Ci sono terapeuti professionali che collaborano con ogni sistema carcerario, ma il loro ruolo è limitato. Certamente nessuno si preoccupa di spendere denaro dello stato per curare un paziente con disturbo di identità multipla in attesa di esecuzione. Così, questo giovane estremamente tormentato è destinato a spendere iil resto dei suoi giorni come vittima di un insolito tipo di malattia mentale. E' una delle tragedie del nostro sistema penale, e la situazione non è destinata a migliorare, essendo il crimine di Mark l'omicidio. Se Mark fosse stato un taccheggiatore o un alcolista disturbatore, come gli altri miei pazienti MPD, questo non sarebbe stato un problema. Ma quando c'è di mezzo la morte, la simpatia pubblica scompare, e le paure personali predominano.

Intervistai Mark parecchie volte quando ancora potevo vederlo, e rimasi stupito da quanto potei apprendere. Ho già detto della mia sorpresa nel constatare che le personalità soccorritrici non riescono sempre a fermare gli istinti omicidi della personalità violenta. Nel caso di Mark, tutte le altre personalità - e ne identificai quattro - erano a conoscenza dei delitti, inclusa la personalità originaria di Mark, che sembrava aver smesso di aver a che fare col mondo esterno all'età di quattordici anni, quando Mark assistette alla morte della madre. Tutte le personalità erano state osservatori durante l'omicidio; nessuna di esse aveva tentato di fermarlo. In apparenza, Mark era senza coscienza.

Avevo emozioni confliggenti riguardo Mark. I crimini che aveva commesso erano orribili, e tuttavia non erano le azioni di un individuo razionale. Era stato isolato dalla società, e tuttavia con le cure c'era una chance che potesse emergere un individuo molto differente.

Non sentivo lo stesso senso di responsabilità e fallimento che avevo sentito nel caso di Carrie. Mark e io semplicemente non avevamo un contatto tale da consentire una terapia. Avevo fatto quel che avevo potuto, dati i limiti che mi erano imposti, e sentivo solo tristezza che ad un altro essere umano non fosse data la possibilito di condurre una vita normale.

Forse fui in grado di rimanere più distaccato nel caso di Mark perché a quel tempo stavo anche affrontando una seria situazione personale. Sebbene avessi un atteggiamento realistico nei confronti di Mark, non avevo altrettanto successo con alcuni dei miei altri pazienti MPD. Lo stress della mia insolita pratica medica aveva cominciato a indebolirmi. Dovevo mantenere la calma esteriore in mezzo a comportamenti violenti e irrazionali. Ero preoccupato del benessere dei miei pazienti, dei loro tentativi di suicidio, delle chiamate a mezzanotte che potevano essere una situazione di vita o di morte, o, in modo frustrante, le farneticazioni viziate di qualcuno che voleva essere coccolato dal suo dottore. Pensavo che affrontavo queste situazioni molto bene, a dispetto delle pressioni da parte dei pazienti come dagli altri dottori, la commissione dei pari per la revisione delle diagnosi, e anche delle attività ufficiali nelle varie associazioni psichiatriche a cui appartenevo.

A Dicembre di quell'anno lo stress raggiunse il suo apice. Avevo trascorso un'ora e mezza con il mio paziente MPD più difficile, utilizzando le tecniche di routine per cercare di attenuare un po' della rabbia che aveva in quel momento. Sebbene lei si sentì meglio quando finimmo, sia io che l'infermiera eravamo esausti. Prima di lasciare l'ospedale, dovevo passare alcuni minuti con un altro paziente, registrando una storia di routine, e notai che la mia scrittura era rimpicciolita e incerta. Era un cambiamento che accompagna sempre i miei periodi di estremo affaticamento.

Andai a casa e mi buttai a letto. Diversi istanti dopo, sentì un'ondata di nausea, corsi in bagno e vomitai subito sangue. Caddi nel box della doccia mentre chiamavo debolmente mia moglie per aiuto.

Un altro dottore, un mio caro amico, mi visitò al pronto soccorso dell'ospedale dove ero primario di psichiatria. Immediatamente riconobbe che avevo una seria ulcera sanguinante e usò una sonda gastrica per pompare acqua ghiacciata nel mio corpo in uno sforzo disperato di fermare l'emorragia. Avevo già perso così tanto sangue che ancora un paio d'ore senza soccorso medico avrebbero significato la mia morte. Passai il resto della notte nel reparto cure intensive e fui trasferito in una stanza privata per i successivi dieci giorni.