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L'ESILIO DI MATTEO RICCI

 

 

 

 

 

 

 

In this life sentence, Ricci could only observe and wait, drawing what consolation he could from his order's founder, Ignatius of Loyola, whose metaphors in the supplement to the Spiritual Exercises as to how the devil might strike were couched in suitably military terms. The enemy of Christ, Ignatius wrote, acts "like a leader intent upon seizing and plundering a position he desires. A commander and leader of an army will encamp, explore the fortifications and defenses of the stronghold , and attack at the weakest point". Ricci might feel that the new theological formulations of the Council of Trent provided the "fortifications" that could brace and prepare one for such an assault. But the enemy was also "like a woman", wrote Ignatius, yielding if sure of being overwhelmed but full of "anger, vindictiveness, and rage" if the man began to waver : "If one begins to be afraid and to lose courage in temptations, no wild animal on earth can be more fierce than the enemy of our human nature. He will carry out his perverse intentions with consummate malice". This battle could not but be more lonely and protracted than the major sieges launched during full-dress campaigns; one can only guess at the levels of endurance Ricci needed in this protracted war of spiritual attrition , when so often the Chinese en masse must have seemed the enemy. He tells us how he watched as Chinese passengers and crew on a river boat joined together in throwing his baggage onto the shore because his travel papers were not in order, of the sound of an endless rain of stones on the roof of his house in Zhaoqing, thrown by schoolboys from the commanding elevation of a nearby tower, of the dejection felt after a chinese crowd playing musical instruments and shouting their victory cries smashed his doors windows, and furniture and tore down his newly erected garden fence. Was in through such small harassments  that the devil showed that "consummate malice" of which Ignatius spoke? If so, the challenge became to place one's own priorities within the context of the whole community, as Thomas Aquinas had argued with his usual good sense and sharply chosen metaphor in The Perfection of Spiritual Life : "The common good is, according to right reason, to be preferred to one's proper good. As a result, each member of the body is directed to the good of the whole by a natural instinct. An indication of this is that a person uses his hand to block a blow, in order to protect his heart or his head, on which his whole life may depend". That, too, was fine as long as natural instincts truly converged on a common goal that could be agreed to by all. It was the divisiveness and uncertainty that grew wearying, and though Ricci did not allow the language of quiet despair to mar the polished language of his Historia, it does break through in certain letters to his family, teachers, and friends. "This sterile land" (“questa sterilità”) he called China to Giulio Fuligatti; to other friends he described China as “questa rocca” or “un deserto sì lontano”, and the Chinese as “questa remotissima gente” among whom he felt "abandoned" or "cast off" (“bottato”). The Chinese marveled, he tolds his brother Orazio, that he was white-haired and while "not yet advanced in age should already look so old". "They do not know", he added, "that it is they who are the cause of these white hairs". In a letter of August 1595 to his superior in Macao, the Portuguese Edoardo de Sande, Ricci observed that God had chosen to give him twelve years of hardship and humiliation.

 

Nella sua condanna a vita, Ricci poteva solo osservare ed attendere, traendo quanta consolazione poteva dal fondatore del suo ordine, Ignazio di Loyola, le cui metafore nel supplemento agli Esercizi Spirituali circa I modo in cui il diavolo colpisce erano redatte in opportuni termini militari. Il Nemico di Cristo, aveva scritto Ignazio, agisce “come un condottiero volto a impadronirsi e saccheggiare una posizione che desidera. Un comandante e condottiero di un esercito si accamperà, esplorerà le fortificazioni e le difese della roccaforte, e attaccherà nel punto più debole”. Ricci sentiva che le nuove formulazioni teologiche del Concilio di Trento fornivano le “fortificazioni” che potevano sostenere e preparare per un tale assalto. Ma il nemico era anche “come una donna”, scriveva Ignazio, che cede se è sicura di essere sopraffatta, ma piena di “rabbia, spirito di vendetta e furia” se l’uomo inizia a vacillare: “se si comincia ad essere intimoriti e a perdere coraggio nelle tentazioni, nessun animale selvaggio sulla terra può essere più spietato che il nemico della natura umana. Egli porterà a termine le sue perverse intenzioni con consumata malizia”. Questa battaglia non poteva che essere più solitaria e protratta che i più grandi assedi lanciati durante campagne in piena regola; si può solo intuire il livello di pazienza di cui Ricci necessitava in questa guerra protratta di logoramento spirituale, quando così spesso i cinesi en masse devono essere sembrati il nemico. Egli ci parla di come fosse stato a guardare mentre passeggeri e ciurma di un battello fluviale si erano uniti nel gettare il suo bagaglio sulla spiaggia perché i suoi fogli di viaggio non erano in ordine, del suono incessante della pioggia di sassi sul tetto della sua casa a Zhaoquing, lanciati dagli scolari da una sovrastante torre vicina, della demoralizzazione provata dopo che una folla di cinesi, suonando strumenti musicali e lanciando urla di vittoria fracassò imposte e mobili e abbatté la sua nuova staccionata. Era attraverso queste piccole molestie che il diavolo mostrava quella “consumata malizia” di cui Ignazio parlava? Se così, la sfida poneva le priorità individuali nel contesto della intera comunità, come Tommaso d’Aquino aveva argomentato col suo usuale buon senso e acute metafore ne La Perfezione della vita spirituale: “Il bene comune è, secondo la giusta ragione, da preferirsi al proprio bene: quindi ogni membro del corpo è diretto al bene dell’intero organismo come spinto da istinto naturale. Una indicazione di questo è che una persona usa la mano per bloccare un colpo, per proteggere il cuore o la testa, da cui può dipendere la sua intera vita”. Anche questo andava bene, fintanto che gli istinti naturali convergevano realmente ad uno scopo comune che poteva essere condiviso da tutti. Era la divisione e l’incertezza che alla lunga sfinivano, e sebbene Ricci non permettesse al linguaggio della sommessa disperazione di rovinare quello rifinito della sua Historia, esso fa breccia in certe lettere alla sua famiglia, ai suoi insegnanti e amici. “Questa sterilità” egli chiamava la Cina con Giulio Fuligatti; ad altri amici descriveva la Cina come “questa rocca” o “un deserto sì lontano”, e i cinesi come “questa remotissima gente” tra cui egli si sentiva “abbandonato” o “bottato”. I cinesi si meravigliavano, disse al suo confratello Orazio, che avesse capelli bianchi e, pur non essendo di età non molto avanzata, sembrasse così vecchio. “Essi non sanno – aggiungeva – di essere la causa di questi capelli bianchi”. In una lettera dell’agosto 1595 al suo superiore a Macao, il portoghese Eduardo de Sande, Ricci osservava che Dio aveva scelto di dargli dodici anni di durezza e umiliazione.