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LA MORTE DI MATTEO RICCI

 

 

 

 

 

 

He stands on the threshold of the Memory Palace, in his embroidered shoes. The foot that he injured when jumping from the window, so long ago, pulses with pain.

In front of him, as far as the mind can travel, stretch the gleaming walls and colonnades, the porticoes and great carved doors, behind which are stored the images born of his reading, his experience, and his faith.

He sees the eunuch Ma Tang, suffused with anger, grasp the cross of carved wood to which the bleeding Christ is nailed. He hears the shouts of warning and the howling of the wind as the boat keels over, flinging both him and Joao Barrados into the water of the river Gan.

He smell the incense that curls up in the luxorious garden temple of Juyung. He tastes the homely food prepared for him by the poor farmers in their country dwelling near Zhaoquing.

He feels the touch of cheek on cheek as the dying Francesco de Petris throws his arms around his neck.

He has gone farther than he expected into unknown terrain and is not sure how easy it will be to return, should he choose to.

Facilis descensus averni he writes to Giulio Fuligatti, his school friend with whom once he learned the lines sed revocare gradum superasque evadere ad auras.

The words are Virgil's, from book 6 of the Aeneid, and he condenses slightly since he is in a hurry, and quoting from memory the verses he chanted as a child:

 

The way downward is easy from Avernus.

Black Dis's door stands open night and day.

But to retrace your steps to heaven's air.

There's the trouble, there is the toil.

 

It is the warning spoken by the Cumaean Sybil as Aeneas seeked permission to go down to the underworld in search of his dead father.

In his pictures, sharply carved, the apostle Peter flounders in the waves, the two disciples pause at Emmaus, the men of Sodom tumble to the ground. In the reception hall the images hold their places: the grappling warriors, the huihui woman, the farmer who is his name.

"It often happens", he writes, "that those who live at a later time are unable to grasp the point at which the great undertakings or actions of this world had their origin. And I, constantly seeking the reason for this phenomenon, could find no other answer than this, namely that all things (including those that come at last to triumph mightily) are at their beginnings so small and faint in outline that one cannot easily convince oneself that from them will grow matters of great moment”.

He stand on the threshold, a heavy, bearded man, in his robe of purple silk trimmed with blue. The Memory Palace is silent. Behind him wait two women, each cradling a child in her arm. One woman wears a long embroidered dress of extraordinary beauty. Her hair and shoulders are covered by a flowing shawl . She holds a rose. The other wears the simple garb of a servant girl, and her hair is gathered in two tufts to mark her youth and lowly station.

“Though still a young man,” he writes to Gian Pietro Maffei, his friend and chronicler of Christendom expansion, “I have already taken on the trait of the elderly, who are always praising time past”.

The two children watch him. One raises his small right hand in blessing; the other reaches out his arms to play. Through the quiet air, confusedly, comes a murmur of sound from the streets of Peking.

He closes the door.

 

Egli sosta sulla soglia del Palazzo della Memoria, con le sue pantofole ricamate. Il piede ferito dal salto da una finestra, così tanto tempo addietro, pulsa di dolore.

Di fronte a lui, per quanto la mente possa viaggiare, si stendono le mura lucenti e i colonnati, i portici e le grandi porte scolpite, dietro cui sono conservate le immagini nate dalle sue letture, dalle sue esperienze, dalla sua fede.

Rivede l’eunuco Ma Tang, invaso dalla rabbia, afferrare la croce di legno scolpito a cui è inchiodato il Cristo sanguinante. Ode le urla di avvertimento e l’ululato del vento nel momento in cui la chiglia del battello si rovescia, scagliando lui e Joao Barrados nelle acque del fiume Gan.

Annusa l’incenso che sale in spirali nel magnifico tempio giardino di Juyung.

Assapora il cibo casalingo preparato per lui da poveri contadini nella loro dimora rurale nei dintorni di Zhaoquing.

Sente il tocco della guancia contro la guancia nel momento in cui Francesco de Petris morente gli getta le braccia al collo.

E’ andato più in là di quanto si aspettasse, in una terra incognita, e non è sicuro della facilità del ritorno, se lo decidesse.

“Facilis descensus Averni” scrive a Giulio Fuligatti, il suo amico di scuola col quale ha imparato i versi, “sed revocare gradum superasque evadere ad auras”.

Le parole sono prese da Virgilio, dal sesto libro dell’Eneide, ed egli le condensa leggermente, perché ha fretta, citando a memoria i versi che cantava da bambino: 

 

La via in discesa verso l’Averno è facile

Le nere porte di Dite stanno aperte notte e giorno

Ma ritrovare i tuoi passi verso il cielo e l’aria aperta

Ecco la cosa difficile, ecco il travaglio

 

E’ l’ammonimento della Sibilla cumana ad Enea che chiede il permesso di recarsi nel mondo sotterraneo in cerca di suo padre.

Nelle incisioni a tinte forti che egli utilizzò  per i cinesi l’apostolo Pietro si dibatte tra le onde, i due discepoli si fermano ad Emmaus, l’uomo di Sodoma stramazza al suolo. Nel salone del Palazzo della Memoria vi sono ancora le immagini che egli vi ha posto: i guerrieri avvinghiati, la donna di razza huihui, l’agricoltore che, per un gioco di simboli, rappresenta il suo nome.

“Spesso capita”, egli scrive, “che quelli che vengono dopo non sono in grado di afferrare il punto nel quale le grandi imprese o azioni di questo mondo hanno la loro origine. E io, cercando costantemente la ragione di questo fenomeno, non trovo altra risposta che questa, che tutte le cose, comprese quelle destinate a un grande trionfo, sono all’inizio di aspetto così piccolo e dimesso che non è facile convincersi che da esse nasceranno grandi cose.

Egli sosta sulla soglia, u uomo corpulento con la barba, nel suo abito di seta rossa bordato di blu. Il Palazzo della Memoria è silenzioso. Dietro di lui attendono due immagini di donna, entrambe con un bimbo cullato tra le braccia. Una donna indossa un lungo abito ricamato di straordinaria bellezza. I suoi capelli e spalle sono coperti da un lungo scialle. Ha una rosa in mano. L’altra ha la semplice veste di una domestica e i suoi capelli sono raccolti in due trecce, ad indicare la sua giovinezza e la sua condizione subordinata.

“Sebbene ancora giovane”, egli scrive a Gian Pietro Maffei, suo amico e cronista della espansione della Cristianità, “ho già assunto l’atteggiamento degli anziani, che lodano continuamente il passato”.

I due bimbi lo guardano. Uno leva la sua piccola mano per benedire; l’altro gli protende le braccia per giocare. Attraverso l’aria immobile, confusamente, arriva il mormorio dei suoni delle strade di Pechino.

Egli chiude la porta.