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IL CONFESSIONALE

Zoran Živkovic

 

 

 

Il tossicchiare che proveniva dalla parte attigua al confessionale sembrava profondo e aspro, quasi come un lontano ringhio.

  Il prete sobbalzò e, confuso, levò lo sguardo verso la finestrella nella parete che separava il suo vano da quello dove si inginocchiano i fedeli che venivano a confessarsi. Attraverso la rete di vimini intrecciata, che serviva come divisorio semitrasparente, scorse i contorni di un uomo robusto. Non l'aveva sentito entrare, perché stava dormendo. Per questo si trovava nel confessionale, non in attesa dei penitenti. Il suo vizio, lì, era meno visibile. Sarebbe stato disdicevole che i fedeli lo trovassero addormentato in qualche spazio aperto della chiesa.

  Non sentiva troppi rimorsi di coscienza per quel suo peccato. In parte si sentiva scusato dalla sua età avanzata, in cui era semplicemente inevitabile cedere ogni tanto alla tentazione del sonno, particolarmente verso metà pomeriggio, quando c'era più silenzio in chiesa. A ogni modo, anche i fedeli avevano la loro parte di colpa. Se fossero stati più numerosi, se non si fossero del tutto diradati, lui non avrebbe proprio avuto tempo per quel riposino fuori luogo. Quando molti anni prima, giovane prete, era venuto nella parrocchia, la situazione era del tutto diversa. Allora non poteva succedere che rimanesse da solo a lungo in chiesa. Ma la secolarizzazione ci aveva inevitabilmente messo del suo. Nell'ultimo periodo c'erano perfino giorni in cui non veniva proprio nessuno.

  C'era un' altra attenuante che mitigava il peccato del sonno in confessionale. Quando sentiva che gli si chiudevano le palpebre, non si ritirava dietro la tenda di pesante velluto rosso scuro come fosse una camera da letto, ci andava con la buona intenzione di leggere, anche se, appena tirata la tenda, dentro diventava piuttosto buio, almeno per la sua vista già molto debole.

  All'inizio portava con sé la Bibbia, una lettura più che adatta a quel luogo, ma siccome non andava mai oltre la mezza pagina prima che il sonno lo vincesse, cominciò a sembrargli vagamente sacrilego, e allora presto sostituì il libro sacro con altre opere, meno sacre. Neanche quella gli sembrava la soluzione più consona, ma visto che nemmeno in quei casi la lettura durava più di tanto, il peccato non era grave. Del resto, non era mai stato troppo severo nel concedere perdono agli altri, come non lo era con se stesso.

  Scosso dal sonno, per un attimo non si ricordò che sulle gambe teneva un libro aperto. Essendosi mosso di scatto, il libro era scivolato a terra. Il rumore prodotto fu sordo e soffocato, ma il sacerdote si piegò veloce per tirarlo su e nasconderlo sotto la tonaca. Il visitatore nel vano adiacente di certo non poteva vederlo in alcun modo, ma per un istante il prete si sentì lo stesso come un ragazzino scoperto mentre guarda immagini indecenti. Il libro che da un po' di tempo lo accompagnava nella siesta pomeridiana nel confessionale non era affatto indecente, almeno a giudicare dalle prime pagine che era riuscito a leggere, ma il suo titolo, Incontri impossibili, sembrava comunque un po' fuori luogo nel tempio del Signore.

  «Ti ascolto, figliolo », disse, dopo essersi schiarito la voce. Si chiese se conosceva l'uomo venuto per confessarsi. Di quelli che venivano più o meno regolarmente ne era rimasta una manciata, e quindi gli era facile riconoscerli dalla voce.

«Sono venuto nel momento sbagliato?» Era una voce bassa e vellutata, di un uomo di un'indefinita mezza età. Non l'aveva mai sentito prima. «Nessun momento è sbagliato per una visita in chiesa. L'orecchio di Dio è sempre aperto a quelli che desiderano parlargli. Quando ti sei confessato l'ultima volta, figliolo?»

La risposta non arrivò subito, come se il visitatore fosse assorto a ricordare. «Molto tempo fa», rispose finalmente.

«Questo non va bene», disse il prete con una lieve punta di rimprovero. «L'anima non deve soffrire troppo sotto il peso dei peccati accumulati. La confessione porta il sollievo e il perdono. »

«Non c'è perdono per i miei peccati», disse il visitatore con un tono piatto, come se si trattasse di una cosa qualunque.

«Certo che c'è. La misericordia di Dio è infinita.

Non c'è peccato che non sarà perdonato a un pentito sincero.»

«Oh, c'è. I miei peccati di sicuro non saranno perdonati. Però fa lo stesso. Tanto io non me ne pento. »

«Non parlare così, figliolo. A nessun uomo può essere indifferente che i suoi peccati vengano perdonati o meno. Vuoi che la tua anima finisca all'inferno?»

«Perché no? Lì non è così male come si presume.»

Il prete spostò lo sguardo verso la figura robusta nel vano accanto, anche se non riuscì a vederla meglio attraverso il fitto intreccio della rete.

«Non è così male all' inferno?» ripeté piano, accentuando ogni parola. «È terribile solo pensare una cosa del genere, figuriamoci pronunciarla. Ti rendi conto, figliolo, di cosa hai appena detto?»

«Me ne rendo' perfettamente conto. Lo so per esperienza. Vengo da lì.»

«Vieni da dove?» chiese il prete con voce soffocata, dopo una breve pausa.

«Dall'inferno. »

Il prete scosse la testa. Ecco un' altra brutta escrescenza del mondo secolarizzato. Aveva già conosciuto tipi del genere. A costoro non basta essere non credenti, ma tra tutti i posti vengono proprio in chiesa per bestemmiare. Comunque, lui sapeva come prenderli. È proprio per le anime così traviate che bisogna combattere di più. La sola circostanza che sia venuto qui dà la prova che non tutto è perduto.

«Nessun uomo è tornato dall'inferno », disse giudizioso, come un maestro che indica a un alunno ottuso una cosa semplice, una verità ovvia. «Il Tentatore non l'avrebbe mai permesso.»

«Non lo farebbe, sono d'accordo. Però questo non vale per me. »

«Oh? E come mai, se posso chiedere?» « Perché io non sono un uomo. »

Un velo di silenzio calò sul confessionale. È di questo, allora, che si tratta, pensò il prete incupito. Non aveva davanti un semplice infedele superbo, ma uno di quei disgraziati ai quali l'imperizia con le questioni di fede aveva finito per annebbiare la mente. Da tempo non ne incontrava uno così. E comunque questo genere di individui per lo più si identificava con il Salvatore. Per quanto ricordava, era la prima volta che affrontava personalmente uno di questo tipo. Quindi doveva agire con cautela, ma anche con decisione. Magari alla fine sarebbe riuscito a condurlo alla ragione, anche se di sicuro non sarebbe stato facile.

   «Ecco, allora», rispose con voce calma, come se si parlasse di qualcosa di tutti i giorni. «Quindi tu sei il Tentatore in persona, se ho capito bene. Solo lui può uscire dall'Inferno. »

La testa dietro la rete di vimini fece un breve inchino. «Ha capito bene. »

Il prete si passò la mano sulla fronte rugosa e fece un sospiro. «D'accordo. Però, qui c'è un problema. Il Tentatore non oserebbe mai entrare nella casa di Dìo.»

«Lei crede? È solo uno di una serie di pregiudizi sul mio conto. Mi sono sempre sentito benissimo qui. »

«Strano. Allora come mai nessuno ti aveva mai visto? La tua figura difficilmente potrebbe passare inosservata. »

« La mia figura? Oh, la coda, le corna, gli zoccoli, la testa di caprone e tutto il resto? Non sono altro che pure sciocchezze. Sono passato inosservato, perché ho un aspetto del tutto normale, non appariscente. Come lei, per dire.»

Il prete socchiuse gli occhi, perché così riusciva ad aguzzare un po' la vista, ma la figura dall' altra parte della finestrella ancora si scorgeva solo nei contorni, imprecisi e incompleti.

«Però, se hai un aspetto normalissimo, come fai a convincere la gente di essere quello per il quale ti spacci? Chiunque potrebbe venire a dire di essere il Tentatore, no?»

«Potrebbe, sì. Questo a volte succede. Ma non gli servirebbe a molto. Prima o poi dovrebbe fornire le prove di quel che sostiene. »

«E tu puoi fornire queste prove?»

«Certo. »

«Che potrebbero essere, diciamo, un fuoco infernale che all'improvviso scaturisce in mezzo alla chiesa, e dal quale sgorgano sgorbi e mostri? O forse il pavimento di pietra che si spacca e sotto si vede un abisso che porta dritto alla tua dimora sotterranea?»

Il visitatore non rispose subito, e il prete pensò che forse aveva esagerato. Se voleva aiutare quel poveretto, non doveva dare l'impressione di deriderlo.

«Niente di così rozzo e primitivo, naturalmente ». di nuovo si sentì la voce profonda dal vano accanto. «Non ce n'è bisogno. Simili rappresentazioni di me servono solo per spaventare senza motivo la gente ignorante. Ci sono delle prove molto più raffinate, e più convincenti.»

«Magari vorresti espormene tma. » «Con piacere. »

Dalla parte opposta della chiesa, vicino all' entrata, sì sentì un rumore felpato di passi. L'orecchio esperto del prete capì che doveva essere una donna, probabilmente giovane, che si era avviata verso l'ultima fila di panche e si era seduta lì, abbandonandosi subito alla preghiera.

Quando tutto sprofondò di nuovo nel silenzio, il visitatore continuò: «Mi permetta di farle la stessa domanda che lei ha fatto a me all'inizio. Quando è stata l'ultima volta che si è confessato?»

«lo? lo mi confesso tutti i giorni. Se non lo facessi, quale diritto avrei di confessare gli altri?» «Confessa se stesso, presumo, dato che lei è l'unico prete in questa parrocchia? »

«Esatto. La mia coscienza è il mio miglior confessore. A essa non si può nascondere nulla.»

«La coscienza, sì. Però, ci sono due difficoltà collegate alla coscienza. Anzitutto, sa essere molto permissiva, benevola. Non le fa pesare troppo il fatto che, ad esempio, dorme nel confessionale.»

Devo aver russato, pensò il prete. Altrimenti non avrebbe potuto saperlo. È entrato e mi ha sentito russare. Devo fare qualcosa in proposito. «Addormentarsi una volta nel confessionale è comunque solo una debolezza umana, non un peccato serio. lo, naturalmente, me ne pento. »

«Solo una volta?»

Il prete socchiuse gli occhi. Per qualche ragione la conversazione aveva preso la direzione sbagliata. Qui, di solito, sono io che faccio le domande. «Va bene, magari mi è successo qualche altra volta. Però io non dico di essere un santo senza peccati. »

«Anche se potrebbe sostenere di esserlo, dato l'altro problema che viene con la coscienza.»

« L'altro problema? »

«Sì. La coscienza, in verità, sa dimenticare. Se qualcosa non le fa troppo piacere, se per qualcosa non riesce a trovare facilmente una scusa, è incline ad allontanarla da sé, a far finta che non sia mai successa. E il vero confessore non dovrebbe agire così, vero? »

«Temo di non aver capito bene », disse il prete dopo una breve esitazione.

«Forse le sarà più chiaro se glielo spiego con un esempio. Come agirebbe la sua coscienza se lei fosse schiacciato dal senso di colpa per due vite perdute? Glielo ricorderebbe in continuazione, rendendole la vita insopportabile, o piuttosto spingerebbe tutto nell' oblio? »

Il prete sentì qualcosa stringersi in gola. Chi era quella persona? Perché, in fondo, era venuto lì? Cosa voleva da lui?

«Non lo so. Non riesco nemmeno a immaginarlo. A me non turba alcun senso di colpa per due vite perdute.»

«Questo è ovvio. E invece dovrebbe. Dalla sua coscienza incline all' oblio può anche ottenere il perdono, ma esso, purtroppo, non conta granché. C'è un altro perdono, molto più importante, che non dimentica nulla. Ricorda tutto, e prende tutto in considerazione. Ogni piccolo dettaglio.»

«Di cosa stai parlando, figliolo?»

«Penso che lei sappia benissimo di cosa sto parlando. L'oblio della coscienza è finto. A dire il vero, è solo una repressione. Conta solo finché qualcuno non le ricorda quel che ha represso. Come, ecco, io sto facendo adesso. »

«Mi ricordi che cosa?» Nonostante il prete cercasse di mantenere la fermezza nella voce, essa comunque tremò.

«La ragazza che è annegata saltando giù dal ponte. Al quinto mese di gravidanza. Dopo aver saputo che il padre di suo figlio, il giovane prete di cui era innamorata, non avrebbe mantenuto la promessa fatta. Che non avrebbe rinunciato alla tonaca per lei.»

Dall' entrata della chiesa di nuovo si udì un rumore di passi. La giovane donna aveva finito la breve preghiera e ora se ne andava. Camminava velocemente, avendo fretta di arrivare da qualche parte.

Il prete rimase senza parole per un po', lo sguardo offuscato nelle dense, scure pieghe della tenda davanti a sé. All'inizio avrebbe voluto opporsi, negare quell'orribile accusa, disputare l'identità di quella figura robusta nel vano accanto. Ma non lo fece. Non avrebbe avuto senso. Il ricordo d'improvviso liberato dall' angolo più profondo della sua mente lo travolse come un' onda poderosa, come l'acqua gelida, nella quale era sprofondata la ragazza, doveva averla travolta tanto tempo prima. E lui non solo le aveva voltato le spalle, ma nemmeno era potuto andare al suo funerale. La chiesa non accoglie sotto la sua ala i suicidi. Non hanno nemmeno un posto al cimitero. Non aveva mai saputo dove fosse stata sepolta.

Nessuno aveva mai sospettato che fosse lui il colpevole della sua disgrazia. Erano stati molto attenti a che la loro storia rimanesse segreta, e lei non aveva lasciato alcuna lettera d'addio in cui lo accusava, rendendo così il suo tradimento ancora più terribile. Davanti agli uomini era rimasto innocente, ma non lo era in alcun modo davanti a se stesso. Dopo una vera e propria agonia, era arrivato a reprimere, ma sapeva benissimo che quella salvezza era solo temporanea. Che la vera resa dei conti doveva ancora arrivare. Era arrivata. Il Tentatore era venuto a reclamare il suo. Non aveva diritto di aspettarsi pietà per quel che aveva fatto. Del resto, nemmeno voleva pietà. Esisteva un solo posto dove la sua anima dovesse andare.

«All'Inferno, quindi, non è così male come si presume?» disse infine, con una voce appena udibile.

«No. Anche se lei non avrà occasione per verificarlo. »

«Cosa intendi?» Stava proprio per aggiungere il solito «figliolo», ma all'ultimo istante si trattenne. « La sua anima andrà in paradiso. »

Il prete alzò lo sguardo confuso verso la finestrella, anche se sapeva che non avrebbe potuto vedere meglio il suo interlocutore.

«Come può un' anima così orrendamente peccatrice come la mia andare in paradiso? Questo non può e non deve succedere. »

«E invece succederà. Me ne occuperò io stesso. » «Ma perché? Non capisco ... »

«Che vantaggio potrei avere dalla sua anima?

Quasi nessuno. L'inferno è già pieno di peccatori come lei. In verità, si potrebbe dire che siamo sovraffollati. Ogni volta che accetto una nuova anima traviata, non faccio che un favore a Dio. Lo libero da quello che non gli fa piacere. Gli tolgo dalla vista una sua sgradevole creatura, e così lui può conservare l'illusione che ogni cosa da lui creata sia perfetta. Ma perché dovrei farlo? Perché dovrei favorirlo? Siamo avversari, non alleati, giusto? Anzi, devo fare di tutto per danneggiarlo, per ricordargli continuamente che mondo imperfetto ha creato. E quale miglior sistema che farlo circondare dai peccatori peggiori?»

«Solo che lui non lo permetterà mai. »

«Oh, sì che lo permetterà. Non avrà scelta.» « Dio non avrà scelta? »

«Esatto. Non è proprio onnipotente come si crede. Ad esempio, non potrebbe mai cacciare dal Paradiso un' anima che non sa nulla dei propri peccati, per quanto gravi siano. Spedire un' anima così pura all'inferno sarebbe infinitamente ingiusto. E Dio si vanta della suagiustizia, no?»

«Però io sono consapevole del mio peccato, eccome! »

«Sì, ma non lo sarà ancora a lungo. È per questo che sono venuto qui. »

«Per cosa? »

«Per rimuovere il ricordo del peccato che ha commesso. »

«Ma io non voglio dimenticare. »

«E cos' era la repressione alla quale ha ricorso fino adesso? Una forma di oblio, o no? Solo incompleto. lo adesso le offrirò l'oblio completo, perfetto. Non ricorderà più nulla che possa pesarle. Tutto verrà cancellato per sempre. Nessuno potrà convincerla di essere colpevole di qualsiasi peccato. Quando si troverà davanti a Dio, la sua anima sarà solo 1'incarnazione della purezza. In fondo lei non ha motivo per lamentarsi. Le porte del paradiso le saranno aperte, e quale cosa più bella poteva sperare? Anche se, a dire il vero, non gliela invidio tanto. »

Il prete si alzò di colpo dal sedile nel suo stretto vano. All'improvviso gli parve di trovarsi chiuso in una bara verticale.

«Non devi farlo! Devo andare all'Inferno! Sarebbe terribilmente ingiusto ...»

«Probabilmente. Però capirà che non posso attenermi a considerazioni come la giustizia.»

Il prete allungò la mano verso la tenda. Non sapeva esattamente cosa volesse fare. Era un movimento istintivo, un tentativo disperato di indietreggiare, di scappare dalla fossa nella quale era caduto. Ma la sua mano non arrivò alla tenda di velluto. Si abbandonò lungo il suo corpo, che si accasciò fiacco sul sedile. La sonnolenza che all'improvviso 1'aveva vinto non era la solita, ma una molto profonda, che non aveva mai provato. Dovette subito riposare, non aveva forze nemmeno per aprire il libro, figuriamoci per leggere qualche riga. I suoi occhi si chiusero, la testa gli cadde sul petto.

Se aveva sognato qualcosa, al risveglio non poté ricordarlo. Rimase seduto per qualche attimo, riprendendosi, poi spostò la tenda e uscì dal confessionale. Non c'era nessuno in chiesa. Ogni volta dopo quel breve riposo si sentiva rinvigorito, ma ciò che ora lo riempiva non era semplice vigore. Gli venne in mente che proprio in quello stato d'animo sarebbe più giusto andare davanti a Dio: sereno, in pace con il mondo, con la coscienza pulita. Come un Giusto. Con passo lento si avviò lungo il corridoio tra le file di panche, incontro alla luce che affluiva dall' entrata.